Il magico potere del “disordino”, ovvero perché non leggerò mai il libro di Marie Kondo

Sicuramente avrete già sentito parlare di Marie Kondo. No? Allora vi illumino io.

Marie Kondo è una scrittrice giapponese, una tipetta minuta con una messa in piega perfetta e un sorriso che farebbe sembrare quello di Julia Roberts in Pretty Woman una smorfia. Non so quanti anni abbia, ma mi pare di aver capito che sia giovanissima, e ricca da far schifo, grazie al fatto di aver scritto un libro intitolato:

Il magico potere del riordino

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Come dico sempre, ormai un pochino mi conoscete, quindi intuirete benissimo che, da perfetta ragazza approssimativa, l’unico potere magico che può interessarmi è quello che mi permette di mangiare Nutella a quintali e di non ingrassare nemmeno un etto.

Riordino? No, grazie, non fa per me. Semmai potrei diventare il guru del “disordino”, e professare in giro per il mondo il magico potere di togliere dal filo le lenzuola stese, appallottolarle e ficcarle a casaccio in uno degli spazi liberi del proprio armadio, dopodiché dedicarsi a ciò che più si ama: leggere, fare shopping, guardare le repliche del Trono di Spade, cucinare (non è il mio caso, ma pare sia una attività molto apprezzata), disegnare, vegetare sul divano.

Questa Marie Kondo, insomma, è il mio esatto opposto. Oltre ad essere una scrittrice di fama mondiale è anche una consulente domestica richiestissima, e il Times nel 2015 l’ha inserita tra le 100 personalità più influenti del mondo (grazie Wikipedia per le info).

Ora, mi sovviene una domanda: ma come diavolo si fa a scrivere un libro di più di 200 pagine su come riordinare la casa, anzi, sul magico potere del riordino? La curiosità c’è, ma non così esagerata, altrimenti a quest’ora lo avrei già letto, cosa che invece non ho nessunissima intenzione di fare. Quindi, navigando qua e là su Internet, ho ritrovato e selezionato alcune di quelle che sarebbero le strategie segrete indicate dalla Kondo nella sua opera, e i motivi per i quali eliminare il disordine potrebbe letteralmente cambiare (in meglio) la vita di ognuno di noi.

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Qui di seguito vi elencherò le suddette strategie e le smonterò una ad una, dimostrando che in realtà la nostra felicità non dipende da un appartamento perfettamente lindo e ordinato: vi svelerò quindi

Il magico potere del “Disordino”

Regola numero 1: Buttare tutto ciò che non ci serve più.

Sembra facile, ma non lo è poi tanto, o almeno, il mio concetto di “facile” è un po’ diverso. In pratica bisogna esaminare stanza per stanza in maniera molto dettagliata, prendere in mano ogni oggetto e capire che emozione ci dà. Ci rende felici? Teniamolo! Ci rende tristi, infelici, indifferenti? Via, cassonetto, subito!

Cara Marie, sappi che io ho un armadio pieno di vestiti che non solo mi rendono infelice, mi hanno decisamente stufato. Li butterei tutti dalla finestra. Mi paghi tu il guardaroba nuovo?

Per non parlare del ferro da stiro. Non c’è oggetto in casa che mi renda più infelice. Ma che faccio, lo butto? O smetto di comprare camicie? Ma le camicie mi rendono felice, e siamo punto e a capo.

E le pentole? Sai quanto mi stanno sulle palle le pentole? Perché detesto cucinare, certo, lo so, ma che faccio, le distruggo poi ti mando il mio Iban e il conto di tutti i ristoranti in cui andrò a mangiare?

Cioè, non sono convinta dell’infallibilità di questa tattica. Per-niente.

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Regola numero 2: riordinare per categorie, non stanza per stanza.

La situa è questa: in pratica non bisogna partire dalla camera da letto, riordinarla, poi passare al soggiorno, riordinarlo e via dicendo; è necessario invece suddividere gli oggetti della propria casa in categorie, tipo, che so, i calzini, le scarpe, le borse, eccetera eccetera. Indi procedere con le operazioni ri-ordinative.

Beh, in effetti ha senso. Il problema, nel mio caso, sarebbe a ‘sto punto radunare tutti gli oggetti appartenenti alla stessa categoria, e prima di radunarli dovrei trovarli. E per fare tutto ciò mi servirebbe un casino di tempo, dato che non ho la più pallida idea di dove sia la maggior parte delle cose che posseggo o ricordo di possedere. Mi ci vorrebbe un giorno intero soltanto per recuperare tutte le scarpe, che ovviamente non conservo in un unico posto.

