Lezioni di stile: le ragazze di Cagliari e la leggings-dipendenza

Ormai l’estate è alle porte!

Sì, ma ditemi chi cazzo le deve aprire queste porte perché io ho freddo.

Per la cronaca sto ancora dormendo col pigiama (non quello col buco come usava il sommo Vate Gabriele D’Annunzio), il piumone, la copertina in pile e in casi estremi pure la borsa dell’acqua calda, ma siamo a metà maggio e l’estate è alle porte.

Mmmmmmm.

Va beh, cambiamo argomento.

Pronte per la prova costume, ragazze?

Sto scherzando, io faccio solo domande intelligenti (tipo “Cos’hai mangiato a pranzo?”), fanculo la prova costume. Pensiamo piuttosto a riesumare dall’armadio i cadaveri dei nostri indumenti estivi, guardarli con perplessità, nel mio caso notare che, come SEMPRE, continuo inesorabilmente ad acquistare roba grigia, nera o a strisce e controllare l’estratto conto per vedere se un po’ di shopping sarà fattibile.

Stamattina riflettevo appunto su questo: dato che non mi è ancora venuta voglia di tagliarmi i capelli o prendere un gatto, tanto vale che compri qualche vestito nuovo per l’estate. Avrei appunto bisogno di alcuni consigli di stile, ma di certo non andrò a visionare la pagina Instagram di Chiara Ferragni (anche perché tanto le cose che mette lei stanno bene solo a lei, a quelle magre come lei o a quelle maledette che c’hanno il metabolismo veloce e dicono che bruciano)…e poi, sarei una pazza a fidarmi dei suggerimenti di una celebre fashion blogger o imprenditrice digitale o quel cazzo che è, dato che abito a Cagliari e le ragazze di Cagliari sono delle fashioniste nate.

Ho detto fashioniste?

Mi son persa una S, scusate, volevo dire S-fashioniste.

Ebbene sì, dovete sapere che le cittadine cagliaritane, e mi riferisco alle più “gggiovani”, ovvero alla fascia di età compresa tra i 18 e i 26 anni circa, negli ultimi anni sono diventate le porta-bandiera di alcune abitudini stilistiche che davvero, se Coco Chanel risorgesse verrebbe qua a bestemmiare in sanscrito.

Vediamole insieme nel dettaglio.

La leggings-dipendenza

Quand’ero “gggiovane” io si chiamavano fuseaux e si usavano con le ghette. E già. Come quelle di Paperon De’ Paperoni.

Che cosa devastante.

Negli ultimi, boh, dieci anni? I leggings si sono impadroniti dei nostri armadi, anzi, hanno creato una vera e propria fashion-dittatura. Leggings ovunque: neri, grigi, a fiori, in lattice, in pelle, a pois, a strisce, a rombi e ho visto pure quelli effetto vedo-non-vedo con gli inserti in fibra 20 denari in corrispondenza delle cosce o della zona circostante il ginocchio che se il ginocchio non è esattamente tonico ciaone.

Comunque.

Io non sono una tipa fashion, lo ripeto spesso, ma non sono nemmeno cretina, e non mi serve leggere Vogue per sapere che i leggings non equivalgono ai jeans.

E quindi.

E quindi non li puoi usare con la maglietta sexy che si blocca poco sopra l’ombelico, anche se sei alta un metro e ottanta e pesi 55 chili, soprattutto considerando il fatto che i leggings (tranne quelli invernali) sono TRASPARENTI.

In altre parole, tutti vedono il tuo culo, e aguzzando la vista potrebbero scorgere anche quella simpatica cellulite morbidamente adagiata sui tuoi glutei.

Ora, a Cagliari ci sono ragazze bellissime e con fisici talmente perfetti che a volte penso abbiano cominciato a fare tapis roulant a due anni mezzo, quando il mio unico pensiero era mangiare e dormire, in quest’ordine…in effetti anche adesso non è che le mie priorità siano cambiate tanto. E insomma, non dico di non mostrare il fondoschiena, anzi, ma…un bel paio di jeans fascianti?

No. I leggings trasparenti possibilmente con perizoma in vista e il top/reggiseno sovra-ombelicale.

Poi magari così abbigliate le becchi su Instagram in modalità selfie-bocca-a-culo-di-gallina e sotto l’hashtag #elegance.

Elegance?

Ma di che cosa?

Boh.

Io persevero nell’utilizzare i leggings come pigiama, voi #fatecomevolete.

La shorts-dipendenza

Provate a venire a Cagliari d’estate e a farvi una passeggiatina lungo via Manno/via Garibaldi: vedrete che sentirete aleggiare nell’aria almeno per venticinque volte di seguito la medesima eco:

“Ma come fa sua madre a farla uscire vestita così?”

Frase che, per intenderci, io penso ogni anno almeno 300 volte al giorno a partire dal 1 giugno fino ad arrivare al 30 settembre, e non perché sia puritana, ci mancherebbe.

Però, cazzo, quando vedo le ragazze di Cagliari (sempre loro, gnocche da paura e gambe scolpitissime) con addosso gli shorts super-attillati che lasciano fuori mezza chiappa (chiappa bellissima e tonicissima, ma sempre chiappa è) io cioè, boh.

