Heidi (una che di sicuro non pativa il freddo) e la medicina alternativa.

Heidi Heidiii

ti sorridono i monti

Heidi Heidiii

Le caprette ti fanno ciao

Acci

Picchia

Qui c’è un mondo fantastico

Heidi Heidiiii

Candido come te

Bella la montagna eh?

Aria fresca, monti che sorridono, caprette che fanno ciao, paraplegici che miracolosamente guariscono

Che aspettiamo a lasciare la città?

Questo più o meno era quello che pensavamo tutti quando da piccoli guardavamo Heidi e cercavamo di capire come cazzo fosse possibile che le caprette facessero ciao, ancora troppo poco maliziosi per ipotizzare l’utilizzo di qualche strana sostanza tipo il talco di Pollon.

Ma la cosa più strabiliante di questo cartone animato (oltre al fatto che, come vedremo meglio più avanti, dalla paraplegia si può guarire semplicemente regalandosi una bella settimana bianca) è che questa Heidi era una specie di Wonder Woman, una ragazzetta alta forse 30 centimetri che girava lungo le Alpi Svizzere con addosso due stracci e possibilmente a piedi nudi, nonostante le temperature non certo estive. Tutto questo senza ammalarsi mai: mai una febbriciattola, un mal di gola, un cazzo di raffreddore.

Per non parlare del suo migliore amico, Peter: una sorta di cavernicolo in erba che beveva il latte delle capre direttamente dalle mammelle e che a 12 anni gestiva il pascolo di mezza montagna, facendosi il culo dalla mattina alla sera e all’occorrenza malmenando le caprette più ribelli. Insomma, sfruttamento minorile e maltrattamenti verso gli animali, una roba diseducativa al massimo, ma del resto noi figli degli anni 80 eravamo super corazzati e abituati ad ogni genere di violenza (vedi l’Uomo Tigre o l’allenatore Daimon di Mila e Shiro).

Bene, procediamo con ordine.

La povera Heidi, rimasta orfana, vive sotto la tutela della zia Dete. Quando quest’ultima trova lavoro a Francoforte, decide di scaricare la nipotina al caro nonnino che vive relegato nel paesino sperduto di Dorfli, in Svizzera. Il suddetto nonnino assomiglia parecchio a Babbo Natale, solo un pelino meno socievole: infatti non ha praticamente rapporti con nessuno dei suoi “vicini di casa” e tutto il suo tempo lo impiega intagliando il legno e producendo formaggio.

Una vita entusiasmante, insomma, super-adatta ad una bambina di 5 anni.

Tuttavia, come dicevamo poc’anzi, Heidi è una bimba un po’ fuori dalle righe, tant’è vero che non appena arriva in montagna va in brodo di giuggiole.

Ogni cosa le sembra fantastica: i monti, i prati, le caprette appunto, pure il nonnetto che non è che proprio le faccia le feste, per non dire che ha i coglioni girati a mille.

Comunque.

La piccola Heidi non si lascia intimorire ed entra nella casetta del vecchio, che è una specie di tugurio con un tavolo, una sedia, un letto ed un armadio/sgabuzzino dove insieme ai vestiti giacciono anche tazze, teiere e qualche forma di formaggio.

Chissà che buon odore i vestiti del vecchio.

Fanculo l’ammorbidente, meglio il Grana Padano, no?

La bambina nel frattempo si denuda e rimane con addosso una semplice e striminzita canottierina bianca, zero scarpe e calze non pervenute. Il nonno giustamente le chiede:

Ma i vestiti?

Risposta:

A me danno fastidio i vestiti quando salto!

Detto ciò, si mette carponi e comincia a saltellare urlando “Beeeee, beee, beeee”.

Raccapricciante.

Non l’aveva nemmeno ipnotizzata Giucas Casella, quindi boh.

Il vecchio si limita a trovarla buffa, dopodiché le mostra quella che sarà la sua camera da letto: un soppalco sommerso da gigantesche balle di fieno. La bimba ovviamente lo trova meraviglioso, ed esprime il desiderio di dormire sprofondata proprio sul fieno, che a quanto afferma è profumatissimo.

E fin qui, cioè, questa ragazzina vede le caprette che fanno ciao, saltella e bela come le pecore, dice che il fieno profuma (magari è vero, io non l’ho mai odorato in effetti)…fossi stata nel nonno mi sarei posta qualche domanda, ma va beh.

Da qui ha inizio la vita di Heidi sui monti, una vita incentrata sul dolce fare un cazzo: passeggiare, giocare con le caprette e col cane del nonno, Nebbia (un San Bernardo con la vitalità di una tartaruga), aiutare il vecchio a fare il formaggio e a volte spalare la neve (sempre mezzo nuda perché a ‘sto punto credo che Heidi fosse un nuovo eroe della Marvel, un Avenger o cose del genere).

Nel mezzo di tutte queste attività didattiche trova anche il tempo di fare amicizia con Peter, il ragazzino di cui parlavamo prima, con il quale nasce un bel rapporto…anche se Heidi disapprova i maltrattamenti sugli animali e difatti i litigi tra i due per questo e altri motivi si sprecano. Ma non è che Peter poi smetta, continua a fare il cazzo che vuole.

