Tre volte te, il terzo capitolo di Tre Metri sopra il Cielo: era proprio necessario?

Da qualche parte due o tre giorni fa ho letto che è in preparazione il sequel di quella che quindi diventerà una trilogia, sia cinematografica sia letteraria. Ebbene sì, sto parlando di Tre metri sopra il cielo, il celeberrimo film del 2004 tratto dall’altrettanto celeberrimo romanzo di Federico Moccia, cui seguì nel 2007 Ho voglia di te e al quale a sua volta seguirà una pellicola intitolata Tre volte te.

Si dice che tre sia il numero perfetto ma insomma, mi pare che in questo caso già col numero due si stava un attimino sforando, e di Babi, Step e di comecazzosichiamava quell’altra ne avevamo i coglioni pieni.

Gli adolescenti, i nostalgici e i fautori di Moccia, Scamarcio &company non me ne vogliano, si tratta di gusti personali però dai, allungare il brodo sentimentale aggiungendo un terzo capitolo a questa love story è come scrivere la sceneggiatura di Rocky quindicesimo.

Cioè, anche basta.

All’epoca in cui uscì Tre metri sopra il cielo avevo 25 anni, ero prossima alla laurea e condividevo un appartamento con due ragazze che avevano appiccicato su un pensile della cucina una foto a tutta pagina di Riccardo Scamarcio. Pur apprezzando l’oggettiva beltà del ragazzo in questione non avevo la più pallida idea di chi fosse, ma ben presto mi ero fatta convincere a vedere sia il film col quale aveva spopolato, sia a leggere il libro al quale il film si era ispirato.

riccardo-scamarcio-tre-metri-sopra-il-cielo
Immagine tratta da gossipetv.com

Per quanto riguarda il romanzo diciamo che mi è piaciuto di più Twilight, tanto per capirci. Il film invece lo avevo gradito un pochino di più, ma ancora adesso la cosa che ricordo meglio e che mi aveva infastidita non poco durante tutta la visione era che la protagonista, Babi, mi stava incredibilmente sul cazzo.

Ok, ok, mi rendo conto che quello era il suo personaggio, ovvero la ragazzina ricca,viziata e con la puzza sotto il naso…ciò non toglie che fin dalla prima scena l’avrei volentieri presa a ceffoni con un asciugamano bagnato, lei e quel cazzo di muso lungo da depressa-perché-il-mondo-mi-fa-schifo che non riusciva a togliersi di dosso.

tre metri sopra il cielo
Immagine tratta da film-review.it

Comunque, per chi non avesse visto il film ripercorriamo velocemente la storia, attenzione presente molto spoiler.

Intanto tutti hanno nomi normali trasformati in nomignoli del cazzo per fare più figo: Scamarcio è Stefano Mancini ma viene chiamato Step; Katy Saunders è Roberta Gervasi ma per qualche strano fenomeno fonetico Roberta si trasforma in un insentibile Babi. Il migliore amico di Step è Pollo (non chiedetemi perché) mentre la migliore amica di Babi è Pallina.

Pollo e Pallina, esatto. Due nomi che non darei neanche ad un criceto.

Va beh.

Gli stereotipi si sprecano. Step è un teppistello bello e dannato, Babi l’ho già descritta prima: entrambi hanno sui 16/17 anni e si conoscono ad una festa durante la quale lui la abborda con l’atteggiamento dell’uomo che-in -genere-cadono-tutte-ai-miei-piedi-quindi-non-fare-troppe-storie, lei reagisce versandogli addosso un bicchiere di champagne. Indi lui ricambia buttandola dentro una vasca da bagno e facendole la doccia. Vestita.

Un bell’inizio.

I due, loro malgrado, continuano ad incontrarsi, complici anche Pollo e Pallina, i rispettivi loro best friends che si mettono insieme dopo che lei becca lui a frugare nella sua borsa e nel suo portafogli. Davvero irresistibile.

Alla fine, come sempre, chi disprezza compra, e Babi e Step cominciano a frequentarsi seriamente. Diciamo che in merito ad originalità Cenerentola a questo film gli fa dieci a zero, perché i cliché abbondano abbondantemente: i due ragazzi si amano ma lui è teppista dentro e ogni tanto combina qualche cagata…tipo presentarsi davanti alla professoressa stronza di Babi in stile Gomorra e minacciare di uccidere il suo amato cagnolino se non promuoverà l’adorata fidanzatina. I genitori di Babi, inutile specificarlo, sono contrarissimi a questa love story, soprattutto la madre, classica tipa severa che tratta il marito come fosse un bambino deficiente di dieci anni.

