Le incredibili sfighe di Pollyanna e il suo insopportabile ottimismo

Della incredibile sfigah che caratterizza tutti gli anime giapponesi ne ho parlato fino alla nausea, e il cartone di Pollyanna non costituisce sicuramente un’ eccezione.

Tuttavia la ragazzina di cui mi appresto a scrivere si differenzia dal resto della compagnia per una cosa in particolare: mi riferisco al suo insopportabile, pesantissimo, assolutamente IN-GIU-STI-FI-CA-TO ottimismo.

Cioè, parliamone.

Non che sia contraria all’ottimismo, per carità, senza dubbio gli ottimisti vivono meglio anzi, beati loro…diciamo solo che a scuola il mio poeta preferito era Leopardi, il mio filosofo del cuore Schopenhauer e uno dei miei libri cult I Malavoglia. Capite bene quindi che io e l’ottimismo apparteniamo a due mondi estremamente distanti. Ma estremamente, nel senso di estremo estremissimo.

Il mio bicchiere non è mezzo vuoto, io non lo vedo proprio il bicchiere. Così, nel caso non fossi stata abbastanza chiara.

Onde per cui, a me Pollyanna stava grandemente sul cazzo.

Ma esaminiamo meglio la sua tristissima vicenda.

Già una che non si chiama né Polly né Anna mi infastidisce, così come mi infastidiscono i nomi tipo Pierluigi, Giovanna Maria Vincenza, Maria Assunta, Luisantonio…fastidio puro.

Comunque.

‘Sta ragazzina ha 8 anni, gira vestita come se fosse la figlia di uno stalliere e dovesse ogni giorno spalare la merda dei cavalli, invece è la figlia di un pastore (di anime, non di pecore). La madre è defunta, e il padre fa le veci di entrambi i genitori. La mia opinione su quest’uomo è contraddittoria: a volte penso sia stato un genio, altre che fosse un idiota.

Perché?

Perché il pastore ha la brillante idea di insegnare alla piccola Pollyanna il cosiddetto “gioco della felicità”, altrimenti conosciuto come “la teoria del bicchiere mezzo pieno” (e scusate se tiro di nuovo in ballo il bicchiere). Secondo l’uomo, la Sacra Bibbia sostiene che bisogna gioire e trarre piacere dalle piccole cose almeno 800 volte.

Resta da capire se siano 800 volte al giorno, al mese, all’anno, o anche al minuto, chissà. Ora, io non ho mai letto la Bibbia, se non alcuni passi e boh, non so se è vero che c’è scritto così, e se si tratta davvero di 800 VOLTE. Passi l’affermazione sul gioire delle piccole cose, giustissimo, io gioisco parecchio per una fetta di torta ma…800 volte?

800?

Fantascienza.

Pollyanna, pur essendo una bimba, prende la cosa sul serio, e da quel momento si trasforma in un’invasata, una che è sempre felice, SEMPRE, nonostante la sfigah le scarichi addosso una impressionante valanga di merda, ma tanta. Veramente tanta.

Innanzitutto, il padre muore, e lei si ritrova a doversi trasferire a casa della zia Polly (la fantasia nei nomi…va beh), sorella della madre della ragazzina.

La cara zietta di caro non ha niente, almeno all’inizio. Si tratta di una donna single (zitellona?) acida e infelice che malvolentieri accoglie la bambina all’interno del suo acido e infelice mondo.

Pollyanna, però, è di coccio, il suo neurone dell’infelicità non funziona proprio, è morto completamente, quindi la scarsa simpatia della zia non la tange, anzi, la incoraggia a cercare ulteriori motivi di contentezza e giubilo. Pian piano la corazza di Miss Polly cede e anche tutto il suo entourage viene conquistato dal costante sorriso della bimba, nonché l’intero villaggio.

Meno male che non c’ero, perché avrei rischiato di distribuire schiaffi all’intera comunità per vedere se gioiva ancora.

Fin qui, tutto bene. Poi arriva la parte più interessante del cartone: Pollyanna viene investita da una carrozza e rimane paralizzata.

