50 sfumature di Gabriele D’Annunzio (la sapevate quella del pigiama col buco?)

La letteratura italiana è semplicemente fantastica.

Vai a scuola e prima ti intontiscono con liriche di poesia amorosa che celebra la passione per donne gentili; poi si passa ai pezzi da novanta, la mitica triade costituita da Dante, Petrarca e Boccaccio.

Ve possino…

Dante cagava terzine dalla mattina alla sera, Petrarca era in fissa con una certa Laura che si bagnava le membra in chiare fresche et dolci acque, Boccaccio…

Beh, Boccaccio si sollazzava alla grande, con Fiammetta e pure con altre tizie.

Poi c’è stato l’Umanesimo, Lorenzo il Magnifico e chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza, Ludovico Ariosto che, come Dante, cagava versi dalla mattina alla sera, solo che le sue erano ottave e non terzine, quel grandissimo sfigato di Machiavelli, Torquato Tasso che era sempre indeciso tra la Gerusalemme liberata e quella conquistata, il Seicento che boh, chi se lo ricorda, Alfieri e volli sempre volli fortissimamente volli (e quanto lo abbiamo amato per questa frase), quell’allegrone di Foscolo, Manzoni e il ramo del lago di Como…cioè, direi abbastanza per arrivare ai 18 anni con una depressione di tutto rispetto.

Poveri scolari illusi!

La mazzata finale deve ancora giungere, e giunge insieme ad una ventata di sano pessimismo cosmico portata da quel disgraziato di Leopardi.

Sogni? Belle speranze? Fiducia nell’amore?

Naaaaaaaaaa.

Arcano è tutto, fuorché il nostro dolor.

Grazie Giacomino! Tu sì che sai come risollevarci il morale!

Per fortuna che dopo l’Ottocento c’è il Novecento, e a cavallo tra i due secoli fa capolino quel vecchio sporcaccione di Gabriele D’Annunzio.

Finalmente, dopo 4 anni di sfiga, devastazione, amori platonici e tragedie, un po’ di sane trombate. Forse nel caso di Gabrielone, pure un po’ troppe.

164 centimetri di statura, fisico gracilino, una faccia abbastanza comune, stempiatura importante e baffetti demoniaci: ma non vi ricorda un po’ Joe Bastianich?

50-sfumature-di-Gabriele-D'Annunzio
Immagine tratta da Pinterest

A me si.

Comunque, difficile credere che uno così all’epoca abbia fatto strage di cuori, sia stato l’amante di donne bellissime e intelligentissime come Eleonora Duse e insomma, si sia dato talmente tanto da fare da creare delle vere e proprie leggende metropolitane sul suo conto e soprattutto sui suoi portentosi appetiti sessuali.

50 sfumature?

Ma D’Annunzio ne fa almeno 100.000 di sfumature! Christian Grey, nasconditi nella tua stanza dei giochi a sculacciare Anastasia: Gabrielone è l’unico che può affermare senza sembrare ridicolo che lui non fa l’amore, lui scopa. E scopa forte.

Tra tutte le dicerie che circolavano su questo grandissimo artista, una ovviamente è rimasta impressa nella mente di tutti noi liceali:

La storia delle costole

Il gossip è questo: sembra, si dice, si rumoreggia sul fatto che D’Annunzio si fosse fatto levare due costole con l’intento di riuscire ad abbassarsi al punto tale da poter intrattenere il suo divino augello.

Ci siamo capiti, vero?

Da quel che ho potuto leggere, un’operazione del genere non sarebbe stata possibile in quel periodo, ma in ogni caso, cioè, stiamo parlando di Gabriele D’Annunzio.

Nel senso.

Stiamo parlando di uno che a casa c’aveva la governante/addetta ai pompini e tutto il resto all’occorrenza. Questa figura portava il nome di Amélie Mazoyer, affettuosamente soprannominata dal poeta “Elica”.

Elica, esatto.

Ancora una volta: ci siamo capiti, vero?

La vita di Elic…ehm, Amélie era assai movimentata: pulizie, spolvera qua, spolvera là, poi capitava di tanto in tanto che il suo capo si sentisse un attimino fuori fase e la richiamasse a qualsiasi ora del giorno e della notte per:

  • lavoretti orali
  • menage a trois
  • orge

Della serie: ma perché levarsi due costole se c’hai il servizio in camera? Ed è pure un gran bel servizio?

La monogamia, questa sconosciuta

Non che la monogamia adesso vada di gran moda, intendiamoci. Certamente D’Annunzio non sapeva nemmeno cosa fosse, e non gli sarebbe interessato saperlo.

A Gabriele piacevano le donne, gli piaceva trombare, e gli piaceva trombare con le donne. Con tante donne. Peccato non facesse mistero della sua natura di cacciatore e infedele seriale, tanto da essersi ritrovato in parecchie situazioni non particolarmente piacevoli.

Tipo quando era “caduto” accidentalmente dalla finestra.

Una storiaccia, e adesso ve la racconto.

1919: il sommo Vate ha la bellezza di 56 anni, ma la pace dei sensi è ancora piuttosto lontana. Conosce una pianista veneziana, la ventisettenne Luisa Baccara, e come suo solito la seduce stordendola con la sua notevole arte oratoria.

