Le storie d’amore più sfigate della mitologia greca

Di amori tragici e spesso anche un po’ sfigati la mitologia greca ce ne ha raccontati parecchi, roba che Romeo e Giulietta in confronto sembra una barzelletta.

In genere ricordiamo love stories tra un dio (o una dea) e un essere umano, e detta così sembra anche una cosa figa…cioè, un Zeus o una Afrodite che si innamoravano di te non capitava mica tutti i giorni.

In realtà non era per niente una gran fortuna perché sussistevano 3 opzioni:

  1. Beccavi il dio che non ti piaceva e non gliela volevi dare oppure non gliela volevi dare perché eri la sacerdotessa del biancospino e ciaone. Gli dei non digerivano bene i rifiuti, infatti solitamente ti trasformavano in un ragno, una mucca, una formica o in un romantico fiore a seconda di quanto era bruciante l’incazzatura. Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore ti uccidevano dopo averti devastato con atroci torture.
  2. Beccavi il dio maritato e la dea-moglie sgamava l’inciucio, incenerendoti all’istante o usando i suoi super-poteri per trasformarti in un plancton o comunque in qualcosa di poco carino. Le mutazioni andavano forte su all’Olimpo.
  3. Beccavi il dio re degli Inferi ed eri fottuta, perché ti rapiva e ti portava a casa sua. Nell’Oltretomba, in mezzo ai morti, esatto (vedi il mito di Ade e Persefone). Che culo.

Insomma, non poteva che finir male.

Ma non crediate che le relazioni tra umani&umani fossero più felici. Vediamone alcune tra le più celebri.

La storia di Orfeo ed Euridice, sottotitolo: “Orfeo, ma perché cazzo ti sei girato?”

Vi presento Orfeo, un giovanotto amante della musica che passava il tempo a suonare cetra e lira e ad incantare piante, uccellini, alberi, animali, nuvole, tutti i luoghi-tutti i laghi e via dicendo. Il ragazzo è sposato con la ninfa Euridice, una tizia talmente gnocca che viene notata nientepopodimeno che da Aristeo figlio di Apollo (oddio, quindi Pollon aveva un fratello???). Si sa, gli dei non erano esattamente maestri nel corteggiamento, e quando si innamoravano di qualcuno solevano semplicemente rincorrerlo in ogni dove.

Un brutto giorno appunto Euridice, inseguita per l’ennesima volta da Aristeo, scappa che ti scappa inciampa non su un ramo ma su un serpente velenosissimo che ovviamente la morde uccidendola sul colpo…e all’epoca se morivi niente funerale, precipitavi dritto dritto nel Regno dei Morti, governato appunto da Ade e dalla moglie Persefone.

Orfeo si dispera e decide di provare a scendere giù negli Inferi per recuperare l’adorata moglie. Strategia adottata? Suonare, suonare e suonare, fino a che per lo sfinimento di avere questa specie di Gigi D’Alessio dell’Olimpo in mezzo alle palle Cerbero e Caronte lo fanno passare. Orfeo giunge così al cospetto dei sovrani in persona, e anche lì stessa tattica: strimpellare a manetta.

Ade non ne può più e alla fine lo blocca dicendogli:

“Ok, ok, sei bravo, ma non so come spiegarlo…non mi sei arrivato, non mi hai fatto emozionare. Pertanto ti restituisco Euridice, ma ad una condizione: durante la strada di ritorno verso il mondo dei vivi non dovrai mai voltarti indietro a guardarla.”

Facilissimo, no?

Per cui viene da chiedere a Orfeo: ma quale parte di “non-dovrai-mai-voltarti-indietro-a-guardarla” non hai capito?

Già, perché il ragazzo segue le istruzioni alla lettera ma solo fino a un certo punto. A mezzo metro dal traguardo infatti decide che boh, meglio controllare se era davvero Euridice quella che camminava dietro di lui, non si sa mai che si trovasse su Scherzi a Parte.

Lui si volta e guarda un po’, Euridice immediatamente svanisce.

orfeo gif

Sssssì, esatto.

Piramo e Tisbe, sottotitolo “conclusioni affrettate e dove trovarle”.

Preparate i fazzoletti, perché stiamo per parlare dei predecessori di Romeo e Giulietta…solo un po’ più tonti.

Piramo e Tisbe sono vicini di casa e si amano fin da bambini. Arrivati a una certa età vorrebbero anche sposarsi ma le famiglie per oscuri motivi si oppongono e impediscono ai ragazzi di frequentarsi. I due però, grazie ad un “ingegnoso” stratagemma, continuano a bisbigliarsi paroline dolci attraverso una crepa su un muro comunicante fra le loro due abitazioni.

