Medea e Giasone, ovvero quando decidi di scaricare la donna sbagliata, parte 1

La mitologia greca, lo sappiamo, ci ha lasciato in eredità storie d’amore non solo esageratamente drammatiche, ma soprattutto cruente e talmente spietate che il Dio dell’Antico Testamento in confronto a Zeus e compagnia bella ti sembra un buontempone.

Per esempio oggi parliamo di una delle coppie più splatter che io ricordi, non a caso protagonista di diverse tragedie, tra cui cito le più celebri: quella di Euripide, quell’altra di Ovidio e poi, e poi…ah sì, quella di Draconzio, il famosissimo Draconzio, che non ha bisogno di presentazioni, vero? Sicuramente avete tutti un’opera di Draconzio sul comodino, vicino all’abat-jour e alla palla anti-zanzare.

Comunque, bando alle ciance, la coppia letale di cui sto parlando è formata da Giasone e Medea.

Cominciamo dall’inizio.

Il nostro eroe è figlio di Esone, re della Tessaglia, che però viene detronizzato dal fratello cattivo, Pelia, il quale cerca anche di uccidere il nipotino appena nato; tuttavia la cognata riesce a prevenire le sue mosse, nascondendo il bambino e affidandolo alle cure del centauro Chirone. A un certo punto Giasone cresce, e cresce incazzato, perché sapete com’è, quando vieni a sapere di essere un principe dopo aver passato l’infanzia in mezzo a sterpaglie e cacca di centauro invece che in un palazzo lussuoso, può capitare che ti alteri un pochino. Quindi, una volta superata l’adolescenza, si precipita dal caro zietto a reclamare ciò che gli spetta, ma Pelia non ha nessuna intenzione di alzare il culo dal trono, per cui sfida il nipote:

“Vai a recuperare il vello d’oro, portalo qui e riavrai il tuo regno.”

E adesso vi traduco l’espressione “vai a recuperare il vello d’oro”, che a primo acchito potrebbe sembrare innocua…in realtà si trattava di un’impresa talmente rognosa che anche Batman avrebbe storto il naso. Intanto, precisiamo di cosa si trattava: il vello d’oro era infatti il manto dorato di Crisomallo, un ariete alato, manto che si narrava avesse il potere di curare qualsiasi ferita. Giasone, un po’ per fare lo sborone, un po’ perché non ha idea del casino in cui si sta per cacciare, accetta e organizza un piccolo esercito di energumeni, tra cui, tanto per dirne uno, il celebre Ercole. Insieme a loro si imbarca in una nave, battezzata col nome di Argo (e Argonauti i membri dell’equipaggio) e parte, facendo diverse soste.

Tra queste, la più interessante dal nostro punto di vista è quella nell’isola di Lemno, abitata solo da donne. Gli Argonauti si sentono un po’ come a Temptation Island: quando si ritrovano davanti tutte quelle belle ragazze single decidono che il vello d’oro può tranquillamente aspettare, e mollano gli ormeggi, in tutti i sensi. Le isolane a loro volta non disdegnano la compagnia dei nuovi arrivati, specialmente la regina Isifile, che si accoppia con Giasone rimanendo incinta di due gemelli. Beh, cose che capitano quando fai bunga-bunga senza le dovute precauzioni; il problema è che il nostro eroe ha il brutto vizio di non essere molto chiaro in ambito sentimentale, tant’è che si dimentica di spiegare alla povera ragazza che la loro è una relazione “scopereccia” (cit. Franca Leosini) e le giura fedeltà eterna e imperitura…le classiche promesse da marinaio, esatto.

Giasone dunque riparte, abbandonando Isifile “gravida, soletta” (cit. Virgilio) e insieme agli Argonauti, dopo diverse peripezie, giunge nella Colchide, regione sulla quale regna Eeta, legittimo proprietario del vello dorato. Quest’ultimo accoglie l’ospite gentilmente, e quando capisce che è arrivato con secondi fini risponde altrettanto gentilmente che il vello se lo pigli pure, basta che prima ari e semini un campo. A Giasone non sembra vero, un po’ di giardinaggio è quello che ci vuole dopo tutti quei mesi passati in mare, e si sfrega le mani soddisfatto pensando a quante foto instagrammabili potrà tirar fuori da questa avventura bucolica (hashtag #nellanatura #voglioandareavivereincampagna #wildGiasone).

