Il bambino approssimativo e il suo primo raffreddore

Quando mi fanno la fatidica domanda: “A quando il fratellino/la sorellina?”, il mio pensiero corre subito non tanto alle coliche, ai primi dentini, alle infinite notti insonni, al covid e a tutte le incalcolabili ed innumerevoli rotture di coglioni che comporta l’allevare un neonato, quanto al primo RAFFREDDORE di mio figlio.

La vita di una mamma è costellata da una serie infinita di “Te l’avevo detto”:

“Ha le colichette? Eh, è un classico, TE LO AVEVO DETTO

“Non fa la cacca? E’ il latte artificiale, TE LO AVEVO DETTO

“Non ti fa dormire? Beh, TE LO AVEVO DETTO

eccetera eccetera eccetera.

Quando il bambino approssimativo ha cominciato ad andare al nido gli avvertimenti, che il più delle volte, sappiatelo, per una povera mamma approssimativa stanca e completamente schiava del proprio pargolo, suonano come MINACCE, sono piovuti come cavallette:

“Ah, lo hai iscritto al nido? Vedrai quanto si ammalerà!”

Bene, detto-fatto. Neanche una settimana e mezzo di nido, neanche il tempo di abituarmi ad una casa in cui l’unico rumore è quello della lavatrice che centrifuga e l’unica preoccupazione è scegliere se imprimere la mia sagoma sul letto o sul divano, che il bambino approssimativo una mattina, di buon’ora, ha iniziato a tossire e a tirar su col naso.

La sera stessa io e mio marito lo abbiamo portiamo dalla pediatra, sperando in uno sciroppo miracoloso che avrebbe sciolto tutto il muco e il catarro nel giro di sessanta minuti e mi avrebbe concesso di nuovo quelle cinque meravigliose ore di pace al mattino e invece no…come, giustamente, MI AVEVANO DETTO, l’unica cura è il temibilissimo aerosol associato agli ancor più temibili LAVAGGI NASALI.

I lavaggi nasali

Mettiamo un attimo da parte il suddetto aerosol. Per quanto riguarda i lavaggi nasali, chiaramente li avevamo già sperimentati, dato che un neonato non ha le capacità motorie per avviare l’autoscaccolamento; ah, per chi non lo sapesse, un lavaggio nasale consiste nello spruzzare una fialetta piena di una soluzione trasparente naso-stappante nelle microscopiche narici di un poppante. Io per prima, che ho 42 anni suonati, non sono mai riuscita a farmelo, figuratevi quanto può essere piacevole per un bambino che non può nemmeno scappare mandandoti a quel paese.

Comunque, dicevamo.

Una cosa è praticare un lavaggio nasale a un bimbo di tre mesi che ancora non ha padronanza dei propri movimenti e insomma, non si può ribellare più di tanto. Altra cosa è farlo a un bimbo che di mesi ne ha nove, gattona, si arrampica ovunque, tira sberle manco fosse un lottatore di wrestling e non morde solo perché ancora non ha i denti. Vi dico solo che mio figlio sembrava indemoniato: abbiamo dovuto tenerlo fermo in due, ma ci voleva il terzo perché scalciava-urlava-si-dimenava come se lo stessimo torturando, e credo che i vicini non abbiano chiamato il telefono azzurro solo perché anche loro hanno un figlio della stessa età. Poi vedi fiduciosa i video su Instagram dove i bambini si fanno fare placidamente qualsiasi cosa, ma che droga usano? Chiedo per un’amica.

L’areosol

E l’aerosol?

Ahahahahahaha.

L’aerosol.

Provateci voi a tener fermo un bambino di nove mesi con una fastidiosa mascherina in bocca e a dirgli di respirarci dentro per, non so, dieci minuti? Un quarto d’ora? Anche mezzo secondo sarebbe troppo. Per la cronaca, mio figlio non si è nemmeno fatto infilare la mascherina. Poi ti dicono “Ma come, non riuscite a farglielo? Proponeteglielo come un nuovo gioco!” e immancabilmente, quando lo dicono, guardano te, la mamma. Come quando vai a comprare pentole con tuo marito e il/la commessa elenca le caratteristiche della pentola in questione guardando solo te, la donna.

Sempre per la cronaca, il raffreddore del bambino approssimativo è durato la bellezza di DUE SETTIMANE, due settimane senza nido, due settimane di lavaggi nasali, pianti, urla e moccio in quantità inimmaginabili in un esserino di appena nove chili, due settimane durante le quali ovviamente sia io sia mio marito siamo stati pesantemente contagiati e non è che quando stai male e hai un bimbo puoi prenderti una pasticca e morire sul divano davanti al solito programma trash, no, devi continuare a fare cose, tipo inseguire tuo figlio che insegue il cane cercando di farsi sbranare da lui.

Per cui, ragazze, quando mi chiedono “A quando il fratellino o la sorellina?”, mentre trattengo venticinque parolacce, visualizzo subito i fucking lavaggi nasali e col cazzo che mi infilo di nuovo in questo tunnel. A meno che improvvisamente non diventi ricca e possa pagare una squadra di tate come fanno le influencer, che secondo me fanno stra-bene e beate loro che possono.

Detto ciò, chiedo venia ai fans per l’ennesimo post a tema “mammesco” ma sapete com’è, tra un lavaggio nasale e l’altro, il tempo per documentarmi su altri argomenti lo conservo per i bisogni fisiologici, le docce e il lavaggio dei capelli. Nel frattempo largo ai commenti sulle vostre esperienze coi raffreddori, e per favore, si astengano i genitori i cui figli dormono tutta la notte/si fanno fare di tutto/fanno volentieri l’aerosol.

3 pensieri su “Il bambino approssimativo e il suo primo raffreddore

  1. Be almeno non sei diventata una mamma pancina ,DIO MIO anche no.
    Allora avendo avuto la bellezza di 5 nipoti in parti gemellari di cui uno 3 tutti urlanti .SO ESATTAMENTE CIO CHE STAI PASSANDO. e in questo momento ti trovi NEL GIRONE DANTESCO DEL IRA. e qui con te ce virgilio , esperienze analoghe , SE NON PEGGIORI , sai cosa significa tenere ferma la testa di un bambino in 2 e parliamo di un pupo nato 8 mesi fa , 2 che gli fermano le cosce per mettergli una suppostina di glicerina ,L INFERNO , ti lamenti del naso aspetta di dovergli fare una siringa ,LA SI CHE URLERAI ,e penserai PERCHE A ME ,

    Piace a 1 persona

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