Downton Abbey e i suoi colpi di scena da soap opera brasiliana

Recentemente, grazie al suggerimento dell’amica blogger Mamaglia, e in considerazione della mia passione per i film in costume (leggasi a proposito il post “Le relazioni pericolose ovvero quando il film è più bello del libro”), ho guardato su Amazon Prime tutte e sei le stagioni della serie Downton Abbey. Di conseguenza, e come sempre del resto, ora vado di spoiler, quindi se non l’avete vista e siete in procinto di farlo beh, mi dispiace, dovrete migrare su altri siti, e alla svelta.

Partiamo dalle basi: Downton Abbey è il nome di una gigantesca e maestosa e fighissima tenuta sita nello Yorkshire. Qui abita la famiglia aristocratica protagonista della serie; i componenti sono l’inglesissimo conte Grantham, sposato con l’americana Lady Crawley, e le tre figlie: Mary, Edith e Sybil. Le loro vicende si incrociano con quelle della servitù, organizzata in una gerarchia piuttosto rigida e articolata: c’è un maggiordomo, il signor Carson, che coordina il lavoro dei camerieri; una governante, la signora Hughes, responsabile del personale femminile; i valletti, le domestiche personali delle signore della casa, una cuoca, un’aiuto cuoca, diverse sguattere e insomma, un autentico esercito…ma d’altronde per mandare avanti un castello di 300 stanze ci vuole ben più di un aspirapolvere.

Dal punto di vista dei costumi e delle ambientazioni la serie è splendida; i protagonisti, altezzosi e parecchio snob, hanno una vita scandita da rituali, segnalati nientemeno che dal suono di un GONG: sveglia al mattino con tanto di personale di servizio che ti aiuta a levarti il pigiama, sceglie cosa indosserai e provvede a trucco e parrucco. Segue la colazione, seguita da eventuali passeggiate/visite a qualcuno, seguite da cambio d’abito per il pranzo, cambio d’abito per il pomeriggio e cambio d’abito per la cena, il tutto intervallato da innumerevoli tazze di tè e bicchierini di vino/whisky/alcolici vari. Da notare che il suddetto cambio d’abito non è mica una cortesia per gli ospiti: anche se il programma della serata prevede una minestrina e un eccitante dibattito sul meteo con mamma, papà e sorelle, l’etichetta obbliga ad agghindarsi come alberi di Natale.

La cosa che più mi ha colpita e contemporaneamente fatta sorridere di questa serie è stato assistere alle “avventure” di personaggi così chic e impomatati che dall’oggi all’indomani si ritrovano a fronteggiare intrighi e colpi di scena da soap opera brasiliana, senza mai perdere il loro fenomenale aplomb inglese.

Ne ho selezionati tre, (ma ce ne sono mooolti di più) e cominciamo da…

Cielo, un cadavere nel mio letto!

Lady Mary è sicuramente uno dei personaggi più riusciti, talmente ben caratterizzata da risultare fin da principio odiosa: bella, algida, sofisticata, elegante, con espressione e atteggiamento tipici da Dio-che-noia-qualcuno-venga-a-salvarmi-da-tutta-questa-ricchezza.

Ricordiamo che siamo nel 1912, e per le donne la vita è ancora sostanzialmente una merda: non hanno diritto di voto, sono considerate meno di zero e l’unica cosa in cui sperano è un buon matrimonio, il che vale sia per le povere disgraziate senza una sterlina sia per le figlie di papà come Mary e le sorelle.

Durante la prima stagione Mary è letteralmente oberata di corteggiatori, ma diciamo che nessuno le fa sangue, almeno finché non giunge ospite a Downton Abbey tal Kemal Pamuk, tenebroso ambasciatore turco un tantino più sciolto rispetto agli altri pretendenti. Mary ci flirta un po’, ma quando se lo ritrova in camera da letto deciso a proporle un nove settimane e mezzo in sessanta minuti, tanto non lo saprà nessuno, ovviamente ci aspettiamo che lo cacci via indignata…e invece tentenna giusto il tempo della decenza, dopodiché cede alle avances e accoglie lo sfacciato seduttore tra le lenzuola (di seta), e fin qui, ok, un po’ inaspettato ma ci poteva stare.

