Ho sposato un montatore video

Mio marito, col quale sono convolata a nozze circa un anno fa (a proposito, cliccate qui se volete sapere come NON tagliare una torta nuziale), fa il montatore video. In altre parole si occupa di montaggio, ovvero è uno di quei tizi che trasforma un film di 560 minuti in qualcosa che duri al massimo due ore e che non ti faccia rimpiangere i soldi spesi per il biglietto del cinema, oltretutto con la coppietta di rito a fianco che sbocconcella pop corn emettendo fastidiosi rumori che manco i pop corn fossero un minestrone.

P.S.: voto per le distanze sociali anche post-pandemia, grazie.

Per meglio capire di cosa parliamo vi cito anche l’autorevole definizione di “montaggio” tratta dal volume “Manuale del film” (Gianni Rondolini, Dario Tomasi):

“Si può dire che la nascita del montaggio dati dal giorno in cui si è pensato di modificare il punto di vista della macchina da presa su di una scena nel corso di quella stessa scena, di modificare cioè la sua posizione senz’altro scopo che quella di una migliore descrizione dell’azione o di una migliore costruzione drammatica.”

Vorrei semplificare in parole approssimative ma rischio di scrivere baggianate, quindi accontentatevi della definizione di cui sopra e per ulteriori chiarimenti c’è sempre il buon Google.

Comunque, torniamo al mio consorte. In particolare vorrei raccontarvi cosa significa passare 24 ore su 24 con un montatore video, e soprattutto cosa comporta il vedere film/serie tv insieme a lui.

Hai notato lo stacco?

La scena è la seguente.

Io e la mia dolce metà amabilmente spaparanzati sul divano guardiamo il film/la serie tv del momento…magari siamo nel bel mezzo di un action movie, concitato, pieno di energumeni che se le danno di santa ragione, macchine che vanno a fuoco, gente che corre, un tornado in arrivo. Sono lì, presissima dal succedersi degli eventi e a un certo punto tutto si ferma.

“Hai visto?”

esclama il marito nonché montatore video con un sorrisetto enigmatico stampato sulla faccia.

“Visto cosa?”

domanda la moglie approssimativa guardando verso la finestra, chissà, magari le è sfuggita una stella cadente.

“Ma come, non hai visto?”

incalza il marito, un po’ stupito ora.

“Che cosa? Stavo dormendo? Oddio, ho sbavato?”

“Non hai visto lo stacco sbagliato?”

Uhm. Rapido mumble-mumble della moglie approssimativa: stacco di che? Stacco di coscia della protagonista? Stacco da terra dello stuntman? Che fare? Fingere di aver notato il fantomatico stacco così continuiamo a guardare il film belli tranquilli? Ma se poi mi chiede particolari? Dico: “Ah, sì, ahahahaha, ho visto, cavolo!” e continuo a ridere come una cretina poi mi alzo per andare in bagno o simulo un calo di pressione improvviso?

Nnnno, troppo complicato. Vada per la sincerità.

“No, non ho visto!”

“Ora ti faccio vedere.”

Ecco. Lo sapevo che lo avrebbe detto. Seguono 15 minuti di alternanza tra tasto play, tasto back e tasto pause per ritrovare il punto esatto di questo benedetto stacco, che come minimo sarà una roba eclatante, che so, una macchina rossa in una inquadratura diventata gialla in quella successiva. Finalmente troviamo il magic moment.

“Guarda!”

Guardo. Non vedo nulla. Due tizie parlano, una di fronte all’altra.

Torna indietro. Play di nuovo.

“Visto?”

“……………………………….”

Back. Play. Back,play. Back-play. Play-back.

Al quarto back-play il marito nonché montatore video si eleva dal divano, si avvicina alla tv e indica un punto dello schermo. La moglie approssimativa (fortemente miope) aguzza la vista (scarsa) e segue il dito che segnala che una delle due tizie in una scena ha lo smalto perfetto e in quella dopo ha l’unghia del mignolo leggermente sbeccata e spostata di due millimetri verso destra rispetto a prima.

Il marito sorride trionfante.

“Hai visto ora?”

“Ahhhhhhhh. Ahhhhh. Ah.”

“Che errore!”

“Uhm, già, terribile.”

“Che disattenzione!”

“Incresciosa.”

“Mi stai perculando, vero?”

“Un pochino. Peace & love?”

L’incoerenza

Scenario uguale al precedente: divano, copertina di rito se inverno, condizionatore se estate, occhi incollati allo schermo per assistere ad una puntata della serie “Black Mirror”. Non voglio scendere troppo nei particolari ma in sostanza si parlava di una ragazza che, in apparenza casualmente, si fermava in una stazione di servizio per ricaricare la macchina e che per passare il tempo decideva di visitare un museo lì vicino. Casualmente. Alla fine dell’episodio si scopriva che di casuale non c’era stato un bel niente, e che la fanciulla si era fermata lì apposta per realizzare una vendetta personale.

