Letture approssimative per l’infanzia: Il lupo e i sette capretti

In questo sonnolento pomeriggio semi-autunnale, dopo essermi debitamente stravaccata sul divano per facilitare la digestione post-pranzo, ho l’onore di presentarvi il primo guest-post del mio blog, scritto dalla brillante mente di Paola Bertoni, ovvero la creatrice di uno dei miei blog preferiti: Pasta Pizza Scones. Seguo Paola da tempo, per la precisione da quando lessi il suo ormai celebre post Vita da expat: la mancanza del bidet e la nobile arte di pulirsi il sedere all’estero, e da allora non ho mai smesso, quindi capirete bene che sono stra-orgogliosa di presentare il suo pezzo!

Piccola premessa: di recente Paola è diventata mamma e il post che segue parla appunto di un libro che, in teoria, dovrebbe essere adatto ai bambini…più o meno tanto quanto lo erano per i nati negli anni ’80 gli anime giapponesi, intrisi di violenza, crudeltà e sfiga cosmica.

Non aggiungo altro, non mi piace spoilerare…buona lettura!

Letture approssimative per l’infanzia: Il lupo e i sette capretti

Nell’intento di avvicinare il prima possibile mio figlio alla lettura, ho iniziato ad ammucchiare una piccola raccolta di libri per bambini. Abbiamo dei bellissimi libri in inglese dai teneri nomi: Australian Animals (Echidna has a prickly back…) e Freddy the frog (with googly eyes he leaps and jump…, ormai li so quasi tutti a memoria), adorabili libri tattili, e piccoli libretti cartonati, alcuni dei quali recuperati dalla cantina dei miei genitori, direttamente dagli anni ’80.
Se il cane Spotty, che in realtà nell’originale inglese si chiama Spot, continua a nascondersi nella pendola anche nelle più moderne ristampe – spiegatemi perché poi i libri per bambini hanno una fissazione per le pendole che nel mondo reale non ho mai visto – altri libri della mia epoca trasudano invece violenza e razzismo in modo terribilmente unpolitically correct. Vorrei quindi proporvi la lettura approssimativa de Il lupo e i sette capretti che ha tirato su generazioni di piccoli adoratori del demonio.

La copertina leggermente disturbante de Il lupo e i sette capretti

Innanzitutto questa edificante favola approssimativa è racchiusa in un libretto cartonato con una copertina davvero simpatica… ehm inquietante, nello stile delle illustrazioni che andavano di moda negli anni ’80. In mezzo a un bucolico paesaggio di campagna si staglia infatti la figura di Mamma Capra, in piedi e vestita da contadina pezzente, con un grembiule decorato da toppe che neanche un miope daltonico senza occhiali riuscirebbe a cucire così male. Io mi sono sempre chiesta perché i protagonisti dei miei libri di favole fossero tutti così poveri da non potersi permettere neanche il filo per rattoppare decentemente i vestiti, ma evidentemente era la moda dell’epoca.
Intorno a Mamma Capra comunque saltano tre capretti – sì, solo tre, ne mancano quattro se non volete contare quelli mancanti – tutti dall’aria demoniaca, nudi e a quattro zampe, nella classica posa caprina delle illustrazioni medievali. Del lupo invece, che dal titolo dovrebbe essere uno dei protagonisti della storia, nessuna traccia.
Ora da queste premesse io avrei intitolato il libro La vendetta di Mamma Capra, Paura e delirio a Las Capras oppure Violenza caprina in campagna, e invece il volumetto si chiama semplicemente Il lupo e i sette capretti.

