Giulio Cesare, ovvero il più grande latin lover della storia antica-Parte 1

In questi giorni di vacanza, oltre a vegetare sul divano (più del solito, intendo) e a mettere a dura prova la resistenza delle mie pantofole percorrendo gli scarsi metri di distanza dal suddetto divano fino al bagno o al frigorifero, sto anche facendo cose utili…tipo ripassare un po’ di storia per non tornare a scuola impreparata ed essere di conseguenza puntualmente smerdata da sedicenti alunni pronti a googlare tutto quello che dico.

Oddio, ripassare è un parolone: in certi casi sto proprio studiando da zero cose e fatti di cui non ricordavo di aver mai sentito parlare in vita mia, tipo i Sumeri, gli Hittiti e il codice di Hammurabi (Hammu-chi? Hammurabi, quello del codice che sicuramente codificava qualcosa)…ah, e poi il celebre humus, che quando ho letto (e vagamente rammentato) che trattavasi di una fanghiglia nerastra tipica delle rive del fiume Nilo e non della salsina a base di ceci che conosce chiunque frequenti kebabbari di tutto rispetto, per poco non mi sono reiscritta alle elementari (N.B.: la salsina è humMus, con doppia M, come si fa a non confondersi? Gli antichi Egizi e i loro dei mi perdoneranno).

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Comunque, equivoci consonantici a parte, “ripassando” un po’ di storia romana sono stata colpita dalle dinamiche della politica ester…naaaaaa, cazzate. Quello che più ha catturato la mia attenzione è stato l’elenco delle impressionanti conquiste in ambito sentimentale del mitico Giulio Cesare, uno che aveva vinto un casino di battaglie e dal quale i tronisti di Maria De Filippi traggono quotidianamente ispirazione parlando di sé stessi in terza persona singolare:

Caesar, idoneum locum nactus quid quaque in parte
geratur cognoscit; laborantibus submittit.

Cesare, trovato un posto adatto, si rende
conto di cosa avvenga in ciascuna parte; manda aiuto ai soldati in
difficoltà.

Cesare, De Bello Gallico, I sec. a.C.

Maria, Costantino è una persona vera, una persona a cui non piace dire bugie, Costantino non è una persona falsa!

Costantino Vitagliano, Uomini e Donne, 2003.

Com’è che si chiamano? Corsi e ricorsi storici? O puttanate da pseudo-fenomeno televisivo?

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Va beh, andiamo avanti.

La mia anima di gossippara approssimativa è stata pertanto ammaliata dalla folgorante carriera di latin-lover del caro Giulio, che a quanto pare sapeva maneggiare molto bene la spada, in tutti i sensi.

“Si tramanda che fosse di alta statura, di carnagione bianchissima, di forte corporatura; che avesse il volto alquanto pieno, gli occhi neri e vivacissimi(…)Dedicava molta attenzione alla cura della persona, al punto che non solo si faceva tosare e radere diligentemente, ma persino depilare;
per questo alcuni lo biasimavano. Non si poteva dar pace della
sua calvizie, che era oggetto di scherno per i malevoli.”

Così lo storico Svetonio descrive Cesare: in sostanza un bell’uomo, con grandi occhi neri, fisicato e un po’ vanitoso, che veniva sistematicamente perculato per la calvizie galoppante. Diciamo che se fosse nato negli anni 60 alla prima avvisaglia di stempiatura sarebbe partito a razzo in Tunisia per un trapianto di capelli. Nel I secolo a.C. invece si doveva arrangiare con un patetico riportino o in alternativa con la strategica corona d’alloro, che in teoria doveva simboleggiare la vittoria…in pratica serviva a coprire lo scintillio della pelata.

Tuttavia la scarsità di capelli non diminuì certo lo charme di Cesare, che collezionò infatti un ragguardevole numero di mogli, amanti e avventure da una notte, con una certa predisposizione per le donne sposate…se poi erano sposate con avversari politici ancora meglio. Esaminiamo un po’ il suo curriculum sentimentale, partendo dalle legittime consorti.

Cornelia, di nome e di fatto

Il primo matrimonio fu più che altro una questione di affari, com’era consuetudine al tempo; Cesare infatti sposò Cornelia, la figlia di un importante personaggio politico dell’epoca. Bussiness a parte, a quanto pare si trattò di un’unione tutto sommato felice, e venne coronata dalla nascita di una bambina, Giulia. Felicità fa rima con fedeltà, ma non in latinorum, e il nostro eroe nel tempo libero si divertiva a incasinare i matrimoni degli altri. Tra questi ricordiamo quelli di Marco Licinio Crasso e di Gneo Pompeo, non certo due pinco pallino qualsiasi: il primo era il Berlusconi dell’antica Roma, ricco sfondato e invischiato in alleanze pseudo-politiche tra le quali una molto stretta proprio con Cesare e Pompeo (il cosiddetto primo triumvirato). Pompeo invece era un generale cazzutissimo che aveva fatto il culo a un bel po’ di nemici. I due erano sposati rispettivamente con Tertulla e Muzia, onorevoli matrone che caddero nella rete seduttiva tesa dal buon Giulio più per ragioni di stato che di letto. In particolare, nel caso di Pompeo, Cesare necessitava che l'”amico” avesse un buon motivo per ripudiare la moglie e ritornasse single, in modo da maritarlo alla figlia Giulia e assicurarsi così un ulteriore e più saldo legame…e magari una talpa pronta a origliare eventuali complotti; difatti nell’antichità coloro che arrivavano al potere di norma avevano sempre il culo stretto, poiché andava molto di moda formare delle communities per accoppare consoli, proconsoli o senatori che ti stavano sulle palle.

