La micidiale pesantezza di Ugo Foscolo e delle ultime lettere di Jacopo Ortis

Da’ colli Euganei, 11 Ottobre 1797

Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia.

Vi siete svegliati di buonumore stamattina?

Tiè, beccatevi una sana dose di catastrofismo e disperazione.

Lo avete riconosciuto?

No, non è quel burlone di Giacomo Leopardi, anche se a livello di sfiga e infelicità cosmica direi che ci siamo. Trattasi invece dell’incipit de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, il romanzo epistolare di Ugo Foscolo, un altro esponente della letteratura italiana che in quanto ad allegria poteva tranquillamente gareggiare con Leopardi, Verga e Tasso messi insieme.

La storia è caratterizzata da un fatale, tragico miscuglio di amore e politica, ma a noi, che ve lo dico a fare, interessa più che altro l’inciucio romantico presente all’interno dell’opera. Però, giusto per completezza e per rinfrescarvi la memoria, vi ricordo che il protagonista del libro, appunto Jacopo Ortis, verso la fine del Settecento si rifugia nei colli Euganei, in Veneto, per superare una delusione…

Amorosa?

No-no.

Un lutto?

Macché.

Non ci arrivate proprio, vero?

Beh, OVVIAMENTE il “forzato esilio” è dovuto ad un cocente disappunto derivato da questioni di politica estera. Cioè, roba seria, altro che cuori infranti e quisquilie di questo genere.

Il giovane Jacopo è piuttosto incazzato per il fatto che un certo Napoleone (quello del cavallo bianco, giusto?) prima ha illuso gli italiani promettendo invano di creare un unico stato e un’unica grande famiglia, poi quatto quatto cede alcuni territori dell’allora repubblica di Venezia all’Austria. Il tutto viene sancito dal trattato di Campoformio, ma lo conosciamo tutti, no?

Campo-cosa?

Booooooooooh.

Come ho preannunciato poc’anzi, Jacopo è un tipo assai sensibile, e non prende bene la notizia:

 Aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere (…) le ossa mie fredde dormiranno sotto quel boschetto alloramai ricco e ombroso”

Oddiosanto-la-micidiale-pesantezza.

Però l’avverbio “alloramai” mi mancava, potrei cominciare ad inserirlo durante le  dotte conversazioni con la mia cazzo di lavatrice che non ha ancora capito l’importanza della centrifuga.

Comunque.

Jacopo quindi, devastato da questo Campoformio, si ritira in campagna, e qui dà inizio alla corrispondenza con l’amico Lorenzo, raccontandogli le sue giornate ricche di eventi ed entusiasmo.

Infatti passa il tempo in completa solitudine, leggendo Plutarco.

Plutarco.

E va beh.

Tra una edificante lettura e l’altra, Jacopo riesce ad uscire dal suo guscio e comincia a frequentare la casa del signor T. e delle di lui figlie: Isabellina e Teresa. Quest’ultima è fidanzata con un tale di nome Odoardo, e guarda caso il nostro eroe si prende una bella cotta proprio per lei, Teresa, la sorella impegnata…beh, l’altra in effetti è minorenne, c’è poco da fare.

Inoltre le storie d’amore lineari non esistono, non interessano a nessuno e si sa, la felicità in letteratura è quanto di più palloso possa esistere (vedi il Paradiso nella Divina Commedia di Dante).

Per Jacopo è un autentico colpo di fulmine, e lo si desume facilmente da ciò che scrive a Lorenzo in merito al primo incontro:

La ho veduta, o Lorenzo, la divina fanciulla; e te ne ringrazio.

Mamma mia oh. Divina fanciulla addirittura.

D’ora in poi voglio essere chiamata così anch’io, che cazzo.

Insieme alla passione per la ragazza, Jacopo matura ben presto anche una leggera antipatia per il signor di lei fidanzato, Odoardo appunto (che già solo per il nome sarebbe stato sulle palle anche a me):

quella faccia magistrale non animata mai né dal sorriso dell’allegria, né dal dolce silenzio della pietà…

Mmmmmmmmmmmmm.

Ha parlato il principe della risata.

Ma del resto:

Odoardo sa di musica; giuoca bene a scacchi; mangia, legge, dorme, passeggia, e tutto con l’oriuolo (=strumento per misurare l’ora) alla mano; e non parla con enfasi se non per magnificare tuttavia la sua ricca e scelta biblioteca.

Uno sborone, insomma, e pure logorroico.

Un bel giorno d’autunno, durante una amena passeggiata in mezzo ai boschi, Teresa tra le lacrime rivela a Jacopo che il suo fidanzamento con l’abile “giuocatore di scacchi” in realtà è stato combinato dal signor T. per fronteggiare delle notevoli difficoltà finanziarie.

Il giovane, in seguito a questa confessione, si gasa moltissimo, forse un pelino troppo:

O angelo! Sì, si! Potessi io piangere per sempre, e rasciugare così le tue lagrime! Questa mia misera vita è tua, tutta: io te la consacro; e la consacro alla tua felicità!

Ehhhhhhhhhhh.

Se si fosse spogliata e gli avesse detto “Prendimi, sono tua” allora come minimo gli sarebbe venuto un infarto.

A un certo punto l’idillio si interrompe, perché Jacopo decide di recarsi per qualche mese a Padova. Lontano dai colli Euganei e dalla divina fanciulla si diverte un casino….

Naaaaaaaaaaaaaa.

