Le tribolazioni dell’estate ovvero ascelle pezzate e non solo

Fa caldo, si sa, e se non si sa ve lo dice Studio Aperto e vi dà anche consigli geniali per combattere l’afa…tipo non andare a fare la spesa a piedi alle due del pomeriggio dopo aver mangiato mezza teglia di melanzane alla parmigiana e cose del genere.

Quindi fa caldo, e mentre a fine maggio tutti (me compresa) rompevamo il cazzo perché l’estate non arrivava con miriadi di post semi-polemici su Facebook e Instagram, adesso che siamo ad agosto e stiamo boccheggiando fotografiamo ciliegie, angurie e ugualmente rompiamo il cazzo perché appunto fa caldo.

La sottoscritta non si è certo astenuta dal dire la sua, sia durante il periodo invernale sia qui e ora, con un caliente pezzo su quelle che sono le tribolazioni, o meglio, le varie e più imbarazzanti rotture di coglioni dell’estate.

Tribolazione numero 1: fosse solo l’ascella pezzata!

E’ risaputo che l’ascella pezzata sia il terrore estivo di una buona parte del genere umano. In effetti capita spesso, per esempio, di salire sull’autobus e notare l’orrida macchia scura che si allarga pericolosamente al di sotto dell’ascella del tizio (o della tizia) che guarda caso si regge alla medesima asticella alla quale siamo aggrappati noi. Tuttavia non è il peggio che possa accadere.

Nel vecchio post sulle tribolazioni delle “maggiorate” avevo già parlato di quanto possa essere copioso il sudore che viene prodotto al di sotto e in mezzo alle povere tette, colpevoli soltanto di non essere in grado di entrare nella cosiddetta coppa di champagne.

Ma vogliamo parlare di quanto suda la patata?

Suda, poveraccia, suda parecchio e non è certo piacevole, soprattutto in situazioni pubbliche durante le quali magari stai aspettando il tuo turno per entrare dal medico in una angusta stanzetta priva di aria condizionata e a un certo punto ti devi alzare perché il tuo turno è arrivato. A quel punto vieni assalita dal terrore della “patata-pezzata”, al quale subito si aggiunge quello della “chiappa-pezzata“: infatti, se la patata suda 2, il culo suda 122, con conseguente terrore di mostrare a tutti un lato B non esattamente asciutto, in ogni senso. Capite bene che in confronto l’ascella grondante è chic.

Tribolazione numero 2: unte e bisunte.

Dopo la patata e le chiappe, la parte del corpo più sudoripara in assoluto per quanto mi riguarda è la fronte, tant’è che ho dovuto eliminare la frangia onde evitare si appiccicasse alla suddetta con l’effetto capello-bagnato-ma-bagnato-male.

Se ci si mette il fondotinta la situazione diventa drammatica; tamponare il viso e ritrovarsi poi il fazzoletto marroncino non è proprio il massimo. Aborro.

Magari il caldo è anche di tipo “umido”, come qui in Sardegna e in particolare a Cagliari, dove abito, e quindi la fronte, la patata e il deretano sudaticci allora sono il meno. In questo caso io parlo dell’effetto “gelato-squagliato”: avete presente quando state gustando un bel cono al pistacchio e l’alta temperatura vi batte in velocità facendo colare goccioline verdi lungo la cialda, impiastricciando il tovagliolino nella quale è avvolta e appiccicandovi le dita?

Immaginate di sentirvi così appiccicosi in tutto il corpo, come se aveste appena fatto il bagno in una vasca piena di gelato sciolto, e avrete soltanto una vaga idea di quanto possono essere fastidiose le giornate bollenti nella nostra isola felice. Succede allora che se voglio abbracciare il mio fidanzato rischiamo di rimanere incollati, e tutta la poesia se ne va a puttane.

Tribolazione numero 3: i tormentoni dell’estate.

Takagi e Ketra, Boomdabash, Ghali, Benji e Fede, Baby K, Marracash.

Ma chi cazzo sono?

Lo ignoravo fino a circa un’oretta fa, quando mi sono documentata su quelli che conosciamo come i “tormentoni dell’estate”. Io ero rimasta ferma a Despacito, ma diciamo che non credo di essermi persa niente, perché tanto mi pare di aver capito che cambiano i cantanti ma la canzone è sempre la stessa: ritmo latineggiante, testi elementari che parlano di sole, estate, caldo, mare, vento, spiagge, avventure estive, drink e vacanze. Le memorizzi in dieci minuti scarsi e le detesti nei cinque secondi successivi e per il resto della tua esistenza.

