Racconto semi-serio della candida cameriera e della cliente snaturata.

Una cameriera sa che deve essere sempre cortese e comprensiva con il cliente. Certo, ci sono dei limiti da non superare, oltre i quali mandare a quel paese l’individuo che ti ha appena insultata perché hai dimenticato di macchiare il suo caffè è più che lecito. Ma nella maggior parte dei casi, bisogna resistere. E sorridere, sorridere sempre, fino a slogarti la mascella se necessario, ma mai smettere. Soprattutto quando hai a che fare con elementi umani diciamo complessi, cosa che capita spesso, ahimè. Per farvi capire meglio, vi racconterò la storia della candida cameriera e della cliente snaturata.

La candida cameriera lavora in un bar, un bar dotato di un banco paste, strapieno di caldi e fragranti croissant, di cannoncini colmi di soffice crema, di torte appetitose e prelibate. Ogni singolo elemento commestibile è identificato da un cartellino bello grande, che indica gli ingredienti e il nome dell’elemento in questione. Tutto ciò per facilitare il compito della candida cameriera, che in questo modo parlerà il meno possibile, risparmierà tempo e scriverà subito l’ordine sul suo blocchetto. E invece no. Mai dare nulla per scontato. Eccola, la cliente snaturata, un vero e proprio caso umano. Entra nel bar con decisione e non guarda niente e nessuno. Va dritta verso la vetrina delle paste e comincia ad esaminarla con attenzione. Ovviamente non ha salutato, ma la candida cameriera è professionale e paziente, quindi si avvicina alla cliente snaturata e la saluta con uno squillante “Buongiorno!”. La cliente snaturata forse non capisce l’italiano, o è sordomuta o ha appena subito una brutta operazione alle tonsille, poiché in risposta al saluto emette un suono simile ad un grugnito, qualcosa del tipo “mgrb”. Nel frattempo che il caso umano riflette sui massimi sistemi davanti alla vetrina, la candida cameriera continua a lavorare. Passato un quarto d’ora, la cliente snaturata delibera che è il caso di esprimersi. La candida cameriera avverte un cambiamento nell’aria e capisce che la signora è pronta per ordinare. Si avvicina, sempre sorridente, e le domanda cosa gradisce. Con grande sorpresa della cameriera, la cliente snaturata parla un italiano fluente, quindi non è sordomuta e le sue tonsille stanno bene. Forse “Mgrb” è una nuova formula di saluto, chissà. Cominciano a fioccare le domande retoriche:

“Ma il caffè lo fate? Ma lo fate buono?? Che caffè usate? VOGLIO un cappuccino scuro ristretto di latte con latte zymil e caffè d’orzo a parte con cannella e scorza d’arancia e la stevia l’avete?”

“Non abbiamo la stevia, mi spiace”

“Mgrb. Allora SIGNORA VOGLIO un croissant, come ce lo avete?”

“I croissant sono con la marmellata di fragole, di arancia, di albicocca, col cioccolato oppure vuoti, SIGNORA”

“Mgrb. E il croissant vuoto cos’ha?”

La candida cameriera lo sa. Lo sa che deve continuare a sorridere e risponde con nonchalance:

”Il croissant vuoto non ha farcitura SIGNORA”

“Mgrb.”

Silenzio. La cliente snaturata è combattuta. Sta ancora decidendo se la candida cameriera ha risposto con sincerità o se la sta prendendo in giro. Le sembra strano che il croissant vuoto non abbia nulla al suo interno. Poi capitola, e decide di ordinare un cannoncino alla crema. Prima però chiede se trattasi di crema “scintillì”. Sì, risponde la candida cameriera, che sa benissimo che si scrive chantilly, e si pronuncia “sciantillì”. 

La storia finisce così: la cliente snaturata termina il suo cannoncino con aria insoddisfatta, ancora disturbata dal pensiero che il croissant vuoto sia privo di farcitura. Poi si alza dal tavolo, paga e va via pronunciando il suo personale arrivederci: “Mgrbbbbb”, con raddoppiamento della bilabiale per sottolineare il suo disappunto. La candida cameriera saluta cortesemente, senza smettere di sorridere, pensando che in fondo il cliente ha sempre ragione. O se non altro, è sempre meglio lasciarglielo credere.

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