Dawson’s Creek, ovvero la paranoia fatta telefilm

Correva l’anno 1998 quando in Italia veniva trasmessa la prima puntata di Dawson’s Creek, noto anche come “la paranoia fatta telefilm”. La sottoscritta aveva all’epoca 19 anni, il metabolismo più veloce e si era appena iscritta alla facoltà di Lettere Antiche, a Cagliari.

Adesso siamo nel 2018 e mi rendo conto che non ho ancora capito cosa cazzo voleva dire Creek.

Vediamo che dice l’amica Wiki.

Ok, “creek” sta per “torrente”, ma anche per “popolazione di nativi americani originari del sud-est degli USA”. Bene, immagino quindi che “Dawson’s Creek” significhi “Il Torrente di Dawson” e non “il popolo di nativi americani eccetera…di Dawson”. Anche perché i protagonisti del telefilm non usano il bus, bensì le barche, quindi…e va beh, un mistero svelato.

Resta da svelare un altro mistero non da meno:

ma come cacchio facevo a 19 anni suonati a sorbirmi intere puntate di sermoni paranoici sul nulla? Che problemi avevo?

Dawson's-Creek-la-paranoia-fatta-telefilm.gif

Parliamone.

Innanzitutto, un piccolo riassunto approssimativo, e perdonatemi se non scenderò in particolari ma l’amica Wiki (di nuovo) è abbastanza stringata in merito alla trama del Torrente di Dawson: probabilmente chi l’ha scritta lo ha fatto il più velocemente possibile per l’eccessiva pesantezza della materia. Come non comprenderlo?

Quindi mi baserò sulle mie reminiscenze non proprio precise; sapete, con l’avvicinarsi della menopausa la mia memoria sta andando a puttane, e in fondo non è mai stata sopraffina, nemmeno quando avevo 25 anni e cercavo di memorizzare la parafrasi dei canti della Divina Commedia per l’esame di letteratura italiana.

Cominciamo? Eventualmente voi potrete integrare nei commenti o correggere se ce ne sarà bisogno (cosa assai probabile).

Ecco quindi la sintesi di Dawson’s Creek, ovvero la paranoia fatta telefilm.

Ci troviamo a Capeside, un’amena cittadina del Massachussetts. Dawson è un adolescente sfigato con i capelli di un biondo innaturale, le sopracciglia nero carbone, una fronte che sembra una portaerei e la fissa dei film di Steven Spielberg. Joey è la sua amica di infanzia, quella che abita dall’altra parte del lago e ogni giorno si fa i muscoli remando su una barchetta di poche pretese per raggiungere la sua casa. Fin dalla prima puntata è chiaro che Joey è cotta di Dawson, ma lui la vede come una sorella, e se la fila solo quando si lancia in monologhi introspettivi sulla tragicità dell’adolescenza (perché è l’unica che riesce ad ascoltarlo senza cadere in catalessi).

Poi un bel giorno in città arriva Jen, una specie di Marilyn Monroe in versione sedici-anni, e Dawson si ricorda magicamente di avere un pene, con grande disagio da parte di Joey, la quale invece si ritrova a diventare spettatrice della prima Dawson’s love story. Oh, niente di che, in realtà a Capeside le storie d’amore consistevano in passeggiate mano nella mano e timide pomiciate, dato che prima di fare sesso come minimo era necessario partecipare a delle sedute di psicoterapia di gruppo.

Inoltre Jen veniva da un passato di droghe, alcool &rock and roll, quindi aveva ben deciso di dare una svolta salutistica alla sua vita, evitando sesso, pasticche varie e cattive compagnie.

Che culo, Dawson!

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Il flirt dura poco, non ricordo il motivo, probabilmente un monologo di Dawson su E.T o qualche altro film di Spielberg. Successivamente lo sfigato si accorge che Joey ha un suo perché, e comincia a massacrarla con soliloqui paranoici sull’amicizia che potrebbe trasformarsi in amore. Joey risponde a tono, ma non capitola, anche perché decide di cercare sé stessa e capire dove finisce Dawson e comincia Joey.

Ah?

Ssssssi, il motivo era quello. Quello e anche un tizio strafigo di nome Jack, con il quale la ragazza intrattiene un breve intermezzo sentimentale semi-platonico. La cosa dura poco, poiché Jack improvvisamente si accorge di essere gay, mannaggia, e in seguito a questa fortunata concatenazione di eventi finalmente Joey e Dawson si fidanzano. 

