Storia di una lettrice accanita e dei suoi “periodi” (no, non quelli mestruali)

Qualche settimana fa Silvia di Ascoltando le figure (qui il link per curiosare sul suo blog, che si occupa principalmente di libri, sia per adulti sia per ragazzi dai 0 ai 14 anni) ha pubblicato un post su Facebook nel quale parlava del momento preciso in cui è diventata una lettrice.

Io ovviamente non me lo ricordo, so solo che mi è sempre piaciuto leggere, fin da quando ero ragazzina. Probabilmente avrò cominciato con i fumetti in bagno…sssì, quelli appoggiati sul mobiletto nei pressi del W.C. onde affrontare l’emergenza-cagotto, compresi Tex e Zagor. In seguito, incuriosita da mia madre che leggeva in continuazione e avendo quindi a disposizione una ben nutrita libreria, ho dato il via alla mia carriera di lettrice accanita e approssimativa. Un pomeriggio, mentre vegetavo sul divano in preda a un attacco di totale annichilimento (di quelli brutti, quelli in cui sei capace di passare tutta la sera a guardare le repliche di X Factor anche se non te ne è mai fregato un cazzo e poi comunque chi sarebbe Sfera Ebbasta?), ho riflettuto su questo argomento e constatato che ho qualcosa in comune con Picasso.

Nientepopodimeno.

Naaa, non pensate all’abilità nel disegnare, anche se me la cavicchio; non si tratta nemmeno del fatto che porto sfiga ai miei ex…o almeno, non mi risulta che nessuno di loro sia finito in una casa di cura o sia stato colpito da sfortuna potente, anche se qualcuno magari un pizzico di scalogna se la sarebbe meritata.

Il fatto è che anche io ho avuto i cosiddetti “periodi”, proprio come il celebre artista. In base ad ognuno di questi, divoravo un unico genere di letteratura, senza riuscire a dedicarmi ad altri tipi di letture.

Per esempio…

Il periodo russo

Durante gli anni del Liceo leggevo come una forsennata, e leggevo roba PE-SAN-TIS-SI-MA, soprattutto considerata la giovane età. Certo, erano tempi diversi e spesso mi chiedo: avrei letto tutti quei libri se all’epoca fosse esistito lo Smart-phone?

Ai posteri l’ardua come-si-dice.

Quindi, per funestare ulteriormente le mie giornate da adolescente con gli ormoni impazziti, mi auto-zappavo i piedi leggendo romanzi russi a manetta.

Ho cominciato con una cosetta leggera:

Delitto e Castigo di Dostoevskij.

Roba che adesso non arriverei nemmeno a pagina 2.

Del suddetto romanzo ricordo poco e niente, non so se per uno strano meccanismo di rimozione o semplicemente per scarsa memoria. Rammento grossomodo la trama: un tizio per ragioni mooooolto complesse uccide una donna; ne derivano ripercussioni psicologiche altrettanto complesse che lo portano a…oops, scusate, stavo per spoilerare la fine.

Numero di pagine?

Boh, tipo mille e qualcosa.

Numero di eventi significativi e incalzanti tra l’omicidio e l’epilogo del libro?

Uno. Uno e mezzo al massimo.

Per quello che sono in grado di ricordare il protagonista, Raskolnikov, si faceva pipponi mentali inverosimili, poi usciva, incontrava gente, parlava-parlava-parlava, tornava a casa e ricominciava con i pipponi mentali.

Devastante.

Tuttavia negli anni Novanta la mia tolleranza e capacità di sopportazione era più elevata, ragion per cui, dopo essermi sciroppata questo mattone, ho dato inizio al toto-Dostoevskij, leggendo “L’Idiota”, “I Fratelli Karamazov”, “Il Giocatore”, “Le Notti Bianche”. Di seguito ho attaccato con Tolstoj, innamorandomi di “Anna Karenina”, “Resurrezione”, “Sonata a Kreutzer” e dandomi il colpo di grazia con “Guerra e Pace”. Lì ho dovuto capitolare e pur di vedere come cacchio sarebbe finita la love story tra AndreJ e Nataša ho saltato miriadi di capitoli…infatti, quando mamma notava la velocità con la quale il mio segnalibro guadagnava pagine, proclamavo orgogliosamente di “leggere sole le parti di pace”.

