Rodolfo Valentino, un autentico sciupafemmine. Ah no, era gay.

La solita vecchia storia.

Cammini per strada tutta tranquilla pensando a questioni di vitale importanza, tipo cosa mangiare a pranzo o a cena o a pranzo e a cena, quando improvvisamente la tua attenzione viene catturata dallo sguardo fatale e magnetico di un uomo bellissimo, un vero macho, uno strafigo da copertina.

Poi, aguzzando la vista, ti rendi conto che non è solo.

Passeggia mano nella mano con un altro strafigo spaziale.

Bentornata nella dura realtà, amica mia: l’uomo dei tuoi sogni è gay, e puoi benissimo ricominciare a pensare a cosa mangiare per pranzo o per cena o per pranzo e per cena. Nell’intervallo anche uno spritz non sarebbe una cattiva idea.

Per non parlare poi di tutti quei sex symbol da panico che hanno fatto outing lasciandoci completamente esterrefatte: ma voi vi ricordate per esempio quanto cavolo era sexy Ricky Martin con tutti quegli ancheggiamenti e le limonate sinuose insieme a Nina Moric?

Quindi dal nulla ce lo siamo ritrovate immortalato sulle riviste al mare, bello abbronzato con tanto di boyfriend e pargoli al seguito.

Ricky Martin. Quello che trasudava testosterone da tutti i pori.

Gay.

Che cazzo di ingiustizia.

Che mondo crudele.

E Rodolfo Valentino?

Ok, in effetti ho fatto un salto nel tempo abbastanza importante, e nonostante i miei 38 anni mi paiano un’enormità, persino io sono troppo giovane per poter affermare di aver assistito alla luminosa e fulminea carriera di questo astro del cinema.

Però, dai, Rodolfo Valentino lo conosciamo tutti, tutti abbiamo sentito parlare di lui almeno una volta nella vita o se non altro ci è arrivata qualche voce, qualche notizia random, qualche post idiota di Facebook sul fascino maschile o roba del genere.

Devo ammettere che, quando mi capitava di sentire il nome di questo attore, avevo difficoltà a visualizzarlo, ma nello stesso tempo non mettevo in dubbio il fatto che fosse bellissimo. Così, sulla fiducia.

In seguito, avendo deciso di scrivere un post su di lui, ho ricercato un po’ di immagini, e boh, sarà che io sono una fan degli uomini barbuti, ma al vedere questo tizio tutto impomatato, liscio liscio, con quelle orecchie da elfo malefico e quegli occhi strani mi sono detta:

“Boh. Tanto chiasso per ‘sta specie di Dracula anemico.”

Rodolfo-Valentino-un-autentico-sciupafemmine
Immagine tratta da Pinterest

Tuttavia, foto dopo foto, scorri che ti scorri, alla fine quegli occhi strani hanno acquisito un loro perché…certo, caro Valentino, con la barba avresti guadagnato parecchi punti, almeno per quanto mi riguarda, ma va beh, de gustibus non sputazzandum est, come diceva la mia professoressa di latino al liceo. In ogni caso, via, promosso con un bel 9. Diciamo che posso intuire il motivo per il quale il pubblico, quello femminile specialmente, si svenasse per lui.

Soprattutto posso intuire le ragioni della sua fama di grande latin lover.

Intanto, spulciando qua e là, ho scoperto alcune interessanti chicche sulla vita del nostro affascinante maschione.

Valentino nasce a Castellaneta in Puglia nel 1895, e il suo vero nome è Rodolfo Pietro Filiberto Raffaello Guglielmi.

Ehhhhhhhh.

Mi sono stancata solo a scriverli tutti ‘sti nomi. M’immagino questo disgraziato a firmare i documenti o a fare il biglietto per un volo Ryan Air.

Che disagio.

Io mi chiamo Francesca e basta. Improvvisamente mi sento una poveraccia…ah si, giusto, SONO una poveraccia, e non ho nemmeno un secondo nome.

Va beh.

Durante gli anni del collegio il povero Rodolfo Pietro eccetera eccetera viene pure preso per il culo per via delle orecchie a punta ed è considerato “bruttarello”.

Bruttarello!

