Garibaldi, Anita e il matrimonio più breve della storia

“Una delle più belle qualità della donna è l’apprezzamento squisito del bello e dell’eroico.”

Garibaldi dixit, e da uno che era sia bello (a seconda dei gusti) che eroico non potevamo non aspettarci una frase del genere, anche perché una cosa è certa: il buon Giuseppe (come anche Giulio Cesare) era un discreto Casanova, e la famosa Anita fu soltanto una delle tante “vittime” del suo rude fascino. Oggi tuttavia, per evidenti ragioni di spazio, ci concentreremo in particolare su due delle relazioni più importanti della vita del cosiddetto “eroe dei due mondi”: quella con la succitata Anita e quella con Francesca Raimondi, che permise a Garibaldi di raggiungere un record a tutt’oggi mai eguagliato da nessuno: il matrimonio più breve della storia.

Cominciamo.

Una vita spericolata

Garibaldi nasce a Nizza nel 1807 da genitori italiani. Fin da piccolo dimostra la sua indole avventurosa: appena esce dalla pancia della mamma dà due schiaffi all’ostetrica, taglia il cordone ombelicale, fa un paio di flessioni e invece del latte chiede una bistecca.

Il ragazzo a 14 anni è già un armadio di 170 centimetri, biondo, spavaldo e interessato più ai viaggi per mare che alle materie scolastiche. Le sue avventure marittime iniziano proprio nel bel mezzo dell’adolescenza, quando si imbarca per la prima volta, e da lì in poi peripezie a manetta: diciamo che dove c’era una sommossa c’era anche lui, e non se ne perdeva una, finché, nel 1835, gli ennesimi rivoltosi gli fanno il pacco, lui non riesce a ritornare alla sua nave per tempo e viene dichiarato disertore. Diventa così latitante, si dà alla fuga e raggiunge quel di Rio de Janeiro, in Brasile. Anche qui si fa ben presto conoscere, partecipando ad arrembaggi, tumulti e assedi vari, e tra un’insurrezione e l’altra ha il tempo di innamorarsi di Anita, ovvero la sua futura prima moglie.

Colpo di fulmine

Quello con Anita è un autentico colpo di fulmine: Garibaldi si trova sul ponte di una nave, vicino alla costa sulla quale si affaccia la città brasiliana di Laguna; da qui galeotto è il cannocchiale, col quale Giuseppe-delfino-curioso inquadra mari, monti e una deliziosa fanciulla dalla quale rimane subitamente affascinato, al punto da sbarcare, presentarsi ed esclamare, in italiano fluente, la seguente frase:

Tu devi essere mia!”

Beh, anche meno, e comunque Anita conosce solo il portoghese, quindi non capisce un’acca, sorride e risponde “Io no parlo italiano”; ci vuole ben altro per scoraggiare un vero macho come Giuseppe, che da quel momento in poi procede con un serratissimo corteggiamento (perlopiù a gesti, ma comunque piuttosto efficace).

All’epoca Anita ha appena 18 anni, ma è già sposata da 4 con un calzolaio molto più anziano di lei. Il matrimonio era stato voluto fortemente dalla madre, che sperava che la vita di coppia la calmasse un po’…infatti la ragazza era un vero terremoto: le piaceva cavalcare, nuotare nuda nell’oceano e raccogliere granchi. L’incontro con Garibaldi la salva dalle pantofole: Anita non può che rimanere ammaliata da quel biondo condottiero gagliardo, senza contare che, con uno strano e un po’ sospetto tempismo, a un certo punto suo marito muore, e lei si ritrova libera da vincoli matrimoniali. Giuseppe non si lascia sfuggire quest’occasione e nel 1842 i due si sposano.

Niente luna di miele per gli amanti del rischio, troppo facile: la coppia preferisce lanciarsi subito in nuove, entusiasmanti avventure, e Anita dimostra di avere due palle così, affrontando inseguimenti, catture e pericoli vari. Pensate che dodici giorni dopo la nascita del primo figlio, Menotti, alcuni soldati la trovano, uccidono gli uomini lasciati di guardia da Garibaldi e cercano di farla prigioniera. Lei acchiappa il bimbo, salta fuori da una finestra con un triplo carpiato e fugge via col suo cavallo. Per quattro giorni si nasconde in un bosco, e miracolosamente sopravvive senza acqua né cibo finché il marito non la ritrova, più pimpante di quando l’aveva lasciata.

