Scrittori dissoluti e dove trovarli: le conquiste di Byron e le paraculate di Giovanni Verga

Li abbiamo studiati per anni a scuola, con le loro opere ci hanno abbondantemente massacrato i neuroni (per chi ce li aveva, ormai sono una rarità) e anche un’altra cosa che termina in -oni, abbiamo imparato a memoria le loro poesie e sviscerato ogni singola, fottuta metafora presente nei loro romanzi…

Però nessuno ci aveva detto che erano dei veri e propri Don Giovanni. Gli scrittori, intendo: poeti, romanzieri, artisti in generale…del resto non dobbiamo dimenticare il famoso detto

Il gallo della sora Checca una ne pianta e un’altra ne becca

Tratto da un dialogo tra Socrate e uno dei suoi discepoli…ah no, è un proverbio probabilmente tirato fuori da un bacio Perugina sfigato.

Comunque, il fascino di taluni artisti è innegabile e spesso indipendente dalla “bellezza”, sempre che di bellezza si possa parlare dato che “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”…questa è talmente brutta invece che non la troverete nemmeno scritta col pennarello sulle pareti di un cesso pubblico. Però tutto sommato è vera, così come la maggior parte dei proverbi.

Basti pensare all’ingente numero di donne sedotte dal sommo Vate Gabriele D’Annunzio  il quale, col suo metro e sessantacinque scarso di statura, i suoi capelli inesistenti, i denti completamente cariati e la perenne alitosi, non poteva certo essere definito un gran figo. Eppure il suo letto era frequentatissimo, e mica da sciacquette senza arte né parte: ricordiamo tra i suoi grandi amori per esempio la celebre attrice Eleonora Duse.

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Gabriele D’Annunzio, immagine tratta da Wikipedia

Ora vediamo insieme i casi di altri due noti scrittori che furono anche dei discreti latin lover: il primo sinceramente non mi ha stupito; il secondo davvero non me lo aspettavo. Ma cominciamo con

Lord Byron

“Il piacere è un peccato, ma qualche volta il peccato è un piacere”

Anche più di qualche volta! Ben lo sapeva Lord Byron, celebre poeta inglese vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento e noto tanto per i suoi versi quanto per la dissolutezza del suo genere di vita. Se le cinquanta sfumature di Gabriele D’Annunzio vi avevano lasciato basiti, beh, diciamo pure che Byron poteva tranquillamente competere col sommo Vate italiano. Entrambi erano dei veri e propri playboy, e pare che il Lord poeta non disdegnasse la compagnia di nessuno, uomo, donna o parente che fosse. Infatti si annovera tra le sue avventure una bollente relazione con la sorellastra Augusta, alla quale cercò di rimediare sposando una certa Anna Isabella e pensando bene poi di ingravidarle entrambe.

Perseguitato dagli scandali, Byron si trasferì quindi a Venezia, dove non rimase certo con le mani in mano. Si narra che in un anno conquistò ben 250 donne e che la sua casa fosse, come dire, un porto di mare privo di qualsiasi selezione all’ingresso, dato che il poeta era sessualmente piuttosto democratico: dame dell’alta aristocrazia si alternavano quotidianamente a note cortigiane/prostitute, e il nostro eroe non ne faceva mistero, raccontando le sue suine gesta in un fitto epistolario scambiato con gli amici.

Tra le tante prede ricordiamo Marina Querini, nobildonna veneziana alla quale ci si ispirò per la composizione della canzone La biondina in gondoleta, e che molto cavallerescamente Byron accolse tra le sue lenzuola nonostante fosse conosciuta in città col colorito soprannome di “materasso sfondato”.

Sembra anche che il caro Lord amasse tener conto delle sue conquiste defraudando ogni fanciulla/o di qualche pelo pubico, che poi veniva debitamente confezionato in un sacchetto sul quale era appuntato il nome del possessore del suddetto pelo…un porno-schedario, insomma. C’è chi lo tiene per le bollette, chi per le buste paga. Uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva pur farlo, no?

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Lord Byron, immagine tratta da Wikipedia

Giovanni Verga

“A donna alla finestra non far festa”

“A buon cavallo non gli manca sella”

“Alla casa del povero ognuno ha ragione”

Ecco alcune delle perle dello scrittore dal quale, tra tutti quelli che conosco e ho studiato, mi aspettavo meno giro di gossip: Giovanni Verga. Siciliano, classe 1840, l’autore di capolavori non esattamente allegri come “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo” (facenti parte del cosiddetto “Ciclo dei Vinti” che cioè, già il nome porta sfiga), ce lo immaginavamo generalmente come un uomo tutto d’un pezzo…uno senza grilli per la testa, serio, compassato, dedito alla vita mondana quanto potrebbe esserlo una marmotta in letargo.

