Medea e Giasone, ovvero quando decidi di scaricare la donna sbagliata, parte 2

Nell’ultimo post avevamo lasciato Giasone in quel della Colchide, “vittorioso” dopo aver superato, grazie al preziosissimo aiuto farmacologico di Medea, le fatiche necessarie per assicurarsi il vello d’oro. Il re Eeta, legittimo proprietario dell’oggetto, pur riconoscendo di essere stato fregato, fa un po’ il Gollum della situazione, e quando l’eroe greco reclama il vello esclama:

“Noooo! Il mio teSSSSSSoro!”

e rifiuta categoricamente di consegnarlo.

Giasone non la prende bene, ma quella che si incazza maggiormente è Medea che, ricordiamolo, è stata colpita dalla freccia ammmorosa del dio Eros, quindi ormai c’ha i prosciutti sugli occhi, non capisce più nulla, vuole solo scappar via col suo amato e sposarselo e farci tanti bambini e tutto il resto. Il fidanzato del resto deve per forza tornare in patria vello-fornito, altrimenti lo zio Pelia non gli cederà il regno e finirà i suoi giorni così come li aveva iniziati, spalando cacca di centauro e guardando per l’ennesima volta tutte le stagioni del “Trono di Spade”. Così piglia Medea da una parte e le parla chiaro:

“Senti, o trasformi tuo padre in un ornitorinco paraplegico o mi metto a corteggiare Csaba Della Zorza.”

La ragazza non ci sta: ha già comprato il vestito, pagato in anticipo la wedding planner e ordinato le bomboniere, col cazzo che non mi sposi, pensa, e organizza la fuga: nottetempo la nave Argo salpa, con a bordo il vello dorato, Giasone, tutti gli Argonauti, Medea e il suo fratellino Apsirto, preso come ostaggio per assicurarsi che Eeta si guardi bene dal cercare vendetta.

Quest’ultimo tuttavia, sicuro che la figlia non avrebbe torto un capello al sangue-del-suo-sangue, acchiappa anche lui una barchetta e corre dietro ai fuggitivi. Medea, col cervello annebbiato dagli effetti della suddetta freccia dell’ammmore, non esita a…ehm, spero non stiate mangiando perché è una roba abbastanza disgustosa, oltre che crudele…comunque, dicevamo, non esita a uccidere il fratello e a fare il cadavere a pezzi, lanciandoli poi in mare. Il povero Eeta si ferma per raccoglierli e dare uno straccio di sepoltura al figlioletto, lasciando perdere l’inseguimento e quel cavolo di vello che alla fine era pure inutile, parcheggiato da un pezzo perché nessuno aveva il coraggio di andare a rubarlo al drago che lo custodiva .

Medea e Giasone giungono quindi in Tessaglia, e qui trovano Pelia ben poco propenso all’idea di sloggiare dal palazzo e non essere più sovrano assoluto. Il nipote gli fa giustamente notare che aveva promesso di cedergli il trono in cambio del vello, e che si era fatto un mazzo di culo per recuperarlo (ovviamente sta ben attento a non menzionare l’ “aiutino” di Medea); non è che adesso potesse dire semplicemente: “Uhm, ecco, carino questo vello però ho cambiato idea, io rimango re e se vuoi ci sono i bagni da pulire, ok?”.

Medea for Masterchef

Al solito, Giasone si rivolge a Medea, ingiungendole di scovare al più presto qualche altro magico mix di antibiotici/psicofarmaci in grado di stendere lo zio e renderlo inoffensivo, altrimenti l’opzione corteggiamento-Csaba-Della-Zorza è sempre valida. Ma alla ragazza piace strafare (cfr: destrutturazione del cadavere del fratello), e invece di usare un semplice sonnifero decide di circuire le figlie di Pelia e convincerle del fatto di aver scoperto un rimedio miracoloso per rendere più giovane il loro padre.

Eh, Wanna Marchi qui ci stava da Dio.

Le fanciulle abboccano…boh, evidentemente Pelia era decrepito o aveva problemi di salute, in certe situazioni si può credere a qualsiasi cosa: io per esempio anni fa avevo visto la pubblicità del Vibropower che assicurava l’eliminazione della cellulite e lo avevo comprato, pensate un po’. Va precisato che il procedimento di ringiovanimento effettivamente era un pochino strong, nel senso che si trattava di uccidere Pelia, smembrarlo e mettere i vari pezzi così ottenuti a lessare in un pentolone aromatizzato con sedano, carote, cipolle e spezie varie…insomma, la ricetta perfetta per il brodo di carne. Ovviamente poi a un certo punto, durante il bollore, il malcapitato si sarebbe magicamente ricomposto e avrebbe spiccato un salto fuori dal tegame, con 50 anni di meno, liscio-liscio e depurato dalle tossine. L’acqua di cottura poi l’avrebbero utilizzata per una minestrina, o un risotto, non si butta via niente, Masterchef docet.