Tu pensi: beh, ora non c’è un cazzo da ridere, c’è solo da piangere, almeno per un po’, chiaro che in un secondo momento si reagisce e…

E Pollyanna niente, felicissima comunque, ah mi hanno investito non potrò più camminare ma che bello, stasera la zia mi prepara pane e latte per cena, io adoro il pane e il latte, non vedo l’ora ah quanto è fantastica la vita.

Cioè, boh.

In questa circostanza l’unica che reagisce “normalmente” è la zia Polly, che giustamente si dispera un attimo, dato che comunque, ok, la vita continua ma cazzo, la sedia a rotelle è una gigantesca rottura di coglioni.

“Fortuna” vuole che intervenga un medico bravissimo, il dottor Chilton, che guarda la coincidenza è l’ex fidanzato della zietta. Costui opera Pollyanna e compie il miracolo, nel senso che le dona di nuovo l’uso delle gambe. Non si capisce perché a Clara di Heidi era bastato un bel soggiorno in montagna, aria fresca e formaggio per abbandonare la sedia a rotelle mentre Pollyanna e Dany (il fratello di Annette ) vengono operati ma va beh, dettagli.

Tutto sembra volgere per il meglio, ma in ogni caso Pollyanna sarebbe stata stra-felice lo stesso, con o senza sedia a rotelle. Già, ma vuoi vedere che la sfigah ti mette di nuovo alla prova? Che fai, cara Pollyanna, se il dottor Chilton si sposa con la zia Polly, a te sembra di avere una famiglia come quella che hai perso, gaudio e tripudio a più non posso e poi…

…e poi il dottor Chilton muore?

Cioè, come minimo qui un bel vaffanculo generale ci sta a pennello, anzi, 800 vaffanculo, alla faccia del gioco della felicità.

E qui Pollyanna ci regala finalmente un po’ di soddisfazione, nel senso che si dispera e piange calde lacrime e per quanto si sforzi non riesce a trovare nulla per cui essere felice.

Quasi quasi sembra trasformarsi in un essere umano.

Ma il momento-tragicità-e-disperazione dura il tempo di un battito di ciglia. Infatti, a distanza di qualche giorno dal funerale del dottore, la zia Polly riceve la notizia della prossima visita di una sua cara amica, e Pollyanna risorge.

Felicità immensa per questa novità, gioia, sorrisi, festeggiamenti vari da quel momento in poi si riappropriano della mente della bambina, e il povero dottor Chilton…dottor Chilton chi?

D’altronde, “The show must go on”, lo diceva anche Freddie Mercury, ok, ma fino a un certo punto (questo lo dico io).

E insomma, qui il cartone termina. L’entusiasmo regna sovrano, in barba alle incredibili sfighe di Pollyanna e grazie al suo insopportabile ottimismo.

Passiamo alle conclusioni, va, che tutto questo parlare di letizia e festosità mi sta urtando.

Da Pollyanna abbiamo imparato che:

  • l’ottimismo è cieco ma la sfigah ci vede benissimo
  • il bicchiere non è mezzo pieno, sta traboccando e tra un po’ comincerà a galleggiare (crediamoci)
  • la storia del bicchiere ha frantumato i coglioni un po’ a tutti

Bene, e con quest’ondata di ilarità vi saluto! Mi raccomando, ricordatevi la storia delle 800 volte! Poi decidete voi cosa fare 800 volte, io avrei già qualche idea (diversa da quelle di Pollyanna, questo è poco ma sicuro).

Sigla!

 

5 pensieri su “Le incredibili sfighe di Pollyanna e il suo insopportabile ottimismo

  1. E poi, scusate se commento a spizzighi e bocconi 😁 questi cartoni erano in tutto e per tutto ingannatori perche’ da quando si rimette in piedi un paraplegico operandolo?? Questa cosa mi fa incazzare se ci penso…o i Giapponesi erano allora scientificamente avanti in campo neurochirurgico e stavano lanciando palesi messaggi oppure io mi sono persa qualche novita’: nel mio mondo un nervo danneggiato lo e’ per tutta la vita. Altro che dottori di campagna e via!

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