Io speriamo che insegno bene (e che non faccio troppe figure di merda a scuola)

A partire da gennaio di quest’anno ho iniziato a lavorare come insegnante di italiano/latino in un Liceo: si tratta della mia prima esperienza, considerando il fatto che l’unica supplenza precedente si è verificata circa cinque o sei anni fa, ed è stata piuttosto traumatica (oltre che completamente fallimentare, in un altro momento vi racconterò perché), quindi diciamo che come prima volta non conta.

In pochi mesi ho maturato la convinzione che il mestiere di insegnante comporti gigantesche responsabilità e in generale sia difficilissimo, sotto diversi punti di vista che non starò ad elencare altrimenti finisco di scrivere a Ferragosto.

Invece vorrei concentrarmi sulle parecchie nonché variegate ed esagerate figure di merda che da gennaio ad oggi ho fatto con alcuni studenti, dovute alla mia insufficiente preparazione…sono laureata, certo, ma lo sono da ben 14 anni e chi cazzo se le ricorda certe cose…a parte che le regioni italiane sono piene di muschi e licheni, ovvio.

Naturalmente prima di iniziare ho ripassato qualcosa, ma altrettanto naturalmente qualcos’altro mi è sfuggito e amen, a quel punto c’è poco da fare: indossi la tua faccia da culo, la più culeggiante che hai in repertorio (per intenderci, quella che io ho usato quando all’epoca dell’università chiesi alla mia compagna di stanza se stesse per andare ad una festa di Carnevale vestita da strega e lei mi rispose che no, in realtà stava per uscire col suo ragazzo, e io continuai a chiacchierare del più e del meno come se niente fosse) e vai, cercando di non pensare a come cazzo era il trapassato prossimo passivo del verbo “cuocere”.

Ecco quindi, in ordine sparso dato che non sono riuscita a decidere quale fosse la più imbarazzante, le peggiori gaffe scolastiche di cui sono stata protagonista nel corso di questi quattro mesi:

  • Il triumvi-cosa?

Non so se qualcuno ha delle vaghe rimembranze in merito alla storia romana; in teoria io dovrei averne ben più di una, essendo laureata in Lettere Classiche con indirizzo storico-romano e avendo svolto la tesi per l’appunto sull’argomento. Va beh, comunque. Stavo ripassando storia con due alunne e si parlava di Cesare, Pompeo e Crasso e del primo triumvirato, ovvero un accordo privato stipulato dai tre uomini che assicurava una serie di vantaggi politici ad ognuno di loro.

Fin qui tutto ok, anche perché occhieggiavo dalle dispense di cui le alunne erano dotate.

A un certo punto una delle due mi chiede: “Prof, e il secondo triumvirato qual è?”

Porca troia.

Ne avevano fatto un secondo, i bastardi.

Ok, finta nonchalance, controllo le fotocopie con la coda dell’occhio e riesco a leggere che sempre Cesare, Pompeo e Crasso arrivarono ad un secondo accordo qualche anno dopo il primo. Candidamente lo annuncio alle ragazze: una annuisce compita e inizia a scrivere forsennatamente sul quaderno, l’altra mi guarda strano e dice:

“No, prof, il secondo triumvirato è quello tra Ottaviano, Antonio e Lepido.”

Ah.

In effetti tra i nomi Cesare-Pompeo-Crasso e Ottaviano-Antonio-Lepido c’è una bella differenza. Quella che stava scrivendo sul quaderno smette improvvisamente di farlo e cancella tutto; la sapientona a fianco, non paga di avermi smerdata, mi mostra la pagina del libro di storia dove si parla del maledettissimo secondo triumvirato, quello tra Ottaviano-Antonio e fanculo, ma perché non si sono dati all’ippica invece di triumvirare?

  • I misteriosi cambiamenti fonetici del latino

Qualche giorno fa stavo facendo scrivere ad una studentessa i tempi dell’indicativo in latino. Per chi non lo sapesse, annuncio solennemente che il latino è bastardissimo, e difatti il futuro semplice dei verbi appartenenti alla prima e alla seconda coniugazione si forma con un determinato suffisso che magicamente sparisce nel futuro dei verbi della terza e quarta coniugazione. Siccome la cosa non era già abbastanza complicata così, i latini hanno ben pensato che la prima persona singolare del futuro sarebbe stata identica a quella del presente congiuntivo.

Idea geniale.

Così quando traduci non sei sicuro se sia futuro semplice o presente congiuntivo e ti confondi ulteriormente. Lo desumi dal contesto, certo, però cheppalle, mettere un cazzo di suffisso identificativo in tutti i tempi di tutte le coniugazioni era tanto brutto?

Fatto sta che la povera alunna stava provando a scrivere sul foglio il futuro semplice di un verbo della terza coniugazione…vedendola incerta ho cominciato a darle qualche suggerimento, ma improvvisamente la vocina del latinorum nella mia testa ha bisbigliato: “Tu es sicura-sicura-sicurerrima di quellum che stai dicendum? Perché a me sembra un pochinum sbagliatum.”

