Il maschio approssimativo e la sindrome di Dawson’s Creek.

Per quanto mi riguarda è un dato oggettivo: la celebre serie tv “Dawson’s Creek” ha rovinato intere generazioni di promettenti futuri mariti, fidanzati & affini. Tralasciamo il fatto che ancora adesso mi chiedo come sia stato possibile sorbirmi come niente fosse gli interminabili monologhi di quella scassapalle di Joey e i piagnistei e i disagi esistenziali di quello sfigato di Dawson. Fatti l’uno per l’altra, senza dubbio alcuno, anche se poi la stronzetta è finita con Pacey, mica scema, meno parole più fatti, che anche lei dopo anni finalmente ha capito che Dawson era pesante come la corazzata Potiomkin o come cavolo si scrive.

Ma noi donne, esseri dalle mille risorse, siamo sopravvissute anche a questa calamità, e non ci siamo fatte trascinare nel vortice infinito delle seghe mentali di Joey e Jen, forse perchè avevamo già visto troppe puntate di Melrose Place e quindi avevamo già adottato completamente la filosofia della perfida Amanda e dei suoi coinquilini: discorsi stringati e bagni in piscina.

E i poveri maschietti? Non tutti ovviamente, come al solito generalizzo per comodità, ma MOLTI di loro sono stati contagiati dalla sindrome di Dawson. I malcapitati spesso alla veneranda età di quarant’anni e oltre sono afflitti da misteriose forme di malessere psicofisico che impedisce loro di instaurare con serenità rapporti sentimentali con il sesso opposto. Generalmente fanno risalire la causa di questa condizione disperata ad una brutta esperienza con la storica ex-fidanzata, anche se sono passati quindici anni da quando costei li ha scaricati, esattamente all’epoca del liceo o giù di lì. Per cui sono assolutamente disponibili a costruire una solida amicizia, ma se si parla di qualcosa di diverso (e intendo non necessariamente un matrimonio, stai calmo), il Dawson INSIDE loro risorge immediatamente e vi piazza un pippone che nemmeno Maria De Filippi potrebbe ascoltarlo senza mettersi a urlare. E cominciano con la solfa che loro non sono pronti, che non hanno testa in questo momento tragico della loro altrettanto tragica vita, che non sei tu sono loro, che non sono in grado di costruire niente di solido, che hanno dei blocchi che li bloccano ma che se volete trombare non c’è alcunissimo problema.

Inutile spiegare al Dawson di turno che il fatto di volersi conoscere meglio e uscire insieme non implichi necessariamente una unione imperitura dalla quale sarà impossibile scappare, e che se proprio abbiamo voglia di una conoscenza biblica allora ne cerchiamo uno meno logorroico e un tantino più intraprendente. E ancor più inutile cercare di fargli capire che quelle che sta snocciolando sono scuse abbastanza banali che vecchie volpi come noi potevano accettare a vent’anni forse, ma dai trenta in poi le abbiamo usate già in parecchie occasioni, quindi sappiamo benissimo che sono boiate assolute. Chiaramente è opportuno scaricare l’afflitto di turno evitando di sprecare troppo tempo e fiato, come farebbe Amanda di Melrose per l’appunto, e farsi un bel bagno in piscina, o se non avete la piscina va bene anche una doccia e poi uno spritz, e panta rei, come direbbe quel furbacchione di Eraclito.

Genericamente a distanza di una settimana o due, stalkerando qua e là su Facebook scoprite che il vostro Dawson è fidanzato da un pezzo o si è fidanzato o si vuole sposare a breve per cui tutte le sue paranoie sono magicamente svanite quando è apparsa la Joey dei suoi sogni, che lo ha colpito e affondato con uno dei suoi monologhi introspettivi. E vissero felici e contenti.

Era meglio Pacey, era meglio, lo abbiamo sempre saputo.

8 pensieri su “Il maschio approssimativo e la sindrome di Dawson’s Creek.

  1. Grazie al cielo sono sposata con un uomo che detesta la televisione (indi mi sono salvata da certi tipi di influenze negative) ma questa sindrome la vedo spesso serpeggiare tra gli atteggiamenti dei miei amici -eterni indecisi e soggetti alle seghe mentali -. Mi hai fatto molto ridere.

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