Tata Francesca e la sua ossessiva ansia-da-zitellaggio

Capelli corvini super-cotonati, trucco pesante, tailleur con micro-mini-gonna foderato di pelliccia leopardata, tacco rigorosamente a spillo e valigetta rosa shocking.

No, non è Jam delle Holograms, ma lo stile è quello.

Con questa allegra mise Fran Drescher, alias Francesca Cacace, la protagonista della serie tv “La Tata”, si presenta alla porta di un lussuosissimo appartamento a due piani di Manhattan e, in men che non si dica, dopo aver esibito delle referenze approssimative scritte in tutta fretta usando al posto della penna uno dei suoi fantastici rossetti, viene assunta come bambinaia, o meglio, come Tata della famiglia Sheffield.

Non credo di sbagliare affermando che tutti, all’epoca (anni Novanta), abbiamo visto La Tata, tutti abbiamo amato alla follia Francesca, i suoi vestiti coloratissimi, le sue minigonne, le sue vestaglie, i suoi stivaloni ascellari e soprattutto il suo sorriso esagerato.

la Tata
Immagine tratta da Serial Minds

A distanza di decenni ho scoperto che rivedere le puntate di quel telefilm che da adolescente mi piaceva così tanto si è rivelato più difficile del previsto. Infatti, al di là delle facili risate, delle divertentissime schermaglie tra il maggiordomo Niles e l’insopportabile C.C Babcock e quelle tra le adorabili zia Assunta e zia Yetta, mi sono resa conto che il messaggio principale insinuato dallo show non è proprio il massimo…almeno, non per come la vedo io.

La serie, composta da ben sei stagioni, fino alla quinta ha un filo conduttore che è il seguente: accaparrarsi un uomo e accasarsi il prima possibile, magari entro i trent’anni perché da quell’età in poi lo zitellaggio è più temuto della menopausa (ragion per cui la Tata dichiara di avere 29 anni dal primo episodio sino all’ultimo). Ok, capisco sia una cosa sulla quale si può ironizzare, ma dopo 30 puntate questa strenua ricerca/attesa del fidanzato inizia a diventare pesante.

Oltretutto l’obiettivo di Francesca (e anche di quasi tutte le co-protagoniste femminili della serie) non è soltanto quello di sposarsi: bisogna sposarsi, e sposarsi “bene”…la vecchia ma solida filosofia del “se è ricco è meglio”. Guarda caso il suo datore di lavoro, Maxwell Shaffield, è un produttore di musical che di soldi ne caga parecchi, nonostante lo si veda perennemente vagare per la casa tutto impomatato e vestito come il comandante di una nave con la vaga espressione di chi non ha un benemerito cazzo da fare.

Non che gli altri diano l’impressione di spaccarsi la schiena lavorando: il cosiddetto “maggiordomo”, Niles, ogni tanto ha uno spruzzino in mano o un piumino per spolverare ma di fatto passa il tempo a sparare battute salaci e a insultare l’odiata C.C. (socia del signor Sheffield), tant’è che poi (attenzione spoiler!), quando nel corso dell’ultima stagione i due inspiegabilmente si innamorano, rimango più perplessa di quando Neal comincia a corteggiare Candy dopo averla angariata per anni facendola addirittura dormire nella stalla (sì, quella con i cavalli).

Cioè, boh.

La suddetta C.C., dal canto suo, è animata dal medesimo e univoco desiderio di Francesca&company : impalmare qualcuno e, per la precisione, quel qualcuno è appunto Mister Sheffield. Il corteggiamento assomiglia parecchio a uno stalkeraggio, spudoratissimo e fine a sé stesso dato che Maxwell le fa capire chiaramente che per lei non ce n’è, e non ce ne sarà mai. Peraltro questo malcelato interesse non sembra nemmeno ispirato da un sentimento autentico: C.C. pare fondamentalmente affascinata dal portafogli del socio più che dalla sua intelligenza o dalla sua personalità. Difatti, quando in seguito Niles le chiederà di sposarlo, lei tentennerà, dichiarando poi candidamente alla Tata le seguenti parole:

“Non voglio sposare un grembiule!”

