La vita, le trombate e le risse di quel gran cagacazzo di Vittorio Alfieri

“Volli, sempre volli, fortissimamente volli”

E chissà cos’è che “volleva” così fortissimamente Vittorio Alfieri, noto scrittore e drammaturgo italiano vissuto a cavallo tra il Settecento e l’Ottocento.

Fatto sta che credo di poter parlare a nome di tutti noi ex studenti e amanti della letteratura italiana quando affermo che questa frase ci rimase profondamente impressa, tanto quanto “Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno” e “La nebbia gli irti colli piovigginando sale”…ma quest’ultimo era Fiorello, no?

E quello del lago di Como era George Clooney.

Comunque.

Volle, sempre volle e fortissimamente volle il nostro caro Alfieri, talmente tanto che difatti diventò un grandissimo cagacazzo.

Capello fulvo e perennemente incasinato, occhio da pesce lesso, “giusto naso, bel labro e denti eletti”, il giovane Vittorio era un bell’uomo, almeno stando alle fonti e alla descrizione che lui fa di sé stesso nella “Vita scritta da esso”…già, perché Alfieri, da autentico cagacazzo qual era, ci aveva pensato a scriversela da solo, la biografia. Me la auto-scriverei anche io, non fosse che mi addormenterei a pagina 3 o la finirei a parlare solo di Nutella, quindi lasciamo perdere.

Alfieri-un-gran-cagacazzo
Immagine tratta da Wikipedia

Una adolescenza problematica

Fin da piccolo Vittorio fa mostra di, come dire, un forte temperamento, tant’è che alla bellezza di otto anni, dopo aver letto che la cicuta è un potente veleno, va in giardino e si ingolfa di comune erba, immaginando che l’effetto sia il medesimo. L’effetto invece sarà una banalissima quanto fastidiosa diarrea, ma come primo tentativo di suicidio ci può stare, dai.

Non per ripetermi ma io a otto anni mi ingolfavo di Nutella ed effettivamente non pensavo al suicidio. Ve l’ho detto che ho avuto una vita monotona.

A quattordici anni Alfieri eredita un pacco di soldi, si compra un bell’appartamento tutto per sé e pure un maggiordomo, Francesco Elia, descritto nella “Vita” come “uomo di sagacissimo ingegno”, nelle lettere agli amici come “curioso, bugiardo, impertinente, raggiratore, turbolento e calunniatore”.

Mmmmmmmmmmmmmmm. C’è un po’ di differenza ma va beh, proseguiamo.

Vittorio ed Elia cominciano presto a viaggiare in lungo e in largo per l’Italia e l’Europa, e lo scrittore si scopre essere un vero e proprio Don Giovanni, con una notevole propensione per le donne maritate. La prima preda di cui abbiamo notizia è una baronessa olandese, chiaramente sposata, per la quale Alfieri quasi impazzisce, tanto da ri-tentare il suicidio.

Già, di nuovo, ma niente finta-cicuta stavolta, bensì un più pratico salasso, in seguito al quale il nostro amico si toglie le bende per morire dissanguato. Il fedele servitore, Elia, accorre in tempo per salvarlo e riportarlo in patria, con tanti saluti all’Olanda e alla focosa baronessa.

I viaggi continuano, e a Londra Alfieri incontra un’altra delle sue fiamme più celebri: Penelope Pitt, aristocratica di ottima famiglia e dotata, inutile specificarlo, di legittimo consorte. Ma Vittorio non è mica un tipo geloso, e tra i due sboccia una passione assai bollente…pure un po’ troppo: le scottature bruciano persino al marito di lei, Lord Ligonier, che pensa bene di aggirare l’adulterio spedendo la mogliettina in una villa in aperta campagna.

Idea ingegnosa, mollare da sola la propria compagna fedifraga in una casetta sperduta in mezzo al nulla. Davvero astuto.

Alfieri non si mette troppi problemi e raggiunge la sua amata semplicemente saltando in groppa ad un cavallo. Talmente tanta è la furia amorosa che una notte lo scrittore, scavalcando la staccionata, cade come un coglione e si frattura la spalla ma cioè, ragazzi, parliamo di uno che aveva provato a suicidarsi due volte: qualche osso rotto non poteva che fargli il solletico. Difatti Vittorio regala comunque a Penelope una selvaggissima notte di fuoco, svegliandosi l’indomani con qualche acciacco di troppo, ma per amore questo e altro, no?

E poi dicono che gli uomini fanno testamento per un raffreddore. Alfieri no, ma forse soltanto perché lui volle, sempre volle, fortissimamente eccetera eccetera.

