Pensavo fosse amore invece era Hemingway-Parte 1

“Il cuore degli altri è una foresta buia”, ebbe a scrivere una volta Pauline Pfeiffer, nota redattrice di Vogue nonché seconda moglie dell’altrettanto noto scrittore Ernest Hemingway. E chissà quanto era buio e intricato il cuore dell’autore di capolavori come “Il vecchio e il mare”, “Per chi suona la campana”, “Addio alle armi”. Un uomo certamente complesso, che pose termine alla sua vita nel 1961 con un colpo di fucile in bocca; amante dei gatti, delle corride, dell’alcol, della caccia e sì, anche dei matrimoni: infatti si sposava facilmente…praticamente ogni volta che si innamorava.

Nella parte 1 di questo post parleremo quindi delle prime due donne che ebbero il (dis)piacere di convolare a nozze con il celebre romanziere. E siccome non c’è due senza quattro, nella seconda parte conosceremo le mogli successive, le ultime due per l’appunto.

Cominciamo subito con

Hadley Richardson

La prima della lista è Hadley Richardson, impalmata nel 1921, quando Hemingway aveva 22 anni. La donna poteva vantare un curriculum sfigae di tutto rispetto, con un’infanzia di merda costellata da un bel po’ di eventi tragici: il suicidio del padre, la morte di una delle sorelle in un incendio, la morte della madre dopo una lunga malattia: insomma, ci mancava soltanto il matrimonio con uno stronzo. E a proposito di stronzi ecco che, nel 1920, a casa di un’amica, Hadley incontra l’Ernesto, che all’epoca era quel che si dice un giovane di belle speranze…nel senso che c’erano solo quelle, dato che come scrittore ancora non se lo filava nessuno, e si manteneva a malapena con l’attività di giornalista: economicamente parlando, non proprio un buon partito. La sventurata Hadley, dopo tutti quei funerali, se non altro si era ritrovata tra le mani una discreta eredità, e sognava l’Ammore con la A maiuscola e la doppia M; Ernesto era belloccio, intelligente, focoso e, nonostante lei fosse un po’ dubbiosa soprattutto per via della loro differenza d’età (lei 30, lui 22), la corteggiava spietatamente.

Alla fine la ragazza capitola: i due si sposano e si stabiliscono inizialmente a Chicago, poi ecco che muore un altro parente=Hadley si becca un’altra eredità. La coppia decide quindi di trasferirsi a Parigi e vedere un po’ se Ernesto, ispirato dal fermento culturale europeo, riesce a ingranare come scrittore.

Nella Ville Lumière le cose volgono rapidamente al peggio. Gli sposini abitano in una specie di stamberga piccola e talmente fredda che Hemingway, quando scrive, deve indossare i guanti. Nonostante ciò la vita sociale procede a gonfie vele: è in questo periodo infatti che l’autore inizia a frequentare personalità del calibro di Ezra Pound, Gertrude Stein e James Joyce. Nel frattempo Hadley rimane incinta e partorisce un bel bambino, battezzato come John Hadley Nicanor, ma ben presto soprannominato Bumby…ssssì, lo so, sembra il nome di una marca di abbigliamento per bambini, e forse lo è, poi vado a googlare.

La paternità giova a Hemingway, che comincia a pubblicare qualche racconto e a riscuotere apprezzamenti, tanto che a un certo punto una giornalista di Vogue lo contatta per un’intervista. La giornalista in questione si chiama Pauline Pfeiffer, detta Fife: una donna affascinante, sofisticata, ricca, che non rimane indifferente al fascino baffuto di Ernesto. Da cosa nasce cosa, e in men che non si dica Hemingway e la Pfeiffer intraprendono una relazione adulterina, con scarsa pace di Hadley che scopre subito gli altarini ma decide che i nemici è meglio tenerseli stretti, e così diventa la BBF (Best Friend Forever) di Fife…Hemingway, ovviamente, non ha nulla da obiettare.