Alleluia!

Il loro rapporto è scandito da sporadici e casti bacetti, passeggiate sui pontili e interminabili, pesantissimi discorsi finalizzati a sviscerare le dinamiche della loro relazione sotto ogni angolatura.

Cioè, un macigno.

Dopo un po’ i piccioncini si lasciano, anche in questo caso non rammento la ragione, aiutatemi voi. Passa il tempo e succede che Joey si avvicina a Pacey, il migliore amico di Dawson, gnocco e, quel che è più importante, moooolto meno logorroico; tra l’altro credo fosse l’unico abitante di Capeside ad aver trombato prima dei 25 anni. I due ragazzi si fidanzano, con conseguente reazione di pianto inconsulto immediatamente seguito da paranoia galoppante di Dawson.

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Pacey, super-innamorato, si sciroppa i musi di Joey, le sue lamentele continue e il suo essere sempre succube della Dawson-paranoia. Finché poi lei (o lui?) lo (la?) scarica, passa una anno e tutti  si ritrovano al college. Situazione suina: l’unico vergine è ancora e sempre Dawson.

Dawson, un piccolo appunto: meno seghe mentali, più seghe reali. Potrebbero piacerti più di E.T.

I ricordi sulle ultime stagioni della serie sono davvero nebulosi. Porto impressi nella memoria solo alcuni eventi:

  • Dawson perde la verginità con Jen (qualcuna doveva pur sacrificarsi)
  • Joey e Pacey spezzano cuori a destra e a manca, poi ritornano insieme, poi lei decide che il #mainagioia come stile di vita fa più al suo caso e lo molla
  • Jen ha una sfiga in amore paragonabile solo a quella globale di Dawson
  • il padre di Dawson muore in un incidente d’auto, mentre con una mano tiene il volante e con l’altra lecca un gelato (ma si può mettere in scena una morte così idiota????)

L’ultima puntata, quella che aveva chiuso definitivamente la serie, era stata trasmessa tipo in Mondovisione: un evento televisivo, una roba che nemmeno Alberto Angela ci avrebbe potuto far niente.

Con buona pace di tutti noi fans, che abbiamo sempre parteggiato per l’ottimo Pacey, alla fine Joey sceglie lui al posto di Dawson, per il quale invece si rende conto di provare nulla di più che una sincera amicizia. I due arrivano a questa conclusione in grande stile, con un altro dei loro sermoni introspettivi che avrebbe squagliato le palle di un toro:

Meno male che c’era Pacey a riequilibrare i livelli di mascolinità. Senza di lui Dawson e Joey sarebbero morti vergini in preda ad un attacco di logorrea acuta.

Dawson’s Creek, ovvero la paranoia fatta telefilm, finisce quindi nel modo migliore (a parte il fatto che la povera Jen esce di scena, causa una malattia terminale…la sfiga, anche lei).

E per quanto ogni puntata fosse incredibilmente pesante, quando capita che, facendo zapping, mi ritrovo davanti il placido faccione di Pacey e le assurde sopracciglia di Dawson, non cambio canale.

Piuttosto mi addormento, ma non cambio canale.

Vi lascio con un bel ricordo musicale:

 

 

12 pensieri su “Dawson’s Creek, ovvero la paranoia fatta telefilm

  1. Io ricordo una diatriba fra Jen e Dawson a causa di uno spazzolino da denti, tipo che Dawson voleva usare lo stesso spazzolino di Jen…perché tanto stavano insieme. Cioè, povera crista, l’avrei lasciato su due piedi anche io!

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  2. Ho riso come una pazza😂😂😂tutto estremamente vero! Peacy l’unico ad aver trombato prima dei 25🔝🔝🔝
    In effetti la scena del papà di Dawson con il gelato l’avevo trovata assurda persino a quell’epoca. È una specie di droga comunque, perché pure io se lo trovo in TV NON RIESCO A CAMBIARE CANALE😂😂😂 e sì che li prenderei tutti a scarpate in bocca,loro e i pipponi mentali che si fanno…e ammetto con vergogna che quando lo guardavo trovavo Dawson così profondo e romantico🤐 mamma mia come stavo😑😑😑

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  3. La serie ha segnato tutta la mia gravidanza. Fazzoletto alla mano e ormoni spaziali. Fortunatamente non ha avuto conseguenze per il parto, ma sono in ansia per l’adolescenza di mia figlia: che abbia sentito la voce di Dawson nel liquido amniotico?

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