Gioie e dolori (ma più dolori) della scuola elementare

Una ridente mattina dell’ormai lontanissimo 1984 mia madre mi metteva un bellissimo vestito azzurro a fiori con le maniche a sbuffo comprato apposta per l’occasione e mi portava per la prima volta a scuola.

Considerata l’innocenza dei miei 6 anni e l’entusiasmo per il vestito azzurro a fiori con le maniche a sbuffo, che probabilmente avevo mirato e rimirato per mesi all’interno dell’armadio senza osare toccarlo, di certo non potevo immaginare a cosa stavo andando incontro.

Cioè, come dico sempre, non fraintendete: viva la scuola, studiare è importante, anzi, fondamentale; io poi son sempre stata una gran secchiona, inutile negarlo.

Però 5 ore al giorno. Dal lunedì al sabato. Sveglia presto, il grembiule alle elementari, il fiocco, cazzo (ma si porta ancora? Ditemi-di-no-vi-prego), quel terribile fiocco a mo’ di cappio al collo, gli zaini stracarichi (roba che dopo 5 anni di elementari avevi già i reumatismi), la ricreazione e i pacchetti di crackers tutti sbriciolati o la crostatina del Mulino Bianco ormai completamente polverizzata.

Son traumi, che credete. Soprattutto la crostatina polverizzata.

Ma la cosa peggiore che ricordo delle elementari, oltre a quel mio compagno di classe che tentava continuamente di sollevarmi la gonna, sono i problemi di matematica.

Io e la matematica non siamo mai andate d’accordo, per non dire che la detesto con tutta me stessa. A tutt’oggi ho rimosso tutto il rimovibile, tant’è che non sono più nemmeno in grado di fare una divisione e le tabelline dal 5 in poi mi mettono in serissime difficoltà.

Odio tutto della matematica: equazioni, frazioni, seno coseno, triangoli trapezi perimetri cazzi e mazzi. Ma niente è mai stato fastidioso e tribolante quanto i problemi delle elementari.

All’inizio, ovviamente, ti assegnavano quelli più semplici, tipo:

La mamma di Andrea compra dieci mele. Tornando a casa le viene fame e ne mangia cinque. Quante mele le sono rimaste?

E va beh, a parte il fatto che mangiare cinque mele anche no, per il resto la soluzione è abbastanza facile, o almeno lo è per me adesso. Questo succedeva in prima elementare.

Poi a un certo punto, non mi ricordo se in terza o quarta elementare, la tragedia.

Le frazioni

Per il suo compleanno, Caterina riceve in regalo
dei soldi: € 55 dai nonni, € 38 dagli zii e € 75
dai genitori. Caterina decide di tenere nel suo
salvadanaio i 10/12 della somma totale, mentre con
la restante parte acquisterà delle nuove matite.
Quanti euro avrà a disposizione Caterina per acquistare
le matite?

A me tutti ‘sti soldi quando ero piccola non me li regalavano, e comunque cioè, fate cifra tonda, checcazzo. Passino anche i 55 e i 75 euro, ma 38 euro?

Boh.

Dopo Caterina c’è Marco, e dovete sapere che:

Marco possiede 90 figurine. Il giorno dopo va dal giornalaio e compra 10 pacchetti, ogni pacchetto ne contiene 7. Nei 10 pacchetti che ha comprato ha trovato 16 doppioni (che si tiene per sé). Per completare l’album ci vogliono 255 figurine. Quante figurine possiede ora Marco? Quante figurine gli mancano per completare l’album?

Io già soltanto con la storia dei pacchetti sono entrata in ansia. I doppioni mi hanno provocato iperventilazione. Alla domanda finale nemmeno ci arrivo, rischio l’ictus. E poi Marco, vai a giocare con gli amici, guarda i cartoni animati, insomma, fatti una vita.

Tra i dolori della scuola elementare non possono di certo mancare i temi. Va beh, a me ovviamente piaceva scrivere, così come mi piace adesso. Però amo scrivere delle cose che voglio io, di sicuro non brucerei la tastiera del computer con una filippica sui muretti a secco o sulla ricetta della peperonata.

Allo stesso modo, le cosiddette tracce che le maestre ci assegnavano alle elementari ora suonano inevitabilmente un tantino grottesche.

Si partiva da tracce ispirate ad emozionanti momenti della vita quotidiana, tipo:

Descrivi cosa fai quando fuori piove

Descrivi cosa fai quando non sei a scuola

Descrivi cosa fai la domenica

Lo svolgimento, per quel poco che ricordo, assomigliava quasi sempre ai dialoghi di un film di nicchia polacco, solo un po’ più stringato:

La domenica mattina mi alzo alle otto. Faccio colazione con il latte e i biscotti. Esco e gioco con Filippo e Maria. Filippo e Maria sono i miei migliori amici. Abitano vicino a casa. Quando gioco con Filippo e Maria sono contenta. Mi piace la domenica perché gioco con Filippo e Maria. La domenica è bella. La domenica non vado a scuola ed è bello.

