Il ghosting, l’haunting e tutte le strategie amorose che dovremmo evitare.

Ultimamente, sfogliando le riviste femminili, ho scoperto che sono state coniate diverse denominazioni per definire alcune pratiche in voga tra i cosiddetti “giovani” o Millennials che dir si voglia, finalizzate a corteggiare/scaricare il /la ragazzo/a di turno. Tali denominazioni sono, come dire, very very british, squisitamente inglesi, e secondo il mio parere approssimativo sostituiscono una semplice associazione di termini altrettanto pregnante:

I casi umani.

Per esempio, comincerei da

Il bad-kissing, ovvero quello che non sapeva baciare

Care amiche, in questo caso non ho trovato riscontro in nessuna rivista, ma diciamo che potremmo facilmente parlare di bad-kissing. 

La categoria in questione annovera al suo interno un numero imprecisato ma consistente di individui fortemente persuasi del fatto che la lingua sia un muscolo funzionante pressapoco come la centrifuga di una lavatrice. Quindi, una volta che la introducono nelle nostre povere bocche, partono con un velocissimo movimento rotatorio-o-a-mulinello a dir poco devastante e per niente piacevole. Suppongo sia anche faticoso e richieda un certo allenamento, cosa che rende ancora più sorprendente la notevole diffusione di questo modus bacendi.

Oltretutto occorre stare attenti anche alle perdite. Di saliva, intendo. Infatti, non bisogna soltanto sopportare la girandola linguale che fa il giro turistico del nostro palato, rischiando di farci saltare le otturazioni risalenti a vent’anni prima; al termine di questo orrore ci ritroviamo anche inondate di saliva fino al collo, roba che nemmeno un neonato arriva a simili livelli di sbrodolamento.

gli-uomini-della-nostra-vita

Tempo stimato di resistenza: dipende dalla tolleranza della donna, ma in genere meno di un mese.

Giramento di palle: vorticoso, come quello della lingua di cui sopra

Sposiamocing, ovvero quello che ci voleva sposare (dopo tre settimane di conoscenza)

A differenza del precedente, questo, almeno all’inizio, ci ha regalato qualche momento gradevole, facendoci anche credere di aver trovato l’uomo dei nostri sogni: mille premure e attenzioni, regali di ogni tipo, fiori, persino lettere d’amore. Poi, dopo circa sette giorni di favola, i primi segnali d’allarme: i nomignoli.

Principessa, scoiattolina, micetta…topolina.

TOPOLINA?

gli-uomini-della-nostra-vita

E tu ti domandi: come siamo arrivati da Principessa a Topolina?

Mah.

Dai nomignoli si passa agli atteggiamenti di estrema condiscendenza.

Esempio:

“Andiamo al concerto di Giorgia?”

“Ma se nemmeno ti piace Giorgia!”

“Ma piace a te, quindi anche a me”

Istinti omicidi.

“Cosa vuoi fare stasera?”

“Non saprei, tu cosa proponi?”

“Per me va bene qualsiasi cosa voglia fare tu”

Tipo schiaffi. Vorrei prenderti a schiaffi, ok?

Questa telenovela continua a ripetersi quotidianamente e quello che ti sembrava un sogno si trasforma inesorabilmente in un incubo. Arrivi al culmine quando, al termine della terza settimana di frequentazione, lui inizia a parlare di matrimonio. Lo scarichi il giorno successivo, possibilmente con un messaggio perché sei talmente irritata da poterlo bastonare al primo “topolina” che fuoriesce dalla sua bocca.

Tempo stimato di resistenza: poco meno di un mese. Meglio zitella.

Giramento di palle: intenso, tanto quanto il disgusto per i nomignoli

Il ghosting, ovvero quello che sparisce improvvisamente

Avete presente colui che dichiarava al mondo di essere il vostro fidanzato, vi aveva presentato i genitori, gli amici, il gatto, il cane, il criceto e vi faceva tenere lo spazzolino da denti in casa sua? Sì, proprio lui: Federica Sciarelli di Chi l’ha visto lo sta ancora cercando. Sparito. Da un giorno all’altro ha cessato di esistere; non risponde al telefono, non chiama né manda messaggi per avvertire della scomparsa o per spiegare di essere morto improvvisamente; in casa non c’è mai e non sapete dove lavora, perché è sempre stato molto vago sull’argomento.

