Titanic, un film che no, non mi ha fatta piangere.

1997: un anno da ricordare, perché al cinema approdava Titanic, il colossal di James Cameron sulla vicenda che ha come protagonista il disastro della nave più sfigata in assoluto, seconda solo a quella di Schettino.

Il film fece storia, in tutti i sensi: 14 candidature all’Oscar, 11 statuette vinte e record  di incassi (ma in pole position c’è Avatar: altra pellicola, stesso regista). I personaggi principali della storia sono Rose e Jack, interpretati rispettivamente dagli allora semi-conosciuti Kate Winslet e Leonardo Di Caprio, che da quel dì in poi divennero stra-famosi…e per fortuna recitarono in pellicole molto più decenti.

Mi ricordo che all’epoca ero al penultimo anno di liceo e il clamore suscitato dal film era stato talmente esagerato che la scuola aveva organizzato un maxi-tour cinematografico per tutte le classi, in modo da poter assistere a questo spettacolo unico.

Cioè, io facevo il classico, ma un classico con i contro-coglioni, nel senso che ci ammazzavano di compiti, di versioni di greco e latino e di interrogazioni all’ultimo sangue.

Vedere film?

Ehhhh?

Era fuori discussione. Al massimo un documentario sulla rivoluzione industriale con un audio di merda, ed era anche troppo.

Quindi figuratevi che evento poteva rappresentare per noi l’andare al cinema ad assistere ad un filmone come Titanic, commerciale al massimo e dai contenuti tutto sommato abbastanza leggeri, considerando il fatto che tra Cicerone, Omero, Dante e compagnia bella eravamo già parecchio corazzati in fatto di lacrimose vicende, guerre e tragedie varie…una nave che sbatte contro un iceberg provocando migliaia di morti? Bazzecole, cose che capitano. Basta leggere i Malavoglia di Verga: vuoi mica paragonare il naufragio della nave di padron ‘Ntoni a quella di una specie di transatlantico?

Comunque.

Eravamo stati avvisati di portare i fazzoletti, perché pareva che la fine del film fosse causa di fiumi di lacrime, con tanto di singhiozzi e, a seconda della sensibilità, urla e strepiti di autentica disperazione. Va beh, poi io non faccio testo, sono riuscita a piangere anche per una trasmissione di macchine su Dmax, quindi figuriamoci. Però la scorta di Kleenex non l’avevo preparata: da brava approssimativa non ho mai un cazzo di fazzoletto in borsa e non l’avevo nemmeno nell’allora zaino rigorosamente Invicta altrettanto rigorosamente fluorescente.

Va beh, ripercorriamo un attimo la storia di Titanic e vediamo se invece della lacrimuccia vi scappa la risata.

Il film prende il via dalle ricerche di un tizio che vuole recuperare tra i relitti della celebre nave un diamantone azzurro degno di un tesoro reale, denominato il Cuore dell’Oceano: cuore perché è a forma di cuore, oceano perché è azzurro.

Piaciuta la mia spiegazione?

Mi sembrava necessaria.

Frugando qua e là, i sommozzatori ritrovano ‘sto cazzo: l’unica cosa che riemerge è un vecchio disegno di una tipa nuda e cruda con addosso il suddetto diamante. Una nonnetta apprende la notizia in tv e si fa accompagnare subito sul posto, affermando di essere la ragazza del ritratto. Inizialmente e ovviamente i ricercatori pensano sia piena di cazzate, poi però, dopo i dovuti controlli, cominciano a darle retta e, dato che a parte pescare relitti pare non ci sia di meglio da fare nel bel mezzo dell’Atlantico, le chiedono un riassunto dell’accaduto.

Chiamalo riassunto.

