Cono o coppetta? Gioie e dolori di chi lavora in gelateria

Nel corso della mia luminosissima carriera lavorativa ho collezionato un bel po’ di lavori interessanti, e nel blog ne ho parlato spesso.

Ho lavorato in un call center, esperienza breve ma intensa, che ha messo a dura prova la mia pazienza, il mio self control e soprattutto le mie corde vocali (leggete un po’ qui).

Ho lavorato in un’agenzia di scommesse, dove ho osservato inorridita orde di pensionati e pensionate dalle carnagioni grigiastre e dall’incerta deambulazione scommettere senza battere ciglio anche 1000 euro su un cavallo. In effetti il mio primo biglietto da 500 euro l’ho visto lì. Poi niente, non mi è più capitato, a tutt’oggi mi gaso moltissimo per i venti euro. Ho appena comprato 3 mutande da Tezenis con venti euro, con 500 potrei compiere miracoli, mi ci farei il corredo, altro che cavalli.

Ho lavorato come banconiera di bar e cameriera, ho preparato miliardi di caffè e cappuccini, altrettanti spritz, ho rovesciato sul pavimento un piatto di spaghetti con i ricci bello fumante, ho fatto gocciolare del profumatissimo olio di oliva sul piumino firmato di una ragazza che credo mi abbia augurato la morte diverse volte nel corso di questi anni, ho fatto la doccia con la birra a qualche baldo giovane (e la birra cade sempre lì, fidatevi: in corrispondenza di voi-avete-capito-dove) e ho pure distrutto un bel po’ di torte (cosa che mi dispiace moltissimo, considerato il mio amore sfrenato per i dolci).

Poi ho lavorato in una gelateria per circa un anno e mezzo, e di questo non vi avevo ancora parlato. Immagino stiate smaniando dalla voglia di conoscere le tribolazioni insite in questo mestiere, quindi entrerò subito nel vivo della faccenda.

Come in amore e nella vita in generale non esiste il lavoro perfetto, e ogni impiego ha i suoi pregi e i suoi difetti, le sue gioie e i suoi dolori.

Una delle gioie del mestiere di commessa di gelateria (sempre che ti piaccia il gelato, ma non capisco come possa non piacere il gelato, io non me lo spiego) è che magni gelato ogni giorno.

Uno dei dolori del mestiere di commessa di gelateria è che magni gelato ogni giorno e il gelato, udite-udite, fa ingrassare, perché, udite-udite, è pieno, pienissimissimo di zucchero. A meno che ovviamente non si mangi solo quello  e in quantità moderate per tutto il dì, e allora è un’altra storia. Se associato ad altri carboidrati, a grassi, proteine, cazzi e mazzi ogni giorno, ebbene, il gelato è una bomba.

A tal proposito, tra le richieste che mi venivano sottoposte più spesso in gelateria ricordo la seguente:

Qual è il gelato meno calorico?

Al che io rispondevo prontamente e con un filino di sadismo:

Quello alla frutta. Una bella coppetta di limone?

Ah…lo yogurt invece?

Tutta questa leggenda metropolitana sul fatto che lo yogurt sia dietetico. Lo yogurt-gelato contiene latte, panna, zucchero. Dietetico un cazzo.

Signora, lo yogurt è meno leggero dei gusti alla frutta.

Ah. Mi dà una cialda al cioccolato con stracciatella e Ferrero Rocher?

Va beh.

Un altro dolore del lavoro in questione è rappresentato dai clienti, quelli che non ci arrivano. Nel senso che proprio non ci arrivano alle cose. Devi fare un disegno, e probabilmente non basta nemmeno quello. Ci vorrebbero altri cinque anni di scuola elementare forse, un po’ di educazione civica, qualche base di antropologia magari.

Per esempio, vorrei parlarvi dei clienti della paletta.

Si sa, in gelateria spesso si vedono esposti gusti strani: cacio e pere, mascarpone e fichi, cipolla caramellata, robe un po’ insolite insomma. Giustamente, un cliente chiede di assaggiare. Acchiappi una palettina, prendi un pizzichino di gelato, porgi la palettina e attendi il responso.

Mmm. Non è male. Mi fa assaggiare anche lo scalogno con la cannella?

Certo.

Ti accingi ad afferrare un’altra paletta ma il cliente non ci arriva e ti dice sorridendo:

Può usare anche questa!

Porgendoti la medesima paletta insalivata di fresco.

Un tantino stupefatta replichi che no, non puoi usare la stessa paletta.

Ah. E perché?

Perché magari la tua saliva del cazzo non ci sta a fare niente nel gelato che altre persone mangeranno dopo, che dici? Perché magari fa schifo, no?

Ovviamente si risponde in maniera più educata.

Perché non sarebbe igienico.

Ehhhhh. Addirittura.

Ti guardano pure come se fossi un’ ipocondriaca. La gente è strana.

Per non parlare poi dei clienti imprecisi.

Buongiorno, vorrei pistacchio.

La regola è che se entri in una gelateria come minimo sai già in partenza dove lo vorresti, il tuo pistacchio. In un cono o in una coppetta. Ma specificarlo subito pare superfluo, e questo l’ho imparato col tempo. Bisogna chiederlo.

Pistacchio, ok. Cono o coppetta?

