Melrose Place e l’apice del trash anni 90

Correva l’anno 1993 quando il palinsesto televisivo presentava Melrose Place, serie nata da una costola dell’amatissimo Beverly Hills 90210…in gergo si parla di spin-off e in pratica funziona così: un personaggio della serie già affermata appare in qualche episodio della nuova in modo da introdurre il pubblico ad un mondo ancora sconosciuto senza traumi. Nel caso in questione il personaggio era l’amata/odiata Kelly Taylor, ricca rampolla americana che assume Jake, uno dei protagonisti dello spin-off per fare un po’ di manutenzione in casa…già, sembra la vecchia storia dell’idraulico che tra la riparazione di un tubo e l’altro seduce la nababba di turno col suo fascino proletario, e difatti lo è. Pertanto la giovane Kelly intreccia una relazione con l’aitante Jake, uno a cui nelle vene scorre birra invece che sangue ma stranamente ha un addominale che David Bekham se lo sogna.

La love story dura poco, giusto il tempo di capire dove ci troviamo e quali sono i vari protagonisti. Location: piccolo complesso residenziale di lusso in un quartiere di Los Angeles con annessa piscina. Inquilini: Inutile specificare che sono tutti e tutte gnocchi/e da paura, sui 25/30 anni, stilosissimi; io ho abitato in diversi condomini e non ho mai avuto dirimpettai e dirimpettaie così fighi/ghe altrimenti credo che avrei avuto difficoltà ad uscire di casa.

Riassumendo: gente strafiga che vive in un posto strafigo e in sostanza manda a puttane la sua vita e possibilmente quella degli altri facendo cose il più delle volte illegali, ma attenzione: non da subito. Inizialmente l’intento era buonista: si voleva parlare di dinamiche all’interno delle relazioni di coppia, di droga, di omosessualità e via dicendo. Dopo una prima stagione di sole-cuore-amore gli spettatori si annoiano e le strade da percorrere sono due: o sospendere la serie o trasharla pesantemente, e con l’avverbio pesantemente ci sto andando leggera. Ovviamente si opta per la seconda che ho detto e quindi ecco che Melrose Place si trasforma in un miscuglio di soap-opera e fanta-thriller a dir poco grottesco, con picchi di assurdità tali che ti vien da pensare che la sceneggiatura sia stata scritta da qualcuno sotto effetto di alcool e farmaci super potenti.

Vediamo un po’ di analizzare i vari protagonisti.

Abbiamo, oltre al succitato Jake, Alison, affascinante mascellona in cerca di un coinquilino con il quale dividere l’affitto, che guarda caso spunta fuori dal nulla e sempre guarda caso è pure belloccio, mannaggia. Subito si intuisce la prossima nascita di una storia d’amore tanto passionale quanto turbolenta, di quelle classiche da serie-tv dove quando lei è finalmente pronta per stare con lui lui sta trombando con un’altra e viceversa e insomma, le dinamiche le conosciamo bene.

C’è Rhonda, atletica insegnante di aerobica che sembra la più equilibrata del gruppo, e infatti dopo una sola stagione viene fatta fuori perché persino l’attrice si sarebbe licenziata se il suo personaggio improvvisamente avesse cominciato ad andare a letto con mezzo condominio.

C’è Matt, assistente sociale gay simpatico e gentile che cerca con non poche difficoltà di trovare l’amore e una collocazione credibile all’interno di quello che si rivela un calderone di casi umani; Sandy, cameriera con il sogno di diventare attrice, tanto graziosa ma troppo poco trashabile; Jo, bad girl dall’oscuro passato, sexy e misteriosa, che invece ci darà parecchie soddisfazioni.

Dulcis in fundo abbiamo Jane e Michael, adorabile coppietta di novelli sposini innamoratissimi: lei dolce e angelica, lui incredibilmente mieloso, almeno fino alla fine della prima stagione. Dalla seconda in poi la musica cambia: Michael si trasforma in un marito fedifrago e fin qui ok, nulla di trascendentale; il problema è che, tradimenti a parte, in generale si rivela un essere umano con un livello di moralità pari a quello di un assassino seriale.

