L’amore non è bello se non è litigarello: la love story tra Verlaine e Rimbaud finita a colpi di pistola

L’amore non è bello se non è litigarello, recita il proverbio, e ognuno a tal proposito la pensa come vuole…per quanto mi riguarda meno litigo meglio sto, in amore e nella vita in generale, e comunque tra “litigarello” e “oops, durante il litigarello casualmente mi è partito un colpo di pistola, facciamo pace?” c’è una notevole differenza.

Ne sapevano qualcosa Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, due poeti francesi vissuti nella seconda metà dell’Ottocento, facenti parte della cerchia dei cosiddetti “poeti maledetti”, ovvero artisti accomunati dal disprezzo verso la società e le sue regole e guidati dal motto “Sesso, droga & rock’n’roll & I ragazzi dello Zoo di Berlino in confronto era Disneyland”…infatti generalmente morivano giovani perché a 25 anni avevano provato più droghe di Mick Jagger, Janis Joplin e Lapo Elkann messi insieme.

Ma torniamo ai protagonisti della love story odierna.

Colpo di fulmine

I due artisti si conoscono a Parigi, ma non si tratta di un incontro fortuito. Rimbaud infatti all’epoca abitava a Charleville, una cittadina nelle Ardenne francesi, credo abbastanza noiosa per i suoi gusti “maledetti”; probabilmente sgomitava per riuscire a trasferirsi in una metropoli e provare nuovi tipi di droghe, così un bel giorno scrive una manciata di poesie e le invia a Paul Verlaine, poeta allora piuttosto conosciuto e affermato che guarda caso abitava proprio nella Ville Lumière.

Due parole introduttive su Verlaine sono necessarie: quando il servizio postale gli fa recapitare a casa i versi di Rimbaud, Paul è tristemente ammogliato con Mathilde, una ragazza di appena 17 anni sposata nel 1870 e ingravidata l’anno successivo…fanciulla ingenua e appassionata di poesia al punto da soprassedere al fatto che il marito fosse “brutto, mal vestito e con l’aria misera” (lei stessa così lo descrive nel libro che pubblica agli inizi del Novecento, intitolato appunto “Moglie di Verlaine”).

Verlaine-Rimbaud
Paul Verlaine, immagine tratta da Wikipedia.org

Un uomo sciatto quindi, e pure un po’ manesco, soprattutto quando era ubriaco fradicio, cosa che capitava abbastanza spesso…ah sì, aggiungiamoci l’oppio-dipendenza, l’omosessualità repressa, la convivenza con la suocera e il quadro della famigliola infelice è al completo.

Gli equilibri già abbastanza precari di questo matrimonio vengono sconvolti dall’arrivo di Rimbaud; difatti, una volta lette le sue poesie, Verlaine ne rimane talmente colpito da invitarlo a stare da lui (sssì, in casa con moglie&suocera) a Parigi. Arthur non se lo fa ripetere due volte e in men che non si dica arriva nella capitale francese. Con estrema nonchalance piazza il bivacco a casa Verlaine, portando una ventata di sudiciume, pulci e brutte abitudini, cosa di cui si sentiva poco il bisogno dato che la povera Mathilde rischiava già di beccarsi infezioni dal marito un giorno sì e l’altro pure.

Rimbaud è giovane, bellissimo e in cerca di guai. Per Verlaine è quasi un colpo di fulmine, e i due ben presto si danno al sollazzo, annaffiando le bollenti serate con l’alcool in generale e l’assenzio in particolare, il che non impediva loro di scrivere versi meravigliosi…capite bene però che dal punto di vista dei rapporti sociali l’essere perennemente ciucchi e molesti aiutasse molto poco. I due poeti non sono i benvenuti da nessuna parte e per di più le malelingue, in un periodo storico in cui l’omosessualità non era benvista, cominciano a insinuare dubbi sulla natura del loro rapporto. In breve, la situazione si fa pesante, sia tra le mura domestiche sia al di fuori di quelle.

Verlaine-Rimbaud
Arthur Rimbaud, immagine tratta da Wikipedia.org

La “fuitina”

Così una sera Verlaine, senza nemmeno sprecarsi a usare la vecchia scusa delle sigarette, saluta la moglie, esce di casa e si dà alla macchia con Rimbaud. Gli amanti arrivano a Bruxelles; da qui, rendendosi conto di essere partito troppo frettolosamente e soprattutto senza uno straccio di documento, il fuggitivo ha l’incredibile faccia da culo di mandare una lettera a Mathilde. Nella missiva dichiara di aver dovuto lasciare Parigi “per motivi politici” (della serie: come-rimanere-sul vago-quando-hai-la-coda-di-paglia) e chiede di inviargli un po’ di vestiti e tutte le sue carte. La donna apre quindi il classico cassetto della scrivania, quello dove il marito, con aria colpevole,  era solito ficcare tutto il carteggio e la corrispondenza, e tra una poesia e l’altra spuntano fuori delle lettere abbastanza pornografiche scritte da Paul a Rimbaud e viceversa. Mathilde, in preda ad un potentissimo attacco della arcinota sindrome-da-crocerossina, dopo aver afferrato una borsa qualsiasi e la madre, sale sul treno per raggiungere Bruxelles con l’intento di riprendersi il marito fedifrago.

