Fantaghirò, ovvero la prova che nelle favole tutti vissero felici e contenti (ma dopo un’infanzia di merda)

I fans approssimativi lo sanno: è arrivata. Inevitabile come “Una poltrona per due” la sera del 31 dicembre su Italia Uno, come i film con Tom Hanks e Meg Ryan nei pomeriggi sonnolenti trascorsi in dormiveglia sul divano (indecisi se mangiare un’altra fetta di panettone o chiamare Ambrogio e farsi portare la piramide di Ferrero Rocher per farcire la suddetta fetta di panettone), addirittura più inevitabile di Barbara D’Urso strozzata nel suo consueto vestitino scintillante da Capodanno trash, è arrivata.

Ovviamente sto parlando di Fantaghirò, la protagonista della mini-serie tv tratta da una fiaba di Italo Calvino (questo l’ho scoperto su Wikipedia) e trasmessa per la prima volta su Canale Cinque nel 1991, ovviamente qualche giorno prima di Natale.

Come dimenticare l’inconfondibile taglio a scodella di Alessandra Martines, l’attrice che diede il volto a Fantaghirò…soprattutto come dimenticare il giovanissimo Kim Rossi Stuart nei panni di quello che per anni ha rappresentato nell’immaginario comune il principe azzurro per eccellenza, con sembianze da principe azzurro e anche un nome da principe azzurro: Romualdo…perché d’altronde uno che si chiama Claudio o Fabrizio non rende abbastanza l’azzurrità, giusto?

La storia la conosciamo tutti, ma probabilmente abbiamo dimenticato, o meglio, rimosso qualche piccolo particolare che avrebbe potuto rivelarsi assai traumatico…per esempio l’infanzia di merda della nostra eroina.

Altro che Lady Oscar!

C’era una volta un regno, anzi due regni, rivali tra loro. Nel primo di questi c’erano un re e una regina. Si comincia subito in totale tragicità, con la morte della suddetta regina causa complicazioni del parto. Nasce una bambina e il padre, estremamente contrariato sia dalla dipartita della moglie sia dal fatto che fosse nata un’altra figlia di sesso femminile (ne aveva già due), non trova di meglio che portare la neonata in una grotta abitata da un mostro feroce conosciuto col rassicurante nome di Bestia Sacra.

Scopo della visita?

Mah, giusto due chiacchiere per rilassarsi prima di uccidere la bimba e sacrificarla alla Bestia, mica ci si presenta senza niente a casa dei mostri, specialmente quelli sacri. Il padre di Lady Oscar almeno aveva avuto il buon gusto di tenerla in vita e crescerla come un maschio, provocandole qualche difficoltà a livello psicologico ma del resto meglio disagiata che defunta.

Metodo Montessori

Anche l’adolescenza della povera Fantaghirò è piuttosto demoralizzante: mentre le sorelle maggiori ben si adattano alla vita da principesse (che prevedeva cucinare, cucire e altre stimolanti attività), lei non ci sta e vuole imparare a fare le cose “da uomini”…per esempio leggere e armeggiare con la spada. Il suo atteggiamento da ribelle non è benvisto in famiglia, tant’è che viene perculata/bullizzata senza troppi complimenti dal parentado e una tantum pure relegata nel fondo di un pozzo. Un bel Telefono Azzurro e qualche denuncia per maltrattamenti avrebbe senz’altro giovato ma si sa, il mondo delle favole è infinitamente crudele, e chissà perché ricordiamo soltanto la frase “e vissero felici e contenti”.

Beh, grazie al cazzo, ma a che prezzo?

Quella “gran culo di Cenerentola” per più di vent’anni viene schiavizzata peggio che in una piantagione di cotone, Biancaneve rischia di essere ammazzata dalla madre (no, non era la matrigna, era la mamma biologica) almeno tre o quattro volte; la Sirenetta, poveraccia, è la più sfigata di tutte: dopo essere stata friendzonata dal suo amato principe e aver assistito al matrimonio di lui con un’altra, muore e si trasforma nella figlia dell’Aria. Della serie: ok sei morta ma consolati, d’ora in poi tutti ti respireranno.

Mah. Che contrappasso di merda.

Ritorniamo a Fantaghirò. La ragazza cresce, e gli isolamenti forzati nel pozzo sostanzialmente non sono serviti a un cazzo, perché continua a rifuggire i fornelli e l’uncinetto. La situazione precipita quando osa opporsi al matrimonio combinato per lei dal padre con un emerito sconosciuto.  La protesta non viene gradita dal re il quale, dopo aver tentato di ammazzarla e averle somministrato punizioni non proprio esemplari, tutto sommato stavolta reagisce pacatamente, “limitandosi” a sbattere la figlia fuori di cas…pardon, dal castello senza lasciarle nemmeno 50 euro per le emergenze.