La vecchia attacca un racconto che in confronto l’Odissea è un Bignami ma tant’è, per i diamanti questo e altro. Ricorda quindi di essersi imbarcata sul Titanic insieme al fidanzato dell’epoca, Cal, un tizio tanto belloccio quanto spocchioso e, cosa che non guasta, praticamente miliardario. Rose (questo è il nome della ragazza) lo detesta, ma la sua famiglia ha bisogno di soldi per rimettersi in sesto quindi #mainagioia.

Sul Titanic sale anche Jack (un Leonardo Di Caprio ancora troppo giovane per essere sexy ma ha sempre il suo perché), pittore squattrinato dalle belle speranze che s’invaghisce di Rose a prima vista.

Una sera la ragazza, meno entusiasta del solito, decide di mettersi in bilico sulla poppa della nave (non so se sia la poppa, cito Wikipedia, mai capito quale cazzo sia la poppa e quale la prua) e vedere se riesce a cadere, ma arriva prontamente Jack il quale non ha il becco di un quattrino ma in quanto a logorrea non lo batte nessuno. Due paroline piazzate ad arte, un po’ di finta resistenza da parte della giovane, un “Guarda, sai che c’è? C’è che se salti tu salto anch’io” e Rose improvvisamente pensa che d’altronde per il suicidio c’è sempre tempo.

Tra i due nasce una intensa storia d’amore, con tanto di primo bacio su quell’altra parte della nave che non so come si chiama ma è sulla punta…sarà mica la prua? Boh, comunque. Rose si arrampica su questa specie di altura, Jack dietro di lei la abbraccia, arrivano raffiche di vento immagino gelide e la ragazza invece di cercare un maglione sorride e urla tutta contenta: “Sto volandoooooo!”.

E poi scatta la limonata, ma ci sta, bisognava pur scaldarsi in qualche modo.

Nel frattempo Cal, il fidanzato spocchioso, si rende conto delle corna imminenti e regala a Rose il super-diamante, sperando di ingraziarsela e di allontanarla da Jack, ma lei non è certo quel genere di ragazza. La love story infatti procede: i due piccioncini passano alla conoscenza biblica, lui la ritrae tutta ignuda col gioiello addosso e poi

SBAMMMMM! 

Toh-guarda-che-sfiga-un-iceberg-gigantesco-in-mezzo-al-mare. Il Titanic lo prende di striscio ma è abbastanza per scatenare l’inferno. Di lì in poi è tutto un allagarsi continuo, un correre di qua e di là senza una precisa meta, una noia mortale perché ‘sta merda di nave ci mette almeno un’ora e mezza di film per affondare.

Non vi starò a descrivere per filo e per segno tutto quello che succede, anche perché poi non è che succeda granché: come ho detto, tutti corrono, e Rose e Jack corrono di più perché pure inseguiti dallo scagnozzo del fidanzato spocchioso. A un certo punto lei viene messa su una scialuppa ma non ce la può fare a vivere senza il suo nuovo boyfriend, quindi si butta letteralmente di nuovo dentro la nave.

Certo però poteva pensarci prima e lasciare il posto a una stronza qualsiasi single, no?

Ancora corse, strepiti e urla varie, acqua dappertutto finché finalmente il Titanic affonda, e con lei i pochi superstiti rimasti. Jack e Rose nuotano verso un pezzetto di nave galleggiante, provano a salirci entrambi ma il peso è eccessivo, quindi il povero ragazzo si sacrifica e cede il posto alla sua bella.

Non vi starò a ripetere la battuta del “Ma cazzo, non ci stavano tutte e due?” per non essere banale però in effetti cazzo, non ci stavano tutte e due? O si poteva cercare un altro pezzo di nave, che ne so, tanto si era rotta.

No, niente.

I due resistono per un po’, lei gli dichiara il suo amore, lui le piazza un pippone sul non arrendersi mai, essere forti e non farsi piegare dalle difficoltà (e scusa Jack, ma nel mezzo dell’oceano Atlantico, circondati dai relitti di una nave e da migliaia di cadaveri, congelati fino al buco del culo, non è che ci stia molto il predicozzo sulla resilienza, cioè, ma vai a cercare una zattera piuttosto), lei piange poi si addormenta.

