Vino, amore e qualità: la storia di Roberta Porceddu e della Cantina Lilliu

Durante la chiacchierata con Roberta Porceddu ho scoperto qualche curiosità sul vino “naturale”, e che il cosiddetto “succo d’uva” è una vera e propria utopia; mi sono lasciata trasportare in un mondo antico e robusto ma allo stesso tempo raffinato ed elegante, così come i vini della Cantina Lilliu, l’azienda condotta valorosamente da questa ragazza ironica e combattiva e dal suo compagno Pietro. E dico “valorosamente” perché Roberta lavora con passione: quando parla del vino le si illuminano gli occhi, si infervora, si accende; ma soprattutto riesce a coinvolgerti, esprimendosi in modo chiaro e divertente, senza mai annoiarti.

Vi regalo questa bellissima intervista: versatevi un bicchiere di vino e leggete con attenzione!

Roberta, qual è il tuo ruolo all’interno dell’azienda?

“Mi occupo di moltissime cose: amministrazione, fatture, acquisti, insomma, tutta la parte burocratica è di mia competenza; coordino il lavoro dei miei agenti di vendita che presentano i nostri prodotti nei negozi e nei locali. Infine gestisco personalmente le pagine Social della ditta: Facebook, Instagram e soprattutto il nostro sito, di cui vado particolarmente fiera. L’ho realizzato grazie all’aiuto della giornalista freelance Maddalena Brunetti: lei ha compreso alla perfezione la volontà dell’azienda, che è quasi una missione: far conoscere il mondo del vino e avvicinarlo alla gente, anche a quelli che non sono propriamente esperti.”

Ultimamente si parla tanto di vino “naturale”: cosa ne pensi?

” Si tratta di un concetto quasi astratto, diventato di moda tra i cosiddetti radical-chic e i fautori del bio a tutti i costi, del chilometro zero, dei prodotti naturali al 100%. In teoria il vino naturale sarebbe quello ottenuto tramite fermentazioni spontanee di uve possibilmente provenienti da vigne desolate e sperdute; in questo processo la mano dell’uomo è quasi inesistente, nel senso che ci si limita alla semplice spremitura, evitando addirittura l’utilizzo della refrigerazione. In realtà è un procedimento assurdo, che non aiuta la pianta e soprattutto non esalta in alcun modo la qualità del vino! L’autenticità e la genuinità del  prodotto non sta certo nel servirsi di una botte mai lavata! Questo è quello che la nostra azienda cerca di comunicare alle persone; tra l’altro noi cerchiamo di lavorare nel modo più naturale possibile. Infatti evitiamo pratiche invasive come la chiarificazione o le micro-filtrazioni; usiamo come base delle uve sanissime e adoperiamo lieviti autoctoni: è questo l’unico modo per ottenere un ottimo vino, che definirei sano piuttosto che naturale “.

Quali conseguenze ha avuto questa tendenza a proporre il vino naturale come un prodotto eccellente?

“Il mercato del vino ne ha risentito parecchio: c’è in circolazione un prodotto di peggior qualità che viene chiamato “succo d’uva”, pubblicizzato richiamando i vecchi tempi, i nonni e tutto ciò che può suggerire alla gente qualcosa di genuino e tradizionale. Ciò che non tollero non è il fatto che questo tipo di vino sia in commercio: il mercato è aperto a tutti, sarà il consumatore poi a scegliere cosa acquistare. Mi stupisce piuttosto il poco rispetto dimostrato da questi fautori della tradizione verso i prodotti delle altre aziende vinicole, come la nostra, che appoggia un tipo di filosofia diversa. Si può non condividere un pensiero e un modo di lavorare, ma secondo me farsi la guerra non ha senso.”

Qual è il vostro vino di punta?

“Sicuramente il Pantumas. Si tratta di un vino che riprende un prodotto conosciuto con il nome di “Su fattu e craccau”, cioè un vino bianco ottenuto da uva rossa, tipico del Medio e Basso Campidano. In pratica si ottiene saltando il processo di macerazione dell’uva con la buccia e se ne ricava soltanto il succo. Il risultato è un vino dal colore rosato, da bere freschissimo, adatto soprattutto alle temperature estive. Poi c’è il Biazzu, quello che noi amiamo definire “il sardo che parla internazionale”: una base di Cannonau e Bovale completata da un taglio di Cabernet Souvignon, Merlot e Syrah.”

Pantumas

Quanto è importante curare l’aspetto estetico di una bottiglia di vino?

“Moltissimo. Il tipo di bottiglia e l’etichetta sono elementi fondamentali per presentare un buon prodotto, e vanno scelti e curati nei minimi dettagli. Ad esempio per Biazzu e gli altri nostri vini abbiamo selezionato il modello di bottiglia Borgognotta Elegance, slanciata ed elegante, che rispecchia il carattere del vino al suo interno, ottenuto da un duro lavoro sui campi e al contempo raffinato ed esclusivo quando arriva in tavola. Per l’etichetta invece ci siamo ispirati all’arte degli amanuensi e ai loro capilettera, ovvero le lettere iniziali della prima riga di ogni testo, decorate da disegni e ornamenti di vario genere. Così abbiamo realizzato la “B” di Biazzu come un monogramma vero e proprio, con la particolarità del profilo di un cavallo che si inarca nella parte superiore del logo. Si tratta di un‘etichetta “parlante”, che comunica qualcosa di arcaico e robusto, mentre il cavallo richiama la Giara (la zona presso la quale si trovano i nostri vigneti) e i suoi famosi esemplari equini.”

