Remì dolce Remì, il capostipite del #mainagioia

Della incredibile sfiga che invariabilmente accompagnava i protagonisti degli anime giapponesi se ne è parlato credo in tutte le lingue. Io poi, essendo anche una fan sfegatata di Stefano Piffer e dei suoi video sui cartoni animati anni ’80, che ve lo dico a fare, sono stata contagiata e ispirata da questa genuina passione, e non riesco a smettere.

Inoltre ho notato che i miei post su CandyAnnette & company sono piaciuti parecchio, quindi mi sa che è meglio battere il ferro finché è caldo, come si suol dire, giusto?

Giustissimo.

Ebbene, oggi è il turno di uno dei cartoni che detiene in assoluto il primato della sfiga: sto parlando di Remì, il dolce Remì, meglio conosciuto come il capostipite del #mainagioia. In confronto a lui Candy, Anna dai capelli rossi, Annette e Georgie, che pure di iella e sventura se ne intendevano abbastanza, sono delle dilettanti, e adesso vedremo insieme il perché.

Intanto, cominciamo dalla sigla, che in questi casi è quasi sempre indicativa; difatti una delle strofe di Remì è composta dalle seguenti parole:

Quattro voi, che compagnia,

senza cena però che allegria

Tu non hai un tetto su te,

basta però un ponte per voi

Coooosa? Ho capito bene?

Senza cena che allegria? Da quando in qua i crampi per la fame sono diventati divertenti?

E poi: non hai un tetto, ma tranquillo, chi s’accontenta gode, un ponte dovrebbe bastarti. Vedilo come un open-space, va.

Va beh.

Ma il peggio deve ancora arrivare:

Dolce Remì,

racconta come fai a esser così,

sempre buono e allegro. Dicci Remì,

dimmi se anche tu hai paura del buio

In effetti sarei curiosa anche io di capire come cazzo fai, Remì, ad essere sempre buono e allegro, considerato che non hai niente da mangiare e dormi sotto un ponte. Sinceramente l’ultima cosa che ti chiederei è se hai paura del buio perché mi pare che hai problemi ben più gravi da risolvere, tipo procurarti la cena e un posto al chiuso dove dormire, ma comunque, dettagli.

Esaurita questa piccola ma doverosa promessa, passiamo ad un riassuntino delle vicende di Remì, il capostipite del #mainagioia. 

Remy-dolce-Remy-il-capostipite-del-mainagioia.jpg

Intanto, lo sapevate che il cartone è tratto da un libro? Lo dice la fedele amica Wiki, e tale libro si intitola SENZA FAMIGLIA.

SBAMMM!

Sentito questo suono? Erano i miei coglioni, sono caduti a terra solo a leggere il titolo.

Mah, procediamo.

La sfiga colpisce Remì in tenera, tenerissima età. Precisiamo che nasce in grembo ad una nobile e ricca famiglia ma, oh infausto destino, viene rapito e in seguito abbandonato a Parigi. Qui, tanto per cambiare, lo raccoglie una coppia di sfigati, il signor Gerolamo e consorte, muratore lui e casalinga (mi pare) lei.

L’infelicità è subito dietro l’angolo. Infatti Gerolamo si infortuna al lavoro, cadendo da una impalcatura, e come se non bastasse sperpera il già esiguo patrimonio di famiglia facendo causa al suo capo. La bancarotta è alle porte, e non avendo neanche i soldi per mangiare, la coppia decide di consegnare Remì al signor Vitali, una specie di artista di strada.

Siamo solo agli inizi e c’è già abbastanza materiale per piangere tre mesi. In realtà può sempre andare peggio (legge di Murphy? O legge della Sfiga?).

Remì diventa un ottimo performer, suona l’arpa e si esibisce in divertenti spettacoli insieme ad una scimmietta e a tre fedeli cani: Capi, Zerbino, Dolce.

Cioè, la sfiga anche nei nomi dati ai cani. Ma si può chiamare un cane “Zerbino“???

