Che fine ha fatto Dylan Dog?

Post scritto di getto dopo circa una settimana passata a imbastire bozze su Antonio e Cleopatra, Enrico VIII e un sultano sfigato che è riuscito a eliminare fisicamente un intero harem…ma ne parleremo un’altra volta, perché è successa una cosa inaspettata: ho comprato un Dylan Dog e mi è sembrato di catapultarmi in una puntata di Beautiful.

Breve ma doverosa premessa: io e Dylan abbiamo alle spalle una lunga storia d’amore, nata grazie al fatto che sia i miei fratelli, sia mio padre usavano acquistare fumetti a manetta, un po’ per leggerli nel tempo libero e un po’ per averne sempre una riserva nella toilette, proprio lì, sul mobiletto di fronte al water, insieme a una copia spiegazzata di riviste tipo Novella 2000, la Settimana Enigmistica con le sue terribili barzellette e il volantino della pizzeria vicino casa. Beh, non dico niente di nuovo, si sa che leggere è un hobby salutare, fa bene al cervello, stimola la concentrazione e concilia l’evacuazione, e con questa fenomenale rima baciata proseguiamo.

Tra i miei fumetti preferiti figuravano quindi:

  • Tex
  • Zagor
  • Mister No
  • Dylan Dog, appunto

Tex

Il caro, vecchio Tex. Un fumetto pieno di pistoleri, dove ti aspetti di assistere a preistoriche risse da saloon cariche di parolacce/bestemmie e invece scopri cowboys e fuorilegge vari che si insultano come se abitassero a Buckingam Palace. Non ho mai capito se Tex in particolare fosse uno sceriffo o cosa, ma di sicuro catturava moltissimi delinquenti stordendoli a suon di pallottole e di espressioni auliche tipo “Arrenditi SMARGIASSO!!! o “Mano ai clarinetti, MALEDETTO TANGHERO!!!”…in pratica per affrontarlo ad armi pari prima di tutto dovevi procurarti un dizionario, poi magari anche la pistola.

Imprecazione preferita: “TIZZONE D’INFERNO!!!!” o anche: “CORNA DI SATANASSO!!!”

Frase celebre: “FERMO O TI APRO UNA FINESTRA NELLA CARCASSA!!!!”

Che stile, eh?

Zagor

Di Zagor mi ricordo solo l’outfit: t-shirt smanicata ultra aderente con al centro il simbolo dell’Uccello del Tuono, jeans elasticizzati strizza-palle e una specie di randello costantemente in mano, che una volta lanciato infrangeva qualsiasi legge fisica, tipo i palloni di Holly e Benji.

Imprecazioni preferite: “PESTE!!!”; “PER TUTTI I TAMBURI DI DARKWOOD!”

Grido di battaglia (mica ce l’ha solo Tarzan): “AAAHHHYAAAAK!!!”

Frase celebre: “Via dalla mia pista, gente! O se volete ostacolarmi, frenate la lingua e lasciate parlare i vostri coltelli!”

Esagerato.

Mister No

Su Mister No ho bisogno dell’aiuto del pubblico: chi era? Cosa faceva? Dove andava? Ma soprattutto: perché Mister No? Diceva di no a tutto? Secondo Wikipedia lo avevano soprannominato così per “la sua intolleranza alla disciplina e all’autorità”; apprendo inoltre che trattavasi di un ex militare “amante dell’alcool e delle belle donne” che lavorava in Amazzonia come guida turistica, e nei giorni liberi combatteva contro la gente brutta e cattiva.

Imprecazione preferita: “SANGUE DI GIUDA!!!”

Frase celebre: “La pensione può ridurre a un pappamolla il più gagliardo degli uomini!”

Come contraddirlo.

Devo ammettere che i termini “pappamolla” e “gagliardo” non li leggevo dai tempi di Topolino.

Dylan Dog

Arriviamo finalmente a Dylan Dog, alias l’“indagatore dell’incubo”. Durante l’adolescenza ho letteralmente divorato centinaia di albi, e forse è nata allora la mia passione per delitti misteriosi, thriller e mostri/fantasmi.

Piccola presentazione per chi non lo conoscesse: Dylan è un ex poliziotto, ex alcolizzato, ex fidanzato di almeno un miliardo di donne; è belloccio, intelligente, ironico e pieno di fisime: soffre di vertigini, non prende mai l’aereo perché dice che “gli aerei cadono, e non qualche volta, spesso”, è claustrofobico, ipocondriaco e ama alla follia gli animali, specialmente i cani. Una volta lasciata la polizia si è inventato il lavoro di “indagatore dell’incubo” per 50 sterline al giorno più le spese. Vive a Londra in Craven Road numero 7, guida un maggiolino sgangherato, è vegetariano, donnaiolo impenitente e odia le innovazioni tecnologiche, tipo computer e cellulari. I migliori amici sono Groucho, sosia dell’omonimo Groucho Marx, assistente e factotum (faccende casalinghe comprese), che recita barzellette e freddure ininterrottamente, e Bloch, ispettore capo di Scotland Yard dallo stomaco debole che vomita ogni volta che vede un cadavere, e considerando il mestiere che fa ne vede parecchi.

Stavo scordando di parlare dell’abbigliamento; come tutti i super eroi/eroi da fumetto Dylan Dog indossa sempre gli stessi capi, sia con 35 gradi all’ombra che sotto la neve, ovvero una giacca nera, una camicia rossa e semplici jeans. Porta i capelli corti con frangetta davanti, è perfettamente sbarbato e quando non va a caccia di esseri soprannaturali gli piace suonare il clarinetto.

