Viaggiare a quarant’anni, perennemente costipate e con la gastrite.

Due settimane di assenza, lo so, ma sono sicura che voi fans mi perdonerete dato che ho un ottimo alibi, ovvero un viaggetto di piacere insieme alle mie amiche…naaaa, mi dispiace, niente Abu Dhabi tipo Carrie & company in Sex and the City: io e le ragazze rappresentiamo la versione stracciona delle protagoniste del telefilm, quindi viaggiamo esclusivamente con Ryan Air e rigorosamente senza tacchi.

L’ultimo nostro spostamento risaliva a novembre dell’anno scorso: avevamo visitato Milano e, a parte lo strano fenomeno della pioggia orizzontale, era andato tutto bene. Questa volta ci siamo dirette più a sud, in Sicilia, precisamente a Catania, e da lì poi a Taormina e Siracusa.

Tuttavia oggi volevo parlare non tanto di ciò che abbiamo visto, quanto di alcune cose che già mi avevano colpito durante i nostri viaggi precedenti…dei piccoli inconvenienti che a mio parere sono dovuti alla ahimè ormai non più giovanissima età. Difatti io e le mie amiche siamo tutte sui quarant’anni, chi più chi meno: la menopausa si avvicina, il metabolismo è quello di un rinoceronte e allontanarsi da casa comporta tutta una serie di fastidiose e un po’ comiche conseguenze delle quali ora parleremo.

La cacca, questa sconosciuta

Avevo già scritto tempo fa dell’importanza della cacca nella vita di tutti i giorni. Ebbene, io sono stitica da una vita, quindi le giornate senza cacca per me sono abbastanza tragiche. Quando poi mi ritrovo lontana dal mio bagno la situazione, se possibile, peggiora ulteriormente, e ho scoperto che questa è una cosa abbastanza comune. Il nostro water è sacro, e nessun altro water potrà mai competere con quello di casa.

Quindi immaginatevi 5 quarantenni-o-giù-di-lì in quel di Sicilia che ogni mattina, davanti a un cappuccino e ad una pasta stra-carica di crema, si guardavano dritte negli occhi e si domandavano:

Sei andata in bagno?

Sì, ma niente.

Ah. Tu invece hai cagato?

Eh, qualcosa, ma poca roba.

Io riprovo stasera.

Anch’ io.

Sono gonfissima.

Chi lo divide un altro cornetto?

Questi problemi quelle di Sex and the City non ce li avevano, però.

La digestione, quest’altra sconosciuta

Beh, qui c’è poco da spiegare. Se dai venti ai trent’anni puoi mangiare pietre e poi tranquillamente o metterti a dormire o andare in palestra a fare tapis roulant (o se non si è stitici come la sottoscritta scaricare direttamente in bagno leggendo l’etichetta di un deodorante), dai 35 in poi mangi un’ insalatina leggera e rutti per tre giorni di seguito, gonfiandoti come se avessi ingurgitato cibo indiano ininterrottamente per una settimana.

Oltretutto io e le mie amiche non siamo certo andate in Sicilia solo per il piacere di ammirare il paesaggio e i monumenti. In realtà l’obiettivo principale era sfondarci di arancini, cannoli e cassate, come se non ci fosse un domani. Peccato che tra l’essere costipate e il fatto di non possedere più né il metabolismo né tantomeno l’apparato digerente di una ventenne, l’abbiamo finita il secondo giorno a divorare una pizza fritta stracondita senza preoccuparci delle nefastissime conseguente.

E a ben poco è servito il bicchierino di tamarindo trangugiato subito dopo, se non a produrre qualche timido ruttino e il desiderio di comprare una bottiglia di quel misterioso intruglio da portare a casa per vantarne le proprietà digestive con amici, fidanzati e parenti.

Viaggiare-a-quarant-anni
Da notare le nostre facce perplesse. Soprattutto la mia.

Proprietà digestive, già. Ma non per stomaci quarantenni Malox/Buscopan- dipendenti, che se malauguratamente incappano in una patatina del Mac Donald si trasformano in mongolfiere per una settimana. Figuriamoci dopo una pizza fritta cosa può succedere.

Io personalmente l’ho finita stravaccata a letto con la mano premuta sulla panza e la vaga speranza di venir colpita da un improvviso e salvifico cagotto, cosa che ovviamente non è accaduta.

