Le migliori scene di sesso nella letteratura antica, and the winner is…

Qualche giorno fa ho letto un articolo molto divertente (ecco il link se siete curiosi) sul “Bad Sex Award”, ovvero il “premio per la peggior scena di sesso in un libro”. In effetti, se ci pensiamo bene, escludendo gli Harmony e tutte le scopiazzature pseudo-erotiche derivate dal capostipite del genere “guarda-che-io-non-faccio-l’amore-io-scopo-e-scopo-forte” (=Cinquanta sfumature di grigio-nero-rosso della James), nei libri “seri” le scene di sesso fanno abbastanza cagare.

Per esempio, tra coloro che si sono aggiudicati il poco ambito premio, annoveriamo l’italianissimo Erri De Luca, il quale sbaraglia gli avversari con la seguente descrizione, contenuta nel romanzo “Il giorno prima della felicità”:

“Premette sui miei fianchi, un ordine che mi spingeva dentro. Entrai. Non solo il sesso, io entrai dentro di lei, nelle sue viscere, nel suo buio a occhi spalancati senza vedere niente (…). Entrai con la sua spinta e restai fermo. Mentre mi abituavo alla quiete, al battito del sangue tra le orecchie e il naso, mi spinse un poco fuori e poi di nuovo dentro. Lo fece e lo rifece, mi teneva con forza e mi spostava a ritmo di risacca. Agitò i seni sotto le mie mani, aumentò le spinte. Entravo fino all’inguine e uscivo quasi tutto, il mio corpo era un suo ingranaggio”