Depresso come pochi, e pure sociopatico. Infatti scrive a Lorenzo:

Il genere umano è questo branco di ciechi che tu vedi urtarsi, spingersi, battersi e incontrare o strascinarsi dietro la inesorabile fatalità.

Toh, guarda, la stessa identica cosa che penso io quando salgo sull’autobus pieno di gente ad agosto e sento puzza di ascella.

Insoddisfatto e deluso dalla movida padovana, Jacopo ritorna da Teresa, approfittando dell’assenza di Odoardo che è via per certi affari. I due giovani riprendono la frequentazione e, come dire, se la spassano alla grande: fanno lunghe passeggiate bucoliche, lei fissa panorami dalla finestra e lui fissa lei che fissa i panorami, giuocano a scacchi e insomma, Jacopo pende dalle sue labbra…tant’è che quando la ragazza gli propone di studiare insieme un po’ di botanica (già, non sto scherzando, botanica), questo impazzisce e raccatta sui monti tutte le piante possibili e immaginabili.

Ah, l’amourrrr.

Una sera la sorprende morbidamente stesa sul sofa, addormentata con un mazzetto di mammole sul seno. Gli viene un attacco d’ansia da guinness dei primati:

Io respirava gli aneliti della sua bocca socchiusa – io stava per succhiare tutta la voluttà di quelle labbra celesti – un suo bacio! (…) ma allora allora io la ho sentita sospirare fra il sonno: mi sono arretrato.

Niente.

‘Sto Jacopo proprio non-ce-la-può-fare.

Minimo quella stava facendo finta di dormire per vedere se una buona volta il disgraziato si dava una mossa, cioè, si era addirittura poggiata il mazzetto di mammole tattico sul seno…

Nisba. Va beh.

Tuttavia, e finalmente, dopo tremila passeggiate in mezzo alla natura e contemplazioni varie, Jacopo ci stupisce:

(…) la mia bocca è rugiadosa d’un suo bacio e le mie guance sono state inondate dalle lagrime di Teresa (…) Sì, ho baciato Teresa (…) e le sue labbra umide, socchiuse, mormoravano sulle mie (…) ad un tratto mi si è staccata dal seno quasi atterrita: chiamò sua sorella e s’alzò correndole incontro.

Ahhhhhhhhhhhhhhhh.

E bravo Jacopone, era anche ora comunque.

Chiaro, poi lei è scappata, ma si sa, fa parte del giuoco della seduzione, no? Del resto, in seguito a questo bacio super-passionale, il ragazzo si lascia prendere un po’ troppo dall’entusiasmo::

Dopo quel bacio io son fatto divino.

Ehmmmm. Non per fare la guastafeste, ma caro mio, frena. Mi risulta che sia ancora fidanzata e sì, ti ha baciato, ma sai che c’è?

C’è-che-non-vuol-dire-un-cazzo, benvenuto nel mondo reale.

Difatti, dopo quel tenero episodio, Teresa comincia ad evitarlo come la peste, e se per caso lo incontra si limita a guardarlo con occhi arrossati di pianto e quasi arrabbiati, della serie: “Guarda come mi hai ridotta”. Il nostro eroe per poco non diventa scemo, già era depresso in condizioni normali, figuriamoci dopo una roba del genere.

Per rendere il tutto ancora più tragico, Odoardo ritorna dalla sua trasferta di affari, quindi fine della cuccagna. L’ultima lettera che Jacopo scrive a Lorenzo termina con la frase seguente:

Ahi, sciagurato! Mi percuoto la fronte e bestemmio – partirò.

Fortunatamente il vero amore vince su ogni avversità…ah no, cazzate.

La vicenda si conclude in maniera funestissima. In pratica Jacopo soffre come un dannato, deperisce e si dispera. Infine parte, vagabonda per un po’ tra Milano, Bologna, Piacenza e Nizza, finché non giunge la notizia bomba: Teresa e Odoardo si sono sposati.

OH-MER-DA.

Uno sportivo come Jacopo non può che incassare la lieta novella, rosicare come un pazzo e andare avanti:

L’idea della morte dileguava la mia tristezza, ed io sorrideva per la speranza di non vivere più.

Oooooooook. Direi che l’ha presa un po’ male.

Poi però reagisce…ah no. Nada. Il poveretto non regge e, dopo aver scritto a mezzo mondo lettere in cui annuncia le sue infauste intenzioni, si pianta un pugnale sul cuore e muore.

Romeo e Giulietta in confronto sembra una barzelletta.

Bene, buonumore a gogo e direi di salutarci perché mi sento un tantino appesantita, e non per il plum cake che ho mangiato a colazione.

Vi lascio con una frase illuminante del buon Foscolo che, micidiale pesantezza a parte, ovviamente adoro:

“Io non odio persona alcuna, ma vi son uomini ch’io ho bisogno di vedere soltanto da lontano.” 

Ugo, mi hai tolto le parole di bocca!

Saluti!

 

 

 

 

 

 

 

 

9 pensieri su “La micidiale pesantezza di Ugo Foscolo e delle ultime lettere di Jacopo Ortis

  1. Io ho adorato quel romanzo e lo adoro ancora oggi. Non tanto per la vicenda amorosa, che è solo la trama di contorno ma per il senso storico che Foscolo si porta dietro. E’ stato (assieme a un altro scritto di Foscolo che, solitamente, non viene nemmeno accennato al Liceo) l’argomento di uno dei miei monografici all’Uni. Il tuo post mi fa un sacco sorridere, però, e ti ringrazio per averlo scritto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.