Psycho-Caravaggio

Ebbene sì, cari fans approssimativi, oggi parliamo di quel geniaccio di Caravaggio, che credo (e spero) proprio non abbia bisogno di presentazioni. Per quanto mi riguarda in storia dell’arte purtroppo sono un’ignorantona, e le due o tre nozioni sparse che ricordo le devo più che altro al buon Alberto Angela che allo studio personale ma insomma, se sopravvivo anche a quest’annus scolasticus horribilis magari rimedierò. Nel frattempo mi (e vi) diletterò col racconto della breve ma intensa vita del suddetto, vero nome: Michelangelo Merisi, alias Psycho-Caravaggio (passatemi il nomignolo, via): il pittore più “litigioso” di sempre.

Caravaggio nasce a Milano nel 1571, in un periodo decisamente di merda: infatti becca in pieno una simpatica epidemia di peste che decima la sua famiglia, eliminando in un sol colpo padre, zio e nonno. Bene, fin qui sembra la trama di un cartone animato giapponese, manca solo l’orsetto lavatore, ma meglio che non ci sia: conoscendo il nostro pollo, l’avrebbe ammazzato per poi farci uno squisito paté.

Dopo alcuni anni di apprendistato nella bottega di un certo Simone Peterzano, Michelangelo perde anche la madre; con i soldi dell’eredità abbandona la Lombardia e boh, sparisce misteriosamente. Ricompare nel 1594 a Roma, dove prima di dare sfogo al suo animo da killer frequenta diverse botteghe e dipinge alcune tra le sue opere più famose. Tra una spennellata e l’altra ha pure il tempo di partecipare a zuffe/baruffe varie, e se ci scappava il morto beh, ecco, c’era più gusto.

Nel novembre del 1600 Michelangelo si trova ospite in casa del cardinale Del Monte dove, tanto per verificare che i cattolici porgano l’altra guancia, prende a bastonate un certo Girolamo Stampa, cosa per la quale viene immediatamente denunciato e sbattuto in prigione per circa un anno. Nel 1603 scampa la galera per un pelo: stavolta non ha randellato nessuno, si è limitato semplicemente a dedicare un paio di versi molto poco poetici in perfetta rima baciata al collega Giovanni Baglione. Quanti talenti questo Caravaggio: pittore sublime, cintura nera di bastone e anche poeta.

Invidia profonda.

Le peripezie dell’artista continuano…per esempio c’è l’episodio in pieno spaghetti-western-style svoltosi all’interno di un’osteria, dove Caravaggio aspetta impaziente che gli vengano serviti dei carciofi, cotti in duplice maniera: alcuni nell’olio, altri nel burro. Quando l’inserviente si avvicina col piatto fumante gli chiede, forse non troppo gentilmente, che gli indichi come distinguere quelli oleosi da quelli burrosi e il disgraziato, che probabilmente non ne aveva la più pallida idea, gli risponde che può benissimo odorarli. Da ex-cameriera apro una parentesi e spezzo una lancia a favore del garzone: quando sei stanca, con la schiena e le gambe a pezzi, magari pure malpagata, magari col ciclo, e lo/la stronzo/a di turno ti domanda cose in modo scortese, il tuo sogno proibito è rispondere che insomma, basta annusarli quei carciofi di merda, e tanto a che serve sapere la differenza tra quelli al burro e quelli all’olio se li devi comunque mangiare tutti??? Chiusa la parentesi. Come potrete immaginare Caravaggio non reagisce benissimo, tant’è vero che acchiappa il piatto di carciofi e lo scaraventa addosso al povero ragazzo, dicendogli di odorarli lui…sempre che gli rimanga un naso con cui farlo.

Quindi Caravaggio passava di rissa in rissa ma anche di donzella in donzella: uno dei suoi più grandi amori fu Lena, una prostituta piuttosto conosciuta e apprezzata dell’epoca, ritratta in diversi suoi quadri (per esempio: “La madonna dei pellegrini”). Una sera il notaio Mariano Pasqualone, che faceva il filo alla Lena da un pezzo, bussa alla porta della suddetta, che guarda caso si trovava in compagnia del pittore. Caravaggio non aspetta altro e spunta dal buio tramortendolo con una sonora mazzata in testa. Pasqualone lo denuncia subito ma Michelangelo gode di protezione dall’alto, e se la cava con un mini-esilio di qualche settimana, al termine del quale torna a Roma e neanche il tempo di un caffè che viene querelato dalla padrona di casa, perché di diversi mesi indietro con l’affitto. Essendo appena scampato a una condanna Caravaggio stavolta vola basso, e si limita a sfondare la finestra della donna a suon di sassate, ottenendo l’ennesima querela.