Nella scena successiva vediamo la nobile fanciulla tutta scapigliata precipitarsi da Anna, la fidata cameriera personale, a chiederle aiuto perché, ops, c’è un cadavere nel suo letto: il giovane e vigoroso ambasciatore che tanto si vantava delle sue capacità da stallone crepa come un vecchietto di novant’anni dopo una seduta intensiva di spinning. Assistiamo quindi alla quasi comica visione di Mary che sveglia la madre spiegandole con un discreto imbarazzo che il tizio con cui tentava di perdere la verginità è morto e della stessa Mary, accompagnata da genitrice e domestica, che zampetta lungo i corridoi del castello trasportando il corpo del defunto nella stanza degli ospiti.

Non male come prima esperienza sessuale.

Come Clara di “Heidi”

Tra un cadavere e l’altro Mary si innamora del biondissimo Matthew, lontano cugino nonché futuro erede di Downton Abbey. Non sto qui a raccontarvi la loro love story, costituita da tira e molla vari, spesso e volentieri superflui e inverosimili; sappiate che alla fine i due convoleranno a giuste nozze, ma soltanto dopo la prima guerra mondiale: il buon Matthew combatte valorosamente e ritorna a casa su una sedia a rotelle. Sembra non ci siano speranze, il dottore non ha dubbi: il giovane rimarrà paralizzato a vita. Disperazione generale, pianti, lacrime e sospiri, poi un giorno la promessa sposa di Matthew (no, non Mary, un’altra: ve l’avevo detto che era complicato) inciampa e lui, così, dal nulla, si alza in piedi per soccorrerla.

Si grida al miracolo, l’intera famiglia gioisce e domanda spiegazioni al medico, che candidamente dirà: “Devo aver sbagliato diagnosi.”

Un lutto tira l’altro

Beh, non si poteva andare avanti a bere tazze di tè e pregiati liquori in eterno e prima o poi qualcuno doveva pur morire (oltre all’ambasciatore turco, intendo). Così la terza stagione diventa un autentico strazio. Una delle sorelle di Mary, la dolce Lady Sybil, muore di parto, nell’incredulità generale e dopo un assurdo siparietto tra i due dottori chiamati ad “assisterla”, che battibeccano sulla necessità di portarla in ospedale o meno…i famigliari decidono di dar retta a quello che insiste per farla partorire in casa, ma d’altronde l’altro medico era lo stesso che aveva scambiato un trauma per una paraplegia quindi, cioè, come biasimarli.

Ogni tanto però una gioia: Mary e Matthew finalmente si sposano e dopo qualche tempo lei rimane incinta. Memori del recente lutto stavolta si corre in ospedale e nasce un bel maschietto a cui far ereditare castello e compagnia bella; i due sposini si dichiarano amore eterno e imperituro mentre tengono tra le braccia il frugoletto appena venuto al mondo…in effetti è una scena eccessivamente mielosa e quasi interminabile, poi si capisce che è stata costruita così apposta per rendere ancora più tragico il seguito: Matthew salta in macchina e si precipita a Downton Abbey per dare la lieta notizia al resto della famiglia. Da ricordare che siamo in campagna, in un periodo dove l’auto la possedevano in pochi fortunati, e al massimo mentre guidavi potevi imbatterti in una cacca di piccione volante, ma non il povero Matthew che, ebbro di felicità e un po’ distratto, riesce a morire andando a dieci all’ora e scontrandosi con quella che è probabilmente l’unica altra vettura della contea.