Nel 1849, dopo altri due figli, di cui uno morto a soli due anni, Garibaldi e Anita si spostano a Nizza, dove abita la madre di Giuseppe. Quest’ultimo non si trattiene: c’è un bel casino in Italia e no Garibaldi, no party, quindi via verso Roma, dove è appena scoppiata una rivolta contro…boh, contro qualcuno. Anita, che non ha certo intenzione di perdersi tutto il divertimento, pianta la suocera e, nonostante sia incinta per la quarta volta, raggiunge il marito, che nel frattempo sta battendo in ritirata per scappare da ben 4 eserciti che gli stanno alle calcagna.

Purtroppo la salute di Anita non regge: cose che capitano quando hai un pancione di nove mesi, ti viene un febbrone da cavallo e continui a darti alla pazza gioia. La donna suo malgrado è costretta a sostare insieme a Giuseppe presso una fattoria vicino Ravenna, dove, ahimè, muore nel giro di pochi giorni. Garibaldi ne soffre moltissimo, e in seguito continuerà a fare stragi di cuori ma come Anita, nessuna mai…almeno fino a quando non incontra

Giuseppina Raimondi

Quello con Giuseppina Raimondi detiene ancora il record di matrimonio più breve della storia: nemmeno Britney Spears, che ha resistito ben 3 giorni con un certo Jason Alexander, sposato a Las Vegas dopo qualche bicchiere di troppo, è riuscita a fare di meglio. Infatti Garibaldi è rimasto sposato a malapena per un’ora, e pensate un po’, non era nemmeno ubriaco.

Ma andiamo con ordine.

Siamo nel 1859, Giuseppe ha 52 anni e, come già era successo con Anita, si innamora a prima vista della Raimondi, appena diciottenne. La differenza d’età non spaventa il nostro eroe, che corteggia baldanzosamente la giovane. Giuseppina, non indifferente al fascino della divisa, all’epoca è impantanata in altre due relazioni, una col tenente Luigi Caroli e l’altra col maggiore Carlo Rovelli, e Garibaldi sarebbe un terzo incomodo, tanto che inizialmente decide di friendzonarlo. Dopo un anno di lettere appassionate da parte di lui e di risposte secche da parte di lei, all’improvviso la ragazza cede e accetta di sposarlo, chiedendo anzi di accelerare i tempi.

Giuseppe gongola, e il matrimonio viene celebrato in pompa magna nella villa della famiglia Raimondi. Neanche il tempo di lanciare due chicchi di riso che arriva il Rovelli, ex amante di Giuseppina, con in mano un misterioso bigliettino. Lo consegna al novello sposo che subito lo legge, diventa paonazzo, si rivolge alla mogliettina nuova di zecca e le domanda:

“Dunque siete incinta?”

Oooooooops. Beccata.

La giovane non nega. Giuseppe, incazzato nero, rende il momento ancor più memorabile ringhiando la frase “Siete una puttana!” e gira i tacchi nello stupore generale, pensando che probabilmente gli toccherà pure essere il protagonista delle prossime 50 puntate di Live-Non è la D’Urso insieme a Matteo Salvini e Paolo Brosio.

Si procede subito alla richiesta dell’annullamento. La Raimondi fuggirà qualche mese dopo in Svizzera con Luigi Caroli, partorirà un bambino morto e tornerà in Italia dove, a distanza di qualche anno, sposerà poi un avvocato.

Garibaldi si consolerà con un classicone: la diciassettenne baby sitter dei suoi nipoti, Francesca Armosino, che impalmerà nel 1880 e con la quale avrà tre figli e vivrà felice e contento in Sardegna facendo baldoria, poi sarà contagiato dal Corona-virus…ah no, quello è Briatore.

Ebbene, siamo ai saluti! Per chi volesse approfondire consiglio il solito SuperQuark, ecco il link da linkare:

Vi aspetto nei commenti per commentare tutto il commentabile, e chiudo col consueto aforisma:

“Esordire con fermezza è già metà della battaglia.”

9 pensieri su “Garibaldi, Anita e il matrimonio più breve della storia

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