Nasce una torrida love story in perfetto stile dannunziano, corredata quindi di grande passione, grandi trombate e soprattutto grandi corna: un mare di corna. La Luisa sopporta finché può, ma una sera, mentre lei suona amabilmente il pianoforte, si dice che il poeta, probabilmente ispirato dalla musica, avesse allungato un po’ troppo le mani su…

Su Luisa?

Beh, no, lei curava la colonna sonora.

Su Jolanda, sorella minore di Luisa.

Ma-che-burlone.

Le ipotesi più accreditate sono due.

  • Luisa si era un attimino incazzata e aveva lanciato l’amante dalla finestra
  • il porc…ehm, il sommo Vate era seduto sul davanzale proprio mentre tentava approcci gioiosamente sporcaccioni (cit. Franca Leosini) con Jolanda, e quest’ultima, non gradendo le sue attenzioni, gli avrebbe dato una piccola spintarella.

La questione è spinosa, e lo stesso D’Annunzio fu avaro di spiegazioni in merito al fattaccio. Vero è che da quel giorno in poi Luisa venne debitamente scaricata, con tanti saluti alla sua graziosa sorellina.

Pare inoltre che questa cosa del provarci con le congiunte delle fidanzate in carica fosse una simpatica abitudine di Gabriele; si dice infatti che fosse riuscito a sedurre anche Natalia, madre della sua prima e unica moglie, Maria Hardouin.

Cioè, la suocera. Si era portato a letto la suocera.

Va beh, gli spettatori di Beautiful non si scandalizzeranno certo per così poco, e d’altronde “chi non ha mai provato la gioia di uscire dall’esperta alcova della madre per entrare subito, nella stessa notte, nella stanza virginale della figlia, non sa cosa sia la vera ebbrezza dell’amore”.

D’Annunzio dixit. Che facciamo, contraddiciamo il sommo Vate?

Però in effetti sto pensando che quella finestra dalla quale era “volato” doveva essere soltanto al primo piano. Mannaggia oh.

Il pigiama col buco

Tornando a 50 sfumature, vorrei chiedere a Christian Grey se in mezzo a tutti i frustini, le manette e le palle magiche, nella sua stanza dei giochi ci fosse per caso un pigiama col buco.

No, vero?

Che dilettante!

Chiaramente, s’intende che il buco non è certo quello che mi ritrovo io nel mio pigiamino rosa confetto o nei leggings comprati due anni fa da Tezenis e ormai consumati. Trattasi di foro importante praticato artigianalmente in corrispondenza di voi-avete-capito-benissimo-dove.

Sembra che questo espediente fosse stato ideato da quel furbacchione in tarda età, in modo da poter soddisfare le sue voglie senza il fastidio e l’umiliazione di doversi spogliare ed esibire il fisico ormai non più tonico.

Della serie: pronto all’uso. Cucù, oh guarda, c’ho il pigiama bucato, ma che incredibile disattenzione. Quasi quasi lo porto a riparar…ma anche no, in effetti.

Vecchia volpe!

Ci tengo a precisare che D’Annunzio coltivava inoltre una specie di culto per il suo sublime membro, tanto da affibbiargli modesti nomignoli quali:

Il perno del mondo

Il Gonfalon selvaggio

La catapulta perpetua

Va beh. Ogni commento è superfluo. Senza dubbio Gabriele non difettava di autostima.

Comunque, mi prendo dieci minuti buoni per ridere su Gonfalon selvaggio, esprimere il desiderio di conoscere un uomo così coraggioso da affibbiare altisonanti soprannomi al suo cazzo e prenderlo per il culo a vita.

Aneddoti ce ne sarebbero anche altri, potrei continuare per almeno una settimana, perché ragazzi, “la catapulta perpetua” non si fermava mai un attimo…non si chiamava perpetua a caso.

Vorrei però congedarmi ricordando una delle poche donne che è riuscita a non farsi soggiogare dal “perno del mondo” e a fregarsene delle catapulte: Luisa Casati Stampa, nobile marchesa che venne bersagliata da un numero impressionante di lettere provenienti dal Gonfalon selvaggio, epistole ardenti e traboccanti di suino impeto. La fonte di questa notizia la potete trovare sul sito:

http://www.blogtaormina.it/

Tantissima stima e rispetto per questa gran ragazza che reagì alla dannunziana logorrea friendzonando il sommo Vate e dichiarando le testuali parole che seguono:

“Ho visto una specie di nano disgustoso che voleva ghermirmi e l’ho cacciato”

Bene. Da Gonfalone selvaggio a nano disgustoso c’è un bel salto di qualità, vero?

Luisa for president.

Qui vi abbandono! Abbiamo riso e ironizzato un pochino, ma scherzi a parte io mi sveno per Gabriele D’Annunzio (come artista, intendo), e vi lascio con uno dei suoi versi più celebri:

Piove sulle nostre mani
ignude,
sui nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
m’illuse, che oggi t’illude,
o Ermione
(Alcyone, La pioggia nel pineto)

 

 

 

 

 

 

6 pensieri su “50 sfumature di Gabriele D’Annunzio (la sapevate quella del pigiama col buco?)

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