Cane, amore e fantasia…e wurstel

Adesso dirò una roba impopolare, ma prima di indignarvi fate uno sforzo e continuate a leggere. Allora, la cosa è questa: a me gli animali non piacciono. Cioè, non è che non mi piacciano: mi piacciono, ma tenerli in casa è una gran rottura di palle, o almeno, lo è per la sottoscritta.

Che io ricordi anche da piccola non ero granché affascinata da gatti, cani e animali domestici, e nemmeno i miei genitori. Tuttavia in casa c’era la paladina di tutti gli organismi viventi in grado di emettere suoni tipo bau e miao e graurr eccetera eccetera, ovvero mia sorella. Grazie a lei la famiglia approssimativa può vantare di aver allevato, nel suo piccolo, un mini-zoo, di cui hanno fatto parte:

  1. Gelsomina, una tartaruga marina, esserino rugoso e verdastro che, dopo aver nuotato leggiadra nel suo acquario per un pezzo, improvvisamente si era appoggiata sul fondo sassoso e lì aveva sostato per mesi e mesi, finché non avevamo realizzato che ops, non era in letargo. Era semplicemente morta stecchita.
  2. Due gatte, Elettra e Mila, rispettivamente mamma e figlia, entrambe sorde, molto carine e affettuose ma ahimè, quando cominciava il periodo di calore dovevi far partire un disco di Albano a tutto volume per coprire i miagolii delle due sporcaccione.
  3. Due cani, Botolo e Zecca: Botolo perché in un numero dell’omonimo fumetto Dylan Dog incontrava un cane randagio e lo chiamava Botolo; Zecca perché…beh, non dovrò mica spiegarvelo, no?.
  4. Pon, un coniglietto nano, che ci avevano assicurato sarebbe morto nel giro di 12 mesi e invece è sopravvissuto per circa 8 anni. In famiglia lo avevamo soprannominato L’Immortale.

Probabilmente sto dimenticando qualche pesce rosso, ma andiamo avanti.

Attualmente i miei hanno appeso ciotole e acquari al chiodo, mentre mia sorella vive in simbiosi con una gatta nera di nome Yoda. Per quanto riguarda me medesima non ho mai preso animali…in compenso ho vissuto con due ragazze che curavano amorevolmente un criceto, ho tenuto per qualche mese il gatto di una mia collega e non è stata un’esperienza gradevole (leggere qui per sapere il motivo) e ho avuto due fidanzati cani-muniti. Ecco, tra cane e gatto, avendoli conosciuti entrambi, ho sempre preferito il gatto, anche se in linea di massima non è che sia tanto espansivo…dipende dal micio che ti capita. Tuttavia una cosa è certa: detesto pulire le lettiere. Come chiunque, immagino, sì, ma io lo detesto al punto da non volere più gatti in giro per casa.

Passiamo ai cani, carinissimi, adorabili, ma anche qui c’è un MA: sono piuttosto intollerante verso quelli che sbavano e in generale l’odore del cane non è dei più piacevoli. Sì, ok, vanno lavati, ma dopo una settimana dal lavaggio io purtroppo già inizio a storcere il naso.

Veniamo al punto.

Quando ho iniziato a uscire col mio attuale marito sapevo che aveva un cane, anzi, una cagna (termine che ha assunto una connotazione dispregiativa; del resto sappiamo che la lingua italiana di per sé non è inclusiva quindi usiamolo, via) di nome Taja. All’epoca mi ero limitata a pensare: “Ohh, un cane, che tenero!”, anche perché non immaginavo certo che ci saremmo sposati nel giro di un anno e che ben presto avrei imparato cosa significa la convivenza a tre, dove il tre sta per Taja: un incrocio tra un labrador e qualcos’altro, 9 anni, 27 chili di bianca morbidezza distribuita in un appartamento di 60 metri quadri.

Comunque.

La prima volta che sono andata a casa dell’allora mio ragazzo nonché futuro marito lui mi aveva letteralmente terrorizzata, dicendomi che non dovevo assolutamente calcolare Taja: vietato guardarla, vietato accarezzarla, vietato soprattutto farle moine emettendo suoni striduli tipo: “OOOOOOHHHHHH AMMMOREEEEEEEEE”. Il cane non esisteva.

