I miei primi quarant’anni…ma chi ha detto che 40 is the new 20???

Oggi ho compiuto i miei primi 40 anni…e anche gli ultimi, a meno che un vampiro non mi trasformi in una vampiressa figherrima e sempre giovane ma insomma, la vedo un po’ grigia, e poi i vampiri non mangiano la Nutella quindi che tristezza. Meglio la vecchianza che avanza.

P.S.: so che i fans approssimativi, consapevoli della mia Nutella-dipendenza, aspettano da tempo che mi pronunci in merito ai Nutella biscuits. Non ho ancora espresso un’opinione perché non ho avuto il coraggio di acquistarli (poi tutti a dire che sono introvabili, boh…gli scaffali del mio supermercato di fiducia sono sempre pieni zeppi, coincidenza? Io non credo). Mi ha scoraggiata la notizia che per bruciare le calorie di uno dei suddetti biscotti bisognerebbe fare mezz’ora di aerobica. Ma chi è che divulga queste informazioni? Cioè, rovinano tutta la magia carboidratica del Natale. Peggio dei servizi di Studio Aperto su come affrontare le abbuffate festive.

Comunque, dicevamo, i miei primi 40 anni. Marina Ripa di Meana scrisse un libro sull’argomento ma insomma, di cose da raccontare ne aveva parecchie: tra eventi mondani, bella vita, yacht di lusso, amanti vari c’era l’imbarazzo della scelta. Io avrei difficoltà a riconoscere uno yacht e al massimo potrei scrivere “Le mie prime pantofole”, dove racconto del rocambolesco passaggio dalle infradito indossate anche d’inverno sopra le calze di lana in perfetto Japanese style alle babbucce pelose a forma di elefante.

In effetti finora ho vissuto una vita abbastanza tranquilla…oddio, sono stata anche piuttosto cornificata (e ho cornificato a mia volta), ma non penso che un romanzo sul fatto che le corna stanno bene su tutto ma io stavo meglio senza potrebbe interessare a qualcuno…almeno finché non diventerò popolare come Giulia De Lellis; tuttavia vedo più probabile la faccenda del trasformarmi in un vampiro. E poi, cara Giulia, benvenuta nel club, siamo tutti cornuti (o lo siamo stati), che credevi.

Quindi i 40 sono arrivati, e un post mi pareva necessario. Saltiamo i convenevoli, ovvero l’inenarrabile sfiga di nascere 5 giorni prima di Natale e di ritrovarsi, a seconda dei periodi, a ricevere il “regalo unico”, anche perché mi sono già ampiamente lamentata due anni fa. Parliamo piuttosto dei luoghi comuni sui 40 anni e cominciamo con quello più trito e ritrito in assoluto:

La vita comincia a 40 anni

Un certo Jim Fiebig a tal proposito ebbe a dire: “Se la vita comincia a 40 anni, cos’è che finisce a 39?”

Boh, io devo ancora capirlo; datemi un attimo, d’altronde ho 40 anni solo da meno di 24 ore e sinceramente da ieri a oggi non mi pare ci sia tutta questa differenza. Una cosa è certa: dalla nascita in poi si attraversano diverse fasi, l’ultima delle quali per me ha coinciso con la creazione di questo blog (nel 2017), evento al quale è seguita una inizialmente e apparentemente sfortunata concatenazione di ulteriori eventi che mi ha portato alla condizione attuale di serenità-con-riserva. Metto il “riserva” perché in 40 anni di esperienza ho imparato che tutto può cambiare all’improvviso (e non sempre in meglio), e perché in fondo sono anche molto severa con me stessa, quindi il mio motto da eterna insoddisfatta è :”Sì, ho preso 8, però potevo prendere 8 e mezzo.”.

I-miei-primi-40-anni

L’idea è di riuscire a cambiare/addolcire il motto e chissà, forse ne riparleremo in occasione dei miei primi 50 anni. Il traguardo dei 40 intanto è aver fissato l’obiettivo da raggiungere, che non è poco, e sicuramente sarà più facile che accelerare il cazzo di metabolismo.

Passiamo al secondo luogo comune:

40 is the new 20

Uhm.

Sarei curiosa di conoscere il tizio o la tizia che ha detto questa cosa per portarlo a mangiare un kebab completo con doppia dose di cipolla e di salsa al curry: scommetto che in tempo zero spunterà fuori dalla borsa una bustina di Gaviscon o di Citrosodina e, frugando meglio, pure qualche integratore di magnesio, Omega 1,2,3,4,5,6 e vitamina K.

Intendiamoci: non che a 20 anni fossi Wonder Woman, però qualche differenza c’è. Intanto a livello di processi digestivi: nel 2000 potevo mangiare pacificamente una pizza e un gelato senza ritrovarmi poi la pancia gonfia per due o tre giorni di seguito, cosa che ai tempi dell’università mi ha permesso di digerire senza alcuna difficoltà mappazzoni inquietanti, tipo la pasta con la panna, l’uovo, i fagioli e dulcis in fundo le spinacine tagliate a tocchetti (non fatelo a casa). Adesso per digerire un fritto misto devo sciropparmi una settimana di riso in bianco e patate bollite.

Per non parlare delle uscite. Non sono mai stata una grande fan della “vita mondana”, ma diciamo che la mia divano-dipendenza con gli anni è peggiorata drasticamente. Quando mi viene proposto un appuntamento, se si tratta di un aperitivo è ok (ma lo devo sapere almeno due giorni prima per abituarmi all’idea), una cena ok lo stesso (sempre che l’indomani non debba alzarmi all’alba). Se mi prospettano qualcosa dopo le 21 comincio a sudare freddo. Non per il fatto che vado a letto presto (anche se in effetti il più delle volte vado a letto presto)…è che a un certo punto, verso le 23.30 o giù di lì, a prescindere da quanto sia piacevole la serata e la compagnia, mi rompo i coglioni. Non necessariamente perché ho sonno. Mi rompo i coglioni e basta, e ho bisogno di tornare a casa e mettermi in orizzontale per farmi pipponi mentali/leggere un libro/guardare video trash su You Tube. Vero è che mi succedeva anche a vent’anni, ma con meno frequenza. Del resto mi pare di aver capito che generalmente quando si invecchia pregi, difetti, caratteristiche del proprio essere si fortificano o meglio, si fossilizzano e ormai non te ne sbatte più niente di cambiare, essendo subentrata la filosofia dello ‘sti cazzi e quindi ‘sti cazzi per tutto.

E in fin dei conti, tolte le prime timide rughe, quella decina di fastidiosissimi capelli bianchi, il fisico sempre più succube della forza di gravità, non è che dai vent’anni ad oggi abbia subito chissà quale metamorfosi.

Non sono più saggia, sono solo più scazzata. Non ho smesso di farmi paranoie per minchiate, non ho smesso di farmi tagliare i capelli in modo indecente ispirandomi all’attrice di turno, non ho smesso di comprare vestiti senza misurarli e insomma, non ho smesso e basta. Forse smetterò a 50 anni e in ogni caso vi tengo aggiornati.

Le riflessioni semi-pallose sono terminate, potete farmi gli auguri ma vietato dire che 40 is the new 20 perché poi vi controllo l’armadietto dei medicinali.

Aforisma di congedo:

Gli uomini, per quanto tu oda dire: il tale ha quaranta, cinquanta, sessant’anni, o più; non è però vero che mai sieno invecchiati, ma gli hai a giudicare sempre fanciulli.
(Gasparo Gozzi)