Ssssssì, peccato che Eeta abbia omesso qualche dettaglio tecnico…tipo che per l’aratura avrebbe dovuto far trainare l’aratro da due tori che sputavano fuoco dalle narici a ogni respiro, rischiando la morte per ustioni multiple di venticinquesimo grado. E vogliamo parlare della semina? Il povero Giasone s’immaginava che al massimo avrebbe dovuto piantare un paio di pomodori, non certo denti di drago a crescita istantanea che nel giro di dieci minuti si sarebbero trasformati in un esercito di mercenari non proprio in vena di baci e abbracci. Ah, e il re della Colchide oltretutto aveva omesso la terza prova: del resto chi, dopo un pomeriggio dedicato all’orticoltura, non concluderebbe la serata andando ad ammazzare un drago (quello che custodiva il vello d’oro, che razza di mito sarebbe senza un drago/bestia feroce da uccidere?).

Insomma, come dico sempre io in questi casi, Giasone è nella merda più totale, e non ha ancora imparato a spalarla. Per cui fa la cosa più ovvia e furba: frigna come un marmocchio e chiede l’aiuto della dea Era, che lo proteggeva fin dalla nascita. Lei a sua volta ne parla con la sorella Afrodite, che ne parla col figlio Eros che guarda-la- coincidenza è il dio dell’amore, e se gli punge vaghezza può decidere di scagliare frecce ammorose ad cazzum facendo innamorare di te un ippopotamo. Nel caso di Giasone, fortunatamente l’ippopotamo è Medea, la figlia di Eeta, decisamente più carina di un ippopotamo e soprattutto esperta di arti magiche/farmaceutiche.

Difatti è proprio grazie alla ragazza che il nostro eroe riesce a superare le tre prove: per quanto riguarda i tori sputa-fuoco, Medea gli prescrive una miracolosa pomatina anti-ustioni da spalmare tre volte al giorno a stomaco pieno et voilà, ecco che vediamo Giasone tutto impomatato arare il campo in grande scioltezza.

La prova numero 2 prevedeva la semina dei denti di drago che sarebbero cresciuti in tempo record dando vita ad un esercito di maschioni forzuti & assetati di sangue: in questo caso non servono creme o intrugli, dato che codesti ragazzoni sono talmente cretini che è sufficiente lanciare un sasso contro di loro per confonderli e farli azzuffare fino ad uccidersi l’uno con l’altro.

La prova numero 3, quella del drago, in teoria doveva essere la più difficile, ma Medea ne sa una più della parafarmacia, e dona a Giasone un potentissimo sonnifero a base di erbe che fa crollare all’istante la malvagia bestia.

Insomma, il giovane “sconfigge” due tori, un esercito e un drago cavandosela senza neanche un graffio, una bruciatura, una crosticina sul gomito, niente di niente, e tutto ciò grazie ESCLUSIVAMENTE a Medea, alla quale, inutile specificarlo, così come in precedenza aveva fatto con la povera Isifile, giura e spergiura amore forever and ever.

Qui termina la prima parte del post, losssssò, mi odiate profondamente quando scrivo i pezzi a puntate ma sono nel bel mezzo della settimana degli scrutini scolastici (rigorosamente on line) e stare troppo tempo davanti al pc mi crea un po’ d’ansia…quindi resistete e non googlate da nessuna parte per vedere come va a finire questa storia (che tanto finisce male, anzi malissimo, lo avete capito, no?).

Oggi vi saluta Luca Giurato:

8 pensieri su “Medea e Giasone, ovvero quando decidi di scaricare la donna sbagliata, parte 1

  1. #wildGiasone è fenomenale, e così anche tutte le prove a cui, non si sa perché, viene sottoposto.
    Purtroppo, dal primo paragrafo a me ronza in testa una sola domanda: che cavolo è la palla per le zanzare?!?

    Piace a 2 people

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