Paul, probabilmente più spaventato dalla vista della suocera che da quella della cara mogliettina, accetta di fare ritorno a Parigi. Rimbaud non ci sta, e prende il medesimo treno della famiglia Mulino Bianco per convincere l’amante a rimanere con lui. Niente di più facile: durante una sosta lungo il viaggio, Paul e Arthur scendono a terra e non risalgono più, salutando con tanto di dito medio moglie&suocera che, indignate, li osservano dal finestrino sfoggiando il classico sguardo inceneritore.

I due amanti festeggiano organizzando un party a base di assenzio&oppio, dopodiché lasciano Bruxelles per la più frizzante Londra, in cerca di nuove emozioni e soprattutto nuovi pub dove fare l’happy hour. La love story procede tra medio-alti, bassi e bassissimi finché non accade il fattaccio.

Bang-Bang, he shot me down

Nel luglio del 1873 Verlaine, in seguito all’ennesimo litigio, parte per Bruxelles con l’idea di raggiungere di nuovo Parigi e giocarsi la carta di marito-pentito-e-rinsavito. Rimbaud si precipita nella capitale belga, pronto a riconquistare l’amato. Tuttavia qualcosa va storto e i due, invece di fare la pace alla vecchia maniera, si ubriacano di brutto e cominciano a discutere. Normale amministrazione, non fosse per il piccolo particolare che, qualche ora prima dell’arrivo di Arthur, Paul ha acquistato una pistola. Quando l’atmosfera inizia a scaldarsi, il poeta afferra l’arma e, come direbbe Nicholas Cage in un action-movie, preme il grilletto. Peccato che si fosse dimenticato di andare al poligono a esercitarsi un po’, e del resto era pure sbronzo, quindi probabilmente lo avrebbe mancato comunque.

Rimbaud viene ferito di striscio al polso, però non si scompone più di tanto, e invece di lanciare posacenere e oggetti contundenti all’amante, se lo porta dietro fino all’ospedale, dove si fa medicare dicendo di essere inciampato. I due poi si dirigono alla stazione perché Arthur giustamente pensa: ok perdonare è divino però, che cazzo, questo psicopatico mi ha appena sparato quindi meglio cambiare aria.

Verlaine non la pensa allo stesso modo e sim-sala-bim, rispunta fuori la pistola. Rimbaud stavolta ha imparato la lezione e si trasforma in Forrest Gump, e corre, corre, corre andando a sbattere contro un poliziotto. Morale della favola: il pistolero viene arrestato e sbattuto in galera per ben due anni, mentre il suo amante si guarda bene dal portargli le arance, anzi, coglie la palla al balzo per liberarsene definitivamente e lasciare l’Europa.

Non si vedranno mai più ed entrambi finiranno ma-lis-si-mo. Rimbaud, dopo aver subito l’amputazione di una gamba, morirà a 37 anni per un cancro alle ossa. Verlaine resisterà fino al 1896, passando da un coma etilico all’altro e frequentando più ospedali che osterie. Soccomberà a causa di una polmonite, solo come un cane e povero in canna.

Bene, dopo questa dose di allegria chiudiamo in bellezza! Per saperne di più vi consiglio il film “Poeti dall’Inferno”, con Leonardo Di Caprio fanciullino in versione pre-Titanic nei panni di Rimbaud e David Thewlis in quelli di Verlaine, basato sulle lettere che i due amanti si scambiarono durante la loro relazione…intanto date un’occhiata al trailer, e ricordatevi:

(…)L’Arte non è sbriciolare/la propria anima;/è di marmo o no,/la Venere di Milo? 

Cit: Paul Verlaine.

 

11 pensieri su “L’amore non è bello se non è litigarello: la love story tra Verlaine e Rimbaud finita a colpi di pistola

  1. Bellissimo, mi sono scompisciato di risate! Anche immaginando la fissità di Nicholas Cage, espressivo quanto un paracarro. Mi hai fatto venir voglia di leggere il libro della moglie (meglio ancora sarebbe stato quello della suocera…)

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  2. Che meraviglia, vaglielo a dire alle nonne che dicono “ai miei tempi certe cose non succedevano!” (che si riferisce a qualsiasi cosa non rientri nella loro ordinaria amministrazione: droghe, alcool, promiscuità sessuale, adulteri, reati vari, violenza)

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