Imprecazione preferita: “GIUDA BALLERINO!!!”

Frase celebre: “Non chiamatemi Mister Dog…sembra la marca di un cibo per cani.”

Beh, quasi:

Ogni albo seguiva più o meno la stessa linea: si cominciava con la morte misteriosa di qualcuno, solitamente ucciso da una creatura mostruosa; in genere quel qualcuno aveva una nipote/figlia/moglie/conoscente strafiga che, avendo visto (o credendo di aver visto) la creatura in questione andava da Dylan a chiedergli di indagare sull’omicidio; lui cercava di scoraggiarla suggerendole una terapia psichiatrica, lei si indignava, lui si scusava, buttava lì due o tre complimenti da lumacone per farla arrossire e accettava il caso. Dopodiché i due finivano a letto insieme; tra una trombata e l’altra Dylan, complice anche l’aiuto di Bloch e Groucho, sconfiggeva la creatura mostruosa di cui sopra e nell’albo successivo tutto da capo, con un nuovo incubo e una nuova cliente da sollazzare.

P.S. per comodità ho semplificato parecchio, capitavano anche clienti di sesso maschile e storie ben più articolate, non me ne vogliano gli estimatori!

Ora veniamo al sodo, cioè al motivo che mi ha spinto a scrivere questo post: come preannunciavo nelle righe iniziali, qualche giorno fa (e a circa vent’anni di distanza dal mio ultimo Dylan Dog) ho comprato questo:

Do il via alla lettura con entusiasmo. In poche pagine vengo improvvisamente trasportata in un mondo sconosciuto. Innanzitutto Dylan ha il pizzetto e non è vestito come al solito, anzi, porta un cappotto lungo. Un cappotto!!! Mai visto Dylan Dog col cappotto, e vive a Londra, dove non fa certo caldo. Il maggiolino per fortuna c’è sempre, quello che non c’è è Groucho (anche se appare in copertina, ma non è il vero Groucho, è un Groucho malvagio, cioè, boh, è complicato). Al suo posto troviamo “Gnaghi”, un tizio un po’ male in arnese, forse sordomuto, che sa dire solo “Gnà”: dolcissimo, ok, ma dov’è Groucho? Che senso ha Dylan Dog senza Groucho? E’ come il pane senza la Nutella, il latte senza i biscotti, la pasta aglio e olio senza aglio e olio!

I colpi di scena continuano. A un certo punto Dylan acchiappa un oggetto dalla forma familiare…Per tutti i tamburi di Darkwood, è uno smartphone! Da lui mi sarei aspettata al massimo un Nokia 3310, giusto per le emergenze, ma questo è un cellulare di ultima generazione…e ovviamente non funziona, perché non c’è campo, come in tutti gli horror che si rispetti.

Procedo incredula, ed ecco la botta finale; dopo aver ammazzato il nemico di turno Dylan incontra Bloch, gli racconta cos’è successo e lo saluta chiamandolo:

“Papà.”

Giuda ballerino!

Mi sembra di leggere il copione di una soap-opera brasiliana. Chiudo il giornalino, apro Google alla ricerca di una spiegazione e, come (quasi) sempre accade, Google spiega l’inspiegabile. Il fumetto che ho trovato in edicola fa parte del ciclo “Dylan Dog 666”, che parla di un altro Dylan Dog, perché “dopo il ciclo della meteora si è scoperto che esistono infiniti mondi paralleli e infiniti Dylan Dog.”

Ah.

Ho capito soltanto che ho perso un bel po’ di cicli, e che questo Dylan parallelo non mi piace, rivoglio quello che parallela col mio mondo, che per telefonare usa le cabine e che finge di licenziare Groucho quando dice per l’ennesima volta che i pomodori non dormono perché l’insalata russa. E che una rosa senza spine va a pile. E che…va beh, la smetto, se no mi licenziate.

Vi lascio con qualche foto degli splendidi disegni di Corrado Roi (quelli, se sono cambiati, sono cambiati in meglio); nei commenti scrivetemi se leggevate questo fumetto e, se potete, spiegatemi meglio di Google questa storia dei cicli delle meteore e dei Dylan paralleli!

14 pensieri su “Che fine ha fatto Dylan Dog?

  1. Mi sono divertito tantissimo a leggerti ma purtroppo non posso aiutarti perché Dylan Dog non l’ho mai letto… Tex si, e hai ragione i dialoghi erano fantastici. Non concordo con Mister No e non vedo l’ora di andare in pensione per dargli ancora di più torto!

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  2. Simpaticissimo questo articolo. Su Dylan Dog non posso dir nulla non l’ho mai letto. Ai miei tempi oltre Topolino e prima ancora il Corriere dei Piccoli, leggevo Capitan Miki, il Grande Blek, L’Intrepido, il Monello, Tex e Nembo Kid che poi sarebbe Superman. L’imprecazione che spesso veniva ripetuta, non ricordo bene in quale dei tre fumetti western era SANGRE Y MUERTE!

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  3. Non credo comprerò di nuovo Dylan Dog dopo le tue rivelazioni! Odio le variazioni, i mondi paralleli e quant’altro si inventano gli autori per tirare avanti altri vent’anni. Alla fine diventa tutto cone Il Signore degli Anelli (mai riuscita a leggerlo!) in cui al ventesimo personaggio non ricordi più chi è il cugino di primo grado di chi e di quale mondo di quale contea…

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