Io e lo sport: cronaca di un’amicizia mai nata

Chi mi conosce lo sa: tra le varie e innumerevoli cose che detesto c’è anche, e lo dico con un filo di mestizia, lo sport. Sarà perché sono pigra inside, sarà perché a volte anche solo alzarmi dal letto per andare in bagno mi infastidisce, sarà perché sono approssimativa, che posso farci.

Ma tant’è.

Mi piacerebbe assai essere una di quelle che su Facebook si iscrive al gruppo “Malati di palestra”; allo stesso modo non nuocerebbe alla mia salute lasciar perdere Netflix e libri, indossare un paio di scarpe comode e andare a camminare o a fare jogging al parco; mangiare proteine per i muscoli ed evitare gli zuccheri, anzi, eliminarli proprio.

Invece niente, sono nata stanca, e i miei hobby preferiti si praticano tutti da seduta o in una comodissima posizione orizzontale:

  • leggere: lo si può fare al calduccio sotto le coperte in inverno, stravaccate su un lettino al mare d’estate: calorie bruciate in un’ora: boh! Da qualche parte avevo letto che leggere e dormire in realtà richiedono un certo dispendio di energie, ma allora perché non ho il fisico di Naomi Campbell?

Va beh, continuiamo.

  • disegnare: una bella sedia con un cuscino e una scrivania è tutto ciò che serve; calorie bruciate in un’ora: ahahahahahahaahahah, bella battuta.
  • guardare serie-tv e film a ripetizione, anche per diverse ore di seguito. Questa attività può essere svolta tranquillamente nel proprio letto, possibilmente con una piramide di cuscini a sorreggerci la testa e una tazza di tisana calda al finocchio e rabarbaro sul comodino.

Naaaaaa, non è vero. Cioè, la parte della tisana intendo. Soprattutto quella al rabarbaro e finocchio. Ma anche tutte le altre. Meglio un maxi bustone di patatine o una confezione di biscotti.

A quando risale il mio odio per lo sport?

Presto detto. Sono nata in una famiglia di sportivi; mio padre ed entrambi i miei fratelli giocavano piuttosto bene a tennis e a calcio, e pure mia madre con la racchetta non se la cavava poi tanto male. Diciamo che hanno anche provato a coinvolgermi e a farmi entrare in quel magico mondo brucia-grassi, ma senza successo, che ve lo dico a fare.

La racchetta da tennis mi sembrava pesante come la spada di Re Artù e correre, ovvero, scattare felinamente per andare incontro alla palla e prenderla, è una cosa che non mi è mai venuta tanto bene. Cioè, è proprio il concetto di scatto felino che mi risulta difficile da comprendere e, di conseguenza, da mettere in atto.

Forse dovrei sostituire le palline da tennis con bomboloni alla crema.

Potrebbe essere un’idea.

A scuola poi. Stendiamo un velo pietoso. Vi dico solo che mentre i miei compagni a volte saltavano la prima ora per evitare la lezione di greco, io facevo lo stesso, ma per l’ora di educazione fisica.

Che altro non era se non una lezione di pallavolo, l’unico sport che pareva fosse concesso all’interno del mio Liceo. E della pallavolo a me piacevano solo i cartoni animati, Mila e Shiro in primis, e pure Mimi Ayuara, anche se la storia delle catene ai polsi mi aveva traumatizzata parecchio (a tal proposito leggete qui).

Guarda caso, le mie compagne di classe erano tutte assi in quello sport, poiché già lo praticavano da tempo; quindi io mi ritrovavo puntualmente a dover gareggiare con quelle che in confronto a me erano campionesse olimpioniche, che urlavano gagliarde “MIIIIIIAAAAAAAAA” non appena arrivava una palla e si catapultavano nella sua direzione per prenderla e ribattere; oppure me le vedevo librarsi in aria a tipo tre metri da terra e lanciare verso di me queste cannonate bestiali che al solo ricordarle adesso mi viene voglia di mettermi in un angolino a mangiarmi le unghie.

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La povera sottoscritta, oltre a dover subire l’umiliazione di essere scelta sempre per ultima quando venivano composte le squadre (come nelle esterne di Masterchef, solo che da adolescente ci soffri un po’ di più, o per meglio dire, ne fai una tragedia), provava a giocare, si cimentava in questo sport, ma niente; su dieci palle ne prendevo una, e ogni volta che mi toccava la battuta centravo la rete.

Un disastro, insomma.

Alla fine avevo imparato a sfruttare quella che in età più avanzata avrei considerato una grandissima rottura di palle: la scusa del ciclo.

“Oggi ho il ciclo, prof”

“Ah, ok…va bene, tu non giocare allora”

Ahhhhhhh. Gioia e tripudio.

E dopo il diploma cos’è successo?