Quando si sveglia sono arrivati i soccorsi. Rose si rende conto solo allora che Jack è morto stecchito e versa qualche lacrimuccia, ma dura poco. Due secondi di disperazione e subito la ragazza comincia a svuotarsi i polmoni con un fischietto per richiamare le scialuppe di salvataggio.

Giustamente, checcazzo.

Il film termina con la scena di Rose che, giunta in America, ripesca dalle tasche della giacca il super-diamante e nel contempo la nonnetta (l’anziana Rose) pone fine al suo racconto.

I ricercatori chiaramente domandano:

“Sì, ma il diamante?”

“Il diamante sarà sepolto da qualche parte in fondo all’oceano!”

“Ma vaffanc…ehm, va bene, bel racconto, molto commovente.”

In realtà poi Rose nel cuore della notte va su un altro punto imprecisato della nave (poppa, prua, quel che è), tira fuori il gioiello e lo lancia in acqua con estrema soddisfazione.

Regalarlo ai nipotini no, eh?

Va beh, detto questo, mi congedo dicendovi che io non avevo pianto nemmeno un po’, frastornata da ore e ore di film e da tutta quell’acqua: non ne potevo più. Poi ovvio che qualcuno sarebbe morto, una catastrofe del genere, ci mancherebbe.

Le mie compagne invece avevano versato calde lacrime, i miei compagni probabilmente si erano addormentati al dodicesimo minuto di film mentre sicuramente i professori avevano pensato per tre ore ai cazzi loro in santa pace.

Quindi no, Titanic non mi ha fatta piangere e anzi, non l’ho mai più rivisto se non a spezzoni e già solo quelli mi hanno causato ansia.

Sarà che sono insensibile?

Io vi ho detto la mia, ditemi la vostra e beccatevi in chiusura l’immancabile Celine Dion con “My heart will go on”, indimenticabile colonna sonora del film…se poi vi sentite in vena di gettare diamanti nell’oceano chiamatemi prima, ci penso io a liberarvi dall’onere.

Sigla!

 

 

 

 

 

 

 

15 pensieri su “Titanic, un film che no, non mi ha fatta piangere.

  1. Noooo io mi rifiuto di vederlo ma ho sentito che di questa noia mortale stanno facendo il secondo. Si l’ho visto nel trailer: Titanic 2. Mi e’ venuto il mal di stomaco: a quanto pare faranno resuscitare qualcuno che andra’ a cercare qualcuna in America. I due attori dovranno sforzarsi a suon di cerone di recitare la parte di due ventenni 😂😂😂😂 presto nelle sale dei cinema. Trailer spinsorizzato su Instagram: mica che pensate che “so’ paz'”.

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  2. Avevo visto Titanic con il fidanzatino dell’epoca e avevo passato tutto il film a guardare l’orologio sperando mancasse poco alla fine…
    Riguardo alla storia della porta della gente seria ha fatto delle simulazioni scientifiche (!) e non sarebbero sopravvissuti entrambi.
    Per il diamantazzo me la sono presa anche io, ma ti pare?

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  3. Mi hai fatto ridere stavolta, però a me il film mi ha emozionato (lo vidi pensa verso i diciotto anni) e avrei capito benissimo la reazione di Rose nel “ridare” il gioiello al suo vero posto, ma sarà che sono romantica e sognatrice…

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  4. Quando è uscito questo film ero ancora alle elementari e ricordi servizi su servizi in tv con gente che andava a guardarlo più volte al cinema. Un po’ di tempo dopo, sarà stata anche la giovane età, ricordo che quando finalmente vidi anch’io questo “capolavoro” saltai letteralmente di gioia quando apparve l’iceberg che poneva finalmente fine a quello strazio.
    Seriamente, l’iceberg è il personaggio più bello del film.

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