E sbagliatum era, cazzum, quindi con la stessa nonchalance di cui sopra ho detto all’alunna: “Ehm, aspetta, ricordavo male, il futuro di lego fa così e così.”, al che lei giustamente mi ha chiesto: “Ma come mai non c’è quel suffisso che c’è invece nella prima e seconda coniugazione?”.

Eh, bella domanda. Nel frattempo io sono impallidita e ho cominciato a sudare freddo.

Che fai in queste circostanze, mica puoi chiedere l’aiuto del pubblico. Beh, niente, incassi e con finta importanza accenni a misteriosi mutamenti fonetici che hanno portato alla caduta del suffisso di merda, et voilà, il gioco è fatto. Del resto ho constatato che l’associazione di parole “mutamento fonetico” produce negli alunni lo stesso effetto che si ottiene proponendo ad un vegeteriano di mangiare un hamburger di carne di toro, ossia faccia-inorridita-seguita-da-silenzio-di-tomba-e-cambio-subitaneo-di-argomento.

  • La grammatica, questa sconosciuta

Devo ammettere che invece sulla grammatica me la sono sempre tirata parecchio, senza capire che non è sufficiente azzeccare i congiuntivi…a scuola magari dovresti anche sapere come si chiama, il congiuntivo che stai usando.

Questa piccola introduzione per farvi comprendere il panico nel quale sono piombata quando ho assistito ad una lezione in cui la docente parlava di trapassati prossimi, trapassati remoti e trapassati congiuntivi.

Un buco nero si è aperto nel mio cervello e per fortuna non dovevo essere interrogata altrimenti sarebbero stati cazzi.

Per non parlare di quando ho aiutato tre alunni a completare un test di grammatica generale. Avevo già sentito parlare dei verbi riflessivi, ma quando ho scoperto che esistevano anche i riflessivi reciproci, i riflessivi impropri e i riflessivi apparenti e che non avevo la più pallida idea di cosa fossero ho pensato di fingere una improvvisa telefonata per allontanarmi e googlare il tutto il più velocemente possibile.

Il suono della campanella che annunciava la fine dell’ora mi ha salvata. Santa bidella.

E prima di concludere volevo menzionare gli atroci dubbi che gli studenti sono capaci di insinuarti con domande impreviste su argomenti sui quali non avevi mai nutrito insicurezze, tipo:

  • Prof, quando bisogna accentare il “si”?
  • Prof, tantomeno va scritto tutto attaccato o staccato?
  • Prof, dove è sepolto Dante?
  • Prof, a cosa serve il latino?
  • Prof, qual è la capitale del Kirghizistan?

Eccetera eccetera eccetera.

“Insegnando impariamo”, disse un certo Schopenhauer, e io sto imparando un sacco di cose.

Quindi che dire, io speriamo che insegno bene (e che non faccio troppe figure di merda a scuola).

 

 

 

 

 

 

11 pensieri su “Io speriamo che insegno bene (e che non faccio troppe figure di merda a scuola)

  1. Credo che tutta la filologia romanza sia basata sul mutamento fonetico :p
    Il latino comunque serve per tirare fuori citazioni colte ad mintulam nell’open space dell’ufficio sfigato in cui lavori… tanto nessuno capirà mai cosa avrai detto

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  2. Di tutto qerllo che hai citato il so solo dove è sepolto Dante, perché ai Fiorentini gli brucia da 800 anni che le spoglie mortali del nostro sommo poeta sono a Ravenna.
    Embè? Lo avevi esiliato? Mo’ se lo tengono loro!

    Per il resto, mi hai ricordato quando davo ripetizioni di inglese/ francese/ tedesco, la famosa lingua completamente dimenticata. Quando i ragazzini mi chiedevano il significato di una parola che, puntualmente, non conoscevo, mettevo davanti il vocabolario dicendo “devi imparare ad usarlo bene, quindi cerca la parola e poi troviamo insieme la definizione più adatta.”

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  3. Come ti capisco. Io sono alle primarie e ti posso assicurare che le figure di merda sono sempre lì, pronte! I bambini fanno delle domande a cui probabilmente non hai mai pensato in vita tua e puntualmente si accorgono anche quando non sai rispondere.
    Però ti posso assicurare che insegnare è il mestiere più bello del mondo! 😍

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  4. Sei un mito! Spero che continuerai a raccontarci le tue avventure a scuola!! Anch’io ho frequentato il Liceo e avrei voluto fare Lettere x insegnare (per vari motivi non ho poi potuto proseguire gli studi), ma a pensarci bene non dev’essere proprio una passeggiata insegnare ai ragazzi di oggi!! Con l’ansia che mi ritrovo di mio poi…🙈🙈🙈

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  5. Come diceva la collega, nel commento precedente, anche alla primaria le figuracce sono sempre in agguato, anche dopo trent’anni di esperienza. Io dico sempre ai bambini che le insegnanti sono esseri umani e possono sbagliare. Se non si rispondere sul momento me lo segno, faccio la ricerca e il giorno dopo inizio chiarendo il dubbio. Faccio così anche quando mi rendo conto di aver detto una castroneria: bambini ieri vi ho detto una cosa sbagliata. Così insegno a essere umili e che se hanno dubbi, è sempre meglio controllare. Così mi levo un po’ di ansia da sbaglio.
    Benvenuta nel magico mondo della scuola.

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