Perché?

Perché Taja, a suo dire, aveva un caratteraccio, e andava un po’ a “sentimento” con le persone: se le piacevano tutto ok, se non le piacevano dimostrava un certo disappunto. In che modo l’avrei presto capito: da quel dì son passati due anni e so che non ha mai azzannato nessuno ma l’ho vista sclerare diverse volte, specialmente con i suoi simili, ma anche con gli umani. Per esempio quando chiamiamo il bombolaio dobbiamo chiuderla in una stanza perché ha questa cosa contro i poveri bombolai, non so, li vuole sterminare tutti. Appena ne sente uno armeggiare nel balcone per cambiare le bombole diventa una furia, vorrebbe sfondare il vetro della finestra e salvare tutte le bombole del mondo.

Pertanto quella famosa volta sono entrata in casa e ho visto questa specie di tigre bianca che con estrema tranquillità mi ha messo il muso in mezzo alle gambe, ha annusato, si è acciambellata nella sua cuccia e ha ripreso a dormire. Ecco il mio primo incontro con la temibile Taja. Poi si sa, da cosa nasce cosa, io e il mio fidanzato siamo andati a convivere e l’anno successivo viva-gli-sposi. Trecentosessantacinque-e-qualcosa giorni dopo ho imparato a conoscere Taja e a volerle bene, che nel mio caso è un gran risultato visto che ho sempre pensato di essere anaffettiva con gli animali.

Erotismo canino

Ve l’ho detto, Taja non è una cinofila, e in genere odia le altre cagnette, mentre con i cagnolini va più d’accordo. Nel vicinato ci sono diversi cani: con alcuni è guerra senza esclusione di colpi, con altri ci sono stati precedenti scontri e da allora regna l’indifferenza reciproca, con altri ancora ci si avvicina cautamente, ci si annusa i rispettivi deretani e poi se l’odore è piaciuto si gioca un po’ insieme.

E poi c’è Thor. Thor è un labrador ancora cucciolo (ma solo interiormente), che di Thor ha giusto il nome e la stazza. Per il resto è quel che si dice uno zerbino, nel senso letterale del termine.

Quando durante le passeggiate quotidiane Thor incontra Taja, si spalma per terra e tirarlo su per continuare a camminare è un brutto affare. Taja si avvicina con nonchalance, lo annusa e il povero Thor perde completamente ogni senso del pudore canino, girandosi a pancia per aria e mettendo in mostra il suo, beh, chiamiamolo martello, nel disinteresse più totale di Taja che boh, forse ha visto martelli più possenti o proprio non gliene frega niente dei martelli, chissà. E niente, si rimane così per il tempo necessario a issare da terra il maschione ringalluzzito mentre Taja trotterella tranquillamente alla ricerca dell’angolo più idoneo ad accogliere la sua pisciata giornaliera.

Ah, già, la cacca

Solitamente è mio marito ad occuparsi delle sortite di Taja, ma talvolta capita che se lui è impegnato vada io. Da schizzinosa quale sono, raccogliere la merda del cane non mi sfagiola affatto, ma pazienza, pensavo all’inizio, cosa sarà mai raccattare uno o due stronzellini. Poi Taja cagò e compresi che in una vita precedente lei era un bisonte se no non si spiegava tutta quella esuberanza. Puntualizziamo inoltre che da ex-stitica le cagate esagerate mi suscitano sempre un po’ di stupore/invidia. Più la seconda che la prima.

Tra l’altro Taja ha una filosofia strana: o caga in mezzo all’erba o in mezzo alla strada, quindi capita che ti devi chinare e prelevare il risultato pensando che ci vorrebbe come minimo una escavatrice, il tutto mentre le macchine ti sfrecciano a un palmo dal naso. Emozionante.