Peace and love.

Il periodo latino

Cronologicamente non saprei dove piazzarlo, ma il periodo latino è stato senza dubbio uno dei più piacevoli…difatti ne fanno parte alcuni tra i miei libri favoriti. Due gli autori protagonisti di questa fase:

  • Gabriel Garcia Marquez
  • Isabel Allende

Il colpo di fulmine con Marquez si è verificato dopo aver letto “Cronaca di una morte annunciata”. Di lì in poi è stato un crescendo, culminato con “Cent’anni di solitudine” che in assoluto è uno dei miei romanzi preferiti, nonostante la fatica di destreggiarsi tra innumerevoli personaggi che, ahimè, si chiamano tutti o Aureliano/Aureliano Secondo o José Arcadio/José Arcadio Secondo: un casino. Marquez è così: se ti piace, ti piace fin dalla prima pagina altrimenti, all’ennesimo neonato battezzato col nome di Aureliano, ti rompi i coglioni e lasci il volume in bella vista nella libreria per fare fighezza.

Isabel Allende, come forse metà della popolazione mondiale, l’ho scoperta leggendo “La Casa degli Spiriti” (e no, il film è carino ma non può reggere il confronto). Successivamente ho letto molte altre sue opere, tuttavia nessuna mi è mai piaciuta come quel suo primo romanzo.

Per quanto riguarda Marquez, immagino tutti sappiate che purtroppo se n’è andato nel 2014, con mio enorme rammarico: certe persone dovrebbero avere diritto all’immortalità.

Il periodo tedesco

Il periodo tedesco probabilmente è successivo a quello russo…evidentemente Dostoevskij non era stato sufficiente a peggiorare il tipico disagio adolescenziale (il-mondo-mi-fa-schifo-e-sono-pure-piena-di-brufoli…il mondo mi fa ancora abbastanza schifo ma i brufoli per fortuna non ce li ho più) e ho deciso di assestarmi la mazzata finale di angoscia&malessere. Tutto ciò selezionando accuratamente i classici tedeschi più mazzosi che riuscissi a pescare, possibilmente dalle 800 pagine in su.

L’input mi era stato dato dalla lettura de “I Buddenbrook”, che avevo amato molto (ssssì, talmente tanto che anni dopo l’ho dovuto riprendere in mano perché ricordavo a malapena di cosa parlasse), e da lì mi ero fissata con Thomas Mann…scrittore eccelso, senza ombra di dubbio, ma decisamente impegnativo. Dopo “La Morte a Venezia” e “Tonio Kroger”, letture che comunque mi avevano lasciata un attimo tramortita, avevo stabilito di non averne ancora abbastanza, passando incautamente alle settecento e più pagine de “La Montagna Incantata”.

Mi perdonino eventuali fan di Mann e del romanzo in questione ma se per Natale dovrete regalare qualcosa a qualcuno che vi sta sul cazzo, e quel qualcosa sarà un libro, beh, ora sapete quale scegliere: è un grande classico quindi nessuno avrà il coraggio di lamentarsi, e scommetto che in pochi diranno di averlo già letto…in quel caso però consiglio di chiedere: “Ah sì? E qual è la parte che ti è piaciuta di più?”, e vedrete che si creerà subito l’atmosfera tipicamente scolastica da ragazzi-oggi-verifica-a-sorpresa con conseguente fuggi-fuggi verso la toilette.

“La montagna incantata”, ormai l’avrete capito, non mi ha incantata per niente. Nebulosi frammenti di ricordi mi suggeriscono l’immagine di un tizio, il protagonista, che viene ricoverato in un sanatorio per diversi e luuuunghi anni, durante i quali conosce un bel po’ di persone, alcune interessanti, altre meno. Tra queste figura una donna affascinante della quale l’uomo si innamora, ma non domandatemi cosa accade tra loro perché la versione del romanzo allora in mio possesso riportava i dialoghi tra i due piccioncini in FRANCESE…senza traduzione. La cosa mi aveva fatto incazzare assai: considerato il fatto che c’era più vita in un convento che in quel cavolo di sanatorio, la love story era l’unico elemento che movimentasse un minimo la situescion, quindi non riuscire a capire le conversazioni mi aveva indispettito non poco. All’epoca non esisteva ancora lo smart-phone per usare Google traduttore, pertanto alla fine, all’ennesimo bonjour, avevo capitolato.