In seguito a questo exploit erotico, tuttavia, l’inciucio viene scoperto, e Lord Ligonier sfida Alfieri a duello…poi lo vede tutto disastrato, con la spalla un po’ così, sfigato da morire, si impietosisce e lascia perdere. Vittorio però, cazzutissimo come sempre, insiste per battersi. L’avversario lo accontenta, comincia il duello e dura un secondo e mezzo scarso, dato che Ligonier si limita a picchiettarlo sulla spalla offesa per poi congedarsi elegantemente. Alfieri torna dall’amante con la coda tra le gambe, scopre che il marito l’ha scaricata, le chiede di sposarlo ma lei rifiuta.

Cioè, una figura di merda CO-LOS-SA-LE.

Un altro tentativo di suicidio non ci sarebbe stato tanto male, in effetti.

La rissa in Spagna

Il nostro eroe si consola perseverando nel girovagare. Lui ed Elia arrivano a Madrid e scoppia un altro puttanaio.

“Una sera…che ancora si stava discorrendo a tavola dopo cenati, entrò Elia per ravviarmi al solito i capelli, per poi andarcene tutti a letto; e nello stringere col compasso una ciocca di capelli, me ne tirò un pochino più l’uno che l’altro. Io, senza dirgli parola, balzato in piedi più ratto che folgore, di un man rovescio con uno dei candelieri ch’avea impugnato glie ne menai un così fiero colpo su la tempia diritta, che il sangue zampillò ad un tratto come da una fonte sin sopra il viso e tutta la persona di quel giovine, che mi stava seduto in faccia all’altra parte di quella assai ben larga tavola dove si era cenati…”

Della serie: toccatemi tutto ma non i capelli. Permalosetto, eh?

Per la cronaca, padrone e servo se le danno di santa ragione, il giorno dopo fanno pace ma Alfieri si becca una simpatica gonorrea.

Contrappasso? Giustizia divina? Eccesso di trombate alla rinfusa? Mah, ai posteri l’ardua-come-si-dice.

Lezioni di ricamo

Tornato a Firenze, Vittorio incontra l’amore della sua vita: “occhi nerissimi, candidissima pelle e biondi capelli”, un tripudio di superlativi ai quali aggiungerei soltanto un innocuo “sposatissima”. Infatti Luisa Stolberg, contessa austriaca, era la moglie di uno stronzo qualsiasi, un certo Stuart. Uno stronzo ricco, in ogni caso, e pure violento e parecchio geloso. La relazione extra-coniugale viene presto scoperta, nonostante Vittorio e Luisa si incontrino in un convento dove la donna racconta di andare a prendere “lezioni di ricamo”.

Capito? Non serve arrabattarsi più di tanto a cercare pretesti per vedere il proprio amante. Spari due coglionate su un fantomatico corso di cucito ed è fatta.

Comunque in breve i due piccioncini, una volta beccati, fuggiranno insieme (non prima che lo Stuart provi a strozzare la moglie adultera, forse più per l’incazzo di essersi bevuto la storia del ricamo che per il tradimento) e vivranno per sempre felici e contenti…sì, ma con qualche intervallo qua e là, qualche trombata extra…ehm, scusate, volevo dire qualche pausa di riflessione sia da parte dell’uno che dell’altra, perché l’amore è imperfetto, si sa, e ognuno ama e ricama a modo suo.

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Immagine tratta da Wikipedia

Alfieri muore nel 1803, vittima dell’ennesima malattia venerea dovuta evidentemente a smodate lezioni di ricamo, con buona pace della Stolberg che eredita una valanga di soldi e si premura di rendere onore al defunto con messe varie e la cessione di tutti i suoi scritti, ma non certo in forma gratuita. L’amore è cieco, ma il portafogli ci vede benissimo, e quello della contessa non aveva bisogno di occhiali.

Qui si chiude la storia e la vita di Alfieri, un gran cagacazzo, che come tutti i cagacazzo che si rispettino nemmeno lo sapeva, cosa “volleva”, ma lo “volleva fortissimamente”, questo è certo.

Vi lascio con un’altra sua frase significativa:

Mi disturba la morte, è vero. Credo che sia un errore del Padreterno. Non mi ritengo per niente indispensabile, ma immaginare il mondo senza di me: che farete da soli?

Beh, che domande: ammazzeremo il tempo con lezioni di ricamo. Ovvio, no?

 

 

 

 

 

 

5 pensieri su “La vita, le trombate e le risse di quel gran cagacazzo di Vittorio Alfieri

  1. E vai che con l’artigianato se ne combina di tutti i colori! Ricamo, maglia, uncinetto… non avrai mica creduto davvero che io al telaio ci lavorassi davvero? 😀
    Scherzi a parte, chi se lo sarebbe mai immaginato che colui che narrò la triste storia di Don Garzia de Medici avesse la gonorrea ricorrente?

    Piace a 1 persona

  2. Esilarante questo tuo Vittorio Alfieri, mi sono scompisciato di risate! Però per commentare sono dovuto venire sul sito, perché wordpress non me lo faceva fare, e nemmeno mettere “mi piace”… se è voluto ok, se invece non è così te lo segnalo per vedere se c’è qualche parametrino da cambiare…

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