Il bucolico idillio viene interrotto dal ritorno della zia Dete, la quale decide di riprendere Heidi e portarla a Francoforte presso la ricca famiglia Seseman. La piccola conosce così quella che diventerà la sua migliore amica: Clara, una ragazza di tredici anni costretta su una sedia a rotelle. Insieme a lei c’è anche l’adorabile signorina Rottermeier, una zitellona acida e arcigna che tratta Heidi come se fosse l’ultima delle barbone e la soprannomina affettuosamente “montanara”.

C’è da dire che la bambina non era certo un capolavoro di bon ton, non sapeva nemmeno usare una forchetta, però dai, era abituata a dormire in una specie di stalla e a rotolarsi sui monti con le caprette. Un po’ di pazienza, che cavolo.

Nonostante l’amicizia con Clara Heidi soffre terribilmente per la mancanza del nonno, di Peter e delle sue montagne, quindi finalmente si ammala.

Anni e anni passati sulle Alpi vestita di stracci e nemmeno una polmonite.

Va a Francoforte in una villa extra-lusso con riscaldamento e si ammala.

Morbillo? Varicella? Scarlattina?

Naaaaaa.

Responso del medico: nostalgia.

Nemmeno Dottor House ci sarebbe arrivato.

Così la bambina viene rimandata in Svizzera, e finalmente può denudarsi e riabbracciare le montagne, le caprette, Nebbia, Peter e ovviamente il nonno.

La neonata amicizia con Clara tuttavia non si interrompe, e dopo qualche tempo la ragazza, debitamente accompagnata dalla Rottermeier, va in montagna a trovare Heidi.

E qui succede il fattaccio.

In pratica quel cavernicolo di Peter si ingelosisce della sintonia tra le due e pensa bene di sfogare la rabbia, udite udite, rubando la sedia a rotelle di Clara e lanciandola da una rupe.

Già mi stava sul cazzo perché picchiava le caprette. Pure psicopatico.

Va beh.

Gli psicopatici, si sa, sono anche molto furbi e intelligenti, quindi Peter si giustifica abilmente dicendo che la carrozzella è caduta per via di alcune raffiche di vento. Tutti gli credono, ma la cosa stupefacente è che in seguito a questo accidente non è che comprano una nuova sedia a Clara.

No-no.

Sai che c’è Clara? Fanculo la sedia a rotelle.

Fai come Lazzaro: alzati e cammina.

E secoli di ricerche, studi di medicina e scienza se ne vanno a puttane perché questa ragazzina ad un certo punto molto candidamente si alza e mette un piede davanti all’altro, così, dal nulla.

Un po’ d’aria fresca, i monti, le caprette, tanto formaggio e addio paraplegia.

Le cose sono due: o Clara voleva riscuotere qualche pensione strategica o era completamente rincoglionita.

Ragazzi, io son senza parole. Mi congedo con il solito riepilogo.

Da Heidi abbiamo imparato che:

  • se le caprette cominciano a farti ciao c’è qualche problema
  • il fieno è profumato
  • perché andare a Lourdes se ci sono le Alpi svizzere?

Saluti, sigla!

 

 

 

 

 

7 pensieri su “Heidi (una che di sicuro non pativa il freddo) e la medicina alternativa.

    1. Altra ultima cosa, “le caprette ti fanno ciao” è una metafora, vuol dire che lei amava ed era amata dagli animali, come se fossero la sua famiglia, la sua casa, una sorta di “saluto” per amore del luogo. Heidi non era matta, semplicemente era una bambina cresciuta libera e fantasiosa (mi ricorda me in questo, e guardacaso quando mi trasferii lontano per gran parte della mia vita da quei luoghi, tutti mi trovavano “strana” o da curare). Inoltre è il testo italiano che dice così, ma è metaforico, non va preso alla lettera.

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  1. Il fieno non profuma, ma ha un particolare odore: penso intendesse dire che ha un odore piacevole… Seconda cosa, ci si può ammalare di depressione, se il luogo in cui stiamo non ci fa stare bene, per Heidi quindi la montagna. Terza cosa, Clara evidentemente era stata sotto effetto di una cosa simile all’effetto Placebo, ovvero il far credere a lei di avere nessuna mobilità motoria agli arti inferiori. Forse non è facile capire la serie se non si è mai vissuti o stato parecchio in quei luoghi, anche da piccoli. Io amo da tutta la vita la montagna e particolarmente l’odore (che pure io chiamo profumo) degli alberi e dell’erba bagnata dopo la pioggia. Io stessa, dopo che mi portavano via dalle vacanze in montagna, mi sentivo “chiusa” e non dormivo, perché desideravo stare di notte a visitare i boschi (e vedere la Luna da lì). Sarò romantica e sognatrice, ma Heidi appunto era una delle mie protagoniste preferite dei cartoni animati proprio perché mi ci ritrovavo, pure io ho sempre trovati meravigliose le case di legno, posti abbandonati e ruderi. La serie ti insegna a essere amante anche delle piccole cose, della libertà e del credere che si possa comunque guarire se qualcuno crede in te (rapporto Clara-Heidi).

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