“365 giorni”, lo scandaloso film-scandalo di Netflix scandalosamente brutto

L’altra sera spulciavo sul cellulare tra gli articoli suggeriti da Google, e sappiate che si tratta più che altro di puttanate, basate ovviamente sul livello di idiozia delle mie ricerche quotidiane (si passa dal “come fare un frullato se non hai un frullatore” al “come tagliarsi i capelli da sole senza forbici” a seconda della paranoia della giornata); e quindi, mentre leggiucchiavo qua e là, ho trovato un pezzo riguardante un nuovo film di Netflix che potremmo definire “il 50 sfumature in salsa polacco-italiana”…una descrizione dalla quale probabilmente verrebbero scoraggiati anche i seguaci di “Colpo Grosso” di Umberto Smaila, ma non la sottoscritta, e nemmeno metà della popolazione mondiale: pare che la pellicola sia diventata un cult un po’ ovunque…Germania, Arabia Saudita, India, addirittura Nuova Zelanda. Per non parlare dell’attore protagonista: l’italianissimo Michele Morrone, che è considerato una stella nascente del cinema (nonostante reciti peggio di Raoul Bova in “Piccolo grande amore”, e ce ne vuole).

Muscoli e tatuaggi da manuale, sguardo ammaliatore, barbetta d’ordinanza. Beh, almeno non è depilato.

Così l’ho guardato, il film, dico, e adesso vi spoilero tuuuutto quanto in modo tale da risparmiarvi la visione di questo prodotto che è l’apoteosi del trash cinematografico, con tutti gli ingredienti appositi: trama inverosimile, dialoghi scontati, recitazione, lo ribadisco, agghiacciante e colonna sonora che sembra quella di Kiss me Licia…solo un po’ peggio.

La prima scena vede dei tizi poco raccomandabili, vestiti di tutto punto, riuniti su un ampio terrazzo con vista mare. Si discute di affari sporchi, con accento palesemente siciliano: dal tenore della conversazione e da alcune parole chiave tipo “quell’uomo merita rishhhhpetto” si capisce che è roba di mafia. Un uomo sulla settantina rifiuta sdegnosamente di invischiarsi in un bussiness che riguarda il traffico di minorenni, poi si sposta e raggiunge un ragazzo dotato di binocoli che studia il panorama. Il giovane, interpretato da Michele Morrone appunto, sta binocolizzando una bellissima ragazza che si trova in spiaggia, apparentemente sola, e mica è stravaccata sull’asciugamano a boccheggiare o a fare il cruciverba come una cristiana qualsiasi: indossa un abito da sera e sta in piedi sulla sabbia, si stiracchia languidamente e si lascia accarezzare dalla brezza marina.

Il signore anziano, che è il padre del ragazzo, dà un’occhiata pure lui e spara quello che sarà il primo di una serie infinita di luoghi comuni:

“Figlio mi’, devi stare attento: le belle donne sono il paradiso degli occhi e l’inferno dell’anima…”

“…e il purgatorio per il portafoglio.” termina l’altro con un sorrisetto d’intesa.

Mio Dio. Ma come fa lo sceneggiatore di tutto ciò a dormire la notte?

Va beh, proseguiamo. Il papà subito esorta il figlio a lasciar perdere i divertimenti e a pensare seriamente al lavoro, perché “un giorno tutto questo sarà tuo”; momento commovente interrotto da diversi colpi di pistola: il vecchio si accascia e muore tra le braccia del rampollo, che poco dopo sviene, ferito anche lui.

Che pathos.

Col sottofondo di una orrida canzone pop si staglia la scritta “CINQUE ANNI DOPO”. Il ragazzo, che si chiama Massimo, dopo la morte del genitore è diventato il nuovo “padrino”, e ha sviluppato modi bruschi e grande rancore nei confronti del mondo brutto-e-cattivo che lo ha reso orfano…cose che capitano, specialmente ai criminali, ma meglio non dirglielo, potrebbe prenderla male. Contemporaneamente vediamo che fine ha fatto la fanciulla della spiaggia: il nome è Laura, vive a Varsavia e ha un fidanzato che, sessualmente parlando, la trascura, per cui lei spesso e volentieri si deve arrangiare con un vibratore. Il nostro Massimo, invece, non ha bisogno di sexy toys, gli basta un’occhiata per conquistare qualunque essere femminile respirante, anche se in cuor suo non ha mai dimenticato la misteriosa donna intravista anni prima col binocolo. Mah. Un pochino improbabile ma l’assurdo deve ancora arrivare.

Un bel giorno Massimo si trova a passare davanti all’aeroporto di non mi ricordo quale città siciliana e inaspettatamente rivede la donna, che è approdata sull’isola insieme al compagno e agli amici per festeggiare il compleanno. Il giovane decide di…di…

Farle la corte?

Mandarle dei fiori?

Chiederle l’amicizia su Facebook?

Troppo scontato. Perché piuttosto non farla sequestrare da un paio di scagnozzi, imprigionarla in un hotel 25 stelle e dirle che ha 365 giorni di tempo per innamorarsi di te?

Lo so che adesso state tutti pensando a Don Rodrigo e ai bravi che rapiscono Lucia…peccato però, qui non c’è nessun Manzoni a nobilitare la trama, che inevitabilmente prende una piega sempre più ridicola.

Perciò Laura di punto in bianco si risveglia in una lussuosa camera da letto, tutta di seta (s)vestita, con davanti questo bellimbusto che in maniera piuttosto brutale la informa che per un anno dovrà stare con lui, vitto e alloggio compresi. Scopo della “vacanza”? Riuscire a far nascere un sentimento autentico.