Per i fans un autentico smacco, e nonostante il personaggio di Matthew fosse un po’ troppo biondo e perfettino per i miei gusti mi è dispiaciuto vederlo uscire di scena così ingloriosamente, dopo averci fatto penare puntate su puntate sperando che lui e Mary in qualche modo quagliassero. Successivamente ho letto che l'”omicidio” è stato inevitabile dato che Dan Stevens, l’attore che lo interpretava, aveva stabilito di interpretare altro, e gli sceneggiatori erano dovuti correre ai ripari, scatenando scontento e reazioni inconsulte: ho scoperto inoltre che Julian Fellowes, creatore della serie, a un certo punto è stato costretto ad assumere delle guardie del corpo perché gli (un po’ troppo) affezionati telespettatori per poco non lo minacciavano di morte.

Non posso non congedarmi con un sentitissimo encomio per l’eccelsa Maggie Smith, alias Lady Violet, contessa madre di Lord Grantham, che con i suoi occhioni celesti da rospo e le sue battute graffianti spesso ha salvato l’insostenibile lentezza di interi episodi che sembravano non andare a parare da nessuna parte. Tra le sue frasi migliori citiamo:

“Non ho mai insultato nessuno. Semplicemente li descrivo con accuratezza.”

“Robert, che cos’è il week-end?”

“Sono una donna, Mary, e posso avere tutte le contraddizioni che voglio.”

e la memorabile

“Io non litigo, semmai spiego.”

Mettiamola in repertorio.

12 pensieri su “Downton Abbey e i suoi colpi di scena da soap opera brasiliana

  1. Averti ispirato la visione di questa memorabile serie fa di me, ufficialmente, un’influencer, e neanche una da poco. Ma resto umile, come Lady Violet.
    Aggiungo che questa è una serie, se guardata in lingua originale, è una lezione d’inglese pazzesca perché gli attori hanno un modo di parlare diverso a seconda dell’estrazione sociale del personaggio.
    I miei preferiti? I due Thomas, Branson e Barrow ❤

    Piace a 3 people

    1. Sì, ho letto che vale la pena vederla in lingua originale, e ho sentito qualche spezzone senza doppiaggio perché curiosa di sentire la voce di Maggie Smith… Sui due Thomas mi trovi d’accordo a metà, Branson lo trovo un personaggio un po’ irrisolto, Burrough è complesso e interessante, dovrei scriverci un post a parte!

      "Mi piace"

  2. Lady Violet tutta la vita. Ma io adoro Maggie Smith e potrei guardarla anche star ferma.
    Tempo fa ho letto un libro che pare abbia vagamente ispirato questa serie, per lo meno per il fatto che si descrive bene la differenza tra chi sta sopra e chi sotto a sfaticare. Si chiama “Ai piani bassi” ed è la storia di una ragazza che da sguattera diventa cuoca e ne vede anche lei di tutti i colori.
    Mi ero dimenticata la scena alla Heidi, grazie sei sempre preziosa!

    Piace a 2 people

  3. Ciao, anch’io l’ho guardata in lingua originale e ho potuto apprezzare le enormi differenze di pronuncia tra gli attori: Daisy, ad esempio, è terribile con tutte quelle U, mentre Violet è una gioia per le orecchie 🙂

    Piace a 1 persona

      1. Maggie Smith è doppiata molto bene e forse il modo di parlare della doppiatrice è più vicino al nostro sentire per quel che riguarda l’ironia ed il sarcasmo ma una volta fatta l’abitudine alla voce di Maggie non si riesce più a farne a meno. Ottima anche la voce di Mr Carson e altezzosa quella di Mary, adattissima al personaggio.

        Piace a 1 persona

  4. Vostro onore, ho tentato, ho tentato di guardarla, ma mi è venuta sulle palle in poco meno di trenta minuti, dopo che ho capito che non succedeva niente, niente di interessante per me, che le paturnie di una generazione di lord non me ne fregava niente. 😀
    Colori fotografia recitazione (di alcuni) e costumi notevoli, va detto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.