“Come la seppia, la donna nuota a suo agio nella menzogna.” Parola di Schopenhauer

Di filosofia ho già dissertato in precedenza e spero ricordiate il simpatico Parmenide e l’Essere che è e che non può non essere…ma se volete ripassare cliccate pure qui e deliziatevi con un po’ di ontologia approssimativa: vi depurerà da tutte le tossine accumulate in un anno di pandemia e stimolanti diatribe Social tra pseudo-virologi nonché esperti di politica e relazioni internazionali.

Ma torniamo a noi.

Durante gli anni del liceo purtroppo non sono riuscita ad apprezzare la filosofia quanto meritava: forse me la spiegavano male o forse non mi sforzavo abbastanza di capirla…comunque sia, tra tutti quelli che ho studiato il mio filosofo preferito è senza dubbio Arthur Schopenhauer. Il motivo? Boh, semplicemente rientrava più nelle mie corde di adolescente nerd in crisi ormonale & fan sfegatata del pensiero leopardiano leggere frasi paranoiche tipo:

“La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente fra noia e dolore, con intervalli fugaci, e per di più illusori, di piacere e gioia.” (Schopenhauer)

piuttosto che

“La forza dello spirito è grande quanto la sua estrinsecazione; la sua profondità è profonda soltanto in quella misura secondo la quale esso ardisca di espandersi e di perdersi mentre dispiega se stesso.” (Hegel)

Beh, a 17 anni ti sembrano incredibilmente complicati i dialoghi introspettivi di Dawson’s Creek, figuriamoci “l’estrinsecazione dello spirito“.

Ecco quindi spiegata la mia preferenza per il buon Schopenhauer, preferenza che si è andata a dissolvere qualche giorno addietro quando, curiosando qua e là nel magico mondo di Google, ho scoperto che il grande filosofo detestava le donne con la forza dirompente di tutti i suoi neuroni.

Difatti, oltre ad avvincenti opere come

“Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente”

o anche

“Parerga e paralipomena”

Arturo si è dilettato nella stesura di un piccolo saggio intitolato “L’Arte di trattare le donne”, talmente offensivo che dopo averlo acquistato sono stata tentata di chiedere il risarcimento alla casa editrice e rintracciare i discendenti “shopenhaueriani” per dare sfogo a tutto il mio disappunto.

Vi cito qualcosina, così, giusto per farvi un’idea:

“Tutte le donne, con rare eccezioni, sono inclini allo sperpero. Perciò ogni patrimonio, a parte i rari casi in cui l’abbiano acquistato esse stesse, dovrebbe essere messo al sicuro dalla loro stoltezza.”

“Le giovinette considerano (…) i lavori domestici professionali una cosa secondaria (…): pensano che la loro unica seria professione sia l’amore, le conquiste e ciò che vi si collega, come acconciature, balli, eccetera.”

“Le donne sono destinate unicamente alla propagazione del genere umano e in ciò si esaurisce il loro compito.”

“La donna si immedesima più di noi nel presente, e quindi sa goderlo meglio (…); da ciò dipende quella particolare serenità della donna che la rende adatta a dispensare piacevoli ore di riposo all’uomo oberato di preoccupazioni.”

So benissimo che stiamo parlando del diciannovesimo secolo, ovvero un periodo storico in cui la donna continua ad essere considerata meno di zero persino da menti eccelse come quelle di questi cervelloni. Va altresì precisato che il nostro Arturo aveva vissuto una brutta esperienza: in seguito al suicidio del padre Heinrich, la madre Johanna non si era rinchiusa in un monastero a piangere: aveva invece creato un salotto letterario frequentato da personalità eccelse come Goethe e i fratelli Schlegel e si era innamorata (ricambiata) di un aitante giovanotto. Inoltre, dopo aver letto la suddetta opera del figlio “Sulla quadruplice radice della ragion sufficiente”, Johanna gliel’aveva restituita mezzo disgustata dicendo che a suo parere si trattava di “un gadget per farmacisti”. Io non l’ho mai nemmeno sfogliata perché l’aggettivo “quadruplice” mi provoca una leggera ansia; se poi è associato a “radice” ancora peggio, quindi insomma, non posso né confermare né smentire. Ad ogni modo penso che il povero Arturo ci sia rimasto piuttosto male e si sa, i traumi di gioventù sono difficili da superare ma da qui al teorizzare che l’intero genere femminile è una merda solo perché reputi tua madre una stronza, ecco, mi sembra un po’ esagerato.