Cielo, mia moglie!

Dopo Cornelia, morta a causa di un parto complicato dopo sedici anni di matrimonio e di corna, Cesare impalma la ricchissima Pompea, nipote (tanto per cambiare) di uno dei suoi tanti “alleati” politici. Chi di corna ferisce di corna (a volte) perisce, e la mogliettina nuova di zecca non è certo tipa da stare in casa a contare quanti preservativi mancano dal cassetto del comò del marito. Scoppia così lo scandalo, passato alla storia come l’affaire Clodio; una roba che sulle pagine di Chi e nei salotti di Barbara D’Urso avrebbe tenuto banco ben più del Pamela-Prati-gate.

Facciamo l’Alfonso Signorini della situazione. Lochescion: casa di Cesare; occasione: festeggiamenti in onore di una divinità femminile, la Bona Dea; invitati: solo donne, come il protocollo richiedeva in quel caso particolare. Pompea, in barba al marito, intrattiene da tempo una torrida relazione extra-coniugale con Publio Clodio, fascinoso esponente di una famiglia altolocata dell’epoca. Per riuscire a sollazzarsi anche in quella sera di festa, Clodio decide di indossare i panni di una insospettabile flautista e presentarsi a casa dell’amante, proclamando di possedere un flauto e di saperlo suonare molto bene. La porta d’ingresso viene aperta da un’ancella di nome Abra, ruffiana personale di Pompea, che accoglie la finta ospite e le dice di attendere un attimo. Nel frattempo arriva un’altra ancella che, ritrovandosi davanti Clodio, immediatamente dà l’allarme:

“Uomo-in-casa! Uomo-in-casa!”

Quindi il giovane era stato riconosciuto, e le opzioni sono due:

  1. Il suo travestimento da flautista faceva cagare.
  2. Una volta entrato in casa si era levato il travestimento, cominciando dal flauto.

In tutto questo casino sappiate che, in mezzo alle invitate, c’era anche la suocera di Pompea, ovvero la madre di Cesare, che ovviamente avvisò subito il figlio.

Insomma, un gran puttanaio; Alfonso Signorini non esisteva, è vero…in compenso esisteva Cicerone, che chi ha studiato al Liceo Classico come la sottoscritta purtroppo conosce molto bene. Per dirne una, quando il compito in classe mensile di traduzione dal latino era una versione tratta da un suo testo, tutti ci guardavamo atterriti e ci facevamo il segno della croce. Comunque, il signore in questione ha scritto più roba di Dante, Petrarca e Boccaccio messi insieme, senza contare il suo epistolario, grazie al quale il gossip su Clodio e Pompea cominciò a girare:

“Publio Clodio, figlio di Appio, è stato colto in casa di Gaio Cesare(…) in abito da donna, ed è riuscito a fuggire via solo per l’aiuto di una servetta; grave scandalo; sono sicuro che anche tu ne sarai indignato.”

Lettere ad Attico I, 12,3.

Poi siamo noi donne, le pettegole.

Cesare, il marito tradito, chiese subito il divorzio; in seguito venne istituito un processo contro Clodio e chiaramente il nostro eroe fu chiamato a testimoniare ma, sorpresa-sorpresa, negò che fosse successo qualcosa e si dichiarò convinto della fedeltà di Pompea. A questo punto i giudici chiesero:

“Ma allora perché hai divorziato?”

“Perché la moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto.”

E tutti zitti.

Il curriculum sentimentale di Cesare è appena cominciato, to be continued nel prossimo post che pubblicherò nei prossimi giorni (o nel prossimo anno), non googlate nulla o vi rovinate la sorpresa!

 

 

 

 

 

 

 

6 pensieri su “Giulio Cesare, ovvero il più grande latin lover della storia antica-Parte 1

  1. Ma che bello, e tutto senza neanche un’esterna né una scelta tra petali di rose rosse. Ma tu ai tuoi studenti le racconti così le vicende? Perché io voglio delle dirette dalla classe 🤣

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  2. Dico solo questo: leggendo questo post, ho riso così tanto da richiamare i minions, che stavano giocando ignari nelle loro stanza, a vedere cosa mi stava accadendo 😂

    In realtà anche il marito, ma con lui ho perso ogni speranza (è Svedese, lui non può geneticamente comprendere l’umorismo italico)… I bambini, invece, mi han dato soddisfazione: pur adattando il tutto per delle menti di sei anni, hanno cominciato a sghignazzare pure loro 😂

    Piace a 1 persona

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