Nel frattempo pensi con un pizzichino di frustrazione che è la centounmilionesima volta che pronunci le parole cono e coppetta, e pensi anche che nella tua vita hai pronunciato più volte le parole cono e coppetta (e nel mio caso pure merda) di mamma, babbo e ho fame.

Il cliente ti fissa attonito, come se gli avessi appena chiesto la formula per calcolare l’area di un cerchio. Poi si rianima:

Ah si, si.

Ehm, mi scusi, sì cosa, cono o coppetta?=Sì cosa, cazzo???? Sì cosa?

Si si, coppetta.

Tu intanto hai :A)perso tempo prezioso, minuti o millesimi di secondo durante i quali avresti potuto decidere se mangiare due palle di stracciatella o assaggiare la pinolata, rimanendo poi inevitabilmente delusa dal fatto che i pinoli sono solo in superficie e rimediando con una dose extra di stracciatella e B)hai pronunciato le parole cono e coppetta per la centoduemilionesima volta, aumentando sensibilmente il livello di frustrazione.

Memento: se andate a farvi un gelato specificate su cosa adagiare il gelato, o una commessa soffrirà.

Un’altra categoria di clienti incredibilmente fastidiosa è rappresentata dalle coppie, o meglio, le coppie bisbiglianti. Marito e moglie, oppure marito e marito o moglie e moglie che si piazzano davanti alla vetrina e la fissano con estrema indecisione. Dopodiché iniziano a bisbigliare. Tu afferri qualche parola vagante:

……perché………………….cioccolato…………….ma quel gusto……………mal di pancia……………limone……………………………….mi gonfia……………………….non lo so……………………fragola………………………..yogurt.

La solita storia. Gente traumatizzata dalla cagarella sopraggiunta dopo l’ultimo cono al cioccolato. I sussurri continuano per un pezzo, poi all’improvviso finiscono e la coppietta ti fissa in attesa di qualcosa.

Mi ci è voluto un po’ per capirlo ma in pratica funziona così: quelli hanno bisbigliato ma senza rendersene conto, quindi al termine del conciliabolo si aspettano che tu abbia sentito tutto e soprattutto che tu abbia capito quale gusto hanno scelto.

Un’altra cosa che fanno spesso le coppiette è la seguente: cagarsi il cazzo a vicenda mentre scelgono quali gusti mettere nel proprio cono/coppetta.

Esempio:

Amore, perché stai prendendo mango? Volevo assaggiare il cocco. Prendi il cocco, dai.

Ma dai cosa? Vuoi il cocco? Prenditelo tu, il cocco, è il tuo cazzo di gelato, non il mio. Io voglio Kinder Bueno.

Oppure:

Amore sono indeciso, tu cosa assaggi? E se prendo malaga? O zuppa inglese? O il tiramisù? Cosa dici?

Poi speranzosi si girano nella tua direzione, e pongono la fatidica domanda:

Lei, SIGNORA, cosa consiglia?

Io consigliavo sempre il limone, così, a sfregio. Tanto avevo capito che qualsiasi cosa suggerissi sarebbe stato inutile: avrebbero scelto altro.

Il limone è buonissimo. Il mio preferito.

Mai mangiato il gelato al limone. Sarebbe come andare in ristorante e ordinare un’insalata di rucola.

Il limone? Mmmmmmno, mi dia Raffaello.

Cono o coppetta?

Si, si.

Sì cosa?

Eccetera eccetera.

In ultimo, e poi mi fermo perché mi sta venendo voglia di gelato (non al limone), vorrei ringraziare il signore che mi ha insegnato l’impassibilità: dopo avergli preparato un cono con una pallina di crema, il suddetto mi ha sollecitata in tal modo:

Entramelo bene dentro, se no mi sporco tutto.

Sono riuscita a non ridergli in faccia, e da allora la mia poker face è diventata leggenda.

Ah, e ringrazio anche quell’altro che, nel giorno di Ferragosto, giorno in cui io stavo ovviamente lavorando, era arrivato in gelateria alle cinque del pomeriggio con 42 gradi all’ombra, aveva acquistato uno stupidissimo cono al fiordilatte e mi aveva salutato con un grande sorriso e un:

Buon Ferragosto!

Grazie! Arrivederci!=Ma vai a cagare, tu e il fiordilatte.

Comunque il mio preferito è quello che figura nell’immagine di copertina, ovvero stracciatella e pistacchio, in cialda. Il vostro? Cono o coppetta?

 

 

 

 

 

 

8 pensieri su “Cono o coppetta? Gioie e dolori di chi lavora in gelateria

  1. Cono, sempre. Più che altro ho il problema contrario, vado nella stessa gelateria da almeno tre anni, sono pure diventata amica con parte delle commesse e ancora adesso mi chiedono se voglio cono o coppetta. Ma se in tre anni non ho mai preso una coppetta come vi viene in mente che potrei tradire il cono?!? E poi mi disturba tantissimo che le commesse nuove fanno i coni più piccoli e senza biscotto, neanche glieli scalassero dallo stipendio… Eresia!

    Piace a 1 persona

    1. I coni piccoli senza biscotto dovrebbero essere illegali!! Comunque forse le commesse della tua gelateria di fiducia chiedono “cono o coppetta” in automatico, credo che dopo anni di lavoro in gelateria ci sia la possibilità di trasformarsi in un disco rotto.

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