Poi davvero con fastidio ti rendi conto di avere lo stesso atteggiamento degli anziani che ti squadrano dalla testa ai piedi con disappunto e borbottano qualcosa come “Ai miei tempi”. E ti senti incredibilmente vecchia ma d’altronde ai tuoi tempi e pure ai tempi di adesso se mia madre mi vedesse con le mie (poco toniche) natiche al vento credo farebbe qualche osservazione.

Non che ci sia quel pericolo, sia chiaro, è già tanto che vado al mare in costume…del resto il sedere non è proprio uno dei miei punti di forza, ma anche avessi il culo di Jennifer Lopez dubito fortemente che uscirei di casa con delle mutandine in jeans al posto dei pantaloni o di una minigonna, nemmeno se vivessi ancora con i miei e mamma fosse una accanita fan degli shorts.

Poi ognuno si veste come vuole, amen, per quello che m’importa la gente potrebbe uscire anche nuda, questo sia chiaro!

Tuttavia, ancora una volta mi fa sorridere constatare che queste giovani promesse del mondo S-fashion ti piazzino la #picoftheday su Ig con hashtag tipo “streetstyle, #chic, #hautecouture.

Hautecouture?

Beh, l’importante è crederci.

Un ultimo appunto e poi vado a riguardare sconsolata il trionfo grigio/nero/a strisce del mio armadio.

Il modo migliore per documentarsi sulle abitudini stilistiche delle ragazze di Cagliari è stazionare fuori dai licei e osservare la calca giovanile che si forma non appena squilla la campanella che segnala la fine delle lezioni.

Oltre all’impressionante numero di portatrici di leggings, noterete l’altrettanto impressionante numero di borse firmate elegantemente pendenti dalle spalle delle splendide liceali sarde. Non mi fermerò a commentare il fatto che si tratti di borse griffate, magari potessi permettermele. Riflettevo invece su quanto sarebbe stata diversa la medesima scena venticinque anni fa, e sulle condizioni in cui versavo quando io e i miei compagni di classe uscivamo da scuola alle 13.30 in punto.

1996: il disagio. Zaino Invicta dai colori fluorescenti talmente carico di libri che le cuciture laterali erano più tese della zip dei pantaloni di Maurizio Costanzo. Magari era pure giorno di compito in classe e mi stava cadendo il braccio con il quale tentavo di reggere quel cazzo di vocabolario di greco. Scodella tricologica in testa (era il periodo che credevo il taglio alla Fantaghirò mi donasse, abbiate pietà), fuseaux con le ghette, occhiali da vista rotondi, giubbotto da paninara.

2018: Fashion-week di Milano? Ah no, ingresso di un liceo di Cagliari. Strafighe con capelli tipo pubblicità Pantene, trucco e parrucco perfetto, Ray Ban a specchio, cappottino sagomato e maxi bag Michael Kors con dentro cipria, rossetto e le chiavi dello scooter.

Mica libri.

Va beh, le “lezioni di stile” terminano qui. Qualsiasi commento sarà ben accetto, specialmente quelli della amiche blogger che di moda ne capiscono parecchio più di me…non che ci voglia molto.

Vi lascio con questa perla di Franca Sozzani che spiega in maniera limpida quello che io penso dell’eleganza:

Tutte le donne aspirano ad essere eleganti e, senza capire il vero senso di questo termine, comprano, in una vita, tonnellate di abiti, borse, scarpe. Poi arriva a una cena una donna con un pantalone nero da smoking e una camicia di seta bianca, un classico perfetto, e la noti. È elegante, il suo incedere quasi regale. È chiaramente una donna speciale, elegante, e non si può dire che sia l’abito a renderla tale. È lei.

Capito? Ci mettiamo tutte in ghingheri e poi alla festa arriva la Charlize Theron di turno con la camicia bianca e il pantalone nero che in confronto noi, col nostro outfit scelto in tre quarti d’ora di paranoie davanti all’armadio, sembriamo delle straccione. E magari nemmeno si fa la foto per Instagram.

Chapeau.

 

 

 

 

 

10 pensieri su “Lezioni di stile: le ragazze di Cagliari e la leggings-dipendenza

  1. Sottoscrivo in pieno quello che hai scritto e aggiungerei che anche il lato A di chi indossa i leggins starebbe meglio coperto. Con un jeans o un pantalone strech si otterrebbe un effetto di gran lunga migliore senza scadere nella volgarità.

    PS: sono anziana 😊

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  2. Quanto mi stanno sulle palle quei discorsi Sozzani style. Un po’ come dire, puoi anche andare a giro vestita di stracci, tanto se non sei elegante dentro sono sforzi sprecati.
    Ed io elegante dentro non sono…
    Forse farei meglio a mettermi legging trasparenti anche io, e addio!

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  3. Si sa che io non sono una donna fashion,ma sottoscrivo ciò che hai detto e non.mi.soffermo sulle differenze anni 90/oggi perché noi che siamo sopravvissuti agli anni 80 non.ci ammazza più nulla ma abbiamo talmente tante foto da nascondere che…per fortuna non c’erano i social se no chi ce l’avrebbe più una reputazione😂😂😂

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  4. Mi fai sempre morire dal ridere! Comunque la penso esattamente come te sui leggins. Mi piacerebbe stampare questo articolo su una maglietta e andarci in giro per far sapere a tutto il mondo come la penso 😂 anche perchè più le ragazze sono rotondette e più hanno tendenza ad indossarli (magari abbinati a delle sexissime ballerine)!

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