Se non altro Don Rodrigo non era tanto cretino da sperare in un “vissero felici e contenti” con Lucia, non certo dopo averla rapita, ma soprassediamo e procediamo in questa escalation di tamarrate.

Da principio Laura ovviamente tenta di ribellarsi e di scappare, ma i tacchi di quindici centimetri non l’aiutano, e inoltre soffre di cuore, ragion per cui si ritrova costretta a far buon viso a cattivo gioco. Massimo, dal canto suo, le promette che non la sfiorerà con un dito fintanto che non sarà lei a volerlo…ssssì, piccolo dettaglio: glielo dice mentre la tiene bloccata sul divano con una mano e con l’altra le palpeggia un seno. Che gentleman.

La ragazza, visto che non è in grado di fuggire, decide di vedere il bicchiere mezzo pieno, trascinando Massimo a fare shopping nelle boutique più costose della città e provocandolo con scollature mozzafiato e strusciamenti vari; nello stesso tempo comincia a notare che tutto sommato il ragazzo è sì un po’ rude e sì, l’ha sequestrata, però dai, è belloccio e le ha persino regalato un computer e un cellulare per chiamare la madre e tranquillizzarla (“Ciao ma’, mi hanno rapita ma #andràtuttobene, mi rilasciano tra un anno, ti compro una Luois Vuitton?”), pertanto l’atmosfera comincia inesorabilmente ad arroventarsi.

Poi, la svolta: durante una serata in discoteca Laura si mette a flirtare con un boss di una famiglia rivale; Massimo si ingelosisce al punto da ammazzare il suddetto boss e il giorno dopo, mentre navigano all’interno di uno yacht extra-lusso, litiga con la giovane, che presa dal fervore del diverbio cade in acqua come una cogliona. L’uomo esegue un tuffo da campione e la porta in salvo, dopodiché le mormora un sacco di paroline dolci e lei si scioglie. Segue un rapporto sessuale chiaramente superlativo, mooolto rumoroso e assai atletico, cui ne seguono diversi altri, accompagnati da ardenti dichiarazioni d’amore reciproche, quindi ecco, il film potrebbe anche finire dato che l’obiettivo è stato raggiunto con successo e soddisfazione da ambo le parti, e poi che cazzo deve succedere ancora? Altre trombate? Lo fanno strano? E mentre guardi le immagini susseguirsi pensi con orrore: “Oh mio Dio, mica le chiederà di sposarlo. Mica sarà incinta.”

Indovinate un po’?

Eh già, sembrava un thriller erotico e improvvisamente si trasforma in un film di Walt Disney, con tanto di happy ending e bomboniere. Laura fa appena in tempo a recarsi a Varsavia ad avvisare la madre che sta per sposare il tizio che l’ha rapita e a rivedere la sua amica del cuore, Olga, alla quale rivela di essere in dolce attesa: dall’assurdo si passa al banale che più banale di così ci sono solo i fotoromanzi. Forse.

Mancano 5 minuti al termine: ci prepariamo ad ammirare Laura avvicinarsi in abito bianco all’altare ma succede una cosa inaspettata: un collaboratore di Massimo lo chiama al telefono per avvisarlo che un nemico mafioso vuole uccidere la futura sposa. Il ragazzo fa appena in tempo a chiudere la comunicazione per provare a contattare la fidanzata ma il peggio è già accaduto: Laura muore.

L’ultima inquadratura vede Massimo accasciarsi a terra disperato.

Va precisato che nella top 10 di Netflix, quella dei film più visti in Italia, “365 giorni” è al terzo posto, dopo la serie “Dark” e “Hotel Transilvania 3”. E’ seccante ammetterlo ma io ho contribuito al raggiungimento di tale risultato… per il blog e i fans approssimativi questo e altro, ringraziatemi pure nello spazio riservato ai commenti!

P.S. Notiziona dell’ultimo momento: è previsto un seguito, quindi forse Laura risorgerà, o Massimo sequestrerà un’altra fanciulla, o non oso immaginare cosa si inventeranno per perpetuare questo orrore.

Vi lascio con un quesito: qual è il film più trash che riuscite a ricordare?

23 pensieri su ““365 giorni”, lo scandaloso film-scandalo di Netflix scandalosamente brutto

  1. Ma qui siamo davvero a un’altra forma di cinema: alta, superiore, raffinata.
    Mi ricorda quasi un altro capolavoro del genere, il fantasmagorico The Lady, creato da Lori del Santo (un nome, una garanzia)

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  2. Premetto che non ho visto questo film (e non lo vedrò) ma l’idea della sposa, che muore ammazzata dal boss rivale c’era già nel Padrino di Coppola e non mi stupirei che l’abbia presa di lì e che ci siano altri riferimenti presi qui e lì.

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  3. Complimenti sempre divertente e spassosa, e grazie infinite non vedrò mai questo film che mai avrei visto, come non ho visto le famose 50 sfumature. Ah, per inciso il tizio non è che non si depila ciò che si vede nella foto è la cosiddetta ricrescita.

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  4. Bah posso suggerire Blue tornado con Dirk Benedict (Sberla di A-Team) se resisti a quello puoi resistere a tutto.
    C’è pure su Wikipedia, ita e eng, descritto in un articolo lungo quanto quello su Camilleri! 😀
    Ah, e pure Annunciator di morte 1 e 2 … da piangere però dopo 3 o 4 birre doppio malto va bene tutto.

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