Da notare il commovente scampolo di sincerità fanciullesca che emerge dall’ultima frase.

Poi c’erano le tracce un po’ più personali:

Descrivi la tua migliore amica

Descrivi tua madre e tuo padre

Descrivi tua sorella

Anche qui, un trionfo di monosillabi:

Mia sorella ha 2 anni. Mia sorella si chiama Roberta. Mia sorella piange molto e fa i capricci. Quando mia sorella piange io vado a giocare con Filippo e Maria. Filippo e Maria sono i miei migliori amici. Meno male che ci sono Filippo e Maria. Voglio tanto bene a mia sorella anche se piange.

Si nota una leggera ossessione per Filippo e Maria e un altrettanto leggero fastidio per la sorella che piange. Leggero.

Ma i nostri preferiti erano i temi sulle festività:

Scrivi una lettera per la festa della mamma

Scrivi una lettera alla Befana

Scrivi una lettera a Babbo Natale

In questi casi sfornavamo un po’ più di verve, specialmente quando si trattava di elencare pedissequamente i regali che avremmo voluto ricevere; il tema si trasformava allora in una vera e propria lista della spesa:

Caro Babbo Natale, per Natale vorrei che mi regalassi la bambola che fa il ruttino dopo aver mangiato, i pennarelli fosforescenti, l’album da disegno di Poochie, l’astuccio nuovo, il triciclo e la penna di tutti i colori. Quest’anno mamma ha detto che sono stata brava quindi ho chiesto molte cose. Caro Babbo Natale ti voglio bene.

Mmmmmmmmmmm. L’ultima frase è un po’ una paraculata ma si sa, i bambini sono molto intelligenti.

Matematica e temi a parte, a mio parere una delle gioie delle scuole elementari era rappresentata dal fatto che, ai miei tempi almeno, mancavano le due ore settimanali di educazione fisica. Però adesso che ci penso durante la ricreazione si facevano cose assai movimentate, tipo girotondi e salto con la corda circondati da bambini vocianti che battevano le mani.

Inutile specificare che nel salto con la corda ero una sega.

Anche nel girotondo, in effetti.

Beh, comunque. Dopo questo toccante tuffo nel passato vi saluto, ma prima volevo segnalare il blog I pensierini ritrovati nella mia cartella, dove Susanna Albini ha raccolto i temi ritrovati nei suoi vecchi quaderni delle elementari…io fin qui ho scherzato, ma diversi bambini scrivono col cuore in mano, e Susanna ne è la prova.

E se avete qualche ricordo da condividere scrivetelo nei commenti…tipo qualche problema con le figurine e le frazioni ripescato direttamente dal sussidiario. Magari con annessa la soluzione, che è meglio.

P.S. La foto che ho scelto come “copertina” rappresenta tutta la mia classe elementare: per la cronaca, io sono la prima a sinistra, quella bambina abbarbicata alla sua compagna di scuola tipo koala all’albero. Evidentemente, prima del sopraggiungere della sociopatia, ero molto affettuosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8 pensieri su “Gioie e dolori (ma più dolori) della scuola elementare

  1. Grazie Francesca, sono onorata di essere stata citata nel tuo post!
    Pensa che per me scrivere i pensierini è sempre stata la mia spina nel fianco, ricordo che continuavo a sbuffare dicendo che non sapevo cosa scrivere…
    Avrei preferito fare almeno dieci problemi di matematica 😊
    Grazie anche per aver condiviso i tuoi ricordi di bambina, mi sa che in quegli anni avevano diversi dolori comuni 😂

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  2. Tranquilla, nessuno porta i fiocchetti, ed anche io detesto la matematica. Sai che sei la prima che ammette pubblicamente di non saperci fare ad una certa età (non intendo dire che sei anzianotta!) con la matematica? Mi sento levato un peso, qui siamo entrambe sulla stessa barca.

    Piace a 1 persona

  3. I fiocchi a Prato e Firenze non si portavano neppure negli anni ’80, grazie al cielo, perché ho il collo corto e sarei stata ben ridicola.
    Però noi l’educazione fisica la facevamo… ahimè, e non ero meno ridicola in tuta mentre cercavo inutilmente di fare la capriola.

    Me la cavavo molto male in matematica, molto, molto male. Ancora peggio in scienze. Bene in italiano ed inglese, e udite udite, in quarta nel 1989 fu introdotta l’ora di informatica, che consisteva nel copiare ad un gigantesco computer i temi.
    Filippo e Maria avrebbero gradito.

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