Beh, in sostanza niente. La cosa bella era che non dovevo più giocare a pallavolo. Studiavo all’università e camminavo tanto, soprattutto durante i primi anni, perché non avevo ancora dimestichezza con i mezzi pubblici. Poi la dimestichezza l’ho acquisita e ciao.

L’idea della palestra mi è balenata più e più volte nella mente, ma per un motivo o per l’altro (perché non ne avevo voglia?) non mi sono mai iscritta. In compenso ho fatto i seguenti acquisti:

  • il VibroPower

Ve lo ricordate? Si trattava di una pedana vibrante sulla quale salivi per tipo 10 minuti al giorno e dalla quale scendevi tonica e soda come Fiona May. Almeno, questo è quello che dicevano nella pubblicità. Io, quando ho visto questo aggeggio miracoloso, che richiedeva unicamente lo sforzo di stare in piedi per un po’, mi sono illuminata.

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Prezzo: 199 euro. Spiccioli!

Lo avevo comprato a rate e usato per qualche settimana, forse meno. Quella cavolo di pedana vibrava, eccome se vibrava, tanto da farti venire il prurito alle gambe. Poi si era guastata e non l’avevo fatta aggiustare (breve storia triste).

  • lo step

Dato che una delle parti meno decenti del mio corpo è il sedere, che ahimè, è un po’ piatto e anche leggermente basso, mi ero decisa a comprare lo step per avere finalmente dei glutei d’acciaio.

Peccato che quel dannato arnese, dopo soli 5 minuti di su e giù, avesse cominciato ad emettere uno strano cigolio, che con il passare dei minuti si era tramutato in chiasso infernale; roba che rischiavo di essere sbattuta fuori di casa o dalle coinquiline o dall’intero palazzo per disturbo della quiete pubblica.

Sarebbe stato sufficiente oliare un po’ gli ingranaggi, ma così come non avevo fatto aggiustare il Vibro Power (prossimo post: come buttare al vento 199 euro ed essere felici), allo stesso modo non me ne fregò poi tanto di lubrificare quel coso. Che si rivelò in seguito essere utilissimo per appendere borse, cappotti, giacche, ombrelli e via dicendo.

Sono forte nell’arte del riciclo!

  • cyclette

Più che di un acquisto si è trattato di un regalo del mio fidanzato, da me espressamente richiesto perché di nuovo in paranoia per il sedere piatto. Non vorrei essere noiosa, quindi eccovi una foto esplicativa che vi chiarirà le idee sull’utilizzo che ne sto facendo.

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Insomma, niente da fare, io e lo sport non andremo mai d’accordo. L’unica cosa che mi piaciucchia un po’ ultimamente è Pilates, che pratico in casa tramite dei video beccati a casaccio su You Tube. Mi ci sono letteralmente costretta, perché, ecco, vado per i 40 e la tonicità non mi apparteneva a 25 anni figuriamoci adesso che ne sto per compiere 38!

Però dai, è già qualcosa.

Certo, le proteine continuano a non interessarmi un granché, mentre i carboidrati, quelli sì che mi interessano, Allo stesso modo mi interessa sempre moltissimo leggere e scrivere e guardare film e serie-tv, ovvero, tutto ciò che è sedentario mi attrae irresistibilmente. 

Non sono né grassa né magra, il mio sedere è sempre piatto, ho un po’ di cellulite e la pancetta. Ma ho imparato a piacermi anche così, e questa è una gran cosa, per niente approssimativa.

E voi, che rapporto avete con lo sport?

Dai, dai commentate che sono curiosissima.

Ciaooooo

 

7 pensieri su “Io e lo sport: cronaca di un’amicizia mai nata

  1. Beh, abbiamo praticamente gli stessi interessi, aggiungo anche i cruciverba e i sudoku…
    Idem per lo sport, però dopo vent’anni di inattività fisica, ho iniziato a praticare pilates che, con sforzo relativo, ha dato ottimi risultati, per cui insisti. Quando vedrai i benefici effetti sarai ripagata della fatica fatta 🙂

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  2. Io sono stata pigrissima da sempre, ma ricordo come se fosse oggi che nel 1986, a sei anni, mi venne una gran voglia di fare pattinaggio artistico, e mi durò per ben una settimana intera. Poi zero, ricordo anche io le ridicole partite di pallavolo del liceo e le corsette mattutine che ci faceva fare il professore. Buone occasioni per farsi devastare dal dolore alla milza, perdere fiato dopo 30 secondi buoni e svenire nei pressi del cesto del basket.

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  3. Per diversi anni ogni settembre mi iscrivevo in palestra e pagavo l’abbonamento annuale come ultima frontiera della motivazione per frequentarla.
    Duravo un mese e poi niente, solo sensi di colpa… ho buttato un capitale prima di smetterla di raccontarmi bugie. Ora sono più felice 🙂
    Per fortuna, però, la piscina non mi dispiace e occasionalmente una nuotata me la faccio. Tutto il resto lo odio.

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