Mentre scrivo sto cominciando a sentirmi un po’ a disagio, in effetti.

Comunque no, non sono convinta.

Voto ancora per il magico potere del disordino.

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Regola numero 3: riordinare il guardaroba tirandolo tutto fuori dall’armadio e dai cassetti e formando una montagna sul pavimento.

Indi esaminare con cura ogni capo e capire che emozione ci regala, poi decidere se buttarlo o risparmiargli la vita.

Mettiamo da parte la storia delle emozioni, che ne ho già parlato prima. Vogliamo piuttosto parlare della “montagna sul pavimento”?

Ma se io comincio a svuotare l’armadio formo la catena dei Pirenei, altro che montagna. Faccio una cosa del genere e il mio fidanzato dovrà comprare un machete per aprirsi un varco ed entrare nella camera da letto.

Marie, ma che, scherziamo? E poi dovrei fare cosa? Prendere in mano ogni capo e sentire le emozioni che mi suscita?

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Non mi basterebbe una settimana. Inoltre, potrei anche intraprendere un’impresa del genere, ma dovesse venirmi fame nel frattempo sarei spacciata. Andrei in cucina a esaminare il contenuto della dispensa e a notare le emozioni che mi rimanda il cibo (e me ne rimanda parecchie, ve lo assicuro), subito dopo mi ricorderei di qualcosa di urgentissimo da fare, per esempio chattare su Whatsapp con le mie amiche, guardare quanti followers mi hanno abbandonata su Instagram, controllare le statistiche del blog e addio. Chi si muove più?

La finirei sdraiata sulla montagna di indumenti, con il cellulare in una mano e un pacchetto di patatine nell’altra.

Va beh, andiamo avanti.

Regola numero 4. Piegare i vestiti come fossero origami.

Come-fossero-cosa?

A parte il fatto che non ho idea di come cavolo si faccia un origami, è già tanto che so cosa sia.

Comunque, guardate il video e tremate.

Marie, ma che cav..no, dai, taccio. Però, ragazze, cioè, sul serio? E io dovrei fare questo lavoro su ogni singolo capo di vestiario? Prendere una maglietta, accarezzarla dolcemente, piegarla con cura, riaccarezzarla, ridurla ai minimi termini, posizionarla in verticale e vedere se sta dritta?

No, perché ci scommetto la testa che se provo a piegare in questo modo una delle mie magliette col cazzo che rimane in piedi. Cade sicuro.

Oddio, capisco che, così facendo, il volume dei capi si riduca parecchio, risparmiando spazio all’interno dell’armadio. Ma volete mettere la velocità di acchiappare una maglia, non appoggiarla su un piano né accarezzarla, sospenderla per aria, ripiegarla su sé stessa e schiaffarla dove capita? E in più ti rimane tutta la sera libera per uscire a bere uno spritz con le amiche o divanare in preda a paranoie pre-mestruali.

Riuscite anche voi adesso a vedere il magico potere del disordino?

No? E allora continuo, tanto siamo quasi arrivate alla fine.

Regola numero 6: creare il proprio power spot personale.

Il power cosa?

In sostanza si tratta di scegliere un angolino della nostra casa nel quale rilassarci, ricaricare le batterie e rimetterci in sesto, se occorre.

Ok, io ho già scelto. Il mio power spot personale è il letto.

Avevate dubbi?

Va beh, c’è anche un altro power spot, che si trova proprio lì, in quel pezzetto di mondo davanti al frigorifero. Se avessi una Jacuzzi o una biblioteca con un caminetto sempre acceso, ecco, anche quelle sarebbero degli ulteriori power spot, ma non ce le ho, quindi mi devo accontentare, sapete com’è.

D’altronde chi s’accontenta gode (e un pochino rode).

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E siamo giunte alla fine. In realtà la Kondo ha inserito nel suo libro moltissime altre strategie, ma mi sono rifiutata di elencarle tutte, anche perché vi sareste annoiate a morte.

Per come la vedo io, l’ordine è un qualcosa che ti appartiene, che fa parte del tuo carattere e e della tua personalità. Soffri nel vedere una cosa fuori posto? Amen, rimettila dove vuoi che stia. Non soffri nel vivere in mezzo al casino (e con casino non intendo assolutamente un ambiente poco pulito, sia chiaro)? Ri-amen, non s-casinarlo.

Certo che le case ordinate, gli armadi ordinati, gli scaffali ordinati sono belli. Certo che quando vedo gli appartamenti di alcune mie amiche penso anche io:

“Quanto mi piacerebbe una casa uguale a questa”.

