Ma chi mi ha dato la patente? (se mi incontrate al volante di una macchina scappate a gambe levate)

Oggi la musa ispiratrice per scrivere questo post è stata Antonella, una delle mie più care amiche, che in questi giorni, nonostante sia provvista di patente, sta ri-prendendo lezioni di guida perché, come dire, non si è più cimentata al volante di una macchina da quando ha superato il temibilissimo esame di pratica; quindi, in vista di un possibile futuro motorizzato, ha ben deciso di riprendere in mano la situazione, dato che a malapena si ricorda di quale sia il pedale del freno e quello dell’acceleratore.

Non ridete, io sto messa molto peggio di lei.

E adesso vi spiego anche perché.

Mentre tutte le mie amiche/i e i miei fratelli si patentavano allo scoccar dei 18 anni, bramando quel momento da quando ne avevano 10, io a 18 anni mi iscrivevo all’università e di macchine, patenti&simili non volevo sentir parlare nemmeno per sbaglio.

Non conosco il motivo; forse perché già allora intuivo che la mia approssimazione congenita non mi avrebbe aiutata nell’atto di condurre abilmente una macchina in mezzo ad una strada affollata, piena di altre macchine ed esseri umani desiderosi di attraversare la strada senza per questo rischiare la morte.

Inoltre, uno dei miei sogni, anzi, incubi ricorrenti, consisteva nel ritrovarmi alla guida di un’auto sprovvista di freni e di precipitare bellamente nel vuoto.

Quindi sì, diciamo che avevo una paura fottuta di prendere la patente e guidare.

Però la macchina serve, si sa, o comunque prima o poi potrebbe essere molto utile; proprio in base a questa considerazione, alla veneranda età di 34/35 anni, approfittando di un gruzzoletto che avevo faticosamente messo da parte, ho deciso di iscrivermi all’autoscuola e di patentarmi.

Beh, vi dico solo che le mie paure si sono rivelate tutte fondatissime.

Passare la teoria è stato tutto sommato abbastanza facile: mi è bastato studiare e fare test a manetta, e difatti mi pare di ricordare che avessi superato l’ “esame” con un brillante risultato di 0 errori (cosa che mi aveva inorgoglita parecchio, però dai Francesca, è solo un test a crocette).

come-sono-riuscita-a-prendere-la.patente

Ma la pratica…

Quella è stata tutta un’altra storia.

Come prendere la patente ovvero i miracoli esistono

Il mio istruttore era un tizio di una quarantina d’anni che, essendo appena stato scaricato dalla fidanzata storica causa momento di riflessione (=la fidanzata aveva conosciuto un altro e voleva riflettere insieme a lui), tentava di fare lo splendido ma senza troppa convinzione, come se si sentisse a disagio in quel ruolo ma volesse comunque provarci perché, cavolo, era ritornato sulla piazza, quindi bisognava approfittarne (=la mia ex se la sta spassando, io me la devo spassare il doppio).

Cioè, immaginate la frustrazione di questo povero cristiano.

Frustrazione che si è riversata completamente sulla sottoscritta, incredibilmente più interessata a imparare a guidare che a flirtare e risollevare l’ autostima di un uomo in cerca di conferme (e poi comunque 1) ero sentimentalmente impegnata e 2) lui non mi piaceva).

Le prime lezioni sono state, diciamo, “conoscitive”: ovviamente, non avendo mai guidato una macchina, nemmeno con mio padre così, per gioco, ho dovuto imparare le nozioni basilari: funzioni dei pedali, come accendere e spegnere la vettura, come cambiare marcia eccetera eccetera. E fin qui tutto abbastanza semplice.

Poi sono cominciati i problemi.

Non chiedetemi perché né percome, ma io non riuscivo a scalare la marcia dalla terza alla seconda. Le prime volte che capitava questo piccolo intoppo il mio caro istruttore sorrideva bonariamente, dicendo che era una difficoltà comune a tutti, almeno all’inizio. Successivamente, nel constatare che il problema rimaneva un problema e che non ero minimamente in grado di risolverlo, cominciò a manifestare qualche segno di irritazione, che col tempo si trasformò in questo:

“Francesca, MA POSSIBILE CHE NON HAI ANCORA CAPITO COME SCALAREEEEEEEEEE?”

E va beh, quest’uomo mi stava sulle palle (lo avevate intuito?), ma aveva ragione, eccome se l’aveva. Considerando che ero arrivata alla lezione numero 25 e ancora armeggiavo disperatamente con la leva del cambio sognando nel frattempo una praticissima Smart, beh sì, decisamente non era in torto.

Poi all’improvviso… la svolta. Erano cominciate le guide doppie, ovvero le lezioni in coppia con un’altra ragazza che mi pare di ricordare si chiamasse Lorenza o Maurizia, insomma un nome da maschio con la A finale. Questa tizia aveva 18 anni appena compiuti, e già la cosa mi faceva sentire tremendamente anziana. Inoltre era alta tipo quindici centimetri in più di me (io a malapena raggiungo i 160), snella e palestrata, aveva capelli lunghissimi e lucenti come la Ferragni nella pubblicità della Pantene e una borsa che costava più dell’affitto della stanza in cui abitavo moltiplicato per dieci.