Biazzu

Qual è l’ultimo premio che avete vinto?

Abbiamo patecipato al concorso internazionale Grenaches du Monde: tra ben 700 tipi di cannonau al nostro Dicciosu, e anche ad altri vini, è stata assegnata la medaglia d’oro: ne siamo molto fieri!”

Confermi che “in vino veritas”?

“Confermo! Il vino è il simbolo della convivialità, della condivisione e dell’amicizia. A volte però ho l’impressione che sia diventato quasi un argomento “intoccabile”, nel senso che è difficile parlarne con la gente; molte persone hanno la presunzione di spacciarsi per esperti enologi, poi scopri che non sono in grado di distinguere un Cannonau da un Carignano!”

Sei mamma di un bambino di 3 anni: riesci a ritagliarti il tempo per lavorare e stare con tuo figlio?

“All’inizio non è stato facile. I primi 15 mesi li ho passati praticamente attaccata a mio figlio: la sua nascita per me è stata come un terremoto; per la prima volta mi sono sentita invadere da un genere di amore sconosciuto, enorme, infinito…una sorta di stato di grazia che per un po’ mi ha fatto dimenticare di me stessa. Col tempo e soprattutto grazie all’aiuto del mio compagno, mi sono rimessa in gioco e ho ripreso in mano le redini della mia vita. Non è semplice essere genitori, e infatti sto compiendo un percorso di psicoterapia per aumentare la mia auto-consapevolezza e crescere al meglio mio figlio.”

Ti senti realizzata?

“Non ancora! L’obiettivo per il futuro è avere una cantina che si identifichi con la nostra filosofia produttiva. Stiamo lavorando per realizzare questo sogno.”

A intervista quasi finita, siamo state raggiunte da Pietro Lilliu, compagno di Roberta sia nella vita che nel lavoro. Al momento dei saluti lui ha aggiunto la seguente frase:

“Puoi scrivere anche questo: l’amore per una donna mi ha salvato”

Non avrei potuto trovare una conclusione migliore.

Potete trovare ulteriori informazioni sulla cantina Lilliu nelle seguenti pagine:

http://www.cantinalilliu.it/

https://www.facebook.com/Biazzu/

https://www.instagram.com/explore/locations/286395750/cantina-lilliu/

Vigna.jpeg

5 pensieri su “Vino, amore e qualità: la storia di Roberta Porceddu e della Cantina Lilliu

    1. Buongiorno Gregorio, ho preferito che Roberta Porceddu in persona rispondesse direttamente, e io condivido in pieno le parole qui di seguito:
      “Gentile Gregorio,
      solitamente tra produttori è brutto darsi degli ignoranti.
      Farò finta che lei non abbia capito si tratti di un blog ironico,
      che non abbia capito la differenza tra blog e rivista enologico/scientifica,
      che ho ilarmente trattato l’argomento contestualizzandolo alla realtà isolana ( quindi a meno che lei sia cagliaritano, non potrà capire nemmeno rileggendo il mio attacco ).
      Che forse anche lei è un radical chic e riconoscendosi nella mia approssimativa descrizione, inconsciamente si è convinto di sapere quanto io sia enologicamente erudita, e consciamente abbia deciso di scriverlo.”

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      1. (Rido) Di molte cose mi hanno accusato, ma davvero mai di essere “radical chic”, qualunque sia oggi il significato di un’espressione così di moda negli anni ’70. L’ironia, care signore si lascia trasparire nei testi, non la si dichiara come a carte. Quando si esce sul web e si viene condivisi su fb, ci si espone chiaramente a letture non così iniziatiche: https://www.facebook.com/groups/265763596996/permalink/10155220603931997/
        Il punto è che se si fanno affermazioni campate in aria e che ledono il lavoro altrui il problema non è evidentemente il livello di erudizione.

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  1. Gregorio, intanto la ringrazio per aver condiviso il link alla pagina Facebook in cui è stata commentata l’intervista e soprattutto per essere stato l’unico a esporsi direttamente sul blog. Per correttezza nei confronti dei miei lettori (che giustamente ora sono curiosi di saperne di più e sentire anche un’altra “campana”) e perché comunque mi sembra giusto dare voce anche alla sua opinione in merito alla questione, sarei felice di intervistare anche lei e raccontare la sua storia; mi preme specificare che a me non interessa dare ragione all’uno o all’altro, e di vini mi intendo ben poco. A me piace raccontare le persone che amano il proprio lavoro e lo svolgono con PASSIONE, una caratteristica che a quanto ho potuto constatare non manca tra i produttori di vino! Ben vengano i dibattiti, se svolti nel rispetto generale delle idee altrui, seppur non condivise. Se la cosa può interessarla non ha che da contattarmi e spero lo faccia!
    Francesca Pola

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