Donne alla scoperta degli sport estremi.

Lo sport estremo, nato primordialmente come prerogativa riservata al mondo virile, si è evoluto negli anni contagiando anche e soprattutto l’universo del gentil sesso.

Le donne che scelgono di praticare uno sport estremo sono spinte da molteplici ragioni. Infatti nella maggioranza dei casi le motivazioni superano gli stereotipi femministi che ne vedono un’emancipazione nei confronti del sesso maschile, seppur dalle statistiche emerga il dato seguente: gran parte delle praticanti svolge un lavoro manageriale o copre ruoli di potere come avvocato, amministratrice, direttrice, leadership… dunque in loro l’atteggiamento molto spesso si affianca all’ attitudine lavorativa di superare l’uomo “sul suo terreno”.

Ma se tralasciamo questa spiegazione puramente sessista e ristretta alla sfera competitiva nel binomio uomo/donna, le ragioni per cui una donna decide di darsi allo sport estremo sono esattamente le stesse che spingono un uomo: tra le più frequenti vi è il desiderio di evadere dalla routine, dal proprio noioso lavoro, dai problemi familiari, dalla staticità della vita quotidiana: dunque un tentativo di fuga verso quella sensazione di libertà assoluta; ma non c’è necessariamente bisogno di condurre una vita disperata per darsi allo sport estremo. Infatti, non meno importante, gioca a favore la voglia di sperimentare emozioni fortissime ad alto tasso adrenalinico, l’esigenza di mettersi costantemente in gioco e superare i propri limiti fisici e mentali, che poi se andiamo ad analizzare sono le caratteristiche che definiscono uno sport, per l’appunto, “estremo”.

Inoltre praticare uno sport estremo è una concreta e tangibile espressione della propria personalità, talvolta uno slancio, una spinta a far emergere quei lati del proprio carattere più nascosti, perché permette di tirare fuori la grinta, la carica, la tenacia, il coraggio, la determinazione, la forza, anche interiore, di andare fino in fondo, superando le proprie paure, anche quelle inconsce, esorcizzandole in una sorta di rituale di passaggio, dopo il quale ci si sente più forti. Mi viene da citare a questo proposito il Bungee Jumping, esperienza talvolta singolare e sicuramente univoca, esattamente finalizzata a questo scopo.

Praticare uno sport estremo significa anche tirare fuori la propria natura istintiva, lasciarsi andare a sensazioni e stimoli che la società tende troppo spesso a reprimere, con la possibilità di dar sfogo al proprio corpo e alla propria mente in ambienti dagli scenari estremi, a stretto contatto con Madre Natura, ritornando alle proprie origini.

Bungee Jumping

Secondo il sociologo Roger Caillois, lo sport estremo è la versione socialmente accettata nel mondo adulto dei giochi per bambini, in quanto il gioco è necessario per la continua crescita interiore e per la formazione della sfera individuale.

Egli distingue le attività ludiche in precise categorie in base alla tipologia del gioco; secondo i criteri di questa classificazione, lo sport estremo può rientrare a cavallo tra l’Agon: “giochi basati sulla competizione e sulle abilità fisiche e psichiche dei partecipanti” e l’Ilinx: “giochi che si basano sulla ricerca della vertigine e consistono in un tentativo di distruggere per un attimo la stabilità della percezione a far subire alla coscienza, lucida, una sorta di voluttuoso panico; si tratta di accedere ad una specie di spasmo, di trance o smarrimento che annulla la realtà con vertiginosa precipitazione.”

Che sia per sfida contro se stessi o per competizione emancipativa con l’altro sesso, per evadere dalla routine o per sperimentare nuove emozioni, per divertimento o per qualsiasi altro motivo, gli sport estremi coinvolgono e appassionano l’universo femminile tanto quanto quello maschile.

Tra gli sport estremi più amati dalle donne spiccano: il Surfing, il Kitesurfing, il Rafting, il Paracadutismo, il Parapendio, il Base Jumping oppure l’Arrampicata.

Molti di questi sport sono accuratamente approfonditi sul portale editoriale http://www.sportestremi.info, dove si può scoprire l’origine e la storia alla base di ogni singola disciplina, imparare i termini tecnici relativi ad ogni categoria, come iniziare ad approcciare, consultare i luoghi idonei più belli al mondo e capire il tipo di attrezzatura necessaria per praticare in sicurezza, perché è sempre bene ricordare che estremo non è sinonimo di rischio, in quanto quest’ultimo deve essere sempre controllato con opportuni e professionali sistemi di sicurezza e una condotta responsabile, per godersi l’adrenalina in completa sicurezza.

Per concludere, si può tranquillamente affermare che lo sport estremo non è riservato esclusivamente alla sfera maschile, non è assolutamente “roba da uomini”, ma un’occasione coinvolgente di autoaffermazione e autorealizzazione carica di emozioni forti, aperta a chiunque sappia mettersi in gioco con sé stesso in maniera sana e responsabile, senza rinunciare al brivido di un rischio “controllato”, che deve essere scongiurato con ogni mezzo, attrezzatura e attenzione possibili, per garantirsi sempre un divertimento sicuro.

By Antonio D’aprano.

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