Poi mi pongo una domanda: riordinare mi rende felice? Mi regala qualche particolare emozione positiva? La mia giornata cambierebbe in meglio se il cassetto delle mutandine fosse sistemato in ordine cromatico?

No.

In ogni caso, Marie, la mia proposta è sempre valida: ti mando il mio Iban, butto pentole, ferro da stiro, l’intero guardaroba e un altro paio di cosette che mi provocano infelicità, poi ci pensi tu, ok?

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Sono curiosa, ragazze. Avete letto il libro in questione? Anche voi siete patite dell’ordine o non ve ne importa granché? Scrivetemelo nei commenti!

Nel frattempo io continuo a godermi il magico potere del disordino.

Ciaooooo!

 

 

 

 

 

 

19 pensieri su “Il magico potere del “disordino”, ovvero perché non leggerò mai il libro di Marie Kondo

  1. Vado controcorrente! Ho amato tantissimo il libro e l’ho preso pure in inglese per farlo leggere al boyfriend. Ho dato via sacchi di vestiti che non mi davano gioia e mi sento molto più felice. Adesso “konmarizzo” periodicamente e avendo già tutto a posto ci metto pochissimo a pulire e riordinare. Less is more 😉

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  2. Sommersa dai libri non letti e dalle cose inutili che tutti in casa comprano, io ho addirittura comprato il libro, ed è stato una specie di Vangelo! Ho eseguito tutto sulle mie cose ed è stato fantastico! Purtroppo devo ancora convincere alla nuova religione gli altri di casa…

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  3. Ho comprato il libro e devo dire che mi è stato utile quando ho cambiato casa. Sono partita avvantaggiata perché mentre mettevo in ordine i vestiti ho scartato tantissimo, ma nel caos più totale non mi sono soffermata a piegarli a mò di origami. Ne ho approfittato per lasciare le padelle che non utilizzavo negli scatoloni ma di certo non li butto. Come sempre mi hai strappato delle risate che le hanno sentite anche i vicini.

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  4. No no l’ho letto 😀 anche perchè il disordine (entro certi termini) non mi disturba. Ho provato per curiosità a piegare in verticale le canotte estive…ok comodissimo in inverno quando le metto via e non le tocco per sei mesi ma durante l’utilizzo anche no perchè stringendole tutte nello spazio del cassetto quando vai a levarne una si scombinano. Quindi per me è NO. Ma poi figlia cara che emozioni ti devono dare i vestiti? parliamo di questo tuo problematico rapporto con gli oggetti, essi son tali e salvo qualche caso particolare difficilmente ti devono dare emozioni. Per finire una considerazione pratica: se sei una che all’ordine ci tiene vivrai già nell’ordine e al max questo libro darà degli spunti, se sei una casinara non te ne fregherà di meno, se sei una semi disordinata come me idem come sopra perchè mi gestisco io. Ed infine tesoro questa tua smania di avere tutto in ordine è solo un bisogno inconscio di ordinare ciò che puoi per tenere a bada il caos della vita che invece non puoi gestire, è una sorta di mania di controllo mista ad incapacità di fronteggiare la realtà che ti circonda. Cara giapponesina, curati.

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  5. Oddio, mi hai fatto morire dal ridere con questo articolo! E’ da un po di tempo che osservo questo best seller con sospetto, ma effettivamente la penso come te e cioè che dedicare 200 pagine a questo argomento sia un po eccessivo! Però sai una cosa? Adesso che ne hai parlato in maniera così ironica mi hai fatto aumentare la curiosità di leggerlo davvero! Penserei a quello che hai scritto qui e riderei tantissimo 😉

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  6. Beh.. essendo una fissata cronica di risparmio, riciclo, riuso e metti da parte questo che può servire e #quanonsibuttanientenonsiamai forse smollare un po’ mi farebbe pure bene, così – senza leggere il libro perché tanto ormai ci sono riassunti in ogni mommyblog- l’anno scorso più o meno in questo periodo ho iniziato il mio fantastico decluttering che ovviamente non ho ancora finito. Le ultime due bustone di roba da buttare le ho preparate a settembre, ma per ragioni molto complesse da spiegare sono ancora una in camera da letto e l’altra nel corridoio.
    Nel frattempo il resto della casa è comunque sempre uguale. Quindi…

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  7. Io sono altalenante, nei giorni pre-ciclo in genere mi viene l’ ansia da “sepolti in casa” (ma molto meno in realtà) e butto senza ritegno, e senza un criterio, tant’ è che poi puntualmente mi ritrovo a pentirmene a distanza di qualche giorno (=a ciclo terminato).

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