Straziami ma di wurstel saziami

Chi ha cani lo sa: pranzare, cenare, merendare, cibarsi di qualsiasi cosa che sia lontanamente commestibile in completa tranquillità è una miscion impossibol. Basta sbocconcellare un pezzo di pane e quella ti guarda come se non mangiasse da cinque giorni…a meno che tu non stia maneggiando cose insulse, tipo carote, frutta, sedano o roba sana e ipocalorica. Poi ci sono i wurstel. Va pazza per i wurstel e se le metti davanti un wurstel e le dici di stare seduta può stare seduta a sbavare per ore…peraltro è un’ottima strategia per ottenere foto instagrammabili. Per esempio nello scatto qui sotto ero ferma su un marciapiede da dieci minuti, la chiamavo perché guardasse l’obiettivo ma niente, continuava imperterrita a fissare un punto imprecisato dell’orizzonte. Alla fine ho esclamato:

“Taja, wurstel!

e magicamente si è voltata verso di me con la sua solita espressione sconsolata da nessuno-mi-dà-da-mangiare.

Ma quanto mi costi?

Chiunque abbia un animale si augura che non si ammali mai, per ovvi motivi. All’inevitabile dispiacere che ne conseguirebbe aggiungiamoci la preoccupazione per il nostro portafogli, dato che si sa, il veterinario costa, e costa parecchio.

Un annetto fa mio marito è uscito per la consueta passeggiata canina ed è tornato a casa mezzo infartato e con Taja (quasi 30 chili, ricordate?) in braccio, e meno male che abitiamo al secondo piano e non al sesto o settimo, chiaramente senza ascensore, se no che gusto c’è? Ad ogni modo, la nostra amica si era fatta male alla zampa, non si sa come né perché, e non riusciva a camminare. Ci siamo fiondati dal veterinario e dopo una estenuante attesa di 60 minuti e passa Taja è stata visitata, ha fatto una lastra per verificare che non ci fossero fratture (e non c’erano) e in sostanza il responso è stato questo:

“La zampa non è rotta. Allora potrebbe essere che…ma potrebbe anche non essere…inoltre potrebbe anche avere (oppure non avere) questo, quello e quell’altro.”

“Ok. Quindi?”

“Datele queste pastiglie una volta al giorno dopo mangiato, ecco la ricetta.”

“Grazie. Quanto le dobbiamo?”

“130 euro.”

“Ottimo. 130 giusto? Non ha detto 30?”

“130, esatto.”

“Ovvio. Grazie, arrivederci!”

Di seguito in farmacia:

“Ci servono queste.”

“Ok, ecco qua. Sono 55 euro.”

CCHECCOSehm, va bene, ecco a lei.”

“Aggiungendo 5 euro ci sono le salviette al borotalco in offerta!”

“Uhm. Magari la prossima volta, grazie. GENTILISSIMA.”

Inutile specificare che 24 ore dopo Taja era più in forma che mai, trotterellava tranquilla e voleva ammazzare i suoi simili. Come se nulla fosse accaduto.

Bene, io avrei concluso! Nei commenti condividete le vostre esperienze animalesche, mi raccomando, non siate avare/i di particolari! Vi saluto con tanti-tanti-auguri, brinderemo a quest’anno del cazzo che sta per finire e lasciate perdere le lenticchie: mi pare proprio che non funzionino.

3 pensieri su “Cane, amore e fantasia…e wurstel

  1. Ha uno sguardo dolcissimo Taja! Confermo che gli animali in casa possono rompere le scatole e spesso lo fanno, per non parlare di quando si va in vacanza. Il mio cane però mi manca, spesso la sera era l’unico a salutare quando arrivavo a casa (adesso il problema non sussiste, grazie al virus da marzo sto sempre a casa, la poltrona mi sta inglobando). Ho avuto anche un pesce rosso intelligentissimo: quando arrivano a casa lui saltava nella boccia e faceva “pluf”, per ricordarmi di dargli da mangiare. Il wurstel lo usavo quando dovevo dargli qualche pillola (al cane, non al pesce rosso) lo tagliavo a pezzi e infilavo la pillola in un pezzo… però non sempre riuscivo perché qualche volta se ne accorgeva e la sputava…

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