Beh, il “bruttarello” ne fa parecchia di strada. Prima parte per Parigi, dove secondo la biografia di Wikipedia, “affina le sue doti di ballerino”. Dopo aver scialacquato un bel po’ di denaro, torna in Puglia, rimpingua il portafogli e riparte per New York, città nella quale approda nel dicembre del 1913.

Qui si barcamena come può e si accontenta di lavoretti di diverso genere, finché non arriva la svolta: comincia infatti a lavorare come taxi dancer, una sorta di ballerino a noleggio, diciamo così. In seguito si trasferisce a San Francisco e in breve tempo approda a Hollywood, dove arriva il successo planetario.

Diventa un divo, un attore ricercatissimo, una star a livello nazionale. Film su film e donne su donne alimentano il mito di un uomo considerato all’epoca un sex symbol e un’icona di stile senza paragoni. Due i matrimoni registrati: il primo con una certa Jean Acker, durato la bellezza di 24 ore e a quanto pare mai consumato; il secondo con la ballerina e costumista Natacha Rambova, unione un pelino più lunga della precedente…si dice comunque che entrambe le donne fossero in realtà lesbiche.

Non a caso le voci sulla presunta omosessualità di Valentino ben presto si diffondono e un giornalista del Chicago Herald gli affibbia addirittura il soprannome di “piumino per cipria rosa”.

Insomma, i pettegolezzi si sprecano, ma la certezza sui gusti sessuali dell’attore arriva con la pubblicazione postuma del suo diario segreto (anche se sussistono dubbi sulla sua autenticità). In esso vengono raccontati episodi, come dire, inequivocabili, tra i quali uno dove si descrive un ameno incontro a Parigi con un misterioso giovanotto:

(…) Un bellissimo ragazzo mi segue da un quarto d’ora e finalmente mi ferma davanti all’Opera. (…) Mi sono recato a casa sua e mi ha baciato con frenesia già sulle scale (…) Io ero come scatenato (…) Abbiamo fatto l’amore come due tigri fino all’alba. (…) 

Ammazza oh. Che passione.

A me ‘ste cose non capitano mai.

Va beh, in effetti se venissi seguita da uno sconosciuto per un quarto d’ora chiamerei la polizia, altro che fare l’amore “come due tigri fino all’alba”.

Direi comunque che la metafora animalesca è calzante, e rende bene l’idea sulle tendenze del buon Rodolfo.

Com’è giusto che sia e nonostante le cattiverie e le stronzate da salotto, il mito di Valentino non crollò mai, tant’è vero che al suo funerale, nel 1926 (morì a soli 31 anni per una peritonite), si verificarono scene da panico, roba che in confronto le ragazzine urlanti ai concerti dei Take That o dei Backstreet Boys sembrano dei monaci tibetani.

Cento feriti, la vetrata della camera mortuaria sfondata, ripeto, SFONDATA per eccesso di folla umana, un corteo funebre talmente lungo che riuscirono a smaltirlo solo in due giorni, una trentina di suicidi (probabilmente non tutti dovuti alla dipartita dell’attore ma guarda un po’, trenta persone che si tolgono la vita proprio quel giorno…coincidenza? Io non credo, direbbe quel tipo mascherato di Mistero) e talmente tanti fiori che pulire la città in seguito fu una bella rogna.

Gay o no, che importa?

Bello era bello ed era pure bravo.

Però, da etero io vi dico: la Nutella fa ingrassare, siamo a maggio e c’è un tempo di merda e i ragazzi più interessanti/fighi o sono impegnati o sono gay, irrimediabilmente gay, e le tue tette nulla possono contro questa dura verità.

Oppure non ti calcolano, ma va beh, chi non ti ama non ti merita, giusto?

Seeeeeee, infatti.

Vi lascio con la celebre scena del tango di Rodolfo, tratta dal film “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”: vi invito ad ammirare la leggiadria dell’attore ma soprattutto lo stridente contrasto tra l’eleganza dei suoi movimenti e le inquadrature dei brutti ceffi sdentati e completamente ubriachi che assistono allo spettacolo…cioè, ma che razza di bettola era?

Va beh, dettagli!

Sigla!

 

 

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