La trama educativa dell’approssimativo libro per bambini Il lupo e i sette capretti

La storia racconta come Mamma Capra vada nel bosco a prendere da mangiare, lasciando soli i suoi sette caprettini, dopo essersi raccomandata di non aprire a nessuno, soprattutto al lupo. Dalle illustrazioni apprendiamo come questa famiglia caprina viva in un cottage isolato in mezzo al nulla, quindi già questa prima pagina trasmette serenità.
Ovviamente tempo zero e si presenta il lupo alla porta, con lo stesso sguardo raccomandabile di Mamma Capra. I caprettini però sono abbastanza svegli, anche se leggermente razzisti, e non aprono al lupo perché dallo spioncino vedono una zampa nera.
Il lupo quindi va da un fornaio che avrebbe urgente bisogno di un sopralluogo dei NAS, visto che produce pane in mezzo ai topi, e si fa mettere della pasta sopra la zampa.

Gli adorabili caprettini, da bravi affiliati al Ku Klux Klan, aprono la porta dopo aver visto la zampa bianca e vengono quindi mangiati per direttissima, tranne il più piccolo che si nasconde dentro la pendola (ve l’avevo detto che c’era la pendola).

Mamma Capra quindi ritorna con dell’erba appena tagliata e scopre il dramma. Se vi state chiedendo che tipo di erba fumi abbia raccolto Mamma Capra, il libro non dà spiegazioni. In compenso, con un curioso salto temporale che libera da domande scomode, la genitrice caprina libera i piccoli e butta nel pozzo il lupo ancora addormentato. La storia si conclude quindi con una tenera immagine della belante famiglia riunita a festeggiare intorno al pozzo.

Violenza e sfiducia nei libri della generazione X

Non so se sono peggio le illustrazioni o il testo del libro, eppure negli anni ’80 questa storia faceva parte di una serie di libri per bambini molto apprezzata. Della stessa collana ho anche la storia di Hansel e Gretel, e una serie di libri fotografici con titoli come Gattini e cagnolini, ma all’interno immagini di animali diversi, da cui probabilmente deriva la mia mancanza di fiducia nell’umanità.

11 pensieri su “Letture approssimative per l’infanzia: Il lupo e i sette capretti

  1. Io ho ancora incubi che parlano di Cappuccetto Rosso, mi ricordo bene questa orrenda storia dei sette poveri capretti illusi da una zampa bianca.
    Quasi inquietante quanto “Smalto dipinto”, la fiaba di una ragazza che, scontenta dei pretendenti, ne creava uno da sola con pasta e zucchero, chiamandolo appunto “smalto dipinto” nome parecchio arrapante, e gli dava vita.

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  2. Tra tutte queste cose terribili (inclusa la pendola, che io ho visto da qualche parte nella realtà ed ero emozionatissima perché è un mito dell’infanzia. Come anche lo è il cappellino da notte a punta. Scene e scene di personaggi che vagano per corridoi bui con la bugia e il cappellino da notte, ma nella realtà dove sono mai stati i cappellini?) io adoro le facce dei capretti.
    In realtà, questa era una storia che mi piaceva tantissimo da piccola, e non mi sfuggivano i dettagli horror. Però effettivamente da piccola le mie storie preferite erano l’eruzione del Vesuvio e la storia di una vecchia che prendeva il tetano.
    Non sono ancora una serial killer, però sarà un caso.

    Per chi lo chiedeva, la liberazione è simile ad altre storie. Il lupo dorme bello beato con la panza piena e la bavetta post-prandiale. La mamma gli apre la pancia, libera i capretti, e al loro posto mette dei sassi e ricuce. Non so bene quanto sia esperta in chirurgia una mamma capra, ma comunque lo fa così bene che il lupo al risveglio non si accorge di niente, va al fiume a bere per il pasto pesante e ci cade dentro e viene trascinato giù dai sassi.

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      1. Eh ma al pisolino da magnata non si può dire di no!
        Io comunque ora sto pensando alla mamma capra che sutura e dà i punti alla perfezione. Forse l’ha pure anestetizzato, perché se no come faceva ad andare a bere tutto tranquillo senza accorgersi di niente?
        Ok, forse la mamma capra è più inquietante del lupo.

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