Inutile specificare che Francesca la farà ragionare, e l’amore vincerà su tutto. Pure sul grembiule.

la Tata
Immagine tratta da Giphy

Non c’è da domandarsi da chi la nostra eroina abbia ereditato l’ossessione per l’accasamento: ovviamente dalla zia Assunta (la madre nella versione originale), che preme in maniera abbastanza assillante affinché la nipote convoli a nozze. Con chi? Beh, possibilmente col signor Sheffield, considerato il fatto che è bello, ricco, ricco, ricco e poi è anche ricco.

Episodio esemplificativo: durante la prima stagione Francesca viene a sapere che Danny, il suo ex boyfriend storico ed ex datore di lavoro, che per inciso l’aveva tradita nonché licenziata in tronco per poter assumere al suo posto la nuova amante, è di nuovo single. La ragazza si precipita immediatamente nel negozio che lui gestisce, apparentemente per mostrargli quanto se la passa bene da quando non è più la sua fidanzata.

Succede che Danny le salta addosso, dichiara di amarla ancora ma lei, per tutta risposta, esclama:

“Non tornerò con te per aspettare di nuovo tre anni che tu mi sposi!

o qualcosa del genere.

Al che lui le chiede di sposarlo e dopo una finta resistenza di un millesimo di secondo Francesca dice che “ci penserà”; corre quindi da zia Assunta per comunicarle la “lieta” novella. La zia esulta immaginando che il futuro marito sia il signor Sheffield e, quando la nipote chiarisce l’equivoco dicendo che lo sposo invece sarà Danny, la delusione dura quanto uno starnuto.

Il dialogo che segue è più o meno questo:

“Danny? Danny lo stronzo che ti ha tradita e licenziata?”

“Sì, sai, è pentito, si è messo anche a piangere!”

“Adoro gli uomini che piangono! Ma tu lo ami?”

“Non saprei, ma quando mi ha baciata…e poi ho aspettato una vita che si decidesse a sposarmi! Certo però, mi dispiacerebbe lasciare il lavoro…”

“Pensa che è solo un lavoro! Non vuoi una vita tutta tua?”

“In effetti sì. Allora dovrò proprio sposarlo!”

E ripartono i festeggiamenti.

Della serie: se SEI SINGLE e hai un lavoro ma SEI SINGLE e hai amici e la salute ma SEI SINGLE…beh, SEI SINGLE, l’ho già detto?

Per spiegarla con un’equazione: Matrimonio sta a vita vera come singletudine sta a vita di merda.

Fortunatamente al termine della puntata Francesca si accorge che si sta sposando giusto per calmare l’ansia da zitellaggio e cambia idea, dando a Danny il benservito che meritava da tempo.

Il resto è storia!

Nel corso della quinta stagione e dopo innumerevoli e fastidiosissimi ripensamenti e dubbi di vario tipo (inframmezzati da un bel po’ di pomiciate, tête-à-tête carichi di doppi, tripli e quadrupli sensi nonché una dichiarazione d’amore poi vigliaccamente ritrattata), il signor Sheffield decide che è giunta l’ora di impalmare Francesca.

Invece l’ora di mandarlo affanculo era giunta già da un pezzo, ma la nostra adorata Tata proprio non ce la fa, perché è innamorata, certo, ma anche per via della maledetta ansia da zitellaggio e della malsana convinzione che senza un uomo/un marito/un compagno/un amore la donna non va da nessuna parte.

Ciò detto, Tata Francesca rimarrà sempre nei nostri cuori e forse, senza quella sua spasmodica paura di rimanere zitella non sarebbe stata la stessa, e noi non l’avremmo amata allo stesso modo.

Bene, io ho detto la mia, voi dite la vostra (se ne avete voglia)…nel frattempo, sigla!

 

 

 

 

 

 

 

4 pensieri su “Tata Francesca e la sua ossessiva ansia-da-zitellaggio

  1. L’unica scusante di questo telefilm è che era interamente incentrato sulla presa in giro di alcune macchiette esasperando, spero, alcune figure. C’è anche da dire che è figlio di un decennio in cui ancora gli stereotipi non venivano condannati ma anzi utilizzati a piene mani. Probabilmente funzionava proprio per questo. Io lo ricordo comunque con affetto perchè era tra i miei programmi preferiti del dopo pranzo.

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  2. Lo guardavo sempre e sapevo (beh, so ancora…) la sigla a memoria, ma a pensarci bene il messaggio è veramente triste! Tra l’altro forse anche le due figlie di Sheffield iniziavano ad essere ossessionate dal trovare marito! Però dai, ci piace ancora, “the Nanny named Fran” 😍

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