Tutte le paranoie degli antichi filosofi greci.

L’amore è una cosa semplice, cantava Tiziano Ferro. La filosofia no.

Però è una bellissima materia. Schopenhauer, Hegel, Kant, Nietzsche e il Superuomo, cogito ergo sum, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare eccetera eccetera.

Dunque, dicevamo, fighissima la filosofia, ma non da subito. Cioè, non è che si comincia a bomba studiando Socrate, Cartesio, Pascal eccetera eccetera. I primissimi filosofi li ritroviamo difatti nell’antica Grecia, tra il VII e il V secolo avanti Cristo, quindi insomma, qualche annetto è passato e molti scritti sono andati perduti.

Mannaggia.

No, ma tranquilli, la tradizione orale ha sopperito alla mancanza di trattati e trattatelli vari, e direi che ha sopperito alla grande dato che al liceo ho dovuto sciropparmi pagine e pagine su filosofi che avevano scritto opere delle quali ci era sopraggiunto soltanto un piccolo, infinitesimale frammento.

Nel caso poi di quello che è considerato uno dei primi filosofi della storia, ovvero Talete di Mileto, non sono arrivati nemmeno i frammenti anzi, a dir la verità non si sa nemmeno se abbia mai scritto qualcosa. Boh, si vede che filosofeggiava oralmente. Di lui Platone tramanda un simpatico aneddoto, in base al quale durante una passeggiata in solitaria, troppo distratto dalla visione delle stelle del cielo, fosse precipitato dentro un pozzo.

Ahia.

Anche io inciampo spesso, e non ho nemmeno bisogno di distrarmi con le stelle. Probabilmente perché la mia mente sta sempre elaborando innovative teorie filosofiche (=cosa mangiare a pranzo o a cena).

Comunque, Talete non avrà scritto niente ma ha parlato a sufficienza, tant’è che tramite testimonianze indirette si è riusciti a risalire al suo pensiero, che ruota intorno a un cardine: l’ACQUA.

Il filosofo greco sosteneva infatti che il principio di tutte le cosa è l’acqua, e va precisato che per Aristotele il suddetto principio altro non è che “una realtà che permane identica nel trasmutarsi dalle sue affezioni”.

Ah, ok. Anche secondo me.

Ma come mai Talete era in paranoia con la storia dell’acqua?

Per la caduta nel pozzo forse? Se l’era legata al dito?

Naaaa. Per un ragionamento talmente ovvio che suona quasi banale: “il nutrimento di tutte le cose è umido e l’umido presuppone l’acqua” ergo l’acqua è il supremo supremissimo. Ma certo. Come ho fatto a non pensarci prima? In effetti mi sono appena ricordata di aver letto da qualche parte che il nostro corpo è composto al 60% di acqua. Nel mio caso il restante 40% deve essere marmo se no non si spiega perché cazzo la bilancia segnali diversi chili in più. Chissà cosa avrebbe da dire Talete in proposito.

Dopo Talete c’è Anassimandro…

Anassimandro
Anassimandro. Immagine tratta da Wikipedia

…uno che invece aveva scritto diverse cosette semplici:

Sulla Natura

Il giro della terra

Sulle stelle fisse

La sfera

Letture sicuramente rilassanti e distensive. PECCATO che di tutte queste opere ci sia pervenuto un unico frammento, probabilmente piuttosto denso di significati dato che è bastato a far teorizzare il suo pensiero: il principio non è l’acqua bensì l’INFINITO, ovvero “una natura infinita e indefinita da cui provengono tutte le cose che sono”.

Cazzuto, quel frammento.

Ad Anassimandro segue Eraclito, e qui qualcosina ce la ricordiamo un po’ tutti. Panta rei vi dice nulla? A parte il fatto che è la classica frase da tatuaggio finto-intellettuale/tamarro (e non l’ha nemmeno enunciata Eraclito ma un suo discepolo, Cratilo. Sappiatelo prima di tatuarvela.), il celeberrimo “tutto scorre” sottende ad una riflessione filosofica assai meno semplice di quanto sembra. In parole povere la vita è un cambiamento perpetuo, un continuo divenire e scorrere così come scorrono le acque di un fiume. Eraclito scrive anche che “non si può discendere due volte nel medesimo fiume” quindi “negli stessi fiumi scendiamo e non scendiamo, siamo e non siamo”.

Chiarissimo. Cristallino a dir poco.

Altri due o tre dettagli elementari completano il pensiero eracliteo: il principio di tutto non è né l’acqua né l’infinito bensì il fuoco (e il prossimo sarà l’aria, ci scommetto), la dottrina dei contrari (che decisamente vi risparmio ma vi giuro che l’ho capita alla perfezione), la contrapposizione tra svegli (i filosofi) e dormienti (io) e così via.