Eh. In effetti a un certo punto non si capisce se è un amplesso o una puntata
di Mac Gyver.
Nel 2017 invece vince Christopher Bollen, uno scrittore americano che nel suo romanzo “The Destroyers” azzarda una metafora “geometrica”:
«La sua faccia e la sua vagina richiedono la mia attenzione, così io guardo giù, verso il triangolo da biliardo del mio pene e dei miei testicoli».
Interessante accostamento.
E per quanto riguarda gli autori della letteratura antica? Come se la cavavano con la descrizione delle scene più ardenti?
Ovviamente il sesso nelle epoche passate era spesso e volentieri un tema tabù, quindi se ne parlava e soprattutto se ne scriveva molto meno rispetto a quanto si fa oggi. Tuttavia ho selezionato per voi tre scrittori del passato che non si sono lasciati intimorire dalla censura e hanno trattato spesso in maniera anche abbastanza esplicita contenuti a dir poco bollenti.
Cominciamo da un mostro sacro della letteratura italiana: Giovanni Boccaccio, quello che a scuola si studiava volentieri perché correva voce che alcune novelle del Decameron fossero piuttosto licenziose…e anche perché dopo la pesantezza di Dante con la sua fissa per Beatrice e di Petrarca che “solo et pensoso i più deserti campi andava mesurando a passi tardi et lenti”, ecco, noi studenti sentivamo un certo malessere et disagio.
decameron
Immagine tratta da lafeltrinelli.it
Tra i racconti più spinti del Decameron (quelli che chiaramente a scuola non ci facevano leggere se no ciaone) ricordiamo la novella di Frate Puccio e quella di Masetto da Lamporecchio. In entrambe Boccaccio dà prova di grande maestria nel momento in cui si ritrova a dover tradurre in parole alcune circostanze piccanti.
Per esempio nella novella di Frate Puccio monna Isabetta, “giovane (…) fresca e bella e ritondetta che pareva una mela casolana” dato che ha un marito troppo devoto e più interessato a pronunciare paternostri che a soddisfare gli appetiti della deliziosa mogliettina, si innamora di don Felice, un monaco che di monachesco a parte la tonaca ha ben poco. Al gagliardo e aitante Felice non sfugge la freschezza di Isabetta, e difatti “postole l’occhio addosso e una volta e altra bene astutamente, tanto fece che egli l’accese nella mente quello medesimo disidero che aveva ella: di che accortosi il monaco, come prima destro gli venne, con lei ragionò il suo piacere.”
Con lei ragionò il suo piacere. Senza immaginare triangoli di testicoli e altri particolari anatomici superflui.
In un’altra novella ci troviamo all’interno di un convento, nel quale si presenta un certo Masetto il quale, essendo troppo “giovane e appariscente”, si finge muto per essere assunto dalle suore come addetto all’orto. In breve tempo il ragazzo passa ad occuparsi di ben altro tipo d’orto, sollazzandosi prima con due monache, poi con tre e poi il passaparola fa il suo corso, ed ecco come Boccaccio descrive la notte di passione tra Masetto e la signora badessa:
Ultimamente la badessa, (…) andando un dì tutta sola per lo giardino, essendo il caldo grande, trovò Masetto, il quale di poca fatica il dì per lo troppo cavalcar della notte aveva assai, tutto disteso all’ombra d’un mandorlo dormirsi; e avendogli il vento i panni dinanzi levati indietro, tutto stava scoperto. La qual cosa riguardando la donna, e sola vedendosi, in quel medesimo appetito cadde che cadute erano le sue monacelle; e destato Masetto seco nella sua camera nel menò, dove parecchi giorni, con gran querimonia dalle monache fatta che l’ortolano non venia a lavorar l’orto, il tenne, provando e riprovando quella dolcezza la quale essa prima all’altre solea biasimare.
Hai capito la badessa. Vecchia sporcacciona.
Comunque, anche in questo caso Boccaccio dice e non dice, allude maliziosamente senza mai essere volgare o troppo sfacciato. Altro che triangolo da biliardo.
Un tantino più spudorato è Pietro Aretino, poeta originario di Arezzo autore dei celeberrimi “Sonetti lussuriosi”. Ecco per esempio
Questo è un cazzo papal; se tu lo vuoi,
Faustina, o in potta o in cul, dimmelo pure,
perché rare a venir son le venture. 
Vi lascio immaginare cosa sia la “potta”.
E ancora il celebre:
Fottiamci, anima mia, fottiamci presto
perché tutti per fotter nati siamo;
e se tu il cazzo adori, io la potta amo,
e saria il mondo un cazzo senza questo
Non fa una grinza.
decameron
Immagine tratta da amazon.it
Un’altra opera dell’Aretino è intitolata Dubbi amorosi e insomma, capite bene che non si tratta certo di dubbi alla m’ama-o-non-m’ama. Nel Dubbio XIII per esempio ci si chiede se monna Berniciglia, colpevole di aver avvistato un “triangolo da biliardo” interessante e di averci giocato “con gran furia”, sia colpevole di gola o di lussuria. Che atroce dubbio.
Bene, Aretino, a differenza di Boccaccio, non usa mezze misure nelle sue amorose descrizioni, ma devo ammettere che forse continuo a preferirlo ai triangoli anatomici e agli amplessi a ritmo di risacca.
Il top, per quanto mi riguarda, lo troviamo molto più avanti, agli inizi del Novecento, grazie al Sommo Vate Gabriele D’Annunzio, uno che di sfumature ne aveva un po’ più di cinquanta (ma la storia delle costole pare sia una bufala, attenzione).
decameron
Immagine tratta da wikipedia
Leggete con che grazia il poeta racconta il suino incontro tra i due protagonisti del romanzo Il Piacere, ovvero Andrea Sperelli ed Elena Muti:
Poi tacquero ambedue. L’uno sentiva la presenza dell’altra fluire e mescersi nel suo sangue, finché questo divenne la vita di lei e il sangue di lei la vita sua. Un silenzio profondo ingrandiva la stanza; il crocifisso di Guido Reni faceva religiosa l’ombra dei cortinaggi; il romore dell ‘Urbe giungeva come il murmure
d’un flutto assai lontano.  Allora, con un movimento repentino, Elena si sollevò
sul letto, strinse fra le due palme il capo del giovine, l’attirò, gli alitò sul volto il
suo desiderio, lo baciò, ricadde, gli si offerse.

 

Cioè, Best Sex Award…ma non avevamo dubbi, conoscendo il soggetto: far scrivere a D’Annunzio una scena di sesso è come ordinare a Carlo Cracco di cuocere un uovo sodo o chiedere a Giorgio Mastrota di vendere una pentola a pressione. Praticamente non c’è storia.

L’excursus termina qui, ma nello spazio riservato ai commenti potete, anzi DOVETE scrivere quali sono le peggiori scene di sesso che avete mai letto (libri seri, mi raccomando, la James e compagnia bella sono fuori concorso).

Vi lascio con una frase di Coco Chanel che secondo me ben si adatta a chi si appresta a scrivere e soprattutto descrivere una sex scene:

Prima di uscire guardati allo specchio e levati qualcosa.

E anche prima di scrivere.

5 pensieri su “Le migliori scene di sesso nella letteratura antica, and the winner is…

  1. Mastro Luciaio – Matteo, l’altra metà di MaMaglia, è di Lamporecchio (di San Baronto, frazione di Lamporecchio).

    Basta, lo dico perché uno legge Masetto da Lamporecchio e pensa che un luogo con un nome così sia frutto della torbida fantasia di Boccaccio. Invece no, esiste.
    E la squadra di calcio di Lamporecchio come si chiama? Lampo.

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