E questo è ancora niente.

Nel 1606 Michelangelo si trova a Campo Marzio insieme a un certo Ranuccio Tommasoni, col quale non scorre buon sangue…e che fare con uno dei tuoi peggiori nemici se non una bella e sana partita a pallacorda (=antenato dell’odierno tennis)? Guarda un po’ che sorpresa, la situazione degenera rapidamente e si sa, passare dalla racchetta alla spada è un attimo. Caravaggio poi non è certo uno che va per il sottile: mirando dritto ai genitali del Tommasoni “apre una punta nel pesce della coscia (e) feritolo il diede a morte”. Un omicidio è sempre un omicidio, e stavolta la protezione dall’alto se ne lava le mani, cosicché Michelangelo incassa una condanna piuttosto splatter: quella alla decapitazione, già, con l’aggravante che chiunque poteva infliggerla, quindi puta il caso che stavi andando a comprare il pane per pranzo e ti si parava davanti quel mascalzone di Caravaggio, beh, potevi tranquillamente fare il supereroe della situazione e staccargli la testa col coltellino di fiducia.

Brutta storia.

Il pittore viene aiutato a fuggire e, dopo aver girovagato qua e là per l’Italia, finisce a Napoli. Nella città partenopea dà sfogo al suo talento dipingendo altre tele meravigliose, dalle quali si evince che ha il culo un po’ stretto:

“Salomè con la testa del Battista”

“Davide con la testa di Golia”

e “Giuditta e Oloferne” (quello in cui Giuditta appunto taglia la testa a Oloferne)

Quante decapitazioni, eh?

A un certo punto Caravaggio lascia la Campania e si sposta a Malta, dove stranamente entra a far parte dei Cavalieri di San Giovanni, ovvero un ordine religioso i cui membri “dovevano avere una condotta esemplare” e seguire “gli insegnamenti e i precetti della chiesa cattolica”…del resto non è mai tardi per la redenzione, ma il pittore non fa nemmeno in tempo a snocciolare un’Ave Maria che si scopre la sua fedina penale non proprio immacolata (per non dire lercia) e viene incarcerato; chiaramente i Cavalieri, inorriditi e scandalizzati, lo cacciano dall’esclusivo club “in quanto membro fetido e putrido”.

Che permalosi.

Il putridume non impedisce a Caravaggio di evadere dalla prigione e raggiungere la Sicilia, per fare poi ritorno a Napoli. Ricevuta la notizia di una probabile revoca della condanna a morte, l’artista si imbarca su un traghetto diretto verso Roma, città nella quale non arriverà mai: durante una sosta a Porto Ercole, in Toscana, quella canaglia di Caravaggio muore stroncato da febbre e sifilide, ad appena 38 anni.

Chiudo con una frase di Robert Hughes che mi sembra ci stia a fagiuolo:

“C’è stata l’arte prima di lui e l’arte dopo di lui, e non sono la stessa cosa.”

10 pensieri su “Psycho-Caravaggio

  1. Di Caravaggio è tutto straordinario: le opere, la storia, le pazze scelte… per non parlare delll fatto che come dicevamo la sua faccia è indissolubilmente legata alle tanto amate 100.000 Lire, il mio regalo preferito negli anni ’90.

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  2. Allora Michelangelo Merisi , Caravaggio e il nome d’arte che prese dalla sua città natale .be io ho studiato arte tutta la vita e le cose sono un po diverse ,
    In primis di caravaggio esistono piu di 5 auto ritratti ne dipinse altri 3 in intonaco , e tra l altro sappiamo anche e non esagero come fosse senza veli ,si sappiamo come era nudo ano incluso , perche in quei momenti non aveva modelli e uso se stesso come nel bacchino malato . di lui sappiamo che era bisessuale quindi dolce e salato ,probabilmente ebbe anche una relazione col suo giovane modello e garzone Tommaso Luini ,che fu modello in molte tele del pittore .non e sicuro ma e probabile . allora la perdita dei genitori e i maltrattamenti lo hanno trasformato ,in fondo era anche normale in questo senso ,se avesse tenuto le mani a posto le cose sarebbero andate meglio ,

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