Ed è qui che entra in scena il personaggio più insensato e illogico di tutti: la malefica Kimberly Shaw, cui dà il volto una spigolosa e inquietante Marcia Cross (vista poi anche in “Desperate Housewives”). Kimberly, di professione dottoressa, è una collega di Michael, il marito apparentemente perfetto di Jane, con il quale intreccia una torbida relazione innaffiata di alcool, droghe & rock’n’roll…relazione che non tarda ad uscire allo scoperto, portando inevitabilmente Jane a chiedere un salvifico divorzio.

Michael e Kimberly diventano quindi ufficialmente una coppia ma una sera l’uomo, opportunamente sbronzo e in preda agli effetti di qualche sostanza, si mette alla guida e provoca un tragico incidente, dal quale lui viene fuori illeso, mentre la donna muore.

Beh, ma che razza di trash sarebbe se non ci fosse una resurrezione inaspettata?

E Kimberly risorge, un po’ ammaccata e completamente pazza ma va beh, mica tutti possono avere lo stesso stile di Gesù e Taylor Forrester. Durante una notte tempestosa, in un episodio intitolato “The bitch is back” (sì, esatto, bitch come puttana, non beach come spiaggia), Kimberly si ripresenta davanti ad un esterrefatto Michael, spiegandogli di aver inscenato una finta morte per non ricordo quale motivo. L’uomo è sconvolto ma tutto sommato contento…non sa che la sua amante indossa una parrucca sotto la quale giace una tremenda cicatrice alla base del cranio, conseguenza di qualche intervento che evidentemente non ha giovato granché. Da qui in poi quella di Kimberly è una autentica discesa verso l’inferno.

Per esempio un giorno, mentre si specchia, vede nel riflesso la faccia del malvagissimo giardiniere che lei da bambina aveva ucciso per evitare che violentasse la madre. Questa visione la perseguita al punto tale che viene rinchiusa in una clinica psichiatrica e sottoposta ad elettroshock ma il giardiniere, che ormai si è impossessato della sua mente, riesce a far credere ai medici che la donna è guarita e può essere dimessa. Una volta a piede libero, Kimberly e il suo alter-ego non rimangono certo con le mani in mano: prima piazzano delle bombe nel condominio di Melrose Place, provocando un bel po’ di danni, poi al giardiniere si aggiunge un’altra personalità, che prende il sopravvento: si tratta di Betsy, che rappresenta la parte di Kimberly incazzata nera per le angherie subite in manicomio. Quindi Kimberly, il giardiniere e Betsy uniscono le forze per rapire il dottore responsabile dei vari elettroshock e vendicarsi di lui sottoponendolo ad una simpatica lobotomia, naturalmente eseguita con strumenti “di fortuna” (un trapano) e senza anestesia, se no che vendetta sarebbe.

Dopo queste avventure gli sceneggiatori forse capiscono di aver un tantino esagerato e decidono di togliere di mezzo la donna, procurandole un cancro al cervello fulminante prima che possa lobotomizzare qualcun altro o diventare la degna erede di Hannibal Lecter.

A sua difesa va precisato che Kimberly non è certo l’unica psicopatica della serie anzi, si trova in ottima compagnia, e forse è stata l’unica a lobotomizzare perché essendo una dottoressa sapeva come procedere, altrimenti anche i suoi compagni non avrebbero disdegnato il gioco dell’allegro chirurgo.

E voi guardavate Melrose Place o avevate una vita sociale?

Ricordavate la storia di Kimberly?

Scrivetemi nei commenti!

6 pensieri su “Melrose Place e l’apice del trash anni 90

  1. Quella tremenda cicatrice di Kimberly mi viene in mente ogni volta che improvviso (non essendo particolarmente brava) la cucitura di un orlo o un rammendo.
    Non dico altro.

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  2. Ero un Pupetto ,Ma gia in braccio a zie e cugine gia grandi visto che faceva poco pirma di cena e nel attesa dovevo SORBIRMELO TUTTO,ricordo che era una PALLA stratosferica ,per me tutta via lo sorbivo come un alcolista che non si stacca dalla bottiglia del anice del caffe , e guardavo tutte loro chiedersi come andarà e fare scommesse su chi CREPA MALE E CHI CORNIFICA CHI, con tutte le corna che ho visto la dentro ,poteva uscirci l allevamento di mozzarella di Bufala campana doc ,con tanto di bollo di corna di origine controllata .

    Piace a 1 persona

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