Tuttavia il filosofo antico che maggiormente mi aveva creato problemi a scuola è stato Parmenide. In questo caso siamo “fortunati”, nel senso che del suo poema “Sulla natura” sono stati salvati ben diciannove frammenti. Ne ho appena letto uno e credo che avrei capito molto meglio un romanzo in sanscrito. Chissà come cazzo sono gli altri diciotto allora.

parmenides
Parmenide. Immagine tratta da Wikipedia

Vediamo se riesco a illuminarvi. Mentre Talete era in paranoia con l’acqua, Parmenide non fa altro che parlare dell’ESSERE. Per ESSERE si intende ciò che è, ciò che esiste, e che siccome è non può non essere, così come ciò che non è non può in alcun modo essere.

Capito?

Io ‘nzomma. Fatto sta che questa tesi è diventata in seguito importantissima, tanto da essere considerata il fondamento dell’ontologia, ovvero lo studio delle cose che sono e in quanto sono esistono.

Essere o non essere, questo è il problema, diceva Amleto. Vuoi vedere che Skakespeare ha copiato Parmenide?

Comunque, in quei maledettissimi diciannove frammenti facciamo in tempo anche a leggere le caratteristiche dell’ESSERE:

  • Ingenerato. Certo, perché se è nato, non era, e se non era non è. Ovvio, no?
  • Infinito. Se finisce, dopo che finisce non è più, quindi non è mai stato, il che non può essere dato che l’Essere è e non può non essere. Comincio a prenderci gusto.
  • Immobile. Se si sposta da dov’è, lì dov’era prima non è più, e l’Essere non può non essere. Quindi non si sposta. Meno male. Se no Parmenide montava un casino. Non sia mai che ciò che è non sia e viceversa.
  • Unico. Non ce n’è più di uno perché in quel caso ce ne sarebbero due diversi, e ciò che è diverso dall’Essere è diverso perché non è, ma ormai sappiamo bene che l’Essere non può non essere.

Ci siete o non ci siete? Io avverto un leggero mal-essere.

Dopo Parmenide la situazione migliora un tantino, anche se ammetto che in quanto a ragionamenti intrippanti i successivi filosofi tra cui i sofisti, Platone e Aristotele non scherzano affatto. Per esempio un tale di nome Gorgia disse:

“Nulla esiste. Se esiste è inconoscibile. Se è inconoscibile è incomunicabile.”

Cioè, ha appena smontato tutta la storia dell’Essere che è. Proprio quando mi SEMBRAVA di averla capita. D’altronde Parmenide direbbe che una cosa che SEMBRA non è, e ciò che non è non può essere. Praticamente io non esisto, e non essendo io, non è nemmeno il mio blog. Ergo, il mio blog non è e non può essere, e voi non state leggendo questo post che in realtà non esiste.

Mi sorge spontanea una domanda. Ma essendo il fatto che non sono e quindi non esisto, quanta Nutella posso mangiare senza ingrassare?

Boh. Ci devo riflettere. Nel frattempo beccatevi una massima illuminante:

Una rondine non fa primavera.

L’ha detta Aristotele, che credete.

8 pensieri su “Tutte le paranoie degli antichi filosofi greci.

  1. Tu sei bravissima e mi hai fatto capire quanto sia stato fortunato a frequentare l’Istituto Tecnico dove la filosofia era bandita ma in compenso facevamo Aggiustaggio, ovvero 2 ore di lima e tornio. Se qualche filosofo avesse limato per due ore di seguito chissà che riflessioni profonde avrebbe partorito! p.s. non ti fermerai a questa puntata, vero? Studierò tutta la tua storia della Filosofia!

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  2. Ora so perché non ho mai studiato filosofia! Ho sempre pensato che avrei dovuto farlo e che questo mi avrebbe permesso di capire meglio molte cose tra le quali me stessa. Ecco, non avevo capito una mazza neppure prima di cominciare perché dopo tutto questo credo che se avessi trovato una piccolissima parte di me stessa mi sarebbe poi venuto il dubbio atroce che tutta quella fatica non fosse servita visto che tirando le somme forse forse non esisto neppure. Mi sono impappinata così tanto che non so nemmeno io bene cosa sto scrivendo fai un po’ tu! ;P

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  3. Sono tornata in terza liceo in un attimo, ai primi approcci con la filosofia… Che poi diciamocelo, se i greci avevano un bel po’ di paranoie, cosa possiamo dire di Kant, Kierkegaard, Nietzsche?
    Comunque Talete “quello dell’acqua”, resta nel mio cuore.

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