Una volta esiliata, Fantaghirò vaga per i boschi parlando con piante, pietre e animali, che comunque sono tutti più gentili dei membri della sua famiglia; incontra poi un essere abbastanza inquietante, il “Cavaliere Bianco”, che dovrebbe sembrare una creatura fatata androgina e in realtà assomiglia al massimo ad una tizia con il pizzetto posticcio che avrebbe fatto pessima figura anche ad una festa di Carnevale. Costui/costei insegna alla ragazza a diventare un’abile spadaccina nonché arciera e difatti, scoccando frecce a destra e a manca, un bel giorno Fantaghirò per poco non cava un occhio a Romualdo, principe del regno nemico. I due si guardano negli occhi soltanto per pochi secondi (anche perché poi la ragazza precipita in una specie di burrone), ma ovviamente è subito amore.

Dopo queste vicissitudini Fantaghirò torna a palazzo e non solo persevera nel rifiutare il promesso sposo, ma manda a monte anche il matrimonio delle sorelle. Tanto per cambiare si becca l’ennesima punizione, venendo spedita nelle cucine a spennare polli e lavare piatti. Un bel “Vaffanculo papà” qui ci stava alla grande. Tuttavia la ragazza ha la testa dura, e quando Romualdo chiede di evitare altri spargimenti di sangue e porre definitivamente fine alla guerra con un duello alla Davide e Golia lei, dimentica delle angherie subite negli anni precedenti, decide di auto-candidarsi per il combattimento e salvare il culo al padre. Per camuffare la sua femminilità si taglia i capelli a scodella, indossa un’armatura e si presenta al nemico, non trovando di meglio come nome d’arte che il ridicolo “Conte di Valdoca”. Brrrrrrr. Che paura.

Ammettiamolo: ok, è una favola, ma il “travestimento” di Fantaghirò fa letteralmente cagare. Va beh che a Superman bastavano un paio di occhiali per trasformarsi magicamente in Clark Kent però dai, passi il fungo in testa, ma un cavaliere con la faccia angelica e lo smokey eye di Alessandra Martines è davvero troppo.

Romualdo difatti, non appena vede “il conte di Valdoca”, c’ha un mezzo dubbio, e inizialmente non capisce se sta diventando gay o se l’avversario sia la ragazza incontrata precedentemente nel bosco ma con un pessimo taglio di capelli. Nemmeno il duello risolve la questione: Fantaghirò riesce a battere il bel principe ma non ha il coraggio di ucciderlo, perché ormai ne è profondamente innamorata. Quindi scappa, ritorna a casa con la coda tra le gambe e implora il perdono del padre, che decide di farla rinchiudere in isolamento all’interno di una torre (e tanto c’era abituata, poveraccia) finché non si calmeranno le acque. Sempre molto simpatico.

E vissero felici e contenti

L’happy ending non poteva mancare. Dopo aver perso la singolar tenzone Romualdo si presenta al cospetto del padre di Fantaghirò per onorare gli accordi presi e inaugurare la pace tra i due regni. Quello, per suggellare il tutto, gli propone di sposare una delle sue figlie, ma il principe ormai è convinto di essere passato all’altra sponda, pertanto rifiuta gentilmente. Poi però, quando viene trascinato davanti a Fantaghirò, riconosce “il conte di Valdoca” e finalmente si accorge che si tratta di una donna (e che grazie al cielo è andata da un parrucchiere decente).

Tutti vissero felici e contenti?

Sssssssì, per un pochino sì, ma vi ricordo che nei successivi seguiti (eh già, credo ci siano più film su Fantaghirò che su Rambo), dopo svariate disavventure la nostra principessa decide di sfanculare Romualdo e sollazzarsi con un cavaliere appartenente a un mondo parallelo, rivelandosi un’eroina più moderna di quanto ci aspettassimo…e d’altronde Kim Rossi Stuart si era rotto i coglioni di recitare nei panni del principe azzurro, tant’è vero che già nel quarto Fantaghirò non appare mai, se non nella scena finale, che è la medesima del primo film riciclata per l’occasione.

Cari nostalgici, se il mio riassunto non vi è bastato potete guardare tutte le repliche su Mediaset extra alle 7.20, quindi nel caso in cui siate mattinieri e non abbiate un cazzo da fare a quell’ora, Fantaghirò vi aspetta.

Buon Natale, beccatevi il video commemorativo dove potrete ammirare l’intensa prova recitativa della Martines e del suo partner:

 

 

2 pensieri su “Fantaghirò, ovvero la prova che nelle favole tutti vissero felici e contenti (ma dopo un’infanzia di merda)

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