Oltretutto Babi è ancora vergine, e Step sceglie con cura la lochescion in cui avverrà la deflorazione: vecchio castello disabitato in riva al mare, I can fly come canzone di sottofondo, lei che anche dopo aver trombato continua ad avere la sua solita espressione di merda da adolescente delusa dalla vita, lui le dice “Ti amo” con la stessa convinzione con cui io direi che la Nutella non è buona, lei finalmente si esibisce in un sorrisetto soddisfatto ma il muso è sempre dietro l’angolo.

Segue un periodo di tira e molla vari, dovuti alle continue malefatte di Step, che Babi non riesce proprio a digerire: le minacce alla prof, gli amici turbolenti e via dicendo. Finché la rottura definitiva giunge per una cosa con la quale Step, poveraccio, nemmeno c’entra niente.

In pratica Pollo muore durante una gara illegale di moto, Pallina si dispera, chiama Babi e la stronza reagisce decidendo di mollare Step perchè “è tutta colpa sua e del suo modo di vivere”.

In altre parole: il mio migliore amico muore, io tra l’altro in quel momento ero con te ad una festa e tu, la mia fidanzata, invece di starmi vicino e consolarmi mi scarichi dicendo che è tutta colpa mia?

Step a quel punto fa quello che desidero fare io dal primo minuto del film fino all’ultimo: guarda Babi nelle palle degli occhi e le molla un sonoro ceffone. E che cazzo.

I due si lasciano definitivamente: lei lo rimpiazza con l’aitante vicino di casa, lui soffre in silenzio ed esce a malapena di casa, poi ad un tratto decide che ha patito abbastanza, piglia una specie di bisaccia, ci mette dentro due o tre magliette e dice al fratello che parte. Nonostante di film ne abbia visto parecchi, continuo a stupirmi del fatto che i personaggi, una volta stabilito di partire per sempre, facciano le valigie in due secondi e mezzo, e senza mai passare dal bagno a prendere lo spazzolino e il deodorante. Mah.

Comunque, the end. Il seguito, “Ho voglia di te”, me lo sono risparmiato, così come mi risparmierò l’ultimo capitolo di questa saga, anche solo per non rivedere Babi con quel cazzo di muso lungo e l’atteggiamento da oddio-che-noia-essere-belle-e-ricche-qualcuno-venga-a-salvarmi.

Capisco che a livello di marketing un sequel ci stesse, però dai…era proprio necessario? Con Step magari ultraquarantenne che ancora si fa chiamare Step e non Stefano e minaccia gli insegnanti dei figli sequestrando i loro animali domestici mentre Babi continua a stronzeggiare in giro senza rendersi conto che con un soprannome perfetto per un omogeneizzato come stronza sei poco credibile.

Ripeto: era proprio necessario?

Datemi il vostro parere! Babi vi saluta con la sua consueta simpatia.

tre metri sopra il cielo

8 pensieri su “Tre volte te, il terzo capitolo di Tre Metri sopra il Cielo: era proprio necessario?

  1. Che poi nel secondo Baby praticamente fa una comparsata perché l’unica cosa che c’è in comune con il primo è Step e l’incontro con Pallina perché la protagonista femminile è la Chiatti…mah… Io ammetto che il primo l’ho amato (complice un moroso abbastanza simile a Step), ma adesso basta…vi supplico

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  2. La risposta a “era proprio necessario?” è senza dubbio “No!”.

    Federico Moccia rappresenta il peggio del peggio dell’editoria (non posso dire letteratura perché si scatena un terremoto a causa dei veri scrittori che si rivoltato nella tomba).

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  3. beh come tutti i grandi capolavori il cerchio si deve chiudere, e tre è il numero perfetto e il titolo è di una banalità che fa il giro completo, tanto da non sembrarlo. un po’ indie e un pò no. io quando ero giovane ho letto il primo libro, avrò visto anche il film, ma come dico sempre, citando gli Zen Circus: io quando avevo vent’anni ero uno stronzo.
    Non che adesso sia molto migliorato. Secondo il mio modesto parere, non avrà lo stesso impatto dei precedenti, vista la distanza temporale e il mutamento, conseguente, dei gusti dei gggiovani (che per certi versi fanno anche più cagare). Anche se al peggio non c’è mai fine.

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