Un fidanzato fantasma, insomma.

Per il fenomeno in questione, da qualche tempo a questa parte, è stato coniato un nome: il ghosting. Da ghost=fantasma.

Abbastanza appropriato, in effetti.

Sembra che tale pratica si sia intensificata con l’avvento dei Social, e che venga utilizzata in egual misura sia dagli uomini che dalle donne. Per esempio, pare che Charlize Theron abbia fatto ghosting con Sean Penn.

Beh, diciamo che se il tuo campagno/a svanisce nel nulla ci rimani un po’ di merda. Se una gnocca come Charlize Theron svanisce nel nulla sono davvero cazzi amari.

Un minuto di silenzio e solidarietà per il povero Sean.

Comunque, dicevamo, il fidanzato fantasma. Non siete più nemmeno tanto sicure che sia esistito realmente, salvo poi incontrarlo, a distanza di mesi o anche anni, al centro commerciale, mentre spinge un carrello della spesa con all’interno detersivi, tre pacchi di flauti al cioccolato, carta igienica e un bambino urlante di circa 3 anni. Al suo fianco una donna che ha proprio l’aspetto di una rispettabilissima mogliettina spinge a sua volta un passeggino grande quasi come un carro armato con dentro due gemelli.

Un raro episodio di morte e successiva resurrezione o solo un emerito coglione?

Però, attenzione. Potrebbe anche accadere che il giovanotto in questione si comporti come Taylor Forrester in Beautiful, e risorga inaspettatamente, anche dopo anni. In tal caso si parla di zombieing: il tuo ex ricompare, ma non certo davanti alla porta di casa. Diciamo piuttosto che semina, ovvero lascia piccole, infinitesimali tracce: un like su Facebook, un follow su Instagram seguito da qualche cuoricino, una faccina che ride su una delle tue stories.

Personalmente, ritengo che gli zombie (quelli veri, intendo) siano molto meno patetici.

Va beh.

Tempo stimato di resistenza: illimitato, perché non si può prevenire la scomparsa del ragazzo, tantomeno la sua resurrezione.

Giramento di palle: talmente forte che le palle hanno fatto ghosting e sono sparite. Come il fidanzato.

L’haunting, ovvero quello che ti tiene in caldo

Anche in questo caso è stato inventato un nome ad hoc, ovviamente inglese, ovviamente terminante in -ing: l’haunting (da haunt=cacciare). Beh, questo è decisamente un classico: il ragazzo che ti tiene in caldo è colui che va su Facebook o su Instagram, scorre le bacheche, le foto, i suggerimenti di amicizia vari, valuta un po’ (e qui i parametri sono direi elementari: grandezza delle tette, frequenza di selfie davanti allo specchio del bagno, stato sentimentale “fidanzata con Netflix”). Dopo una nemmeno troppo accurata selezione partono qualcosa come milleduecento richieste di amicizia/follow, seguite da diversi like tattici e da messaggi brillanti tipo: “Ciao”.

D’altronde, il mare è pieno di pesci. Qualcuno abboccherà prima o poi, no?

Tutto chiaro?

Adoro le metafore.

Tempo stimato di resistenza: si sbotta quando ci si accorge di non essere il caviale.

Giramento di palle: infinito, come l’orizzonte sul mare.

E con questo direi che è il caso di fare ghosting e risentirci un’altra volta, quando risorgo. Piuttosto…

…dite la verità, quante volte vi siete volatilizzate nel nulla?

 

2 pensieri su “Il ghosting, l’haunting e tutte le strategie amorose che dovremmo evitare.

  1. Io non mi sono mai volatilizzata… La causa più probabile è che non sono una gnocca come Charlize Theron.
    Però da giovane ho avuto a che fare con uno con cui ero uscita un paio di volte e che mi disse, eravamo vicini a Pasqua, che per un po’ non si sarebbe fatto sentire perché voleva passare quei giorni santi in compagnia della famiglia senza nessuna distrazione, per concentrarsi sul significato della resurrezione di Cristo.
    Holy gosthing lo chiamerei.

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