Ma vediamo qualche esempio.

Jambo, cantata da Takagi, Ketra e l’inevitabile Giusy Ferreri: una copia del singolo del 2018 (“Amore e Capoeira”), solo che quest’anno non è Capoeira…è “Jambo”. Pensavo fosse un ballo super-sensuale o roba simile, invece Google mi dice che in lingua swahili significa “Ciao” o al massimo “Buongiorno”.

Ritornello tanto orecchiabile quanto idiota:

E non c’è bisogno di niente
ahi ahi ahi ahi
quando la notte ti prende
ahi ahi ahi ahi
tra il cielo e la savana
tutto girava
Jambo Bwana
dicevi tu guardando me
guardando me

Forse la frase più intelligente è “Ahi ahi ahi ahi”, nonostante sia solo un riempitivo per evitare di infilarci altre puttanate in rima. Se Jambo sta per “ciao” o “buongiorno”, “Jambo Bwana” significa “Buongiorno signore”…comunque è una formula di saluto. Quindi immaginiamoci una situazione molto selvaggia, tra cielo e savana, dove tutto girava (molto o poco, a seconda delle droghe prese) e dove un certo “tu” diceva: “Buongiorno signore” guardandoti, ahi ahi ahi ahi.

Così le so scrivere anche io, le canzoni.

Con Ghali (rapper italiano, dice Wikipedia) la situazione non migliora. Premetto che non sono un’esperta di rap quindi magari la sua canzone “I love you”, altro tormentone, è un capolavoro e non l’ho capito, ma mi perdonerete perché il singolo comincia in questo modo:

Io lo so che tu sei in sbatti forever
Ma tutto andrà bene, fidati my friend, yeah
E se Dio non c’è sette giorni su seven
Vedrai che verrà con noi questo weekend, whoa
E piango in discoteca come gli Alcazar
Sboccio ma non bevo, sono in Ramadan
Ho quaranta ladroni come Alì Babà
Non finiamo in rehab ma finiamo il kebab

Apprezzabile il riferimento agli Alcazar del mitico “Crying at the discotheque” ma la rima “rehab-kebab”, il povero Alì Babà schiaffato ad cazzum, lo “sbatti forever” e poi Dio sette giorni su seven mi fanno sinceramente rivalutare le canzoni dei Bee-Hive. Yeah.

L’estate è anche questo, purtroppo, ma ha certamente parecchi lati positivi (tipo che non fa freddo)…però adesso ho caldo e non ho voglia di elencarli.

Jambo Bwana a tutti!

9 pensieri su “Le tribolazioni dell’estate ovvero ascelle pezzate e non solo

  1. Io potrei copiare-incollare il commento dello scorso anno quando si parlava di tette sudate: a me suda il cuoio capelluto e d’estate i miei capelli fanno sempre pena.
    La doccia è contemporaneamente indispensabile e inutile allo stesso tempo: lavo i capelli in quanto sudati e dopo due ore sono sudati uguale… è un problema invalidante e la ASL non lo riconosce!

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  2. Tribolazioni estive..sorvolando su ascelle peli capelli ecc ecc..che risentono, poveri, del clima sempre più tropicale che non ci fa mancare nulla tra umidità e tempeste di grandine, interessante è invece il discorso tormentoni estivi barra canzonette senza un grande senso… Takagi e Ketra, Boomdabash, Ghali, Benji e Fede, Baby K, Elodie con Marracash …penso che sia inutile sforzarsi di trovare un senso nei testi…tanto sono fatti per canticchiare al massimo il ritornello (nel migliore dei casi parlato, nel peggiore nemmeno, tipo appunto ahi ahi ahi ahi ). Maestri in questo…i mitici Righeira? Quindi ..No tiengo dinero, ma..Vamos a la playaaaaaaaa..con buona pace, per due mesi di cantautori e non solo loro!

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  3. Riguardo al sudore, hai presente quegli uffici pubblici con le sedie lucidissime? Quando suda la patata – perché ovviamente l’accoppiata standard è sedia lucida e aria condizionata poco funzionante – resta lo stampino perfetto anche se ti metti strati di pantaloni!
    Dopo questa triste testimonianza vado a farmi un rehab dal kebabbaro, così aggiungo quel non so che di cipolla alla mia ascella pezzata ahahah

    Piace a 1 persona

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