La moglie approssimativa, dall’alto del suo pigiama, apprezza il colpo di scena e sta per commentare entusiasta col marito/montatore video quando quest’ultimo esclama inorridito:

“Mi sento preso in giro!”

“Oh! Cosa, come, perché?”

“Perché sembrava che la ragazza si fosse fermata lì per caso! Invece sapeva benissimo dove stava andando!”

“Ah! Ma non è così che si raggiunge l’effetto sorpresa?”

“No! Non si fa!”

“…………………………………….”

“Non è coerente! Non si può prendere in giro così lo spettatore!”

“Non capisco…”

E parte la spiegazione che, abbiate pazienza, non ricordo benissimo ma è roba da addetti ai lavori, infatti me la sono fatta ripetere ieri. In pratica per realizzare un racconto coerente non doveva sembrare che la ragazza fosse capitata per caso nella stazione di servizio: si doveva capire che era andata lì appositamente per quel museo, a fare cosa poi non si sa, ma in ogni caso era necessario che la cosa non apparisse casuale, perché se no il tutto perde senso. Si tratta di un errore sottile (ribadisco, roba per addetti ai lavori), ma vi faccio l’esempio che mio marito mi ha proposto e che personalmente mi ha un po’ illuminato. E’ come se guardaste Titanic e, mentre Jack e Rose limonano sulla prua (o poppa? Mai capito) della nave, dall’alto arrivasse un U.F.O che rapisce Jack, lasciando Rose con un palmo di naso.

Più o meno.

Va beh, spero abbiate afferrato, io sono ancora un po’ incerta. Ad ogni modo quella sera il montatore video voleva assolutamente risvegliare in me il sacro fuoco dell’indignazione, ragion per cui avevamo dibattuto a lungo sul fatto che a me quella puntata era piaciuta proprio perché non avevo minimamente intuito come sarebbe andata a finire e lui aveva ribattuto che non è così che sarebbe dovuta andare, e che mi sarei dovuta sentire ingannata dal regista mentre io ormai avevo soltanto sonno.

Super-spoiler

Per il marito/montatore video non esiste l’inaspettato: dopo 5 minuti di film ha già indovinato tutto. Il più delle volte infatti (figuratevi sempre lo stesso scenario: divano-marito&moglie assettati, Netflix o altra piattaforma in funzione), mentre io brancolo nel buio cercando di capire come si svilupperà la trama, e mentalmente mi prospetto delle ipotesi, ecco che le mie proiezioni vengono interrotte da un rumore di sottofondo.

“Ehehehehehe.”

Millanto indifferenza.

“Mpf. Tsè tsè.”

Mi insospettisco. Rivolgo lo sguardo verso il marito/montatore video che sorride beffardo.

“Che succede? Mal di pancia?”

“Secondo me l’assassina è la dottoressa che in realtà è la figlia della scienziata che probabilmente è stata uccisa dal direttore e quindi lei la vuole vendicare.”

“Ah.”

“Sì, perché hai notato che a un certo punto la dottoressa ha parlato al telefono con la sorella e che in effetti al decimo minuto della prima puntata la donna delle pulizie ha accennato al fatto che la scienziata avesse due figlie?”

“Quale donna delle pulizie?”

“Non te la ricordi?”

“…………………………………………..”

“Comunque secondo me andrà a finire così.”

Grazie amore.

Ah, per la cronaca, il montatore video raramente non azzecca la previsione. Meno male che quando l’ho sposato avevo già visto “Il sesto senso” e “Saw-L’enigmista”.

Bene, sperando che mio marito non chieda il divorzio vi saluto e mi raccomando, se avete esperienze analoghe (mariti, mogli, parenti, amicizie, conoscenze nel giro del montaggio) condividetele nello spazio riservato ai commenti!

Nel frattempo godetevi il trailer de “L’Accabadora”, il film di Enrico Pau disponibile su Rai Play, montaggio a cura di, indovinate un po’?

24 pensieri su “Ho sposato un montatore video

  1. Ho dovuto fermarmi più volte per asciugarmi gli occhi. Spassosissimo e… verissimo. Devo ammettere che purtroppo anch’io non riesco a vedere una serie/film quando ci sono differenze tra le inquadrature (magari in una il personaggio sta sorridendo, ma quando cambiano l’inquadratura si vede -di spalle- che la guancia non è proprio quella di uno che stava sorridendo…) Ogni volta che il montaggio non è perfetto esco d’improvviso dalla finzione filmica e torno sul mio divano. Sono quindi estremamente grato ai montatori scrupolosi. Il montaggio è probabilmente il 50% di un buon film (forse di più).

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  2. Di montaggio non so nulla, ma avendo un compagno architetto capisco il disagio di guardare qualcosa con accanto chi nota dettagli che sfuggono ai più (a me, almeno).
    Tipo “beh carina la casa di Maria no?” dico io lasciando la casa dell’amica. No, non è carina perché c’è questa e quell’altra soluzione strutturale che non funziona, e poi l’armadio lì non va bene, lo spazio non è sfruttato e via così finché non chiami Maria per compatirla visto che deve vivere in una specie di tugurio.

    Piace a 1 persona

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