Ok, idea romanticissima ma un po’ troppo platonica, e considerati gli ormoni in fermento i piccioncini stabiliscono di darsi un appuntamento notturno in un giardino lì vicino, sotto un maestoso albero di gelso.

La prima ad arrivare è Tisbe, che per una volta che esce ha l’immensa sfiga di incappare in una leonessa. Fortunatamente, come si diceva in greco antico, è una leonessa già “cenata” e sta solo digerendo cinque o sei buoi sotto il gelso. Tisbe comunque si spaventa, va a nascondersi in una caverna e mentre fugge le cade il velo. L’animale lo raccoglie e in pratica ci si pulisce il muso che insomma, dopo aver sbranato mezza mandria di bovini non era pulitissimo. Quindi il velo diventa di un bel rosso sangue e viene strappato in più punti.

Sopraggiunge anche Piramo il quale, notando che il velo di Tisbe è insanguinato, salta subito alle conclusioni…non nel senso che pensa che magari la ragazza è ferita e forse sarebbe il caso di cercarla e accertarsi di cosa possa esserle accaduto. Il giovanotto spreme il cervello con un fine ragionamento sofistico:

Morte=sangue

Velo sporco di sangue=Tisbe

Morte=Tisbe

Non fa una piega.

Morale della favola: Piramo, in preda al dolore, si uccide con un pugnale. Tisbe esce dal nascondiglio, lo trova agonizzante, capisce che l’amato ha leggermente frainteso tutto e che fa? Si ammazza pure lei.

Esagerati.

Almeno Romeo si era trovato davanti Giulietta in formato-cadavere. Piramo per un po’ di sangue su un velo ha fatto un casino ma va beh, la prossima storia è ancora più sanguinosa e drammatica, e ha per protagoniste due sorelle:

Procne e Filomela, sottotitolo: “le Hannibal Lecter dell’Olimpo”

Procne e Filomela sono le figlie di Pandione, re di Atene. La prima va in sposa a Tereo, re della Tracia, un tipo malvagio e crudele, ma lei lo ama lo stesso e dall’unione nasce un bimbo, chiamato Iti. Sentendo la mancanza della sorella, Procne chiede al marito di andare ad Atene a prenderla e portarla in Tracia, per poter così trascorrere del tempo insieme.

Tereo ubbidisce ma, una volta incontrata Filomela, le riserva un’accoglienza non proprio “cognatesca”: infatti la violenta e, non pago di ciò, per timore che lei possa rivelare tutto, le taglia la lingua e la nasconde in una caverna.

Dopodiché torna dalla moglie e le racconta che ahimè, l’amata sorella è defunta durante il viaggio. Nel frattempo Filomela ha perso la lingua ma non le mani, e con quelle tesse una tela sulla quale ricama ciò che è accaduto, tela che poi fa prontamente recapitare a Procne.

Quest’ultima non la prende tanto bene e si trasforma nell’antenata di Hannibal Lecter: decisa a vendicarsi, insieme a Filomela uccide il piccolo Iti e prepara l’Invention Test, ovvero un succulento arrosto che viene servito a quello schifoso del marito.

Tereo mangia con gusto poi all’improvviso chiede dove sia finito il figlio. Procne gli risponde candidamente che lo sta digerendo e, giusto per rendere meglio l’idea, arriva Filomela con in mano la testa del nipotino.

L’uomo reagisce cercando di uccidere le due donne ma la strage viene scongiurata dall’intervento degli dei che, tanto per cambiare, trasformano tutti: Procne diventa una rondine, Filomela un usignolo e Tereo un’upupa, che ho dovuto googlare dato che non ero nemmeno sicura fosse un uccello:

upupa
Immagine tratta da Agugliastra.it

Fin troppo carino. Secondo me sarebbe stato più giusto trasformarlo in un cetriolo di mare: infatti recentemente, grazie al blogpost di Lucy The Wombat sul Pooseum (il museo della cacca in Australia), ho scoperto che questo viscido animale usa l’ano non solo per cagare ma anche per mangiare e respirare (nonostante sia dotato di un’altra bocca). Questo piccolo particolare Quark non ce lo aveva detto, eh? Chissà che alito.

Ma in effetti anche le sorelle Masterchef avrebbero meritato un destino simile perché dai, potevano cucinare qualcos’altro.

E dopo questa carrellata di disgrazie ci vuole un po’ di allegria: Corocoropollon per tutti!

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