Cioè, disagio. 

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Questa fanciulla, se possibile, alla guida era peggio di me, ma il mio carissimo istruttore con lei aveva adottato un metodo più soft, che consisteva nel sorridere dei suoi piccoli errori (tipo quasi uccidere un pedone) e nell’incoraggiarla quando sbagliava più volte. Per esempio, in salita:

“Dai Lorenza, dai che ce la fai!”

e Lorenza, al quinto tentativo di riaccendere la macchina che puntualmente si spegneva, finalmente riparte.

“Bravissima! Hai visto che ce l’hai fatta!”

Quando la medesima cosa capitava a me:

“Dai Francesca, quante volte l’abbiamo fatta questa salita?”

e quando finalmente riuscivo a spuntare:

“Ahhhhhhhh era ora.”

Una volta, durante una di queste “lezioni di coppia”, mentre ci trovavamo in coda dietro ad un furgone sul quale era appiccicata la foto di una sorridente ragazza iscritta a Cepu, sentii cinguettare l’istruttore in tal modo:

“Lorenza, anche tu potresti prendere il posto della ragazza nella foto…sei così carina!”

Poi, ricordandosi della mia presenza sul sedile posteriore:

“Anche tu Francesca, eh, solo che Lorenza è più giovane!”

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Va beh.

Come prendere la patente e passare l’esame parcheggiando ad cazzum

Arriviamo quindi al fatidico giorno dell’esame di pratica. Il porc…ehm, l’istruttore il giorno prima mi aveva chiaramente detto che non ero pronta ma che potevo tentare, via. Incoraggiante come sempre. Da notare che ero arrivata alla cinquantacinquesima guida, in pratica non mangiavo per pagare l’autoscuola: dovevo passare l’esame o sarei andata in bancarotta.

Il giorno stesso, qualche ora prima di incontrare l’ingegnere che mi avrebbe promossa o bocciata, avevamo fatto un‘ultima lezione, durante la quale non mi ero fermata allo stop.

Niente male eh?

L’istruttore era rassegnato, ormai non mi sgridava nemmeno più.

Cominciò finalmente l’esame. L’ingegnere era in realtà una ingegnerA, una signora dai modi pacati vestita come un’attrice della Casa nella Prateria. Inizialmente filò tutto liscio, stavo guidando bene e la cosa fantastica era che l’istruttore chiacchierava che era una bellezza, tipo fiume in piena: arrivò persino a raccontare alla tipa (anche a lei) la storia della sua ex e di come era stato scaricato per via di un altr…ehm, per riflettere sui massimi sistemi.

La signora era talmente presa da questo monologo che, per mia fortuna, le sfuggì qualche piccola imperfezione, tipo che

  • stavo per schiantarmi addosso ad un’altra macchina all’uscita di una rotonda
  • guidavo praticamente sempre in seconda
  • quando ho parcheggiato ho dato una tremenda botta al marciapiede col paraurti posteriore

Risultato?

Promossa!

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I miracoli esistono.

Da quel dì, non ho mai più messo piede su una macchina se non come passeggera.

Beh, c’è da dire che non ne ho mai avuto la necessità, almeno fino ad ora. Ma se dovessi disgraziatamente averne bisogno, darò il bando ufficiale, in modo che possiate correre ai ripari.

Nel frattempo, spero ardentemente di diventare ricca e potermi permettere un autista e un jet privato. 

D’altronde i miracoli esistono, come ho detto prima.

Vi saluto, e mi raccomando, andate piano!

 

4 pensieri su “Ma chi mi ha dato la patente? (se mi incontrate al volante di una macchina scappate a gambe levate)

  1. Il mio rapporto con l’auto: preso la patente a 18 anni, guidato per un paio d’anni senza troppo amore, trasferita in città e venduto l’auto senza rimpianti. Primo lavoro in Inghilterra (dopo anni che non guidavo) mi sono ritrovata a guidare un transatlantico con il volante a destra e il cambio a sinistra… aiuto! Sono comunque sopravvissuta, quindi ce la puoi fare 😉

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  2. Io non posso non lasciare un commento! “Inoltre, uno dei miei sogni, anzi, incubi ricorrenti, consisteva nel ritrovarmi alla guida di un’auto sprovvista di freni e di precipitare bellamente nel vuoto.” Cavoli, anche tu? No, dico, ero certa di essere l’unica con la mania del controllo e il terrore di perderlo (nella vita) e, quindi, vittima di sogni esattamente come il tuo. Anzi incubi. Per la precisione il freno c’è, nei miei sogni, ma io pigio e pigio, e il freno non risponde. La storia “reale” della patente, invece, ha radici normodotate, nel senso che la presi a 18 anni come si conviene. Poi non guidai mai. Ho lasciato scadere la patente, poi sono riuscita a rinnovarla più di 20 anni dopo, incinta del terzo figlio: mi sono fatta qualche lezione di guida al settimo mese di gravidanza e ho ripreso a guidare. Logicamente solo strade note, niente tangenziali, e solo se proprio devo. Ma non chiedetemi di parcheggiare.

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