Aggiungiamo anche l’increscioso episodio riportatoci da Bertrand Russell: il celebre pensatore racconta infatti che una volta Arturo, disturbato durante le sue quadruplici elucubrazioni filosofiche dal chiacchiericcio della vicina della porta accanto, senza tanti complimenti era piombato sul pianerottolo e l’aveva scaraventata giù per le scale, spaccandole qualche osso. La poveretta lo aveva subito denunciato, ottenendo in cambio un cospicuo risarcimento…mica male come punizione per un tentato omicidio.

Attenzione, il nostro filosofo non provava ad ammazzare tutte le donne che gli capitavano a tiro…difatti nel corso della sua vita si relazionò a numerose pulzelle, e non certo per disquisire sui massimi sistemi. Tra queste ricordiamo

Caroline Richter

La Richter era una talentuosa e affascinante attrice di teatro. Schopenhauer la conobbe a Berlino in occasione di una conferenza e se ne innamorò follemente. La ragazza non contraccambiava con altrettanto ardore, tant’è vero che il filosofo non era l’unico ospite gradito nel suo letto. La relazione andò avanti tra alti e bassi per circa una decina d’anni alternando furiosi litigi ad attacchi di gelosia e bollenti rappacificazioni. In barba a tutte le argomentazioni anti-nuziali (“Sposarsi significa fare il possibile per venirsi a nausea l’uno all’altro”) ci scappò anche una proposta di matrimonio, seccamente rifiutata dalla Richter. Arturo incassò, ma quando l’amante partorì il figlio di un altro uomo (oooops) dovette desistere e anzi, per dispetto chiese la mano di Flora, diciassettenne figlia di un commerciante d’arte. Il padre della ragazza giustamente reagì con una certa verve: il filosofo aveva superato i 40 e Flora era minorenne, ma Schopenhauer sfoderò l’asso nella manica, ovvero la quadruplice radice del suo sostanzioso patrimonio. Il quasi-suocero perse tutta la sua grinta ma la fanciulla si oppose all’unione, suggerendo a quel signore attempato di partecipare al trono-over di Maria De Filippi.

Elisabeth Ney

Dopo questa ennesima batosta Arturo abbandonò l’idea del matrimonio, trastullandosi di tanto in tanto con amorazzi di passaggio e figli illegittimi a tratti.

Alla bellezza di settant’anni ecco però che venne di nuovo colpito e affondato dalla freccia di Cupido. La giovane scultrice Elisabeth Ney gli scrisse proponendogli di posare per lei e il filosofo accettò di buon grado. Da cosa nasce cosa e il burbero Schpenhauer si trasformò in un adorabile nonnino nel giro di poche settimane.

In una lettera ad un amico infatti scrisse:

“Lavora tutto il giorno da me e quando ritorno dal pranzo prendiamo insieme il caffè seduti uno vicino all’altro sul sofa: mi sembra di essere sposato.”

Che teneri.

E guarda un po’, dal proclamare che

“Come la seppia, la donna si avviluppa nella dissimulazione e nuota a suo agio nella menzogna.”

Arturo giunse invece ad ammettere che

“(…) la donna, se riesce a staccarsi dalla massa, (…) cresce ininterrottamente e più dell’uomo.”

L’amore sarà anche cieco ma pure la filosofia non è che ci veda benissimo.

Vi saluto con una domandona: qual è il vostro filosofo preferito?

Scrivetemelo nei commenti, magari mi servirà da ispirazione per un prossimo post approssimativo!

12 pensieri su ““Come la seppia, la donna nuota a suo agio nella menzogna.” Parola di Schopenhauer

  1. Non sentivo parlare di “Parerga e paralipomena” dal 1999 e non ne sentivo la mancanza, e onestamente anche il testo sulle donne il bell’Arturo se lo poteva anche risparmiare. Evidentemente tanto cervello, come si dice, è come il paracadute. Se è chiuso non serve a nulla.

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  2. Sto tizio aveva qualche complesso di troppo verso una madre brillante secondo me 😉 Comunque preferisco di gran lunga la filosofia greca, tra i vari Panta Rei (ottimi in questo periodo, tutto scorre, nessuna pandemia mondiale resta) e i goduriosi epicurei. Anche Platone è una buona ispirazione per riconoscere i falsi amici (siamo sempre stati nella caverna e vedevamo solo le loro ombre?). Se li ricontestualizzi sono modernissimi!

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  3. Servono i filosofi? Me lo chiedo da anni, e me lo richiedo ogni volta che vedo Cacciari in TV. Purtroppo noi che abbiamo frequentato l’Istituto Tecnico siamo più esperti di lime da sgrosso che di filosofia, e mi sembra di aver vissuto abbastanza bene anche senza capirne una cicca, e mi sono risparmiato tanti dubbi esistenziali… però Arturo mi pare gagliardo, forse Marco Ferrandini l’autore di Teorema sarà stato un suo discepolo…

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