La didattica a distanza, le video-lezioni e quel re persiano che osò sculacciare il mare

In questi ormai ben più di 40 giorni di reclusione ho imparato a seguire una routine che impegna bene o male tutte le giornate, lasciandomi anche sufficiente tempo per le mie consuete seghe mentali&paranoie metafisiche che alterno volentieri alle occupazioni ultra-sedentarie da praticare rigorosamente seduta/spaparanzata sul divano: lettura, Netflix, La Settimana Enigmistica (le barzellette sono sempre irrimediabilmente penose), l’osservazione dei vetri delle finestre che se mi pungesse vaghezza sarebbe il caso, prima o poi, di dargli una pulita, pare ci sia gente che lavi i lampadari. Beh, domani è un altro giorno e si vedrà, come direbbe la Vanoni e anche quella simpaticona di Rossella O’Hara.

In tutto ciò (e fortunatamente) continuo a lavorare, combattendo con la temibilissima didattica a distanza.

Le video-lezioni

Non voglio aprire l’ennesimo discorso sulle gioie e i dolori che comporta la suddetta. Apro invece una piccola parentesi su questa cosa dell’apparire in video, che per quanto mi riguarda è terrificante.

Piccola premessa: non sono tipa da pigiama h24 (non più, almeno), ma nemmeno tipa fashionista anche in casa, e mi rifiuto di indossare jeans, pantaloni o gonne e collant perché poi non riuscirei a stravaccarmi come si deve sul divano di cui sopra. In merito al make up, stesso discorso: mi sono sempre truccata poco e con scarso piacere, più che altro per andare al lavoro e sentirmi un minimo presentabile, quindi dentro casa ne faccio volentieri a meno. Con questo non critico né giudico chi invece si alza dal letto e indossa i suoi migliori outfit, ognuno fa come gli pare: semplicemente questo preambolo per dire che comunque, prima di un collegamento con gli studenti, cerco (nei limiti del possibile) di levarmi di dosso l’aria da casalinga-disperata, abbinando ai comodissimi leggings una maglia decente in modo che il mio mezzobusto sia dignitoso.

Dopodiché do una sistemata ai capelli, operazione che richiede una buona mezz’ora: sposto la frangia a destra, poi a sinistra, poi la blocco con le forcine perché è ancora troppo corta e non rimane ferma a lato, poi prendo le mollette e provo altri aggiustamenti vari finché non mi ritengo soddisfatta.

Finalmente accendo il pc, preparo il collegamento, si apre il video et voilà, ecco la mia faccia da culo giallastra con quei capelli di merda, forse per lo specchio del bagno vale lo stesso discorso della bilancia, è guasto? Ok, niente panico (ma un po’ sì), mancano 3 minuti alla chiamata: accendo la piastra, ri-appiattisco la frangia, tolgo le forcine, rimetto le forcine (maestro Miyagi esci da questo corpo), intravedo il mascara ma ormai il tempo è scaduto, devo chiamare i ragazzi e cercare di rendere incredibilmente interessanti le guerre tra gli antichi Greci e i Persiani.

Lo spiegone storico

Ecco, e qui vi beccate lo spiegone storico, non è giusto che se lo debbano sciroppare solo i miei alunni: del resto ho scoperto di essere la classica leonessa da tastiera, e quando scrivo, magari anche di argomenti scolasticamente pesanti (vedi la Divina Commedia), riesco ad alleggerirli senza problemi…a parole è tutta un’altra storia.

Per esempio, qualche giorno fa, spulciando su Internet, mi sono gasata moltissimo nel leggere che un re persiano, tale Serse, in preparazione del conflitto contro i Greci, aveva fatto costruire un ponte di barche, cioè una serie di barche in fila l’una dietro l’altra, lungo uno stretto di mare che attualmente è conosciuto come stretto dei Dardanelli, ma all’epoca si chiamava Ellesponto. Tutto questo per creare una scorciatoia e far passare il suo esercito dalle coste dell’Asia Minore fino in Grecia, risparmiandogli migliaia e migliaia di chilometri. In pratica poi si era scatenata una tempesta e ciao ponte, ma lo storico Erodoto racconta il seguente aneddoto:

“Serse, come lo seppe, adirato con l’Ellesponto, diede ordine di infliggergli trecento colpi di frusta(…). Ordinò poi di pronunciare, mentre lo fustigavano, le seguenti barbare e insolenti parole: Acqua proterva, il tuo signore ti infligge questa pena(…)sei un fiume melmoso e salmastro.”

Settimana-Enigmistica
Immagine tratta da Wikipedia

Povero mare, chissà quanto deve aver sofferto.

Boh, io ho riso come una matta immaginandomi i poveri persiani addetti allo “sculacciamento” del mare, quel cattivone, senza contare che avevano dovuto pure apostrofarlo con  “barbare” parole, e non vedevo l’ora di raccontarlo ai miei alunni. Fatto sta che mentre spiegavo mi sono incasinata perché non ricordavo se Ellesponto si pronunciasse con l’accento sulla seconda E (Ellèsponto) oppure con l’accento sulla O (Ellespònto). Non mi è venuto in mente di omettere il nome e parlare semplicemente di uno stretto di mare e insomma, in breve mi è passato tutto l’entusiasmo e niente aneddoto.

Va beh, pazienza, forse non faceva nemmeno tanto ridere, come le barzellette della Settimana Enigmistica…la vedo, è in attesa lì sulla mensola, adagiata sopra la scatola del puzzle in 3D che probabilmente non riuscirò a terminare mai, nonostante l’immensità di tempo a disposizione e i pezzi numerati.

Bene, è ora di pensare al pranzo (ma in effetti ci sto pensando già da ieri sera, dopo aver terminato di ingurgitare la mia parte di pizza surgelata); mi congedo dunque con una foto ad hoc:

Settimana-Enigmistica

Ah ah. Ah.

 

 

 

 

 

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