Lockdown a tre

Nel 1925 Ernesto parte per Madrid per seguire la corrida, una delle sue grandi passioni. Contemporaneamente Hadley viene invitata da una coppia di amici nababbi a passare l’estate in una villa a Cap d’Antibes, nel sud della Francia, e si reca lì insieme al piccolo Bumby. Succede che il bambino contrae la pertosse: il medico prescrive subito una cura a base di aria sana e un periodo di quarantena per chiunque gli debba stare vicino. Hadley e la tata si rifugiano quindi in un altro villone, quello del famoso scrittore Fitzgerald e della di lui moglie Zelda (poi voglio capire come si fa ad avere amici milionari che ti prestano i loro residence 5 stelle ogni volta che hai bisogno di una vacanza o di una quarantena), dopodiché, e per non si capisce quale cazzo di ragione, Miss Hemingway ha la brillante idea di invitare la Pfeiffer a trascorrere qualche mese insieme a loro, visto che ha già passato la pertosse e non rischia il contagio. Quindi avverte Ernesto della simpatica reunion in atto, e quello pianta Madrid e i tori in zero secondi per tornare velocemente da moglie e amante…del resto two is megl che uan, Stefano Accorsi docet.

Questo curioso lockdown a tre, com’era prevedibile, si rivela una totale catastrofe. L’unico che ne esce indenne è il piccolo Bumby, che fortunatamente guarisce, ma per quanto riguarda il magico terzetto c’è poco da fare. Al ritorno a Parigi Hadley lancia un ultimatum al marito:

“Hai 100 giorni per riflettere sul nostro matrimonio. Se al centesimo giorno vorrai ancora stare con lei, ti concederò il divorzio.”

Uhm.

Quanto altruismo. Forse sarebbe stato meglio proporre, che so, una settimana? Tre giorni? Niente?

Sto pensando che vorrei tanto avere il potere di tornare indietro nel tempo soltanto per diventare amica di Hadley e dirgliene di tutti i colori per queste sue idee del cazzo.

Quindi, dicevamo, cento giorni. Ne basteranno settantacinque, al termine dei quali la signora Hemingway finalmente si romperà i coglioni e comunicherà al signor Hemingway l’intenzione di divorziare. Si consolerà con i diritti d’autore del romanzo “Fiesta” e con un nuovo e meno instabile marito, il giornalista Paul Mowrer.

Pauline Pfeiffer

“Fife” ed Ernesto si sposano nel 1927, si stabiliscono in una splendida villa coloniale a Key West, in Florida (villa comprata con i soldi dello zio di Pauline) e si riproducono, mettendo al mondo due figli, Patrick e Gregory. Hemingway ormai è uno scrittore piuttosto stimato, con al suo attivo romanzi come “Fiesta” e “Addio alle armi”, ma dal punto di vista sentimentale è ancora abbastanza irrequieto. Le “distrazioni” si sprecano, platoniche e non (per esempio la fitta corrispondenza con l’ex moglie Hadley, per la quale l’uomo all’improvviso dichiara un profondo attaccamento, soprattutto da quando viene a sapere che si è risposata), ma inizialmente Pauline non si preoccupa e soprassiede stoicamente, pronta a tutto pur di tenersi stretto l’adorato maritino.

La situazione cambia quando Hemingway parte in Spagna, dove è appena scoppiata la guerra civile, per seguirla come inviato speciale. Qui s’imbatte in Martha Gellhorn, giornalista e corrispondente di guerra cazzutissima, con la quale è quasi colpo di fulmine. Pauline comincia subito a sentire puzza di merda, e a differenza di Hadley non è certo disposta a diventare la BBF della nuova amante del marito, né ha intenzione di regalare ai due piccioncini 100 giorni per giocare a Temptation Island. Pertanto comunica a Ernesto che ha scoperto tutto e che non gli concederà giammai il divorzio; per tutta risposta quello fa le valigie e ritorna dritto in Spagna da Martha.

Pauline desiste a malincuore: combattere va bene, ma combattere contro un nemico assente è un po’ da idioti. Con una lettera in cui osserva elegantemente che “il cuore degli altri è una foresta buia” (e non sempre si ha una torcia a portata di mano), la donna si arrende e lo lascia libero.

Ernesto ha il metabolismo veloce, e dieci giorni dopo il divorzio sposa Martha, ma di questo, lo sapete, parleremo nel prossimo post.

Come sempre, vi invito a non googlare nulla per non rovinarvi la sorpresa e vi lascio con l’aforisma di rito:

“La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che conosca.”

Ovviamente, Ernesto dixit.

2 pensieri su “Pensavo fosse amore invece era Hemingway-Parte 1

  1. Possiamo solo dire che Ernest era quantomeno affascinante, colto, intelligente… Cioè, c’era uno a Temptation Island brutto come un attacco di emorroidi che aveva tradito la fidanzata almeno 5 volte e lei se lo riprendeva sempre.
    Che scusa aveva?

    Piace a 1 persona

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