Ovviamente tramite Google so come è terminata l’amorosa vicenda (attenzione spoiler!!!): non mi sono stupita di scoprire che in sostanza non è successo un cazzo…del resto una trombata avrebbe rischiato di sconvolgere gli equilibri di calma-piatta-e-inesorabile del sanatorio, però una spolverata di Cinquanta Sfumature in più (e un vocabolario francese-italiano) non mi sarebbe dispiaciuta.

Dopo il periodo tedesco ho sperimentato altre fasi, ma ve ne parlerò in uno dei prossimi post; nei commenti attendo il resoconto dei vostri periodi letterari (sempre che ci siano stati) e, se vi va, rispondete al seguente quesito:

  • Qual è stato il macigno più indigesto che abbiate mai letto?

P.S.: logicamente, come mio solito, ho un po’ scherzato e semplificato in diversi punti e mi preme specificare che lungi, ma proprio lungissimo da me sparare a zero su opere che hanno fatto la storia della letteratura: so bene che definirle “noiose” è superficiale, riduttivo e “approssimativo”; mi inchino di fronte alla grandezza di tutti gli autori sopracitati e niente, ho solo giocato un po’…eventuali haters abbiano pazienza, peace and love.

 

 

 

 

 

 

 

 

10 pensieri su “Storia di una lettrice accanita e dei suoi “periodi” (no, non quelli mestruali)

  1. Eh anche io ho avuto i periodi! Russo, tedesco, latino… ma anche francese, inglese, possibilmente in lingua originale perché quando andavo all’università mi pareva che leggere Proust in francese sul treno facesse molto figo. Non te lo consiglio.

    Il peggior libro mai letto? Per me Manola di Margaret Mazzantini.

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    1. Io nel periodo francese sono impazzita per Zola, Maupassant e Balzac.. Proust non mi ha mai ispirata, infatti non ho letto nulla di suo, e se un giorno dovessi provarci sarà rigorosamente in italiano!
      Non conosco Manola, ma di base non impazzisco per i libri della Mazzantini…

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  2. Io più che un periodo circoscritto alla nazione ho avuto periodi ‘d’autore’: tutti i libri della Austen, tutti i libri di Carver etc. E che rabbia quando gli autori hanno scritto poco, come la Bender, Cognetti o la Parrella. Ora sono nel secondo periodo King (qualcosa di leggero, mi serve) e quindi ho tanta scelta. Il mattone? Tantissimi : da Morte a credito di Celine a La scuola cattolica di Albinati. E non ho ancora avuto il coraggio per Infinite Jest… (anche se so che prima o poi lo inizierò!)

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  3. Anche io in genere cerco di leggere più opere di uno stesso autore quando ne leggo uno. Da ragazzo ricordo il periodo Cronin, di cui credo di avere letto tutto, storie leggere ma non banali di medici nella campagna inglese, tra cui l’importante E le stelle stanno a guardare.
    Più avanti, fondamentali i periodi Yourcenar (a parte Memorie di Adriano consiglio almeno Come l’acqua che scorre) e soprattutto il periodo Borges. Per un anno circa non riuscii a leggere altre cose, lo rileggevo in continuazione. Tra i contemporanei Cormac McCarthy, periodo ancora in corso

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  4. Innanzitutto io gli haters non li ho quindi non ho paura di dire che il tuo libro preferito è stato per me il più palloso che abbia mai letto! E credo che Marquez non se la sarebbe presa, come penso nemmeno tu. Anche i grandi classici, come ogni libro, subiscono la sorte per cui possono piacere moltissimo ma anche non piacere affatto; senza per questo perdere il loro valore.
    Io un “periodo” lo sto vivendo ora, anche se non è legato al momento storico, la corrente letteraria o la nazionalità degli autori, ma invece al luogo in cui le storie sono ambientate. Librerie, ho cominciato con “La mia meravigliosa libreria” di Petra Hartlieb e sono arrivata a 20 su 37 titoli trovati fin ora. VALE?

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