Non ho parole.

Comunque. Succede poi che Vitali finisce in carcere per un paio di mesi, con l’accusa di maltrattamento verso gli animali (bene!!!). Durante questo lasso di tempo Remì incontra la signora Milligan, che in realtà è sua madre, e con lei si gode una mini-crociera su un battello niente male. Troppa gioia, quindi immediatamente risorge la sfiga: Vitali viene scarcerato e Remì torna da lui, ma gli affari vanno malissimo; oltretutto i due vengono sorpresi da una simpatica nevicata nel bel mezzo dei boschi, nel corso della quale intervengono dei lupi affamati che squartano Dolce e Zerbino. 

Con dei nomi così, non avevo dubbi che potesse solo finir male.

Poco dopo li segue Vitali, che in pratica muore di stenti, e last but not least, la scimmietta, fulminata dalla polmonite.

È uno scherzo? A me sta salendo l’ansia, potente.

Remy-dolce-Remy-il-capostipite-del-mainagioia

Inoltre no, non è uno scherzo, anzi: il #mainagioia, imperterrito, continua.

Al povero Remì ormai è rimasto solo il cane Capi. Entrambi vengono accolti dalla famiglia Acquin, un altro concentrato umano di iella pura: una figlia muta, debiti su debiti, serre devastate da una improvvisa grandine e successivo arresto del capofamiglia.

Ragazzi, se Remì fosse andato a Lourdes lo avrebbero cacciato a calci in culo, ci scommetto.

Gli eventi si susseguono uno dopo l’altro. Remì, abbandonato al suo destino, fa amicizia con un altro disgraziato, Mattia. I due ragazzini ne passano delle belle: vengono prima sequestrati da una banda di delinquenti assoldata da un tizio che vuole ricattare i veri genitori di Remì; riescono a fuggire ma poi la polizia arresta Remì, perché convinta che anche lui faccia parte della banda; Mattia organizza l’evasione e finalmente il ragazzo è di nuovo libero di tornare alla sua esaltante vita da barbone.

Dopo un’altra serie di peripezie varie e di incontri mancati per un soffio, Remì ritrova la sua vera famiglia. Io il finale non lo ricordo assolutamente, ma secondo l’amica Wiki Remì, una volta riabbracciata la madre, decide di ripartire in giro per il mondo insieme a Mattia, per “conquistare l’indipendenza”.

Remì, ma ti droghi? La fortuna ti bacia e tu giri la faccia per andare a conquistare l’indipendenza? Dormire sotto i ponti non ti aveva reso già abbastanza indipendente?

Boh, sono basita.

In ogni caso, che dite? Remì, dolce Remì, è o non è il capostipite del #mainagioia?

Assegniamogli questo meritatissimo premio, e dato che ci siamo gli consegnerei anche la medaglia per la peggior scelta di nomi per cani, meritatissima anch’essa.

Vi lascio con la sigla del cartone: testo tristissimo e qualche rima non proprio baciata, ma nonostante tutto è sempre un bel sentire:

 

 

14 pensieri su “Remì dolce Remì, il capostipite del #mainagioia

  1. Beh si sfigato e pergiunta cretino. Io quel libro ce l’avevo…ma con cosa siamo cresciuti? Se poi l’esempio della famiglia dovrebbe essere ritenuto importante, ti ricordo che ci hanno fatto guardare Pollon: una ragazzina sfigata e sfacciata con un nonno alcolista e amante dei festini hot – un padre fancazzista – una nonna e le zie “battone” perfide fino al midollo e un amico sempre nudo/arrapato e con le ali da pollo! Baci 😘😄

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  2. è un grande cartone! ma troppo triste per i bambini! difatti i manga e gli anime in giappone non sono solo per bambini, come noi occidentali tenderemmo a pensare…
    beh, anche io tempo addietro ho parlato di cartoni, precisamente di holly e benji, come un coacervo di omosessualità e violenze sessuali… 😉

    Piace a 1 persona

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