La mattina dopo la situazione era ugualmente drammatica, ma ciò non mi ha impedito di accompagnare il consueto cappuccino stra-carico di lattosio ad un croissant alle mandorle talmente pieno di crema che ne sarebbe avanzata a sufficienza per farcire cannoli per un esercito…beh, tanto ormai il danno era fatto, no? E comunque a quel punto non avrei digerito neanche una galletta di riso senza sale.

Alla sera, dopo tutti questi input alimentari, il cagotto è finalmente giunto, non esplosivo quanto avrei desiderato ma comunicato alle amiche e festeggiato a dovere con una bella cenetta a base di arancini, cannoli, patatine fritte e sfincioni di riso affogati nel miele.

Mi sembrava il minimo.

Dunque, ricapitolando. Viaggiare a quarant’anni significa:

  • rassegnarsi al fatto di non cagare o cagare in maniera non soddisfacente per tutto il tempo in cui si starà lontane dal proprio adorato wc. Esistono sempre le pasticche apposite, ma sconsiglio di utilizzarle durante un viaggio, onde evitare cagotti molesti in luoghi non dotati di toilette nelle immediate vicinanze (e con immediate vicinanze intendo una distanza massima di tre metri e mezzo).
  • rassegnarsi al fatto che non si potrà mangiare riso in bianco per tutta la durata del viaggio (e non sarebbe nemmeno giusto, dai) e che un piatto di pennette affogate in un delizioso pesto al pistacchio di Bronte vi farà patire un po’, ma ne sarà valsa la pena, sempre e comunque. Mal che vada poi c’è il tamarindo…anche se far seguire alle pennette una cassata potrebbe annullare ogni tentativo digestivo, ve lo dico per esperienza personale.

Viaggiare-a-quarant-anni.jpg

Aggiungo anche un altro paio di osservazioni:

  • durante i viaggi straccioni si cammina parecchio, quindi è bene utilizzare scarpe comode e gonne o pantaloni altrettanto comodi, se no a quarant’anni si gonfiano le caviglie e poi son cazzi…tra panza dilatata, cacca non pervenuta e circolazione andata a puttane sarebbe meglio non buttare altri cannoli…ehm, altra carne sul fuoco.
  • Si sa che è consigliabile bere almeno due litri di acqua al giorno, come no. Ma quando sei a casa in pigiama e non devi uscire per tutta la sera. Se ti trovi fuori casa a macinare chilometri magari è meglio disidratarsi un attimo, perché non so voi ma io dopo mezzo bicchiere d’acqua devo pisciare di lì a dieci minuti, e poi devo ri-pisciare dopo altri sette minuti e mezzo. Una gigantesca rottura di coglioni, tanto quanto l’assenza della cacca.

Chiudo con qualche foto di repertorio, la prima delle quali mostra l’entusiasmo di un commesso catanese di uno dei tanti negozi di souvenir: è diventato immediatamente il mio mito.

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Eccone un’altra invece che testimonia il mio, di entusiasmo, durante il viaggio in treno da Catania a Taormina. Comunicativa come sempre.

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Giuro che sono più magra di così. Il braccio da lottatore di sumo è dovuto alla prospettiva poco azzeccata.

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Taormina, Teatro Greco

Al prossimo viaggio, allora, e viva la cacca sempre!

 

10 pensieri su “Viaggiare a quarant’anni, perennemente costipate e con la gastrite.

  1. In Europa in genere non ho problemi di digestione, dopo il mio anno in Inghilterra ho uno stomaco di ferro! In Asia invece la prendo con molta filosofia… una scarica di cagotto in aeroporto mi aveva quasi fatto perdere un volo (storia vera!!!) e da quel momento so che quando arriva bisogna solo assecondare la nostra natura!
    Perché però non approfondire l’annoso problema di acqua-pipì a cui hai accennato? Diventa un ciclo continuo, specialmente d’estate con il caldo…

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  2. Io vado sempre, comunque è dovunque.
    Ma non digerisco niente, in viaggio e a casa, mi tornano a gola persino gli integratori alimentari.
    Però penso ai cannoli e mi viene da piangere per la commozione (e il pesto di pistacchi di Bronte? E lo arancione? 😍)

    Comunque viva il commesso dormiente.

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