Le giovani sono credulone, sì, ma fino a pagina due, e prima di macellare il padre pretendono una prova. Medea le accontenta, massacrando un caprone e riuscendo a farlo uscire dalla pentola sotto forma di agnello, tramite qualche trucco di illusionismo alla David Copperfield…beh, riconosciamo un certo grado di deficienza a queste ragazze che non chiedono almeno un ulteriore test sperimentale con un essere umano, ma soprassediamo volentieri e andiamo avanti (sempre che non siate chiusi in bagno a vomitare).

Pertanto Pelia viene ucciso, affettato e buttato nel calderone. Chiaramente il disgraziato non risorge all’improvviso auto-incollandosi le varie parti del corpo tipo Frankenstein e l’unico risultato è un bollito-di-carne-umana che per giunta manca un pochino di sale. Il terribile eccidio non porta nulla di buono nemmeno a Giasone, poiché il figlio del defunto, venuto a sapere dell’accaduto, caccia Medea e il suo “eroe” dalla Tessaglia, esiliandoli per sempre…una pena abbastanza “lieve”, considerata l’efferatezza del reato, ma forse si temeva che Medea si mettesse di nuovo ai fornelli, sapete com’è.

Prima ti sposo poi ti rovino

I due piccioncini si stabiliscono a Corinto, si sposano, si riproducono (due bambini) e per dieci anni la love story procede a gonfie vele, finché il re della città, tale Creonte, non propone al ragazzo di sposare sua figlia Glauce e diventare il prossimo erede al trono. Lui non ha neanche bisogno di pensarci però, ops, piccolo impedimento: come la prenderà Medea? Beh, facile: se non puoi affrontare il problema aggiralo, e Giasone aggira e R-aggira la moglie scegliendo di non dirle nulla e un bel giorno, abracadabra-sim-sala-bim, sparisce; quando ritorna è già diventato il marito di un’altra.

Inutile specificare che Medea non reagisce benissimo, e non apprezza in particolare le “giustificazioni” del suo amato, che cerca di cavarsela spiegando di aver sposato Glauce per convenienza, per il puro, semplice e vile denaro…denaro col quale, s’intende, avrebbe mantenuto decorosamente anche la sua ormai seconda famiglia.

La risposta di Medea la traiamo dalla omonima tragedia di Euripide, ed è la seguente:

“(…)Non accetterò niente da te, non devi darmi niente. I doni di un vigliacco non servono a nulla.”

Novanta minuti di applausi meritatissimi, ma la donna non si limita certo a un discorsetto di commiato, per quanto graffiante e incisivo possa essere. Difatti decide di congedarsi con un’ultima dimostrazione delle sue arti magiche: finge di aver accettato la dura realtà e invia a Glauce un bel regalo di nozze, ovvero un mantello cosparso di veleno. La giovane lo indossa e che ve lo dico a fare, è piacevole come una doccia all’acido muriatico; arriva anche il padre Creonte, attirato dalle urla disperate della figlia, che nel tentativo di soccorrerla tocca il mantello e muore pure lui.

La vendetta non è ancora compiuta in modo definitivo e da una che era riuscita ad assassinare il fratello, Giasone doveva aspettarsi il peggio del peggio; così Medea decide di infliggere a sé stessa e all’uomo che aveva osato lasciarla il più grande dei dolori, uccidendo i due figli, perché, come lei stessa dice:

“(…)E’ il modo più sicuro per spezzare il cuore a mio marito.”

Eh, ve lo avevo detto che finiva male.

Per gli amanti del cinema impegnato concludo lasciandovi il link del film “Medea”, di Pier Paolo Pasolini, che ho trovato su You Tube…io mi sono fermata al decimo minuto, sono troppo approssimativa per film del genere, ma la Callas è meravigliosa sempre e comunque.

9 pensieri su “Medea e Giasone, ovvero quando decidi di scaricare la donna sbagliata, parte 2

  1. Io come al solito mi fisso su certi dettagli e lì rimango. Ma ditemi perché le figlie di Pella erano così prese dalla voglia di far ringiovanire il padre da credere a qualsiasi cosa?
    Mi ci mancherebbe solo di far ringiovanire il mi’babbo, che è già matto a 66 anni, e riportarlo a quando a 26, ricorda di mio zio, guidava mettendo le frecce con le ginocchia. Ecco, io eviterei.
    Faccio presente che quando lui aveva 26 anni io ero già nata. Sono viva per miracolo.

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