E invece, sorpresa-sorpresona!

Il caro vecchio Giovanni era un autentico Casanova, allergico al matrimonio e pure alla verità, o almeno questo è quanto emerge dalle lettere da lui scritte e inviate alle numerose pulzelle abbordate tra un romanzo e l’altro. Tra le svariate fiamme dello scrittore ricordiamo in particolare Giselda Fojanesi, moglie del suo migliore amico, alla quale pare che Giovannino avesse inviato una ardente lettera d’amore, subito scoperta dal legittimo consorte che non si privò di far scoppiare uno scandalo.

Com’era quel detto? Verba volant, scripta manent?

Qualcuno avrebbe dovuto spiegarlo meglio a Verga, che scriveva, scriveva e scriveva senza risparmiarsi. Più romanzi, meno lettere forse non sarebbe stata una cattiva idea, ma del resto senza l’epistolario non saremmo venuti a conoscenza dei due grandi amori dell’autore siciliano, ovvero Paolina Lester Greppi e Dina Castellazzi, entrambe contesse ed entrambe assurte al rango di amanti…per un certo periodo anche in contemporanea perché ragazzi, diciamocelo, Verga è stato il padre fondatore del modus vivendi conosciuto fin dall’antica Roma come “pes in duo calceamenta”, in inglese “foot in two shoes” e in italiano “piede in due scarpe”.

Non devo aggiungere altro, vero?

Giovannino era uno che piuttosto che mollarne una, le teneva tutte. L’unico modo per scaricarlo (e noi ragazze non ne siamo nemmeno troppo stupite) era parlare di matrimonio. Allora lo scrittore veniva assalito da quel certo non so che, quella punta di autentico terrore che lo portava a sentire un antipatico prurito alle dita con conseguente abbandono della penna e delle amiche di penna ree di essersi azzardate a menzionare un’unione leggermente più impegnativa.

Ci fu tuttavia un’eccezione: quando la contessina Dina si fece sfuggire il termine “nozze” Verga, pur di non perdere uno degli amori della sua vita, reagì con quello che io definisco un abile giro di parole, ovvero un grande, grandissimo concentrato di paraculate:

“Desidero solo che tu sappia che io sono sempre lo stesso con te, vicino o lontano, che ti ho in cuore e nessun avvenimento potrà farmi mutare. Che Dio t’assista, t’ispiri e t’illumini; ma io non devo essere un inciampo, un ostacolo, semplicemente un dubbio o un’esitazione in quanto sarai per decidere. Non debbo e non me lo perdonerei mai. Quando avrai una parola da dirmi, qualunque essa sia, sai come sarà accolta da me, sai cosa penso di te, come ti voglio bene e come ti sono devoto. Mi leggi e mi vedi in cuore, in questo momento, e sai che non vorrei darti la menoma pena, la menoma”.

Ah, il potere della parola!

Riassunto: ti amo alla follia ma non ti sposo. Quando rinsavisci e vuoi di nuovo trombare senza impegno sai dove trovarmi.

Attualissimo, non vi pare?

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Giovanni Verga, immagine tratta da Wikipedia

Beh, immagino che da due elementi come Byron e Verga nemmeno quella gran culo di Cenerentola sarebbe riuscita a cavare qualcosa di buono…vi lascio con un’altra frase d’effetto, non un proverbio né un aforisma da cioccolatino stavolta:

Un pesce fuori dall’acqua non sa starci

Giovanni Verga dixit. Conciso, esauriente, dritto al sodo (quando pareva a lui).

 

6 pensieri su “Scrittori dissoluti e dove trovarli: le conquiste di Byron e le paraculate di Giovanni Verga

  1. E bravo Giovanni Verga! A noi ci ha ammorbato con le storie più tristi della storia della letteratura, ancora mi viene da piangere per Rosso Malpelo (e mentre scrivo Malpelo penso a Lord Byron…) e quel maledetto carico di Lupini dei Malavoglia. E intanto lui se la faceva con tutte e faceva anche una bella supercazzola per farsi lasciare!

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    1. Anche io ero a dir poco scandalizzata! Una cosa che non ho scritto nel post comunque è che le sue lettere d’ amore erano penose…”bacetti sulle braccine” “le tue gambette” “i tuoi occhietti”…uso dei diminutivi spropositato e fastidiosissimo

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